Panni, panelle, scazzi e sghiribizzi

Panni, panelle, scazzi e sghiribizzi

Mia madre oggi mi ha detto che Dio lascia al freddo (da qui la foto proposta, proveniente da quelle scattate in Val di Mello) solo chi ha i panni per coprirsi e lei evidentemente li ha. Io conoscevo la versione che lassù ci dan solo i fardelli che qua giù possiamo sopportare, ma il succo è il medesimo.
Non è un buon periodo, per niente.
Avrei materiale per molti post a raccontarvi gli scazzi rabbiosi, l’impotenza di fronte all’arroganza, la frustrazione, un’amicizia al capolinea senza ritorno, il clima di vero terrore che aleggia in azienda, le tristezze, ma a dirla tutta non ne ho proprio voglia. La funzione di condivisione del blog viene un po’ meno, lo riconosco. Ma preferisco parlare d’altro: delle panelle che ci siamo gustate io e la blog amica coinvolta nel corso di scrittura itinerante. Le panelle le avevo mangiate a Palermo, con mia mamma, durante un soleggiato weekend lungo che le regalai anni fa. Tipico cibo di strada, unto e pieno di ricordi. Anche le panelle mi fanno piangere.
C’è stato anche un momento di groppone con l’editore. Magari lo chiediamo a lui se vuole che se ne parli qui, o se preferisce che i panni continuiamo a lavarceli a casa nostra.
Ho comprato tre romanzi in un botto. Ho una gran fame di belle storie, di evasione seria, di divano e pagine. Ho cominciato il primo ed è super! Volevo anche finire la tessera punti della libreria, che dà diritto a uno sconto di ben 10 euro. Mi è stato fatto subito – ottimo – per cui invece di 40 euro e 50 cent, ne ho spesi 30 e 50, in pratica una media di 10, qualcosina euro a volume, o – se preferite – diciamo che l’ultimo romanzo di Genovesi mi è venuto via aggratis, perchè costa proprio 10 euri. Così adesso i prossimi libri li posso ordinare tutti da Ila bella ricciolona libraia.

Oggi è Halloween, domani non si lavora e faremo gli zii coi nipotini qui. Ho in mente un sacco di sghiribizzi insieme, come guardare i cartoni del draghetto Grisù, che ho preso in biblioteca. Tipo parlare con gli animali immaginari che abbiamo in casa. Tipo che poi mia sorella la prossima volta li affiderà ad Hannibal Lecter piuttosto.

Ho anticipato i lavori domestici del venerdì sera, suddividendoli tra ieri e oggi. Adesso stiro. Sono stanca bollita, ma anche molto tenace.

Sapete mia mamma ieri ha incontrato la mia prof. di lettere delle medie, avendo traslocato più volte questo incontro non è avvenuto nel quartiere dei tempi scolastici e quindi è abbastanza inconsueto. (Per non dire che han parlato per 3000 ore prima di riconoscersi). L’insegnante le ha detto:
“Ah Sandra era proprio brava, studiosa, una ragazzina dalle grandi possibilità!”

A me sembra che di quella marea di possibilità non se ne sia concretizzata manco mezza. E non è una bella sensazione.

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13 thoughts on “Panni, panelle, scazzi e sghiribizzi

  1. Ciao! Ero passata per vedere se c’erano novità ed eccoti qua.
    Che periodo pesante! Ma anche se non ti sfoghi sul blog spero che tu possa farlo in altro modo.
    Un abbraccio caldo e viva il cibo di strada!

  2. mi spiace sandra!
    spero che tutto si sistemi presto…. abbraccione!!!!

    ps. buonissime le panelle!
    una volta le ho anche fatte… ma quelle delle rosticceria san francesco sono le più buone di tutte (a messina non ci sono però… solo palermo!)

  3. Questo nn è’ vero Sandra !
    La tua costanza, la tua forza, la tua positività nell’affrontare la vita ti ha trasformato nella donna che sei e che ha costruito tantissimo.
    Sei poco indulgente con te stessa…
    Ti abbraccio

  4. Eh, come ti capisco… Una cosa che stavo per scrivere nel mio ultimo post ieri era proprio questa: eravamo un gruppo di amiche tutte brave, con tante belle speranze e per cui insegnanti e genitori immaginavano una brillante carriera spianata… E poi che n’è stato? Non sono tanto sicura che Dio assegni i fardelli in base alla robustezza delle spalle, sai?

