Bicicletta e umanità

 Per essere l’ultimo giorno di lavoro sono successe un sacco di cose, e mi tocca scrivere un altro post!

Per cominciare abbiamo messo la sveglia alle  5.40 con l’intenzione di fare un giro in bici prima dell’ufficio. E’ un’esperienza molto bella che abbiamo già fatto le estati scorse. Superata la ritrosia per la levataccia poi è davvero appagante, dà una gran carica e senti che stai facendo qualcosa di buono a costo zero. Ma ci vogliono alcune condizioni climatiche, di luce e di testa che non sempre ci sono.

Alle 6 eravamo in cortile e siamo stati subito avvistati dal vicino di casa che è rimasto vedovo da un paio di giorni. Ciclista pure lui, sugli 85 anni, ci ha salutati dal balcone, contento di vederci e poi straziato parlando della moglie. Mio marito ieri è giusto andato al funerale. Azz. Per cui ci ha invitato a salire un attimo da lui, dove ci siamo fermati forse un quarto d’ora, con la promessa di andarlo a trovare dopo cena qualche volta. Ci ha detto che andava sempre al Lidl con la moglie, dove i prezzi sono buoni, se magari qualche volta lo accompagniamo.

Poi è stata ciclabile e parco, con un’umidità pazzesca che mi veniva incontro, mentre affondavo sui pedali pensando ai vicini che in questi 6 anni, da quando abito quì, ho visto invecchiare tanto: la moglie ha avuto un ictus 14 mesi fa e da quando è uscita di casa quel maledetto giorno non ha fatto ritorno. Non hanno avuto figli e chissà quanto ne avranno sofferto, in tempi lontani senza PMA e manco un blog per incontare altri infertili e piangerci su insieme.  

Pensavo che la vita a volte è stronza e che se gli ha tolto la moglie così all’improvviso, quando avrebbero potuto farsi ancora compagnia, Dio potrebbe almeno lasciargli le ginocchia buone, che invece sono pure loro malandate e teme di non poter più andare in bicicletta. Ne ha una da corsa bellissima e quando siamo usciti dalle cantine, lui era lì, affacciato dalla finestra sul retro a guardarci, tanto mica dorme, e ha detto a Emanuele: “ho pensato che la mia bici te la do di scorta!” Già gliel’aveva mostrata in passato e mio marito aveva detto che è stratosferica.  

Pedalavo tutta stropicciata ma volevo anche godermi la solitudine di questi giri, e tentavo di scacciare i pensieri tristi. A volte capita addirittura di scorgere qualche leprotto, poi lì accanto c’è un maneggio e si vedono spuntare dalla siepe i cavalli con i fantini che solcano la pista, mattinieri quanto noi ed è tutto silenzio, coi pochi corridori (ho pensato a El Gae) con la musica nelle orecchie e le magliettine fluo. Poi quando siamo rientrati la città si stava svegliando, il vicino era ancora al balcone, abbiamo riposto le bici, mi sono fatta un caffè doppio, il secondo pezzo di cioccolato, tanti biscotti e la giornata è ripresa come al solito.

In ufficio ho concluso ogni scampolo di incombenze e a un certo punto mi è squillato il cellulare: era una blog amica mai vista, che aveva promesso di chiamarmi ed è stato bello proprio starmene lì fuorì nel vialettino vicino alla guardiola (dentro non prende un tubo), fregandomene delle scartoffie fiscali, perchè tanto ho FI-NI-TO a raccontarsi, conoscendosi senza conoscersi e dipingere questa umanità davvero variegata che si incontra in rete, o anche in cortile, sapendo che spesso si può attingere un qualcosa da ognuno, che sia pedalando o bloggando. Tra le tante cose mi ha detto di aver molto apprezzato la mia cronaca di Natallia, senza filtri, con l’onestà della condivisione, di dire “sono qua”, è una persona che stimo, molto franca, a volte quasi cruda che poi in passato ha saputo sorprendermi con una comprensione affettuosa per me davvero unica. Ecco il fatto che lei avesse letto senza mai commentare e avesse soprattutto capito nel profondo cosa ci fosse dietro quei post serali, scritti mentre Natallia dormiva e io quasi, mi ha allargato il cuore.

Lo dico perchè in fondo un blog che vuoi che sia, ne ho già chiuso un altro, magari questo chissà quanto durerà, e diamo il giusto peso alle cose, però caspita se dai in pasto al mondo qualcosa di tanto personale come l’esperienza dell’ospitalità bielorussa, sarebbe auspicabile che il messaggio arrivasse nella giusta maniera, ma mentre scrivi non ne sei affatto sicura. E i problemi passati con un paio di blog amiche, direi fondamentalmente una, non mi hanno reso più guardinga, come avrei voluto, ma piuttosto più affamata di venir capita e valutata per quella che sono sul serio. 

