Siamo seri! (Oggi parliamo di qualità)

Non sono un’economista, ma credo che la serietà di un’impresa sia strettamente collegata alla qualità del prodotto, che deve rispondere alle promesse e non deludere il consumatore. Concorrono mille altri fattori:se l’articolo è ottimo ma costa troppo, oppure se per produrlo si è sfruttata la manodopera allora la serietà viene meno. Anche svenderlo non è cosa, si rovina il mercato (come sta avvenendo nell’editoria con traduttori sottopagati e traduzioni ridicole, o con servizi accessori al libro a prezzi esorbitanti o stracciatissimi, sinonimo di in questo caso di scarsa qualità, o, e torniamo a quanto sopra, presuppone far lavorare stagisti pagandoli 2 euro all’ora). A una lavatrice non chiediamo solo che lavi bene, certo è il suo obiettivo principale, ma anche che non consumi troppa energia, che non costi 2000 euro, che non faccia un fracasso come se ci fossero i botti di Capodanno ad ogni lavaggio.

A un libro cosa chiediamo? Come dice Barbara in un commento, perchè gli autori italiani in classifica sono sempre i soliti e qualitativamente poco dotati?

Il pubblico li ama, possiamo non essere d’accordo, trovare stupido che i lettori si fermino ai quattro nomi di sempre e urli al miracolo leggendo storielle, ma è così, facciamocene una ragione e andiamo oltre, facciamola noi la differenza, la nostra ricerca! Quando mi diverto a proporre autori, come ho fatto per “Bar Atlantic”, sto seguendo una strategia per la diffusione della qualità al di là di classifiche e fascette, non smuoverò grossi numeri, ma qualcosina sì.

Il romanzo di qualità che propongo oggi, lo stesso al quale ho accennato ieri, e che meriterebbe la classifica, é

Una posizione scomoda – Francesco Muzzopappa Ed. Fazi

Fazi è un editore che si è recentemente sganciato da uno dei 4 gruppi che detengono il mercato, scegliendo di correre da solo. Il libro racconta le vicende di Fabio, trentenne diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, che si vede costretto a scrivere sceneggiature porno per campare, mettendo da parte sogni di gloria e nel cassetto il suo copione. Avvilito da una professione che tiene nascosta persino ai genitori, Fabio è un personaggio del quale ci si innamora, racchiude le frustrazioni di chi vede i successi immeritati di un compagno di studi incapace mentre lui conduce una vita tra la casa cinematografica diretta da una trans e il proprio appartamento dove consuma dvd originali di film di qualità, in totale solitudine. Consigliatissimo per una lettura divertente e profonda, offre anche un interessante e originale approccio linguistico: dialoghi privi di virgolette, una scrittura asciutta e secca, senza fronzoli, e chi scrive sa bene quanto sia difficile, e spesso d’obbligo, togliere anziché aggiungere.

Qualche giorno fa una mia lettrice – del libro, non del blog – mi ha scritto una mail per complimentarsi per “Frollini a colazione” (ne sono felice!) dicendomi che le ho ricordato “Ti prego lasciati odiare” che ha vinto persino il Campiello.

Ora, il romanzo citato ha vinto il Bancarella, non il Campiello, non esageriamo, anche se, di ‘sto passo, tra 50 anni magari beccherà persino il Nobel. Chi lo sa. Non crediate che il paragone mi abbia galvanizzata… no, non mi sono detta “oh che bello, allora anch’io forse un giorno potrei arrivare a cotanta fama!”- No, perchè essere associata a una scrittrice che crede che Jane Austen si scriva Jane Austin mi fa orrore. E di questo ho già parlato a lungo. Ho quindi pensato  di dover migliorare e lo sto già facendo, non dimentichiamo che Frollini, pubblicato nel 2010, è stato scritto nel 2004 e di strada io nel frattempo ne ho fatta tanta. Soprattutto ho imparato, e vorrei dirvi da chi… da Chiara Beretta Mazzotta, dal mio insegnante di scrittura creativa Roberto Agostini, da Sergio Bevilacqua di IBUC. Non è stata in grado di insegnarmi nulla – o forse io di apprendere, non so – il mio precedente editore. E continuo a imparare dai libri che leggo, quelli di cui vi parlo qui. Solo alcuni meritano una citazione in questo blog e sono quelli che, non solo banalmente lasciano un segno indelebile per la trama, ma anche per i quali provo il rispetto dell’allievo verso il maestro. E Muzzopuppa è tra questi. Leggetelo. Subito.