  5. Ti leggo stanca e amareggiata e mi dispiace. Anche da noi esiste il detto secondo cui Dio manda i panni secondo il freddo…che dirti cara? Son momenti, fasi, periodi. Il problema e’ che certi periodi brutti son così lunghi che si pensa che sia proprio la nostra vita grigia e scura. Quando mi capita cerco di attraversare tutto il dolore e solo dopo cerco di darmi un nuovo progetto, una piccola sfida, una nuova idea. Conosco bene la sensazione di frustrazione che ti lasciano addosso le incoerenze e le ingiustizie della vita ma tu hai risorse per combatterle e la penna per ridimensionarle e il cuore per plasmarle.
    Ti abbraccio, cara. Passerà.
    Raffaella

  6. Boh, vedi tu Sandra. Io non ho segreti e nemmeno vanità (…)! E non mi piace spettacolarizzare, ma forse questo argomento merita un po’ di grancassa.

    Il settore dell’editoria a pagamento esiste in tutto il mondo: il suo nome tecnico è “VANITY”, in quanto chi pubblica lì è perchè è stato scartato dal mercato ufficiale e pubblica soltanto per la sua VANITA’ (pessima compagna di strada per chiunque, ma soprattutto per uno scrittore). Ma guardiamo i mercati degni di questo nome (Inglese 3 mld di copie tra diretto e traduzioni, Spagnolo 600 mln di c., Portoghese 400 mln di copie, tedesco e francese 250 mln c.): il VANITY nei mercati suddetti conta una % residuale (5%), perche le buone scritture di madrelingua sono assorbite dal mercato “normale” (non vanity quindi).
    In Italia (80 mln di c.), per oltre il 90% (!!!) assorbito dalle traduzioni (causa le strategie opportunistiche dei 4 gruppi leader Mondadori, Mauri-Spagnol, Feltrinelli e Rizzoli), il settore a pagamento tocca oltre l’80 % delle pubblicazione dei madrelinguisti. PERCHE’? Perchè gli editori (cioè in sostanza i 4 gruppi suddetti) NON VOGLIONO pubblicare i madrelingusiti in quanto costano di più delle traduzioni e il risultato commerciale è molto più incerto dei titoli stranieri che hanno già palesato un grande successo all’estero.
    Dunque il madrelinguista che fa?
    O lo rimette nel cassetto, oppure paga.
    Con pochissime eccezioni che non fanno testo: ad esempio, la “buona” (?) volontà (suicidale per sé e assassina per gli scrittori) di un sedicente editore illuso-ignorante-edonista di condividere il disastro di uno scrittore o di divertirsi alle sue spalle pubblicandolo. Nessuno lo dice, però, e così ecco il fastidio (vi assicuro, nauseante alla lunga) dei miti persistenti di qualche penoso scrittore che domanda: “ma il caso Giordano come lo spieghi?” (si spiega da solo: tutti sanno come funziona il superenalotto. La fortuna sfacciata esiste anche qui…). Nessun caso emblematico, quindi, da cui dedurre una strategia di successo in Italia: è semplicemente IMPOSSIBILE, oggi, forse per sempre ma per almeno 3 anni di sicuro.
    Gli scrittori che pagano in Italia non sono dei falliti come negli altri mercati. Sono:
    a) gente che vuole lasciare il proprio messaggio corretto, e che aggiunge al lavoro di costruzione dell’opera la spesa per la sua minima, tombale forse, ma corretta, rivendicata e difesa MEMORIA;
    b) coglioni illusi e ignoranti, che magari hanno scritto una cosa bellissima e ne scriverebbero anche mille altre, ma credono che così potrebbe comunque funzionare perché, chennesò, il TAM-TAM… (impossibile in Italia, non ci sono le condizioni tecnico-comunicazionali perchè il tam-tam funzioni da noi);
    c) gente che ha capito che c’è una strategia e una strada, insieme con un editore serio, che non si vede perchè dovrebbe regalare, senza alcuna prospettiva commerciale, del lavoro a qualcuno che se ne bei, spesso in modo volgare. Intendo ovviamente fin qui il lavoro di perfezionamento testuale, e il “qualcuno” è lo scrittore, la cui opera senza il perfezionamento editoriale è sempre -quasi…? no no, proprio sempre!- troppo imperfetta (guardate con occhio critico http://www.ilmiolibro.it... che pena!) per andare verso un lettore degno di questo nome o, a maggior ragione, verso un mercato. IL PROBLEMA SU QUESTO PUNTO E’ CHE IN ITALIA SIAMO FORSE – MA FORSE FORSE…- IN 3 EDITORI A SAPER COSA FARE COI MADRELINGUISTI… E non è detto che poi questo difficilissimo programma siamo capaci di svilupparlo abbastanza bene…
    Per cui, io da editore so che lo scrittore deposta la penna in Italia non ha ancora fatto ciò che deve: deve ancora diventare attore economico. Il che non vuol dire dare i soldi al gatto e alla volpe. Ma prendersi delle responsabilità più mature e avvedute questo sì.

