Un sabato al contrario

Le pessime previsioni del tempo per la giornata odierna hanno fatto annullare per la seconda volta l’escursione fotografica all’Oasi organizzata dal circolo di mio marito. Io non sarei andata comunque ma, a quel punto, Emanuele ha proposto di andare a sentire un mio compagno del corso di scrittura creativa che questa mattina avrebbe suonato per il Brunch in musica, al California Bakery che noi amiamo molto.

Ho cercato di raggruppare un po’ di gente, e di organizzarmi perchè di solito, il sabato mattina è deputato alla casa e/o al parrucchiere cinese circa. Questa mattina alzandoci c’era un sole della Madonna, mi si passi l’espressione, ma poi mi sono vestita decisamente troppo leggera perchè, poco dopo essere usciti di casa, le nuvole hanno cominciato ad addensarsi. La zona è la stessa dell’Irisch Breakfast di cui vi ho parlato, ed è uno dei quartieri più innovativi della città, due o tre vie piene di capannoni industriali ristrutturati in loft e locali molto accattivanti, dove, al sabato sera c’è un gran movimento di giovani e alcool,  ma per i pranzi del weekend è davvero bella. Sta diventando un po’ il nostro luogo preferito per le uscite, non è vicinissimo ma abbiamo un bus che fa capolinea sotto casa nostra mentre il capolinea dall’altra parte è proprio una piazza lì. Insomma ti fai mezza città sul bus, ma rimane comodo.

Il brunch è stato spettacolare, Alessandro è un musicista bravissimo che tiene concerti anche all’estero e vive di musica. Suona la chitarra acustica e ha proposto brani scritti da lui,  ma ha riarrangiato anche pezzi molto celebri come il tema de La morte del cigno e il Bolero. Intanto io, Emanuele e 4 ragazze, tutte simpatiche (ma con una in particolare avevamo già fatto amicizia ai corsi precedenti e poi ci eravamo perse di vista, ed è quella già citata in un vecchio post come amica-ritrovata) ci siamo scofanate delle cose buonissime. Il mio piatto era composto da pan cakes fatto a panino ripieno di uova alla benedict e salmone. Enorme. E delle crocchette di patate da urlo. E l’immancabile succo d’arancia, caffè americano, vari tipi di pane col burro. Intanto la musica ci faceva compagnia e anche questa felicità per essere riusciti ad organizzare un’uscita col gruppo di scrittura così tempestiva.

Direi grazie alle previsioni meteo, altrimenti Emanuele sarebbe andato in gita. Intanto però è girato al brutto. Tempo di tornare a casa, infilarmi qualcosa di più pesante, avviare le prima lavatrice (lo so che voi amate che io vi parli di lavatrici!!) e già sulla strada del supermercato, sotto casa, iniziava a gocciolare. Ora piove, in casa è freddino, fuori è grigio e le previsioni alla fine hanno avuto ragione.

E’ stato un sabato al contrario, con la lavatrice delle lenzuola stesa dopo le 18. Saremmo dovuti andare al mare, avevamo già chiesto ferie per lunedì, ma il maltempo insistente ci ha fatto desistere, infatti Barbara mi ha scritto che è brutto e questo mi ha consolata. Poi sono andata avanti con la revisione del romanzo, penso di continuare anche domani e, non lo dico forte, potrei anche finire.

Il brunch mi ha scatenato una riflessione potente. Ad un certo punto è entrata una famigliola e ho pensato che da bambina sarei impazzita per un posto del genere. Appena si sono seduti al tavolo accanto al nostro il bimbetto su 6/7 anni si è attaccato al cellulare, il padre al tablet e la madre un po’ leggeva il giornale, un po’ ascoltava la musica e mi lanciava occhiate partecipate quando noi applaudivano Alessandro facendo un gran casino. Questa famiglia mi è sembrata disperata nel suo silenzio, ma solo la donna pareva esserne consapevole. E mi sono venuti in mente i pranzi fuori della mia infanzia. Vi parlo degli anni 70, mica troppi soldi e per questo poche uscite extra. Pizzeria serale (ricordo due volte giuro!), pranzo di Pasqua quello sì ogni anno con nonni e cugini, ogni tanto si andava alla cava dietro casa, e la gita in autunno per la vendemmia e all’inizio dell’estate per la raccolta della camomilla nel Monferrato, si mangiava sempre in un’ottima trattoria. E tre giorni a Venezia quando avrò avuto 10 anni. Al nostro tavolo si parlava e tanto. C’era allegria, sempre. Forse se quel bimbo non fosse stato unigenito … i genitori mi parevano non giovanissimi, l’ho immaginato figlio di una PMA tardiva, perchè alla fine filtro sempre gli accadimenti inforcando gli occhiali del mio vissuto. Se fossero in due, non me ne vogliano le mamme di figli unici, si farebbero compagnia o forse ci sarebbe solo uno schermo in più a dividerli dal mondo.

E così mi è venuto un attimo di malinconia, perchè abbiamo sempre più velleità di locali e uscite ma era meglio quando, come mi ha detto mia mamma di recente “eravamo poveri ma felici”. E poi pensavo ai miei, che mi hanno dato l’impossibile, garantendomi un diploma, e due settimane talvolta anche tre di vacanze al mare ogni anno in una pensioncina, però avevamo il bagno in camera, e non era da tutti! E per me era una reggia.

