Dubbi e concorsi

Ho molti dubbi sull’indice di gradimento di questo blog, ma anche alla luce di recenti chiamiamole delusioni riguardo alcune blog amicizie, e di sicuro è colpa mia che sopravvaluto i rapporti, preferisco cautelarmi raccontandomi con moderazione in questo blog, anche se significa non esprimermi come vorrei e penalizzare chi invece mi ha sempre dato tanto, ad esempio tutte le scrap amiche del lombardoveneto, con estensione in altre regioni. Per questo a volte sono un po’ a corto di argomenti inerenti lettura e scrittura.

La cara Grazia To-write down mi ha chiesto di pubblicare il racconto per il concorso il cui podio ha scatenato tanto livore. Mi sembra troppo lungo per un blog, ma lo posto ugualmente. Il tema era: acqua, porta un’amica, il vizio peggiore. (Tutti e 3, non 1 a scelta!) Max 18 mila battute, e io le ho utilizzate tutte. Buona lettura. 

La cena di settembre 

“Ufo robot, ufo robot! Si Trasforma in un altro missile con cir…”

“Pronto, sì sì ti sento, ti sento ho detto. Sì, occhei, va bene, porta un po’ chi vuoi. Ciao.”

“Bella suoneria. Cos’era? Mazinga?”

“Goldrake.”

Luca è sempre il solito: porta una ragazza diversa a ogni cena del mese. Per Maurizio è il vizio peggiore: prendere e lasciare le fidanzate a cadenza mensile. Qualche volte è capitato che una resistesse per due cene, tre mai. Luca piace. Quando ne pianta una ha sempre la fila di pretendenti in attesa che si liberi il posto. La voce corre in fretta, a mettersi in attesa prima o poi il proprio turno arriva, un po’ come dal dottore. Maurizio siede sulla panchetta del tram, scruta la morettina che gli ha appena chiesto informazioni sulla musichetta del cellulare. Molto carina. Sarebbe bello avere lo stesso piglio deciso di Luca nel conquistare le donne. E poi lui no, lui non avrebbe quel vizio odioso di lasciarle, di non innamorarsi mai o forse Luca si innamora ma non è in grado di costruire una relazione stabile. Tanto lui è single e Luca no, ecco. Basti vedere come ha stroncato la ragazza poco fa. Dio bono non poteva proseguire nel discorso? Un bell’argomento gli anni ottanta, invece no. Niente. Incapace pure lui di impilare mattoni fino a edificare un rapporto, solo che lui manco getta le fondamenta, si ferma prima. Ecco, fermarsi, la fermata è bella andata.

Sbuffa ora Maurizio, impreca piano guardando la pioggia che batte sul finestrino. Piove. Figuriamoci se ha l’ombrello. L’ombrello è roba da vecchi o mammolette. Si bagnerà. Alternative non ce ne sono.

Amen.

I pantaloni sono tutti schizzati di fango, li guarda indeciso se buttarli nel cesto o tentare di pulirli alla buona con una spazzola umida. Ci prova. Zac zzzzaccc le setole stridono sul tessuto ruvido e pasticciano il bordo che assume un color malinconia. Meglio non insistere, sono i più belli che ha e gli spiacerebbe rovinarli senza ritorno. Cesto e non se ne parli più.

Eccola lì la nuova. Gran gnoccolona, niente da dire. Ha una bocca grande spalancata in risate un po’ sguaiate abbinate all’abito corto. Questa di sicuro non farà come quella di luglio. Ad agosto la cena ha sempre uno stop per le ferie, anche se quest’anno in vacanza mica ci sono andati tutti. La malcapitata di luglio ha annaspato tutta la serata come un micino inzuppato in cerca di appigli di conversazione, faceva persino pena, a momenti non resisteva neppure fino al termine della cena, capace che Luca la scaricasse seduta stante, senza farla arrivare al dolce. Che stronzo!

Questa se la caverà; magari la rivediamo a ottobre.

“Fabiola.”

”Maurizio, ciao!”

Ha una stretta di mano maschile. Pensa se fosse un trans? E be’ con tutto sto bailame di donne prima o poi ci scappa la sorpresona!

“Si sta dentro, piove che Dio la manda, merda, son fregato!”

