Fabiola e Maurizio

Soprattutto per chi ha apprezzato il racconto del post precedente a questo, ecco un avanzamento dei lavori. Grazie a chi mi sostiene. Come sapete non è un momento facile per la mia ambizione, ogni vostro commento (e mail) demolisce un pezzo di quel macigno che pare si sia messo in mezzo, a sbarrarmi la strada.

Fabiola e Maurizio sono andati convivere, giorni normali e stravaganti si susseguono fino a novembre, quando vanno al paese a trovare i genitori di lei.

Ritorno al paese

“Allora mamma, vengo domenica, sì per pranzo, no non mi fermo a dormire e non sarò sola, mi accompagna un amico.” Lascia alla fantasia della madre la traduzione del vago termine “amico”.

È tanto bella la parole inglese “guest” negli inviti a nozze. Portati un guest, non mi importa chi sarà.

Alla fine Fabiola ha trovato un compromesso: andare a casa, ma senza fermarsi troppo, giusto una scappata, tanto poi non manca molto alle vacanze natalizie e, delle due settimane, una potrebbe decidere di trascorrerla coi genitori, secondo tradizione, ma forse sette giorni saranno troppi. Con la mente sta già scendendo a cinque. La vita è una giostra e si è stancata di dare spiegazioni, vive alla giornata e si gode Maurizio per quello che dà.

Lui inizia a innamorarsi di quella presenza disarmante accanto a sè nel lettone e nella giornata.

Ha un retrogusto infantile, di bambina cresciuta, che la vita non ha smaliziato del tutto. In casa è un turbinio inarrestabile, abituata a gestire una magione ben più grande, e a un compagno esigente, ora le pare un idillio doversi occupare di due locali, con tanto di donna-che-stira. Sorride sempre, non sembra affaticata neppure nelle giornata più intense quando rincasa dal corso di pilates. Di solito ha organizzato la cena in anticipo e, dopo aver mangiato, guardano un film sul divano, oppure leggono, ognuno con la testa china sulle pagine e si scambiano veloci opinioni.

“Allora, l’assassino? Sempre il maggiordomo, eh?”

“Pare stia per uscire un nuovo romanzo di Dan Brown. Avevi letto Angeli e Demoni?”

“Questa ricetta è un casino. Ma secondo te se sostituissi il curry con un’altra spezia?”

Fanno l’amore con la gioia di donarsi e l’allegria dello scambio, lui è tenero, lei appassionata.

 “Alla prossima usciamo.” Fabiola dà le indicazioni in autostrada, è tesa ma ha voglia di rivedere i genitori, sì le sono mancati, anche se sono un po’ come una calda coperta, che tende a soffocare.

La strada si inerpica leggermente e un blando nevischio li avvolge, i prati sono spruzzati di bianco, e Fabiola dice spritzati, riferendosi all’aperitivo locale. Maurizio è nervoso, ma cerca di non darlo a vedere. A parte qualche lieson giovanile è la prima volta che si trova a varcare la soglia indossando l’abito perfetto del fidanzato, anzi convivente, ma i genitori di Fabiola ancora non lo sanno.

Lui oggi è un amico, anzi un guest. Ha portato un ciclamino, e ora guardandolo bianco, con un fiocco enorme nella ciotola tonda, gli sembra molto cimiteriale e pensa di non avere avuto una grande idea. In ogni caso è troppo tardi, sorride di fronte ai due anziani coniugi e porge la mano prima a lei, che gli si avventa addosso un po’ precipitosamente per baciarlo, poi a lui, che si limita a stringerla con vigore, dicendo “entrate, entrate, oggi è freddino.”

“Oh Faby, stai benissimo coi capelli così corti! Con tutto lo sport che fai saranno anche molto più comodi, hai fatto bene a tagliarli. Sì da’ qua la giacca, oh accomodatevi, ho preparato un aperitivo, e se magari deve andare in bagno signor Maurizio, faccia con comodo, come se fosse a casa sua. La toilette è di là, la seconda porta a destra. Poi abbiamo anche una bella sala da bagno di sopra, dove ci sono le camere. Ecco qua, patatine? Le patatine piacciono a tutti, grandi e bambini. Non è vero?”

Fabiola vorrebbe spegnere la madre, ma ormai sa bene che non esiste alcun tasto off.