Chiacchierando di editoria siamo giunti al 2 novembre, oggi celebriamo i nostri cari defunti e anch’io tra poco mi estrapolerò da casa per andare al Cimitero Maggiore dove riposa la mia nonna più sfortunata, che ha avuto una vitaccia e che rinunciava a cenare per comprarmi i vestitini più belli sul banco più bello del mercato di Via Poliziano, oggi trasferito in Via Fauchè, zona libreria, zona corso di scrittura, zona panelle, zona luoghi di “Bar Atlantic”.

Siamo giunti al 2 novembre e in men che non si dica “Cene tempestose” sarà tra noi, chiuderemo le polemiche e apriremo il libro. Sono certa che sarà stre-pi-to.so! Intanto chi è di Milano e dintorni si segni una data: il 10 dicembre la sera. Save the date e stay tuned, domani vi racconto cosa succederà, riguarda “Cene tempestose” e spero che per quel giorno il romanzo possa esserci fisicamente (altrimenti si fa lo stesso, ma potremmo perdere una buona occasione di vendita). Una serata talmente ghiotta che potrebbe valer la pena di pernottare fuori casa se abitate lontano. Sergio, l’invito vale anche per te!

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21 thoughts on “Siamo seri! (Oggi parliamo di qualità)

  1. mi strappo i capelli per il 10… e resterei anche a dormire… così a mezzanotte potrei fare gli auguri ad un’amica di persona 😉
    aspetto il post per saperne di più….
    come già sai di editoria invece non parlo… non conosco la materia ed onestamente non voglio entrare in un vortice che non è mio!
    attendo cene tempestose però… e un salto in libreria lo vorrei fare anche subito… ma non posso! e non so quando riuscirò… vado volentieri in quelle di belluno eh… ma quelle che adoro sono ad un’ora da qui in 3 posti differenti… oltre tante altre molto più lontane 😦

    • @ Rita adesso la pianto coi pipponi sull’editoria, anche se ho molti lettori silenziosi che gradiscono e poi mi scrivono in privato. E’ giusto non addentrarsi troppo se non si conosce la materia, per dire io non so nulla di musica, di come si propone un pezzo a una casa discografica. Però occorre anche l’onestà di riconoscere… di non conoscere. Invece spesso senti di quelle cavolate da parte di gente che non ha davvero la più pallida idea di come funzioni, con la presunzione del tuttologo. W Le librerie quelle belle e quelle bruttarelle, ma soprattutto W i libri di qualità e Cene tempestose lo sarà- Ho fatto un sacco di rime.

      • Ma va Sandrina… dico solo che non è il mio campo…
        poi come ti ho detto più volte io leggo soprattutto classici… mi fido poco dei contemporanei soprattutto italiani… ma capita che li leggo ed anche straniere ed anche non libri iper impegnati (ho bisogno di evasione…. ahahahah sotttile come battuta eh?)… però non sto li a guardare chi paga chi… qual’è il percorso che ha dovuto affrontare…se la casa editrice è tra le 4… se fa concorsi a pagamento… davvero non ce la posso fare… bisogna anche selezionare (un pò come i blog da leggere… quelli mammeschi li salto piè pari… per carità… come quelli mammeschi_letterari e lo sai te l’ho già detto… non comprerò mai il tuo libro fotocopia del blog!)… il tempo per tutto non c’! ma leggo da te con paicere… ma non esprimo nessun parere! tutto qui!!!
        w i libri… e le librerie… per me non esiste l’e-book… ecco quello sta uccidendo l’editoria… questo lo capisco da semplice lettrice… vorrei solo avere più tempo per leggere… ma mi ritengo soddisfatta dei miei 2/3/4/ o 5 libri al mese… dipende dagli impegni… mica mi posso permettere di stare seduta e leggere 24 ore su 24… e ti dirò preferisco che sia così perchè mi piace variare…. ma vado orgogliosa di non rientrare in quei sondaggi di almeno 1 libro all’anno, o 3… o di essere una di quelle famiglie su 10 che non ha libri in casa… ma ti pare possibile???? Questo si che è un problema!!!!!!
        Notte Sandra… e scrivi sempre di ciò che vuoi… non farti problemi… soprattutto per me… che in questo caso sono anche la minoranza!

