Sulla scrittura

Il weekend sarà dedicato alle famiglie, starò parecchio fuori casa e non credo che avrò molto tempo per i blog, mio e altrui. Mi sento già troppo stanca considerato che le ferie estive sono finite da meno di 2 mesi e questo non mi piace, anche se magari è solo colpa del binomio fisioterapia-questura nello stesso periodo.

Avrei tante considerazioni da fare sul mondo dell’editoria, dove spesso pare si sia in cerca più di soldi che di buone storie, non sono certa che vi interessino, ma questo blog parla dei miei libri, lo dice header e io sono sempre perplessa, di fronte al fatto che dei tre romanzi che ho scritto (ce ne sarebbero altri 2 più giovanili ma ho deciso che rimarrano inediti a vita) il migliore sia ancora nel cassetto. Migliore perchè ci ha messo le mani Chiara Beretta Mazzotta con suggerimenti, critiche costruttive, slanci di idee che io ho seguito in un periodo di scrittura che considero assolutamente il più elevato a livello creativo e motivazionale. Senza troppo convinzione né sbattimenti, l’ho proposto ad altre 2 agenzie editoriali scovate con zero profusione di sforzi. Una ha risposto in sole 2 settimane, il che gli fa grande onore.

Ecco cosa dicono:

I temi affrontati sono attuali quindi con una sua capacità di interessare il mondo editoriale. Inizio col dichiarare che la storia c’è, l’ho letta con piacere, alcune scene sono davvero ben strutturate, ma vi sono numerose debolezze – ritmo in primo luogo, non solo, in alcune parti manca l’urgenza che porta il lettore a continuare a leggere, in altre parti vi sono dichiarazioni che potrebbero essere tolte per non anticipare quanto accade in un secondo momento, non mi ha convinto molto Francesca, troppo ingessata nelle sue caratterizzazioni che si ripetono – che non mi permettono di contattare direttamente alcuni editori.

Vi sono casi, come nel suo, in cui una storia funziona, perché ha un potenziale di sicuro interesse, ma c’è ancora materia letteraria sulla quale lavorare.

Il testo andrebbe portato a maturazione nuova grazie a un editing.  

Tale operazione “sul rigo” aumenterebbe la possibilità di poter riflettere con più chiarezza su una collocazione editoriale, fermo restando che molto dipenderà dalla sua eventuale riscrittura dopo le nostre indicazioni pagina dopo pagina.

Se pensa di essere interessata, sarei lieto di fornirle un preventivo.

Qui invece la mia risposta:

La ringrazio per la pronta risposta.

Tuttavia credo di aver già investito, in termini di denaro e di tempo, su questo lavoro. Il manoscritto è già passato dalle mani di una editor molto capace per cui credo che un eventuale editing dovrebbe essere fatto dall’editore gratuitamente. Magari mi sbaglio, ma francamente piuttosto mi autopubblico, considerato che ho già pubblicato un romanzo pagando l’editing, e un altro – senza alcuna spesa – uscirà entro la fine dell’anno in corso.
Grazie davvero per il tempo breve con il quale mi ha risposto.
Buon lavoro e cordiali saluti.

Da qui il silenzio. Magari hanno pure fatto bene, inutile tirarla per le lunghe quando in realtà i punti d’incontro non ci sono già in partenza. E’ evidente che a un grosso editore, inutile fare i nomi tanto li conoscete tutti, si arriva solo con un agente, o grazie a contatti importanti (non sto parlando di raccomandazione, ma se sei in ottima relazione con un pezzo grosso di una casa editrice riesci a far leggere il manoscritto saltando parecchi ostacoli e step.) C’è ancora un’agenzia editoriale che sta esaminando il mio lavoro, poi non ne cercherò altre, nè altri editori. (Ad alcuni l’ho mandato in tempi recenti per cui forse ci sono ancora speranze). Potrebbe pubblicarlo IBUC ma solo se deciderà di uscire con romanzi che non raggiungono le fatidiche 100 mila parole.

Non sto scrivendo altro per il momento. Il diario di Natallia è in stand by, visto che tornerà ci saranno altri capitoli da aggiungere, ma non essendo un romanzo dovrei sondare una fetta di mercato che non conosco e so già che non avrò voglia di addentrarmi. Probabilmente sarà davvero l’occasione per buttarmi sul self publishing.
L’estro creativo, la scintilla per una trama arriva sempre all’improvviso, così da uno spunto casuale per strada, una traccia del corso di scrittura o un pensiero notturno. Non si sa mai quando si presenterà, magari domani, magari tra 6 mesi, magari mai. Se busserà alla mia porta di sicuro la seguirò come ho sempre fatto, ricordando a me stessa quanto ho già detto, cioè che il bello di scrivere è proprio scrivere.
Felice fine settimane cari lettori. Il tempo è variabile, la neve già si vede guardando dalla finestra sulla montagne circostanti. Fate tesoro di colori, profumi e sapori autunnali: castagne, zucche, funghi e tutto ciò che sa di buono.
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15 thoughts on “Sulla scrittura