Toccava a Renato la scelta del locale, e ha puntato tutto su un giardino che ora gronda acqua che manco alle cascate del Niagara. Si fa a giro, si decide il locale e si vota secondo una serie di parametri come “location”, cibo, vino, servizio e rapporto qualità-prezzo. Poi Luca, si presume tra una scopata e l’altra, fa una tabella excell coi punti, tutta precisa, la manda agli amici e si stila una classifica. Per un anno. In definitiva serve a sfottersi e a tornare bambini, perchè questi sono i raduni dei reduci del cortile di Via Sapri. Biglie, palla avvelenata, biciclette e rialzo han lasciato il posto a raffinati menù e a trattorie nostranotte.

Va avanti da quattro anni, da quando si sono ritrovati su Face Book. Nessuna defezione, a volte pare che vivano solo per questa sfida, e per ingozzarsi e sbevazzare come porci.

“Cresce?”

“Eh sì, bella vero?”

“Bellissima! Posso?”

“Altrochè!”

Maurizio avvicina con cautela la mano a coppa sul pancino a muffin di Giorgia, la cugina terribile di Sergio, quella della scala D. Un maschiaccio. Sono tre mesi che manca alle cene. A giugno era in Olanda per l’inseminazione eterologa, a luglio a casa con la faccia nel cesso in preda a nausee tremende, fino a quando non l’hanno ricoverata col plasil in vena, ad agosto niente cena e ora eccola quà.

“Paola niente?” Significa “Paola non è venuta neppure questa volta?” In codice, lo capiscono tutti.

Paola è la compagna di Giorgia, inutile insistere, alle cene lei non si trova, non ha legato con nessuno, ha un’aria snob anche se non lo è affatto, timidezza, tutto quà.

“No, no sai, va be’ dai è anche giusto, io non la forzo mica. Oh ma dove mi siedo io? Occhei dai Renato basta con quella faccia da cane morto sull’autostrada, mica sarà un dramma se piove, dai mi metto quì vicino a te, va bene? E fammelo un sorriso! Oh magari si mangia da Dio e ti pigli 10 per il cibo. Roby!!! Quì sono quì, madò se sei figa – si sbraccia guardando una rossa sinuosa che appende un poncho all’attaccapanni – tesoro, quì accanto a me. No, a sinistra, a destra ci metto Renato poraccio sta a fa’ ‘na tragggedia!”

“E niente, vediamo come va, ma ci sarebbe l’idea di tornare ad Amsterdam quando il bambino, che poi mi sento che sarà una femmina, insomma quando le bebé avrà sei mesi per fare un’altra inseminazione. E’ giusto che anche Paola provi le gioie della gravidanza. Abbiamo congelato altre due blastocisti, son lì belle belle al freddo, pronte. Paola si risparmia tutta la trafila della stimolazione, del pick up, trac subito un bel transfer. Meglio così lei è più delicatina, non so se avrebbe retto alla vagonata di ormoni…”

“Ma il seme?”

“Il seme, cosa?”

“Dove l’avete preso?”

“Ah be’ ma sai che a Amsterdam è tutto libero – interviene Carlo – l’avran trovato in qualche coffee shop.”

Giorgia non lo considera, detesta chi fa ironia sulla sua storia.

“Ci sono le banche del seme, solo in Italia chi ha problemi di infertilità ha ben poche speranze, all’estero c’è una vasta gamma: ovodonazione, ovoadozione, eterologa, madre surrogata. Da noi seeee. Ma ve lo ricordate il referendum sulla legge 40?”

“Ma ti pagano? Minchia vado subito! Divento ricco a suon di pippe!” Carlo continua imperterrito. Modalità martello pneumatico on.

Giorgia fissa i ravioli nel piatto, inghiottendo aria.

Roberta annuisce un po’ per tutti. C’è chi mangia convinto, concentrato sul voto da dare, chi è più coinvolto nella conversazione, come Roberta, che di fecondazioni assistite ne ha fallite quattro e non ha più voglia di niente, neanche di vita, a volte.

“Tu cosa fai di bello? Sei nella moda?”