  2. Ciao bella. Questo pomeriggio ho letto il tuo post e ho già iniziato il libro consigliato da te. Che è divertentissimo. Sono al secondo capitolo! Non sono speed gonzales, non mi sono catapultata in libreria anche perché il tuo post l’ho letto dallo smartphone mentre ero comodamente distesa per la siesta. Ho preso il kobo sul comodino, ho letto l’anteprima, che mi ha convinto, e l’ho scaricato! Da alcuni mesi, infatti, ho abbandonato il libri di carta. Abito troppo lontano dalle librerie.

    • Che fulmine Speranza! Mi fa davvero piacere. Lo leggiamo in sintonia allora. Io quando sono rientrata dal cimitero mi sono fiondata sul divano, l’Orso marito aveva fatto il the, c’era ancora un po’ di torta di ieri, e via divano-merenda-lettura. Bellissimo modo di trascorrere il tempo. Inizio a pensare che gli scrittori dovrebbero pagarmi. E W pure il KOBO.

  3. Ti do ragione su tutta la linea. Io sono un lettore fuori standard per i canoni italiani, viaggio su 2 (ma anche 3, a volte 4) libri a settimana da quando sono bambina, per dire abitiamo in questa casa da due anni, ha librerie ovunque, eppure già adesso non sappiamo più dove ficcare i libri nuovi. Se avessi indietro i soldi spesi in libreria probabilmente non avrei mezzo mutuo di quello che ho. Eppure i libri di autori italiani sono un autentico tormento. Tralasciando il magico duo “moccia-volo” che vabbè, manco per incartare il pesce, ed autori noti come ammaniti, comencini, mazzantini eccetera, ogni volta che prendo un libro di un autore nuovo mi viene il mal di pancia. Sono…. libri crudi, nel migliore dei casi. Vedi una buona stoffa, ma la trama non “prende”, ha delle cadute grottesche, la storia si perde, l’autore sfodera un deus ex machina per risolvere situazioni spinose (io odio il deus ex machina nei libri, mi fa sentire truffata. Nessuno riesce ad uccidere il cattivo, e quello una mattina scivola sulle scale e si spacca la testa e vissero tutti felici e contenti? BITCH PLEASE!), insomma è come entrare in una bella casa delle streghe… e sgamare subito i fili che tirano le sagome.
    Poi vorrei capire chi sceglie cosa. Una decina di anni fa ho conosciuto un tizio (persona a mio avviso orrenda) che mi ha regalato il suo libro, pubblicato con baldini&castoldi. Ma chi glielo fa l’editing? C’erano errori di ortografia, “ha” senza acca, gli invece che le, pareva un tema di terza media. E fosse l’unico libro che ho letto, conciato così.
    Giuro che non riesco a capire perchè arrivi questa fuffa, quando quotidianamente in giro per blog si trovano scritti equivalenti se non decisamente migliori. E più curati.

    E ovviamente non vedo l’ora di leggere Cene Tempestose! 😀

    • @ Verba, tu hai un motivo in più per apprezzare Cene tempestose! Anch’io leggo blog davvero ben scritti, ironici, pieni di idee originali, come il tuo e mi chiedo dove stia l’inghippo: forse i blogger in questione non scrivono romanzi, ahahah che bufala. Li scrivono eccome. Non trovo risposte decenti alle domande “perchè su 10 romanzi italiani pubblicati, solo uno non ha i macro-difetti che citi? Perchè molti blog sono scritti assai meglio della maggior parte dei romanzi in classifica?” Oggi più che mai sono priva di risposte accettabili.