“Questa pianta è molto bella, davvero, mi piacciono i ciclamini. Quelli bianchi hanno una certa distinzione. Sì, poi sono molto resistenti, grazie. Oh be’ non doveva disturbarsi, si dice così – fa una risatina – ma io lo apprezzo molto, del resto anch’io non vado mai a mani vuote a casa della gente.”

Dopo pranzo, tagliatelle (pasta fatta in casa of course) ai funghi, arrosto con patate al forno, insalatina dell’orto, torta di pere (del loro albero of course again), vino doc (no, questo non pigiato coi loro piedi, ma comunque prodotto da viti locali di un amico), il padre di Fabiola invita Maurizio a una visita guidata nel garage. Robe da uomini, e pure un po’ rurali. Vecchie mole, attrezzi vari, e anche un po’ arrugginiti esercitano da sempre un grande fascino sul vecchietto, e pensa sia patrimonio comune dell’umanità maschile perdersi dietro a utensili. Maurizio fa eccezione, te pareva, ma si mostra interessato, fa le giuste domande, tocca qualcosa con cura, annuisce al momento opportuno e si conquista le simpatie dell’uomo, e pure una piccola cassetta piena di chiavi inglesi e cacciaviti molto preziosa. Altrochè.

Nel frattempo Fabiola aiuta la madre coi piatti, non ha una lavastoviglie, la giudica una diavoleria moderna e preferisce cacciare le mani, senza guanti, nell’acquaio colmo di schiuma e sgrassare per bene le pentole, che come strofina lei, nessun’altro al mondo.

“Hai fatto in fretta a trovare un nuovo compagno.”

Si sente moderna solo perchè usa la parola “compagno” e ogni volta Fabiola non può non pensare a un uomo avvolto in una bandiera rossa, falce, martello e pugno alzato. Non sa se la frase di sua mamma sia condita di rimprovero o compiacimento. Ma perchè i rapporti madre-figlia sono sempre tanto complicati? Decide di non dire nulla. Sì, è stato veloce, non servono conferme.

“E come l’hai conosciuto?”

È un amico di un tipo che si tromba una mia allieva di pilates. Questa sarebbe la risposta corretta.

Ma dice:

“È il fratello di una mia allieva del corso serale in palestra.” Salta un anello della filiera, aggiusta un po’ il tiro: fratello ha un’aria più rassicurante di amico. Amico, come Maurizio, special guest della giornata.

Un pallido sole buca il grigio, la temperatura è salita e perchè  non approfittare di sì tanta beltà che la natura offre a piene mani? Una passeggiata è quello che ci vuole, per digerire, e ammirare il paesaggio. E mostrare ai compaesani che Fabiola mica è una sfigata da sola. Questo lo pensano tutti, ma nessuno lo dice.

Camminano piano, adeguandosi al passo dei genitori. Svoltano dopo il cimitero, decisi ad arrivare fino al Bar Centrale; un altro caffè lo bevono volentieri. Magari anche una grappa.

E di domenica pomeriggio chi ci sarà mai nell’unico bar decente? Tutta la miglior fauna locale, radunata a guardare il gran premio di Formula 1, e a giocare a briscola chiamata. Un gioco assurdo per cui non sai chi sia il tuo compagno di squadra fino a metà partita o più. Toh un altro compagno.

Ma quì li chiamano soci.

Occhi puntati sul quartetto. Qualcuno si alza, saluta con calore Fabiola. Una mezza cugina, una frequentatrice della Fit for One, uno che una volta ha mezzo tirato sotto con la macchina, il messo comunale e la bibliotecaria, cose così.

E domani tutti sapranno. Il gossip è assicurato, e la reputazione salva.

Quando stanno per rientrare in casa, il cancello è già visibile e mancano davvero pochi metri, un’auto veloce sfreccia accanto al gruppetto, Fabiola fa in tempo a vedere Ferdinando alla guida: occhiali da sole, capelli ingellati, solito sorriso guascone. Fabiola alza la mano in segno di saluto, senza neppure pensarci, d’istinto e lui, in risposta, strombazza. Sembra una pernacchia. Nessuno parla. Entrati la madre propone l’ennesimo caffè, sprofondano in poltrona cercando scampoli di conversazione. Fabiola vuole ripartire, sapete la nebbia. Promesse di tornare per natale. Labbra che baciano l’aria, e una grande sporta piena di provviste.