  1. Lo ammetto, questo post mi ha messo davvero ansia. Te ne spiego il motivo. Il romanzo che era in finale al Tedeschi è giunto nelle mani di un’agente. Mi ha detto di chiamarla martedì, quando avrà le idee più chiare, dopo la fiera di Francoforte. Per il momento non mi ha detto nulla, neppure se a lei il manoscritto è piaciuto, non so se lo sta proponendo a degli editori o se vuole solo dirmi che non è cosa.
    Il manoscritto è giunto a lei in modo piuttosto rocambolesco, per vie impreviste e posso solo esserne felice, dato che è la terza agente in Italia (credo) e se ne sta occupando di persona.
    Se per lei non è cosa non so cosa fare. In realtà di questo romanzo non ho mai saputo cosa fare, dato che secondo me non è adatto un piccolo editore né tanto meno al self.
    Quindi posso dire che ti capisco.
    Come sai sono terribilmente scettica sul self. Non ho letto il tuo lavoro, magari l’agenzia ti ha risposto così solo per lucrare, magari c’è bisogno di lavorarci ancora un po’ su. A mente fredda, con calma, prova a rileggerlo considerando le loro indicazioni, che sono abbastanza circostanziate. Intanto aspetta l’altra agenzia. Prima di provare il self io tenterei con dei concorsi seri per romanzi. È vero che qualche volta un romanzo autopubblicato ha avuto un buon successo, ma a me sembra ancora più facile arrivare al pubblico tramite i canali tradizionali…

  2. Cara Tenar,
    se ti va privatamente di dirmi il nome dell’agente, posso darti un parere se è uno tra quelli che conosco. Un buon agente non si fa pagare ma agisce come un procuratore sportivo prendendo una percentuale sui tuoi diritti futuri. Certo si firma un contratto e rimani vincolata, nel bene e nel male. Non è presunzione la mia, ma il lavoro editoriale da fare sul romanzo di cui parlo in questo post va fatto gratuitamente, quando si è già in fase di pre-pubblicazione, mi fido di Chiara che ha tagliato fatto disfatto tanto ed ora la storia non ha tutte le magagne che dicono, del resto so che un lavoro di editing per come lo propongono sarebbe estramente costoso. A te brava!!!! Io in questo contatto vedo solo un futuro sfavillante.

  3. Ma e’ semplice e oneroso il self publishing? La mail dell’agente e’ bella. Non entro nel merito ma e’attenta e dettagliata, come dire, una bella critica costruttiva.

    • Occorre avere qualche capacità informatica, o al massimo ci si fa fare il lavoro da qualcuno, ci sono diverse piattaforme, cartacee o solo E-book, la più conosciuta è Amazon, con la modalità delle antologie che abbiamo fatto con la scuola di scrittura. Come il romanzo che avevi comprato, quello di Simona. Sì è una critica costruttiva, un po’ forzata, Francesca più che ingessata è pietrificata, (non faccio spoiler, tutto viene svelato alla prima pagina, poi succedono mille altri guai) dal tradimento del marito, si potrebbe certo darle maggior mobilità, ma ripeto è un lavoro che un editore interessato alla pubblicazione può fare senza alcun problema. Grazie Lucy

  4. Il mondo dell’editoria è parecchio caotico e stancante. Già solo leggere le tue vicende mi dà l’idea della fatica per stare dietro a tutto. Ma tu sei tosta e in un modo o nell’altro ce la farai. Su questo non ho dubbi!
    A proposito di zucche… i prezzi sono proibitivi. Una fetta di zucca neppure della migliore specie e della migliore consistenza al supermercato costava 2 €. Ma ti pare possibile? In Francia ne avevo trovate di enormi a meno di 5 €, la zucca intera, al mercatino biologico!
    Buona domenica, Sandra cara!

  5. POST MOLTO CATTIVO
    (PER SCRITTORI MATURI, O ACCOMPAGNATI DAI GENITORI).

    Che cosa si vuole che faccia un editore che sa (ma non sempre dice…), se lo sa, che un’opera di un madrelinguista italiano, che sia pubblicata da Mondadori o da IBUC, venderà in media (ma anche MODA, gli statistici spieghino!) 100-300 (!) copie (dato REALE, frutto di informazioni riservate, oltre a quelle ufficiali di AIE, Nielsen e ISTAT)?