      • Io i romanzi non li scrivo, me li racconto nella testa, poi a metà mi stanco e me ne racconto un altro, infatti ho sempre la testa tra le nuvole.
        scherzi a parte, rischio di essere pesante Sandra carissima e non vorrei esserlo qui sulla tua pagina, ma davvero parlando solo ed esclusivamente da lettrice la proposta di autori nostrani è indecorosa.
        Nell’ordine gli ultimi 3 che ho letto:
        1. simil-pulp in cui il cattivo muore colpito da un fulmine, così dal niente.
        2. una storia delicatissima, un titolo splendido, in mia umilissima opinione portato avanti finchè non s’è scotto e con una chiusura veramente “tirata via”. Questo lo cito, è “Le luci nelle case degli altri”.
        3. Un romanzo di formazione che riprende paro paro un romanzo minore di un autore straniero, trama, svolgimento, il finale cambia di due virgole.

        Ci tengo a dire che tutti e tre si trovavano da feltrinelli o mondadori, editi da case editrici note.
        Alla fine adesso arrivo allo scaffale, li guardo e passo alla narrativa straniera.

  4. Il problema cara Verba o uno dei tanti problemi, è che se tu avessi voglia di dirci i titoli (ok uno l’hai detto) rischieresti una querela perchè basta una recensione negativa, anche se pacata come la tua, per sollevare un macello, l’ho visto in altri blog e sono cose che sai dove partono ma davvero non sai mai dove vadano a parare. Grazie ancora apprezzo molto ma molto i tuoi commenti.

  5. 20. Loisir e sabato.
    Non mi dilungherò polemicamente come al solito: ho troppe cose da fare anche se è sabato sera e la gente dovrebbe forse lasciare il dovere almeno per qualche ora e abbandonarsi al loisir. Tutto ciò che tento di fare non è al fine di ottenere gratificazioni o consenso, ma per far crescere qualcun altro/a migliore di me che porti avanti la santissima battaglia cui sto dedicando la mia vita consapevolmente da 40 anni e che, in questa fase, si chiama: “Riaprire la fabbrica della lingua e salvare una risorsa di popolo, forse un popolo, il popolo italiano”, cioè IBUC Edizioni.

  6. 21. A Sandra. Il dovere di… un artista!
    Nella nebbia del mondo di cui parli, Sandra, la tua intelligenza, pur a tentoni, ti sta portando nel posto giusto. E, a differenza di altri, sei bravissima a fermarti prima del fatidico punto della presunzione e dell’ignoranza. Hai il naso fine… E un notevole savoir faire. Lettaratura, scrittura, editoria…: ti manca la “lingua risorsa di popolo”, Sandra, il nostro DOVERE di scrittori… E se la metti dentro, lo scenario di cui parliamo ti si completa del tutto. Che paradosso, però! Il dovere di… un artista! Oggi dobbiamo subire anche questo: il dovere, il super-io, che domina l’es (la fantasia e anche di più), colonizzando al suo posto l’io… un artista invertito, e caparbio, che si butta in strada, come nel 68 e nel 77, e suona il pianoforte – Schumann? Mahler? – sulle barricate di un ideale boulevard Saint Michel a Paris, di via Rizzoli a Bologna o di via Dante a Milano o di corso Vittorio Emanuele a Roma… Per ben altro dell’arte: per la vita dell’artista, che viene ahimè prima dell’arte e ne è precondizione.