Nonostante la prestanza fisica e la scaltrezza Fabiola non sembra a suo agio nel ruolo di fidanzata a tempo determinato. Vede la discarica all’orizzonte; forse neppure lei farà capitolare il bel Luca. Strano, Maurizio perlomeno avrebbe giurato il contrario. La tampina un po’, tanto per fare lo scemo; magari Luca si ingelosisce e la pianta con la tattica della botta e via. Ma Luca è infervorato in discussioni calcistiche con Carlo, che a sua volta ha abbandonato il gruppetto Giorgia-Roberta-Renato.

“No, insegno.”

“Cosa?”

“Educazione motoria alle elementari, e nel pomeriggio tengo dei corsi di pilates.”

“Bello – intanto pensa che cacchio è il pilates? Gli viene in mente solo il pilaf ma teme sia tutt’altro e si tiene sul vago – Bello, lo sport poi andrebbe praticato con regolarità fin da piccoli, neh?” Originale proprio, sì, sì, sì.

“E tu?”

“Io sono nelle assicurazioni, però per una banca, anzi per più banche, tipo agente, propongo pacchetti, consulenze anche, sai per dire se uno metti, una come te volesse assicurare qualcosa di strano, come le sue gambe, cioè no, non è che le tue gambe siano strane, eh. Dicevo qualcosa di insolito, non la casa, la macchina.” Si ingarbuglia sempre quando parla del suo lavoro, però con le polizze alla grande! Meglio che con le donne di sicuro.

“Interessante.” Ma da come lo dice pare una noia epocale. Sbadiglia e si volta, scruta il carrello dei dolci: tiramisù, millefoglie, tartufo, banale, Renato casca proprio male, e si dirige verso il bagno.

Entrano Marco e Milena, i fidanzatini del cortile, ora sposati. Sono in ritardo, come sempre. Una volta è colpa della baby sitter, l’altra del parcheggio, un’altra ancora si sono azzuffati prima di uscire e han perso tempo a rinfacciarsi vecchie mancanze.

“Scusate. Matteo era inconsolabile, non ci voleva proprio far venir via!”

Il boato di un tuono di quelli potenti fa sobbalzare il gruppo.

“Diluvia di brutto sapete? Mi sa che è finita l’estate. Ma porca miseria cosa succede? Sarà un black out?”

Una coltre nera avvolge la sala. Qualcuno ride. I camerieri urtano i tavoli e fanno avanti e indietro con piccole lampade a batteria e candele. L’atmosfera di colpo diventa romantica e grottesca.

“Dai Renato, basta coi colpi di scena per prendere punti!”

“Eh, va a cagare Stefano!”

“Guarda che è stato Carlo a parlare!”

Quattro gomitate e tutti sono d’accordo a tirare un po’ scemo Renato con il tormentone dell’indovina chi.

Fabiola non riappare. Forse il bagno è lontanissimo e ora ripercorrere la strada al buio è un’impresa impossibile.

“Per secondo abbiamo arrosti misti, vitello tonnato o stinco di maiale.”

“Io passo la mano – Giorgia guarda il cameriere con orrore e accompagna la frase a un gesto come se volesse scacciare una mosca – magari poi un dessert. Vedo.”

“Guarda che la tua ragazza non è ancora tornata dal bagno!” Maurizio tira Luca per una manica.

“Non è la mia ragazza, è solo un’amica.”

“La questione mi pare un’altra, no? Non il suo ruolo, ma dov’è finita. Magari si è sentita male?”

“Milena, vai tu a vedere per favore? Io mica ci entro nella toilette delle signore.”

“Sei proprio una merda!”

“Ehi Maury adesso però modera i termini!”

“Scusa, ma anche tu, caspita non te ne frega mai di nessuno!”

“Mauriziooooo sali, la minestra si fredda!”

“Maurizio vai dalla mammina, da bravo, sù corri veloce, se no ti sgrida!”

I bisticci del cortile, le prese in giro. Maurizio il bravo bambino che non sgarra mai e prende sempre bei voti, mentre il diario di Luca è pieno di note, e pure il registro!

Stride la sedia sulla piastrella Maurizio è deciso ad andare di persona a controllare in bagno.

“Vengo anch’io!”

“Sì, ma vai piano, non si vede niente. Cosa corri? – sente uno scalpiccio concitato – T’aspetto Giorgia – ha riconosciuto la voce – tranquilla.”

Il corridoio è completamente all’oscuro. La ragazza afferra le spalle dell’amico, ride, lo prende per mano.