    Solo se ha una strategia diversa (ma seria, non di divertimento di un figlio di mamma scrittore o editore che sia, come ha IBUC), e certamente non di guadagno a breve o medio termine, un editore vero può procedere in pochissimi casi a fare quello che gli scrittori si aspetterebbero, cioè investire sul prodotto. Perchè, con quelle 100-300 copie attese di vendita, INVESTIRE ANCHE SOLO SUL TESTO DI UN MADRELINGUISTA ITALIANO E’ ECONOMICAMENTE DEL TUTTO IMPOSSIBILE… Stiamo dicendo cioè non d’investimenti in presentazioni, pubblicità, distibuzione… Proprio soltanto sulla scrittura, che la nostra Sandra sa e vedrà ancor meglio che, con tutto il rispetto della scelta attuata da IBUC, richiederà un investimento di 4 o 5 mila €. di risorse editoriali (facilmente verificabili), per arrivare a essere a posto: le opere pubblicate da IBUC sono sempre uscite con NON MENO DI 5000 CORREZIONI… ed è ASSOLUTAMENTE NORMALE, per portare un testo a una pretesa perfezione.
    E… l’arte? Impossibile fare editoria sull’arte, anche se lo scrittore fosse il futuro Dante Alighieri. L’arte? E di chi? E chi lo decide che è arte, proprio assumendosi l’assurda presunzione di giudicarla, se non il lettore (e non il primo lettore, cioè l’editore), I LETTORI, CHE SI ESPRIMONO NEL MERCATO, che veramente l’opera non raggiungerà mai?
    100-300 copie sono il ridicolo addosso, sia per un testo di semplice intarttenimento che per uno di spiccate caratteristiche estetiche.

    Spendere, è più facile, per il divertimento proprio di un grottesco amante del proprio divertimento, come ha fatto Garzanti (lui) per decenni, e suicidare l’editoria vera: e vi basterebbe, o scrittori (che sono anch’io…), ci basterebbe andare allegramente, scrittori ed editori veri (quelli CHE SANNO LAVORARE SUL TESTO, prima di tutto), tutt’insieme al disastro, come vogliono le tre categorie di speculatori (parliamo sempre e soltanto dI mercato italiano), che stanno distruggendo la nostra lingua, la lingua di un popolo, un bene dell’umanità?
    Ecco le 3 categorie:
    1. i 4 gruppi che dominano il mercato con le traduzioni, per di più pessime (perchè ci si guadagna di + e + facilmente) con il 90% del mercato (Gruppo Mondadori, Feltrinelli, Mauri-Spagnol e Rizzoli con tutte le loro, a vario titolo controllate, famose case editrici dipendenti), inquinando la lingua più bella del mondo, l’italiano ed ELEVANDO BARRIERE INSORMONTABILI ALL’ENTRATA NEL MERCATO (distribuzione) E ALLA USCITA (vendita);
    2. i falsi editori, che vendono vanità agli scrittori (branco di cretini che sono gli scrittori, ma non perchè pagano, soltanto… Anche perchè non capiscono che in ITALIA NON BASTA SCRIVERE COME NELLE ALTRE LINGUE occidentali, fare le belle donne della parola, quando quella parola rimarrà poi lettera morta… Testardi nell’imbecillità, come nell’ottimo lavoro che sanno fare, quello del romanzo!);
    3. i ridicoli agenti letterari italiani, tutti ridicoli, NESSUNO escluso, anche se per motivi diversi, senza un ruolo nel mercato, millantatori o cugini di qualcuno connivente pubblicatore famoso da strapazzo.
    Tutte e tre le categorie sorrette dalla nostra IGNORANZA di scrittori, scarsa visibilità, creataci apposta per non farci sapere che siamo dei topi destinati al canale, dietro ai pifferai magici del “self” publishing (la gogna, ve lo dice un editore vero, il posto più orrendo dove cacciare i nostri scritti. Non c’è “opera da self-publishing”, salvo quella degli idioti), del “vanity” publishing (ascoltiamo pure gatti e volpi: siamo degli stupidi e buttiamo via il nostro lavoro di anni, e quasi sempre BELLISSIMO, ve lo dice un editore vero), e nel “nessun” publishing (proposto da agenzie letterarie in combutta nella migliore delle ipotesi con gatti-e-volpi, anche grossi).

    L’AUTORE ITALIANO, a differenza dei suoi colleghi occidentali, DEVE IMPARARE A ESSERE ATTORE ECONOMICO, E TROVARE ALLEATI VERI PER LA SUA MISSIONE SOCIALE, CULTURALE ED ECONOMICA, COMBATTERE E MORIRE COME UN LAVORATORE QUALSIASI A CUI SIANO STATI NASCOSTI CON ASTUZIA I VERI ISTITUTI DEL SUO CONTRATTO DI LAVORO, CHE SIA STATO TRUFFATO.

    SE NO, CHE MOLLI LA PENNA, CHE LASCI: MEGLIO COSI’ CHE ANDARE A NUTRIRE ILLUSIONI E FANDONIE IN UN MERCATO DI APPROFITTATORI E PRESTIGIATORI, ASSASSINI DI POPOLI, fautori della prima cascata di sangue di un GENOCIDIO, la nostra identità linguistica e comunicazionale ITALIANA.

    NON DESIDERO DIBATTITO.
    SOLO CONSENSI (amici) O DISSENSI (nemici).
    UN ABBRACCIO A TUTTE E TUTTI.

    Sergio Bevilacqua, editore e scrittore di IBUC Edizioni.

      • Rieccomi, concordo su tutto. Davvero, con piccole perplessità riguardo gli agenti, ne conosco di seri, che non mi han voluta, ma non capisco perchè il mio post è cattivo. Ti scrivo una mail. Baci baci baci

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