  7. 22. (Elido) Fazi.
    Un caso editoriale molto interessante. Viene da “un’altra parte”, dalla sua principale creatura, Business International (diciamo informazione di ottima qualità sulle problematiche economiche in senso lato destinanta agli opinion maker e ai decisori di alto livello). Nella sua prima fase (anni ’90) odiatissimo da tutto l’establishment della “grande” editoria nana italiana (sia imprenditoriale che tecnica), si è fatto largo a spallate grazie alla comprensione del meccanismo di business del cartello dei 4 (Mondadori, Feltrinelli, Mauri-Spagnol e Rizzoli), cioè comprare al prezzo più basso i diritti dei grandi successi stranieri e sbatterli in mano al traduttore più economico, comprandosi tutti gli spazi pubblicitari sui mass-media in modo da non far entrare nessun altro. Così si è beccato concorrenza dura senza quartiere e accuse ordite di parvenue dai “Signori(ni) del Testo”, l’elite di traduttori-editor che condivide come una casta le opinioni politiche e i principi d’ingresso ed espulsione nell’asfittico mondo letterario-editoriale tricolore. Così, è stato costretto a vendere, direi 4 anni fa, al gruppo Mauri-Spagnol. Che ha comprato per distruggere. Ha distrutto e, poi, adesso l’ha rivenduta al solito Elido che, dato il nome, non teme le elisioni e si è ripresentato per ri-divertirsi come aveva già fatto.
    Persona di grande (davvero) preparazione e intelligenza, Fazi. Un unico, grande difetto: bulimico. Spesso cioè mangia senza sapere perchè. Sembra che faccia l’editore ma non sappia appieno cosa significa. Poi, comunque, spesso ci prende. Una volta avevo creduto in lui come editore: ora non più. Ma credo abbastanza in lui come intellettuale.

  8. 23. I lettori italiani topi in gabbia.
    “I lettori italiani amano quei soliti scrittori italiani che sono in classifica…” Questa frase mi fa sorridere, come quando un ragazzo che sta crescendo ti dimostra ancora un candore e la presenza in lui di un campo di realtà sorretto dall’illusione che “sia come dovrebbe essere”, ma che tu sai che non è…
    Sembrerebbe incontestabile, infatti continuano a comprarli…
    Invece non è così. E per capirlo, basta che tu vada da un vero libraio (ce ne sono pochi, sono notoriamente in estinzione, quindi fai presto!) e gli chieda come esce un libro dalla porta del negozio e non da quella, da cui è entrato, del magazzino. Ti risponderà: “Se è stato in televisione”. E tu allora puoi chiedergli: “Ma se è brutto?” lui ti risponderà: “Non sono brutti, sono!” E se tu insistessi e gli chiedessi: “Ma quelli belli che non vanno in televisione?” Lui: “Escono praticamente tutti di là” (indica il magazzino, cioè sono resi).

  9. 24. Mass-media e coscienza di lettore.
    Ho illustrato nei miei post precedenti di qua e di là, finora, cara Sandra e suoi affezionati lettori, alcuni elementi della strategia di IBUC: ora ne ho aggiunto un altro. Non si potranno fare emergere le buone scritture italiane senza l’uso dei mass-media. Cioè senza investimenti enormi. Allora (ecco il motivo per cui la prima vera fase di sviluppo marketing di IBUC è all’estero, 2014-2015) prima dovrò accumulare circa 100000 €. e poi dovrò bombardare i mass-media con le presenze pubblicitarie del mio catalogo (2015-2016). Allora sì, gli italiani potranno leggere qualcosa di buono. E si riaprirà la fabbrica della lingua, per la qualità di comunicazione del popolo italiano!

  10. 25. Scrivere tanto e perché.
    A chi si domandasse perchè scrivo così tanto e per chi, rispondo: scrivo ovviamente perchè ritengo utile che qualcuno legga ciò che scrivo, altrimenti non scriverei (meditate, scrittori, meditate!)

  11. 26. Sull’invito a una presentazione di un libro che avete pubblicato voi.
    Beata adolescenza. Ma mia cara scrittrice, come puoi pensare che il primo lettore e l’ultimo scrittore del tuo libro non sia presente al suo primo vagito? Se ciò dovesse avvenire (non fu mai…) vorrebbe dire che sta malissimo! E non solo sarò presente, ma anche ingombrante! 

    • Occhei, allora ci si vede al teatro. Qui, nel mio blog, so di essere molto amata, ma non mi pare di avere tutto sto savoir faire. Se io accumulassi così 100 mila eurini be’ avrei un sacco di idee su come spenderli! AHAHH.

  12. Pingback: Il nuovo romanzo di Francesco Muzzopappa | ilibridisandra

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