“Dai, insieme. Io tocco il muro, quando sento una maniglia la giro.”

“Magari non è il bagno però.”

“Eh tesoro, sarà lo sgabuzzino delle scope.”

“Allora è il posto di Luca!”

“Ahhh scemo. Madò, ho perso una scarpa. Mi van larghe le ballerine, poi con l’acqua si sono sfasciate.

Fa scorrere il piede sul pavimento disegnando cerchi, fino a quando l’alluce urta contro qualcosa.

“Eccola. Andiamo.”

Clak. Maurizio abbassa una maniglia. Una luce color itterizia proveniente da lampade d’emergenza rende l’ambiente irreale e claustrofobico.

Fabiola è riversa con la faccia nel lavandino, proprio dentro, i capelli sudati e impastati con le mani aggrappate al bordo.

Avanzi di cibo mal digerito sul fondo in ceramica scheggiato.

“Ho vomitato prima di là nel cesso, poi mi stavo sciacquando la faccia e mi è tornato l’urto.”

Accenna un sorriso.

C’è un tavolinetto basso, etnico, con un cesto pieno di carta asciugamani, Maurizio lo sposta, si siede e fa adagiare Fabiola sopra di lui, come se fosse una poltrona vivente.

“Senti, non hai preso niente, vero? Pasticche?”

“Nooo, ma cosa dici? Ho solo… mi è rimasto tutto sullo stomaco, un nervoso mi stava venendo, poi ho guardato il carrello coi dolci e bleah sono venuta quà di corsa. E’andata anche via la luce, un tuono della madonna, mi sono spaventata da morire.”

“Dai adesso ti do un bel plasil, io sono la regina del plasil. Sono pastiglie, le ho sempre con me, sarebbe meglio una flebo, ma dai magari riesci a tenerlo giù. Prendilo tra un po’ però, così siamo sicuro che è tutto passato.”

“Oh ma cosa succede qua?” Milena irrompe nel bagno.

“Una brutta congestione, niente di preoccupante” Sentenzia Giorgia. Riposo e un caffè con spremuto dentro mezzo limone, suggerisce Milena che ha lavorato come volontaria in ambulanza.

Tornano alla sala da pranzo, camminando piano, tenendosi per mano. Chiedono il caffè col limone, ha un saporaccio, ma fa il suo lavoro. Una salvietta e lo stomaco può definirsi davvero vuoto.

“Posso tornare a casa adesso.” Dice Fabiola. E si caccia in gola il plasil con un gesto veloce.

“Ti accompagno io.” Maurizio si offre spontaneamente ma le propone di rimanere al chiuso ancora un po’, per sicurezza. Non ha aspettato che Luca si facesse avanti. Forse gli ha tolto le castagne dal fuoco. Forse litigheranno di nuovo.

“Ho vinto io! I miei soldati sono arrivati primi al fortino!

“No, Luca! Non è giusto! Ti ho visto hai preso la scorciatoia prima quando tornavamo dalle cantine!”

“Gnegnegnegne!”

Qualcuno ha già chiesto il conto. Milena propone di annullare la competizione per questa serata storta. Renato è d’accordo, non ha che da perderci, è l’unica soluzione sensata, con quella poveretta stravolta semi sdraiata sul divanetto dell’ingresso, una coperta buttata addosso.

“Sì, dai per questa volta volta niente gara.”

E’ tornata la luce. Marco si stropiccia gli occhi.

“Amore, era così romantico mangiare a lume di candela!”

Milena lo guarda con aria di finta sufficienza, non vuole ammettere che le si è risvegliato un certo friccico adolescenziale.

“Ecco la prima a destra e sono arrivata. Quel portone lì, dopo la farmacia”.

Maurizio parcheggia sotto la croce verde spenta. Fabiola lo saluta, ma lui la blocca dicendole che salirà con lei, se non le spiace; no, non ci sta provando, ma vorrebbe rassicurarsi circa il suo stato. Va bene.

“Faccio una doccia.”

“Non prendere freddo però, eh. Bollente e poi ti metti subito l’accappatoio. I capelli li lavi domani…”

“Eh ma fanno pietà.”