    Noi di IBUC portiamo avanti una linea chiara.
    Con gli autori si fa un piano commerciale: se questo è soddisfacente e probabile finisce lì, noi trasformiamo il testo, produciamo le copie e le vendiamo e allo scrittore vanno i diritti. Se lui vuole o se non ci sono certezze o previsioni affidabili, si attuerà l’acquisto da parte dello scrittore di un certo numero di copie, che in genere è 100. Ma non pubblichiamo chi non ci piace e chi non sottosta alle nostre regole di revisione testuale. Anche perchè 100 copie non ci ripagano nemmeno del disturbo, ma dimostrano il coinvolgimento dell’autore nel progetto economico (e non letterario) che la sua opera rappresenta imprescindibilmente, e su cui interviene un investimento, da parte di un editore serio, su qualsiasi opera di madrelinguista, dell’ordine dei 5000 €.
    Ben sapendo che il mercato di quell’opera sarà di 100-300 copie…

    Per concludere (MAGARIII…), quei fastidiosi presuntuosi e opportunisti, comunque ignorantelli, scrittori (o loro beceri “sindacalisti” come in certi siti per scrittori iinconsapevoli… vero, Sandra?) che non accettano di partecipare in QUESTO mercato a una minima porzione di responsabilità economica, richiamandosi al “ruolo dell’impresa editoriale” oppure dell’ “imprenditore”, che vadano a studiare economia aziendale, prima di parlare O CHE TACCIANO: un’opera di un madrelinguista in Italia rappresenta un “affare” da 300 copie (esageriamo!), cioè da 4500 €. (esageriamo pure qui) su cui graverebbero (in IBUC, il 10% altrove il 5%) 400 €. di diritti d’autore, 100 €. di faccende burocratiche e simili (ISBN ecc.), 5000 €. di revisione testuale, 500 €. di grafica, 1000 €. di stampa (digitale naturalmente) e poi almeno 300 €. di banalità commerciali, come essere a una presentazione e simili.
    UGUALE COSTI: 7300 €.,
    contro RICAVI: 4500 €.
    RISULTATO DELL’AFFARE: – (meno) 2800 €.
    Quale impresa è questa? DA CHIUDERE. Quale imprenditore? UN CRETINO.

    Per cui, visto che il mercato è dominato da un cartello che agisce da monopolista e che non consente alcuno spazio di manovra a un progetto economico degno di questo nome, molti “editori” (tolgo le virgolette solo se li chiamiamo + correttamente pubblicatori) si fanno pagare. Ma, dai conti che avete visto sopra, NON BASTA: devono farsi pagare molto! Almeno 4000 €. E lì finisce il loro lavoro. Ma… ne saranno stati capaci? E chi potrà dirlo, se il mercato NON C’E’! Tanto non otterranno più di 100-300 copie vendute. 200 lettori non sono nulla, anche solo per valutare una revisione testuale…

    A MENO CHE NON SIANO IBUC. Che pure vende 100-300 copie, ma che ha un progetto strategico che, se funziona, cambierà il mercato dell’editoria letteraria in Italia. Spostare 20000000 di copie dalle traduzioni ai madrelinguisti attraverso… attraverso… (mi spiace, SEGRETO AZIENDALE! Lo sa solo qualche centinaio di persone, ma di scriverlo qui non me la sento).

    Comunque oggi, uno scrittore che vuole venire in IBUC deve dimostrare “intelligenza” tecnica ed economica, e fare quello che diciamo noi, partecipando con responsabilità o sul piano commerciale o acquistando copie o entrambe le cose (sempre che ci vada bene quello che scrive e la persona…).

    OPPURE, in alternativa, essere semplicemente bravo, consapevole, determinato, simpatico, sincero e non troppo rompi COME SANDRA.
    Sperando che confermi sempre tutto questo e che, semmai, MIGLIORI!

    SERGIO IBUC.

  7. Ma se c’e’ una che concretizza, questa sei proprio tu, Sandra!
    Non so cosa siano le panelle, ma mi veine in mente la paranza. Gira tutto intorno con la paranza 🙂 ❤

  8. Sandra, non avendo elementi posso solo dirti questo: io sono convinta che invece tante e tante possibilità si sono concretizzate!
    Forse adesso ti pare di annaspare nella nebbia e non le vedi!

  9. La nebbia fa parte dell’autunno padano, ma non sempre, ci sono anche giornata luminose e ricche di colori!
    Ed è per quelle giornate lì che si acettano anche quelle di nebbia.

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