Comunque pensieri cupi, come il cielo, a parte, questo sabato al contrario mi è piaciuto molto!

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13 thoughts on “Un sabato al contrario

  1. Anche,me leggerti,che famiglia triste..quella con tre ipaddipedenti…io lo uso solo post poi sta solo in carica:-) a prendere polvere,se non foto…qui,anche un tempo della madonna,avrei voluto cinque minuti per essere con te a,mangiare un pumcake e salmone…le infanzie di ieri erano stupende:-)) molti bimbi oggi stanno troppo a casa e troppo pc:-) noi abbiamo ponte Lunedi…:-) baci

  2. Qui continua a diluviare. Non se ne può più.
    Mmmhh pancakes uova e salmone. Sehr lecker!
    Qui il brunch non esiste nei locali, ma “at home” si 😉

  3. A d o r o le uova Benedict!! Ah Sandra, mi hai fatto venire nostalgia delle domeniche italiane lente, quelle in cui anche prendere un autobus da capolinea a capolinea col naso fuori dal finestrino e’ un piacere. Qui le domeniche sono uguali agli altri giorni, a volte e’ un gran vantaggio, a volte no.
    Un po’ amara quella riflessione, ma sono d’accordo con te. Spero di poter dare un fratello/sorella a Franci, sara’ difficile ma mi piacerebbe, proprio per il rapporto che mi lega ancora a mia sorella. Bacio bella mia.

  4. (Ti scrivo in un occhio di sole dopo il diluvio, si sa mai!) Amara riflessione, vero, e ti do ragione proprio perchè oggi possiamo essere sempre informati, che senso ha star connessi anche a tavola? A me è venuto in mente che nella mia Famiglia “anni 70”, pur essendoci abbastanza dialogo rispetto ai canoni di allora (il dialogo con i figli è conquista recente…una volta i genitori erano “legge” e basta, e noi “zitti e muti” oppure ci si scornava alla grande! eeeeh…si rideva e si scherzava ma…che bei ricordi le liti furiose 0_o!), la tele era inevitabilmente accesa a pranzo e cena per sapere cosa succedesse nel Mondo e spesso mio Fratello ed io venivamo zittiti sul più bello dei nostri racconti di giornata per sentire le notizie al TG (non c’erano PC, tablet, etc. ad aggiornarci anche mentre facciamo la spesa…), forse lì aveva un senso (ma anche no, esistevano i giornali in definitiva che si potevano leggere…spegnendo le tele a tavola! io ci soffrivo uguale, eh?)…in ogni caso, una volta costruita la mia Famiglia, ho fatto e vinto una lotta epica col Maritino perchè si spegnesse tutto, almeno all’ora di pranzo/cena (si vive meglio e il fegato ringrazia!). Sempre bello leggerti, a breve comincio il tuo romanzo n.1 e da Giulia (carinissima e…stessa voce!!!) sono riuscita a comprare dei Washi 🙂 Dani

  5. Non credo che abbiamo scritto cose molto diverse, sai. Il terzetto che descrivi è triste ma c’è n’erano tanti anche ai miei tempi, con i dialoghi familiari spesso ridotti all’osso. Insomma la penso come te, e mi spiace non aver avuto il coraggio di avere un altro figlio, solo credo che il meglio e il peggio di ogni epoca si somiglino molto.
    Buona settimana!

    • Vedi a voler scrivere due frasi in una e poi non rileggere … ovviamente è ce n’erano … che pure suona male ma almeno la grammatica non si uccide. 😀

      • ovviamente, per non parlare della proprietaria del blog che ha scritto che c’era la vendemmia in primavera! se riesco correggo sta sera!

  6. Sono d’accordo con voi. Non è un problema di tecnologia, ma soprattutto di testa. Prima la tv, oggi i tablet e gli I-Phone e domani chissà cos’altro. Ma se c’è voglia di comunicare, tutto il resto è relativo.
    Sandra, oggi finalmente c’è il sole, ma le nubi sono in agguato 😦
    non vi siete persi niente!

  7. Adoro il brunch, quanto tempo che non lo faccio!
    Anche a me fanno molta tristezza quelle scene a tavola, concordo con chi mi ha preceduto che ci sono sempre state, in varie forme 😦

  8. Soli in mezzo alla gente… Ogni tanto capita anche a noi, alla sera quando il pupo dorme,ognuno preso nel suo momento di tranquillità, unica pausa di relax della giornata.
    Qui abbiamo il muschio ai piedi, da tutta la pioggia che c’è stata e che ci sarà…non ne posso più!!!! adoro i brunch!

  9. Sandra cara, è che a volte il secondo non arriva, o accade qualcosa che congela il progetto (una malattia, un momento di crisi di coppia, un licenziamento) e poi è improvvisamente tardi, sarebbero due figli unici e tu un vecchio genitore. E sulla solitudine e il silenzio a tavola di quei tre, sicurente aggiungi anche stanchezza per spiegarlo, anche del cuore, le vite di incastri sono complicate e rubano energie emotive.
    Che bello leggerti, tu l’energia la regali invece!

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