“Ma chi ti vede? No, te lo vieto guarda. Stare lì con la testa bagnata, no, no. Doccione veloce e nanna. Io non me ne vado. Mica che ti senti male ancora sotto l’acqua, magari sai qualche reazione.”

“Sto benissimo.”

“Ci credo, ma niente imprudenze.”

L’aspetta seduto sul divano, senza manco appoggiarsi allo schienale, tutto contratto. Non tocca nulla, neppure una rivista, niente, nonostante Fabiola gli abbia detto di servirsi da bere, quello che vuole, anzi quello che c’è. Mica troppo.

Eccola. Pigiamone felpato antistupro, mollettona, viso arrossato, pantofole a forma di cane.

Bellissima.

“Adesso marsh, a letto!”

“Non ho sonno. La doccia porcamiseria che invenzione, eh? Ti senti subito alla grande!”

Maurizio la guarda un po’ di traverso. Allora lei alza le mani in segno di resa, ride e indietreggia verso la camera da letto.

“Vado.” E fa un gesto ampio come a indicare pascoli riposanti che aspettano solo lei.

Un po’ d’imbarazzo c’è. Uomo-donna-letto, un trio esplosivo. Altrochè.

“Eh, allora vado anch’io.”

Troppo allusivo accompagnarla fino alla stanza. Le scrive il suo numero di cellulare, le promette che lo terrà acceso tutta la notte, si fa giurare che lei lo chiamerà per qualsiasi bisogno, anche microscopico. Cross my heart. Giurin giuretta, croce sul cuore, sulle labbra, ciao ciao.

Che serata! Maurizio salta i gradini a due a due, roba da inciampare subito e finirla alla grande con una chiamata al 118.

Sorpresa: Luca è lì, nell’androne appoggiata alla colonna dorica con un sorriso sghembo.

Non sembra arrabbiato.

“Allora, come sta la tua pupilla?”

“Bah pare bene.”

“E ma ce ne hai messo di tempo…” Sottointende come questo tempo possa essere stato speso.

“No, ma ha fatto la doccia, e poi…”

Gli da una pacca tremenda, che il 118 lo vogliamo chiamare a tutti i costi sta sera.

“Ahi”

“Birra?” Propone Luca, mentre Maurizio si massaggia la spalla con enfasi.

“Birra.”

Non piove più. Le automobili schizzano soprattutto Maurizio, ma solo perchè è lui a camminare lungo il lato esterno del marciapiede.

Il pub è pieno di gente e con la birra ci sta pure un panino. Alla fine tra un disastro e l’altro non è che si sia mangiato poi tanto al ristorante.

“Allora Fabiola non è la tua ragazza?”

“Guarda, sta volta proprio no. Non è neanche un’amica, solo una conoscente. Ha chiesto il trasferimento dalla provincia di Treviso, voleva cambiare aria. Insegna alle elementari, e poi al pomeriggio fa sti corsi di boh, yoga, qualcosa, pilates si chiama ecco. Ho accompagnato Ida e…”

“Chi sarebbe Ida?”

“Niente, una nuova. Una pantera ti dico. E mi ha presentato l’istruttrice, mi ha spiegato che non conosce nessuno, ho pensato di darle una mano, è carina e l’ho portata.”

“Sì, ma poi non l’hai considerata tutta la sera.”

Intanto fa un lungo sorso di birra mentre immagina Luca con una lucida pantera nera al guinzaglio.

“Oh, ma se la cava da sola, mica ha tre anni.”

Sempre quel vizio del cavolo, il peggiore, prendi e abbandona.

“E Ida?”

“Finita.”

“Di già?”

“Fuori dal letto nessuna pietà!” Canticchia.

Occhei, nessuna pietà. Sarà il caso che impari anch’io, pensa Maurizio.

“Renato è stato proprio sfigato. Oh non glien’è andata bene una.”

“Dio bono mi fa morire, tale e quale da ragazzini. Ti ricordi quella volta che l’han punto le vespe?”

“E quella che ha bucato lontanissimo da casa, e noi l’abbiamo lasciato lì ad arrancare e ce ne siamo andati a mangiare un gelato?”

“Che stronzi!”

Birra ghiacciata, panino con la salamella, e amarcord. Passa giù tutto il rancore che è una meraviglia.

“Ufo robot, ufo robot. Si trasf…”

Numero sconosciuto.