“I sottoli sono della Carmelina, la marmellata di pere l’ho fatta io, ma quest’anno pochi vasetti, l’albero è stato un po’ stitico. Ecco questi sono congelati – mette un sacchetto da freezer pieno di porcini in una borsa termica – comunque fa freddo, non faranno in tempo a sgelarsi, mi raccomando mettili subito nel congelatore, appena arrivi. Ce l’hai il congelatore?”

No, mamma. Ho un blocco di ghiaccio nella credenza.

“Sì, certo che ce l’ho.”

“Ecco e poi ti ho fatto una sciarpa, viola. Uh signur dove l’ho messa? Ah sì, di sopra.”

Ciabatta al piano superiore.

“Eccola, bella calda, tutta pura lana, mica quella robaccia sintetica di adesso. Moderno il viola, vero?”

Da almeno un lustro il viola è il colore dell’anno. Misteri della fede.

A Fabiola viene il groppone. O porca  paletta, mamma ti voglio bene, ma non sto partendo per Katmandu.

Finalmente le luci del casello autostradale mettono la giusta distanza tra Fabiola e il passato, accende la radio e Battiato siede accanto a loro, un po’ scomodo, sulla leva del cambio.

 “Vorrei tornare indietro per rivedere il passato, per comprendere meglio quello che abbiamo perduto. Viviamo in un mondo orribile. Siamo in cerca di un’esistenza. La gente è crudele, e spesso infedele, nessun si vergogna di dire menzogna. I giovani, i putti e gl’Huomini tutti non vale il fuggire si plachi l’ardire. Vorrei tornare indietro, per rivedere gli errori, per accelerare il mio processo interiore. Ero in quinta elementare, entrai per caso nella mia esistenza…”

 E pensa ma questa è per me, l’ha scritta pensando a me. Grazie Franco, la gente è infedele, hai proprio ragione, ma io non voglio tornare indietro. Mai.

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8 thoughts on “Fabiola e Maurizio

  1. Oh teso devo leggerlo i due testi con la testa libera…troppo pesante in questo periodo e tempo…ma in fine sett…ti voglio leggere con calma ed,assaporarti…notte Bella amica…stanchissima:-)

  2. Le mamme coi bimbi piccoli come Ale e Jenisha qui sopra potrebbero stamparlo, se hanno una stampante a casa, per i rari momenti liberi. Ma avervi qua è un grande onore per me.

  3. Se hai deciso di tenerci incollate al PC, ci stai riuscendo 😉
    Non farci attendere troppo per il seguito, però. Like it!

  4. …non ho commentato nel primo capitolo…ma adesso lo devo fare….mi sono letta tutto..di seguito, senza “rompi” tra i piedi…e mi piace come scrivi….già con i frollini mi ero trovata bene…con questo ancora meglio…non farmi attendere troppo…e poi, anche se non ho bimbi piccoli….mi sa che me lo stampo pure io….
    Ciao bellissima Signora, buon fine settimana e non rimuginare troppo…che poi stai male… ho preparato il “demolitore” per il tuo macigno….appena posso passo e ti aiuto a demolirlo…un mega abbraccio avvolgente che non fa mai male
    Anto

  5. Questo mi ricorda il periodo in cui era uscito in libreria “Il miglio verde” a puntate … aspettavo quella successiva senza ansia ma con il piacere di sapere che i personaggi amati sarebbero tornati .
    Demolisci i macigni, non ci sono dubbi sul piacere di leggerti.

  6. Tic, tic, cerco di demolire un pezzettino di macigno.
    Vai avanti così Sandra, mi stai appassionando tantissimo e poi la chiusura finale mi è piaciuta tanto, chissà perché 😉

  7. mi piace, mi piace molto!
    ero anch’io in macchina con loro, e quando una storia mi fa immaginare di esserci dentro mi piace parecchio!
    ma su di te non avevo alcun dubbio!
    (però ti faccio un appuntino da precisina……non odiarmi…..si scrive “liaison”…..)
    bacibaci e continua così, come vedi siamo tantissime ad ammirarti!
    ClaudiaC

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