Quando un romanzo non decolla

Quando un romanzo non decolla

Un romanzo che non decolla non è un libro brutto, un libro brutto è brutto e basta, uno che non decolla è pure peggio.
Al brutto non c’è rimedio nella narrativa, mentre leggere un romanzo fermo sulla pista è proprio come essere seduti in aereo, cinture allacciate, mentre già con la mente ci si pregusta la meta e invece no, si rimane inesorabilmente a terra.

Un campione ahimè di questo genere è Francesco Carofiglio, il Carofiglio fratellino del più noto Gianrico. Forse ricorderete quando cercavo di ricordare il titolo di un romanzo che si svolgeva in Puglia, poi lo trovai ed era “L’estate del cane nero” di F. Carofiglio appunto. Ecco, una delusione. L’ambientazione negli anni ’70 mi ha vagamente riportata alla mia infanzia, ma tutto rimane troppo in superficie, quelle pagine così poco coraggiose. La scrittura bella ha bisogno di coraggio, di forza, di rompere gli argini. Sembra sempre che debba succedere qualcosa, che non accade mai, o meglio solo alla fine, e l’evento viene liquidato in mezza pagina così, dopo tutta quell’attesa sprecata. Ritroviamo la stessa stortura in “Radiopirata” che mi ha suggerito il libraio al momento dell’acquisto de “L’estate del cane nero”. Anche qui l’evento portante, la fondazione della radio, arriva solo alla fine e i personaggi sono stereotipati. Il bravo scrittore non crea delle “macchiette” per raccontare un tipo di personaggio, bensì persone credibili.

Il problema è che quando un libro viene pubblicato con un editore tra i big, di solito passa in molte mani, il lettore non leggerà mai la prima stesura, ed è li che un buon editor deve intervenire. Quando Chiara ha letto il mio inedito mi ha detto chiaramente (Chiara chiaramente ovvio) che il protagonista maschile era troppo poco “uomo” perchè l’uomo è tette-culo, e il mio Stefano stava lì a macerarsi come farebbe una donna. E io l’ho reso un po’ più troglodita. E quando ho solo accennato ad un avvenimento Chiara mi ha detto che avrei dovuto raccontarlo per esteso quel fatto, non solo dire che era avvenuto. E io l’ho aggiunto.

Magari vi annoio, ma i libri fermi sulla pista mi fan girare le eliche a mille. Leggiamo insieme:
Uno dei protagonisti e una comparsa sono in un pub.
“Ciao ragazzi, che vi porto?”
“Io una spina media.”
“Io una grande.”
“Ok, mangiate qualcosa?”
“Per me patatine fritte, Zaz?”
“Perfetto anche per me. Fate panini?”

La cameriera – abbrevio un po’ – elenca i panini e Zaz ne sceglie uno.
Per mezza pagina i due parlano di musica, di trasferirsi a Londra. Poi all’improvviso:
“Buona la torta di ricotta. Ne prendiamo un’altra fetta?”
“Io non la mangio, la ricotta non mi piace.”
Fece un cenno alla ragazza per chiederle un altra porzione.

Cosa c’è che non funziona proprio? La torta di ricotta non era mai stata nominata, nè ordinata prima. Più avanti durante una conversazione tra due passeggeri su una corriera, una donna che afferma di essere intenditrice del fumetto “Topolino” sostiene con insistenza che Ciccio sia il nipote di Nonna Papera. E non lo è se intendiamo nipote come Qui Quo Qua, osservando l’albero genealogico dei Paperi notiamo che è un lontano parente, ma questo solo perchè in pratica sono tutti un po’ imparentati. Da sempre viene considerato come il pigro-goloso aiutante alla fattoria. In quel momento ho avuto una gran voglia di scaraventare il volume lontano da me, che il mondo di Topolina e Paperopoli lo conosco sul serio! Perchè se ti imbarchi (sempre restando in tema aerei) in un discorso di questa portata, la genealogia paperopolese è complicata, o vai fino in fondo o lasci perdere del tutto.

Allora, Sergio di IBUC mi ha fatta nera per molto meno. E mi chiedo se in Marsilio non abbiano un editor decente. Ai fini della narrazione cosa mangiano al pub e i rapporti di parentela dei Paperi sono ininfluenti, ma non ai fini della buona scrittura, della coerenza e del valore dell’opera. Il risultato a mio avviso è superficiale, da dilettante!

E la storia rimane lì, senza far volare il lettore. Un romanzo che non decolla avrebbe un certo potenziale (l’aereo), me è privo di benzina, o è il pilota a non essere presente. In ogni caso non va!

I gusti sono tanti, non si discutono, ma un lettore vuole sempre volare in alto quando legge, vuole allontanarsi dalla terra e dai proprio guai, almeno per il tempo che ha a sua disposizione per stare sul divano, in metropolitana, ovunque egli sia.

E il compito sinergico dello scrittore e dell’editore insieme consapevoli è quello di permettere che ciò avvenga, senza pensare all’ego di autore e al mero profitto della casa editrice, ma solo al volo del lettore!

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17 thoughts on “Quando un romanzo non decolla

    • Tesoro chiediamolo a Sergio che ha commentato sopra di te… in ogni caso questo post non riguarda Cene tempestose, bensì i libri diciamo statici. Domani torniamo sullo spinoso argomento Ciccio e Paperi.

      • ho riletto bene il post… scusami sono con lo smarphone. Non volevo collegare Cene a un libro che “non decolla”, ma ho colto l’occasione per rinfrescarmi la memoria (perché sono un pochetto rinco)

  1. già… se non decolla non decolla… e ce ne sono… eccome se ce ne sono!
    attendiamo invece il lancio di cene tempestose…a breve ormai! facciamo partire il countdown????
    dopo questo commento a “tema”… ti saluto e vado a scrappare! 🙂

  2. I libri senza editing mi mandano in bestia (ultimamente mi mandano in bestia tante cose…). Se poi a pubblicarli e’ una casa editrice famosa mi arrabbio il doppio. Mi arrabbio anche se trovo troppi refusi…

  3. Ciao Sandra, hai davvero ragione. Questi piccoli segni di scrittura trasandata sono inaccettabili da parte di chiunque, ma poi se dietro c’è una casa editrice dal nome grosso, è proprio scandaloso!

  4. Ma davvero c’è tutto quel bla bla bla su chi ordina cosa e la cameriera ha elencato tutti i panini?!!!!! E io che mi sto a preoccupare che un dialogo sia significativo… che scema.
    Quando dici che quel libro “non decolla” mi sa che sei stata troppo buona.

    • Come riempire le pagine inutilmente e fare pure degli errori macroscopici – vedi torta di ricotta. Cara è piuttosto misterioso come sia arrivi a certe pubblicazioni, non volendo pensar male, mentre c’è chi, e non parlo di me, affina l’arte e fa una gran fatica a trovare qualcosa di accettabile. Coraggio!

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