“Ufo robot, ufo robot. Si trasf…”

Numero sconosciuto.

“Pronto.”

“Sono Fabiola, ciao. Pensavo, ti va una pizza sta sera? Offro io, sei stato tanto gentile ieri sera a soccorrermi. Non devo essere stata un bello spettacolo… – Sì tranquillo sto benissimo.”

Maurizio si guarda in giro, sospettoso. L’open space non sembra interessato alla sua vita sentimentale da eremita, ma non si sa mai. Incunea il cellulare tra spalla e orecchio, afferra un fascio di carte e lascia la scrivania. Fuori i fumatori accennano un saluto, si finge indaffarato in una conversazione di lavoro, ma gli sguardi dei colleghi sono già lontani. Maurizio non fa notizia.

“Passo a prenderti alle otto?”

“Alle otto. Bacio.”

 Si dà una pacca in fronte: i pantaloni buoni sono ancora nel cesto. 

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11 thoughts on “Dubbi e concorsi

  1. ….tempismo perfetto! In questa mattina tipo ‘miracolo di natale’che il sorcio dorme ancora nonostante il rumore delle tapparelle che si alzano e del padre che va dentro e fuori dal bagno trecento volte al secondo manco fosse una specialità olimpica sono riuscita a leggere il racconto tutto d’un fiato…..scorrevolissimo, piaciuto, bra’!!!

  2. Brava come sempre Sandra! Bello passare da te ed avere, a portata di mano, qualcosa di pulito ed immediato da leggere… mi hai fatto “staccare la spina” dal caos frenetico di questo periodo in modo piacevole e rilassante… ma non avevo dubbi!
    Continua così, ed io… continuo a seguirti!
    Un abbraccio dalla “cuccia”, Agnese.

  3. Mi dispiace per le delusioni.
    Il racconto mi è piaciuto molto, lascia aperte tante strade da indagare con la fantasia

    (avevo già commentato ieri sera, ma forse è andato perso o ho premuto qualcosa di sbagliato, con il telefono faccio spesso pasticci)

  4. L’ho letto tutto d’un fiato questa mattina in ufficio ma il commento lo faccio ora!
    Mi è piaciuto, molto scorrevole e piacevole.
    Un bacione
    Luciana

  5. Ho letto anche io. Ma troppo velocemente.
    Come è il mio solito, per arrivare subito a vedere cosa succede.
    E’ per questo che io un libro lo leggo una seconda volta.
    Però devo rimandare a domani, perchè con il crollo di torri di lego in sottofondo non è proprio cosa.
    Mi ha molto appassionata. Mi piace come lasci e riprendi i personaggi, dando ogni volta un elemento in più per conoscerli ed entrare in confidenza con loro.

    Riguardo al “dubbio” a me piace leggere delle tue letture e soprattutto mi piace leggere i tuoi racconti (in attesa del romanzo, ovvio).
    Mi piacerebbe leggere anche di te, ma questa è una tua scelta e noi tutti la rispettiamo!

  6. Letto in ufficio (sttthhh…), devo rileggere con calma a casa e poi ricommento.
    Per ora ti dico solo che scorre, e bene.

    Grazie di avere ascoltato il mio consiglio 🙂

  7. Siamo poche ma buone 😉 scherzo!!! Anche la scorsa estate credevi fossimo in poche, do you remember? Il racconto mi e’ piaciuto molto. Hai delle idee troppo originali. Ma dove le scovi?

  8. Metti che ti svegli troppo presto una mattina e così ti ritrovi a leggere un bel racconto vivace, dove trovi pennellate di infiniti sentimenti e tante esperienze umane … bello! Seguire un tema imposto è difficile, tu ne hai fatto un perfetto micro-romanzo.
    Solo una segnalazione sciocca (chiedo perdono in anticipo!) … la canzone è “si trasforma in un razzo missile …”, sai io ero pazza pazza di Goldake 😀

  9. ……:-( il “mio” mostro che mi rappresenta è bruttissimo…:-(

    le tue 18000 battute invece sono strepitose, mi hanno incollata allo schermo!
    non avevo dubbi prima, ma anche dopo la lettura posso sicuramente darti il podio della mia scrittrice preferita!
    perchè non fai anche una bella raccolta di racconti?????
    supersmack
    Claudia

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