Tutti in forma # 5

Tutti in forma # 4

Due gli elementi novità rispetto al progetto “Tutti in forma” di questa settimana.
Domenica una grossa spesa nel negozio di cui vedete il logo, soprattutto pesce e prodotti da forno salati, dove “da forno” non significa solo “da cuocere in forno”, ma anche bagel ripieni di salmone, wrap col pollo, croque monsieur. Mi piacciono perchè sono fantasiosi e spesso risolvono un pasto.
Il freezer era stato preventivamente sbrinato con questo

http://www.ebay.it/itm/like/281215480429?lpid=96

(non l’ho comprato su E-bay ma cercando il link ho visto che qui costa meno!) e finalmente ho trovato il sistema per non allagare la cucina ogni volta e ne sono davvero soddisfatta!

L’altra new entry è che mercoledì mattina mi sono alzata 35 minuti prima del consueto per fare la cyclette! Sì, perchè alla sera non sempre è possibile e non volevo ridurmi a rinunciare a troppe pedalate.
Comunque non avevo idea di cosa mi avrebbe riservato la bilancia e, a dirla tutta, tra scetticismo e speranza, sentivo soprattutto che non mi importava un gran che del risultato.

La pesata ha registrato:

Io – 600 Emanuele + 800

Personalmente sono tornata al peso esatto di 2 settimane fa, ma ho perso 1 kg e mezzo da quando è iniziato il programma.
Quindi abbastanza positivo.

Buon weekend!

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5 thoughts on “Tutti in forma # 5

  1. DALCHILOMETRO ZERO AL CHILOMETRO VENTIMILA
    Cara Sandra, mi allarma un po’ il tuo spingere su vocaboli e gusti che non sono italiani… ci sono splendide alternative italiane per BAGEL, WRAP e CROQUE MONSIEUR. Proprio ora che tentano di distruggere questo Paese, diamo la palla da rete a chi ci vuole non più Popolo? Poi proprio sul nutrirsi italiano, una delle risorse della nostra più grande identità, insieme con la lingua italiana, in coma a causa dell’esterofilia opportunistica della “Banda dei 4” (Mondadori Rizzoli Feltrinelli e Mauri-Spagnol)? BAGEL (KM 15000)- Perchè dobbiamo mangiare bagel come la comunità ebraica askenazita di Toronto quando abbiamo splendide alternative italiane? In Canada hanno i salmoni: noi abbiamo il pesce del mediterraneo, che è meraviglioso. Oppure le trote, anche affumicate, che si producono in tutto l’arco alpino…
    WRAP (KM 20000)- Specialità dei seguenti ristoranti, palesemente calabresi o toscani: Camille’s Sidewalk Cafe, Sonic Drive-In, Jason’s Deli, Buffalo Wild Wings, Subway, Chick-fil-A, Roly Poly, and McAlister’s Deli… Si fanno in casa decongelandoli dopo che sono stati prodotti col lavoro di Messicani, Armeni, Greci, Turchi, Curdi (non disoccupati italiani) e venduti nei ristoranti Tex-Mex che fanno concorrenza alle nostre trattorie e pizzerie italiane… E poi, non è più buono un fresco panino al prosciutto crudo, di ogni latitudine italiana? o anche un petto di pollo o verdure scottate nel forno o in padella e infilati in una piadina romagnola (anche arrotolata: si fa da un paio di millenni, in Italia) con sale e olio e peperoncino della Sila + insalata del vaso sul terrazzo? Io preferirei non mangiare, piuttosto che farmi un wrap… E così non ingrasso, con quelle porcherie di salse che ti propinano nei Tex-mex… E non tolgo risorse al nostro Paese.
    CROQUE MONSIEUR (ricetta française, KM 3000-4000) – Il pane arrostito con formaggio (non emmenthal o gruviera, che producono gli svizzeri e i francesi, ma con fontina valdostana o altri degli innumerevoli prodotti caseari italiani che si fondono con un po’ di calore) e italianissimi salumi vari (mooolto migliori di quelli che hanno i francesi), poi messo a scaldare nel forno o in padella pure… E lo chiamiamo… il “morso del signore”? o della signora o della signorina, a seconda di come è fatto? Nemmeno tradotto mi piace… I nostri nomi dei piatti italiani sono meno volgari di quelli d’oltralpe… Sublimano meglio il rapporto col cibo, che è sempre un po’ animale: ma un conto è scegliere di denominare cio che mangi (corretto e non volgare) e un conto è qualificare il cibo dal modo della sua assunzione: in termini letterari, sono due dimensioni di sensibilità molto diversi e, secondo me, denotano due atteggiamenti antropologici differenti. Chiamare il cibo con il suo nome di prodotto è sempre un poco condividerlo (il tramezzino, ad esempio), e denota un lavoro morale; chiamarlo invece con il nome di consumo (il “croque”, oppure lo “snack” che significa boccone, prima di spuntino, che è solo un poco meno egoistico del muovere la mandibola e ingurgitare) denota voracità, aggressività, volonta di dominio e, al limite, complicità.

    Mi dispiace, io RESISTO, e orgogliosamente, a BAGEL, WRAP e CROQUE: adoro il chilometro zero per me e per i francesi, per gli ebrei askenaziti e i texani-messicani. A ciascuno il suo cibo e il LAVORO per produrlo. E se la scelta dev’essere per IL MEGLIO, sono gli altri che devono mangiare italiano, e imparare a denominare il cibo in modo meno volgare.
    Come fa la lingua italiana a differenza delle lingue d’oltralpe.

    Come vedete. le cene possono essere davvero… TEMPESTOSEEEE!

    Tenetevi forte, che “CENE TEMPESTOSE” è IN ARRIVOOOOOOOOOOOOOOO!

    • Il croque monsieur per me è evocativo della vecchia fiera campionaria, dove andavo sempre con la mia famiglia e c’era la tappa d’obbligo allo stand francese, quando, oltre 30 anni fa, il cibo internazionale era introvabile in Italia. L’ho poi mangiato in Normandia. Non sono affatto esterofila, ma mi piacciono questi piatti, fermo restando che la cucina italiana è imbattibile!

      • 🙂
        …e allora è il momento di difenderla in tutti i modi!
        Anch’io negli anni ’70 andavo all’estero a cercare le nuove esperienze letterarie, filosofiche, psicanalitiche… e a curiosare nei cibi di là, senza atteggiamenti chauvinisti. Ogni straniero che incontravo era un essere da studiare, da frequentare più degli italiani, perché raccontava di un mondo lontano… Oggi, siamo all’estremo opposto. Pensa che hanno riorganizzato il Ministero degli Esteri e quello che hanno fatto soprattuttto è stato dimezzare gli Istituti di Cultura Italiana all’estero. “Qualcosa”, e purtroppo è vero, ci vuole cancellare. Vuole che l’Italia torni a essere ciò che era prima del 1860, un’accozzaglia di staterelli posseduti da uno o dall’altro dei grandi Paesi del mondo.
        Tutto ciò mi fa arrabbiare moltissimo…
        Ma non mi fa passare l’appetito!

  2. Santo Paradiso, il tuo ospite è alquanto “indigesto” quando ci si mette (non me ne voglia Signor Sergio, ma mi ha ricordato un mio parente molto prossimo che è altrettanto puntiglioso e “schiacciapatate” – per rimanere in tema culinario, e pure a Km 0).

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