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15 thoughts on “Bicicletta e umanità

  1. Sandra, il blog – qualunque forma abbia – è uno strumento di condivisione, tante volte si rischia di essere fraintesi, ma l’importante è trovare il canale giusto per comunicare. Buona serata!

  2. Anch’io vado a correre la mattina presto. È il mio rifugio personale.
    L’hai presa in modo giusto, non ti sei chiusa e hai la sana voglia di farti comprendere appieno. Non è la percezione altrui che ci definisce, ma quando si trova la sintonia è magico.

  3. E’ una fame giusta ed io ti auguro che arrivino tante altre telefonate a colmarla almeno un po’.
    Siete stati molto cari col nostro vicino. Mi dispiace tantissimo per questa solitudine profonda, anche se dignitosa. Sì che la vita è stronza, a volte. “Giusta” mai.

    Buona serata, buone vacanze e un bacione.

  4. Se ho capito di chi stai parlando, siamo proprio fortunate ad averla per amica, ed e’ per amicizie cosi che vale la pena aprire i blog ❤
    Che storia triste quella dei vicini di casa, e sto per dire un luogo comune ma…quando e' la donna la prima ad andarsene, l'uomo rimane proprio perso e spaurito

  5. Stoicissimi a fare questa levataccia mattutina. Io e M ce lo siamo riproposti più volte… per andare a passeggiare sul bagnasciuga. Secondo te l’abbiamo mai fatto? I suoi orari non lo permettono 😦
    Poveretto il tuo vicino. La solitudine sta diventando una piaga sociale e non solo tra gli anziani. In Francia sono nate tante organizzazioni di volontariato che chiamano e visitano quotidianamente le persone sole.
    Non temere! I tuoi messaggi arrivano forti e chiari. Sta a chi legge avere la giusta sensibilità per capirli e mi sembra di poter dire che siamo in tantissime ad averli capiti 😉

    • Silvia, non mi riferivo certo a te. Sarebbe una polemica o forse cattivo gusto dire di chi parlo. Grande tempo non ne ho, sto facendo la valigia e tentando di sistemare tutto per bene prima della partenza. Un saluto vacanziero alla bella Sanremo e a te.

      • Figurati! Non ho certo la presunzione e nemmeno l’ambizione di essere nei tuoi pensieri! Mi riferivo in generale, alla vita, ma fai pure la tua valigia…
        Buone vacanze!

  6. quasi cruda? hehe…sarà perché mi piace il sushi 😉

    Te lo ripeto, ho apprezzato l’onestà con cui hai raccontato la tua esperienza. Sarebbe stato legittimo evitare di riportarne alcuni aspetti. Quelli più “scomodi”, quelli più soggetti allo stupore e al giudizio altrui. Invece hai descritto senza riserve perplessità e ambivalenze.
    Un racconto quasi… crudo 😉

  7. i “nonnetti” mi fanno tanta tenerezza, soprattutto quando non sono “nonni”, ne’ genitori (come il tuo vicino)….
    a me piacerebbe adottare una “nonna”, per una serie di motivi… poi ogni tanto li vedo al centro commerciale e mi viene da andare a scambiare due parole, se non fosse per il mio inglese pietoso 😦

    buone vacanze sandra!

  8. Putroppo succede di non essere capiti, quando si parla di se stessi, delle proprie sensazioni e dei sentimenti. Ma quello che vedo dalla mia esperienza è che a fronte di una che non comrpende, ci sono altre 100 amiche con cui invece si instaurano un confronto e un diagolo costruttivo e sano. Questo è davvero impagabile!

    Ma che bravi in bici al mattino presto!!!

  9. Io le levatacce “piacevoli” le farò al mare: andrò a camminare quando il campeggio dorme ancora. Non vedo l’ora.
    Che tenerezza il vostro vicino…
    Ti abbraccio anche qui

  10. Lo porterei io il tuo vicino al Lidl, son d’accordo con te, che ingiustizia…
    L’incomprensione e’ dietro l’angolo, a me e’ capitato anche nel reale, persone che hanno letto ed hanno voluto trovare quello che cercavano anche se non necessariamente era quello che io intendevo dire. Fa parte del gioco. Non per questo si smette di comunicare.

  11. Pingback: Corriamo, corriamo | ilibridisandra

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