“Si può spegnere l’amore?” “No, non credo si possa. Non sul serio.” (cit.)

Da un po’ volevo parlarvi del romanzo che mi ha tenuto compagnia in metropolitana, quando andavo a trovare mio padre o all’hospice mentre lui dormiva. Terminato Genovesi, che è come una vacanza: finisce sempre troppo in fretta, mi sono buttata a capofitto su “Il mio nome è Danny Hope” di Lara Williamson Ediz. DeAgostini, traduzione Carla Gaiba e me ne sono innamorata fin dalla prima pagina. La voce narrante è quella di Danny un simpatico undicenne alla ricerca di un padre. Il tema “papà” è centrale e ho trovato che questa lettura, come accade in certi catartici momenti della nostra vita, giungesse come un faro a illuminarmi circa i rapporti spesso difficili tra genitori e figli, e l’amore che può manifestarsi in molti modi, ma sempre amore è.

Mi piacciono molto i libri raccontati da ragazzini: hanno quella freschezza ingenua e spiazzante che noi adulti abbiamo perso, e rappresentano un ottimo esercizio di scrittura visto che, di solito, sono scritti da chi è almeno 15 anni più vecchio. In questo caso, riflettendo come faccio sempre anche da autrice, non solo da lettore forte, mi sono soffermata parecchio su come un tema piuttosto sfruttato: un padre che abbandona moglie e figli per andare a vivere con “l’altra”, possa assumere contorni del tutto nuovi inserendo un solo avvenimento, talmente forte però, da essere tema portante e elemento originale insieme.

Sono trascorsi quattro anni da quando il padre di Danny se n’è andato e una sera il ragazzino accende la televisione e se lo ritrova lì, in salotto, perchè nel frattempo suo papà è diventato un noto presentatore televisivo! E così, dopo che Danny ha espresso una serie di desideri teneri e strampalati, conclude l’elenco con un “vorrei che mio padre mi volesse bene”. L’unico punto un po’ a sfavore di questo libro è il linguaggio non proprio curatissimo, ma posso trascurare il dettaglio in virtù del fatto che la trama è avvincente, i personaggi arrivano al cuore e ho trovato davvero significativo come l’intera storia riesca a basarsi su questo unico fatto: Danny ha un padre famoso e non può che sperare di rivederlo e farsi amare. Il titolo in inglese “A Boy Called Hope” contiene il bellissimo gioco di parole che si perde in italiano. Intorno a lui, una madre simpatica e per niente stereotipata, nè fagocitata da un’esistenza non facile, una sorella adolescente Grace Ninja che sarebbe opportuno andasse all’università al Polo Nord e un cane che mangia di tutto, per poi vomitarlo in giro per casa, casa che si trova nel grande caseggiato dal poetico nome di Paradiso…e infine i compagni di scuola con i quali Danny vive situazioni esilaranti.

I sentimenti di questa famiglia in costruzione si sono amplificati dentro di me, che con la mia di famiglia stavo (sto) vivendo una prova molto dura, e proprio come Danny, anche se ho molti anni più di lui, mi sono ritrovata a dire “ho bisogno del mio papà!”

Il finale, che non vi svelerò ovviamente, mi ha molto coinvolta emotivamente e ha confermato la grande capacità della scrittrice esordiente di dare pennellate struggenti senza cadere nel sentimentalismo troppo edulcorato che detesto, alla Nicholas Sparks per intenderci.

La festa del papà è imminente e questo potrebbe essere un buon suggerimento per un regalo!

Annunci

14 thoughts on ““Si può spegnere l’amore?” “No, non credo si possa. Non sul serio.” (cit.)

  1. io non penso lo leggerò… amica… se dovessi ritrovarmi a pensare la stessa tua frase… che ne verrebbe fuori?
    niente!!!
    ed allora lasciamo perdere…. sto bene così… ormai… sono più di 19 anni..

    sono curiosa di sapere… era già da leggere o lo è diventato vista la situazione?
    questa “somiglianza” di contesto è una coincidenza???

    ok… ho finito con i miei vaneggiamenti! notte

    • Nessun vaneggiamento cara Rita, w i commenti-contributo alla riuscita del blog!
      Era già nella wish list, da quando è uscito e quindi le analogie sono state del tutto casuali, rimane comunque un libro allegro, garantito!

  2. Anche da autori è bello tornare un po’ ragazzini e utilizzare personaggi adolescenti. Del resto quella è l’età della possibilità…
    Mio papà per fortuna è solo a riposo dopo un malanno non chiarito (qualcosa hai avuto di certo… Questi sintomi sono solo postumi… Però non capiamo cosa – rassicuranti questi medici) e quindi viene lusingato con dei libri a rimanere sul divano, ma devono esserci dei morti almeno a capitoli alterni (Mio marito: – Che libro prendo per tuo padre. Io: – Chiedi alla commessa un libro virile. Mi raccomando, eh, virile!).

    • Questo romanzo non è molto virile, sui morti invece non mi esprimo, ma potrebbe invece funzionare come lettura per i tuoi alunni. Auguri di pronta e completa guarigione al tuo papà!

  3. Segno sulla wish-list: magari prima lo leggo io e poi lo dono alla povera biblioteca scolastica che ha tanto bisogno di essere “rimpinguata”.
    Anche a me è successa la stessa cosa… durante la fine e dopo mi sono capitati una serie di romanzi a tratti autobiografici in cui si parlava di una madre che non c’era più. Neanche li avessi cercati con il lanternino. In “Rosa candida” addirittura, “la madre” pota lo stesso nome della mia. Strane coincidenze.
    Ti abbraccio e ti ribadisco che ti vogliamo bene (io, Marco e anche la ciurma felina)

    • Marco in particolar modo mi manca perchè sto mangiando delle gran cose veloci e neppure troppo buone : ) Guarda il potere dei libri è immenso, me ne accorgo sempre più! bacioni

    • Spero davvero che qualcuno tra i miei lettori lo legga a sua volta e torni a dirmi cosa ne pensa, perchè un’altra cosa bella dei libri e parlarne poi insieme! Un bacione grazie!

  4. Appuntato, e lunedì andrò a cercarlo di sicuro.
    Non condivido il pensiero di chi vuol evitare di pensare, io la mancanza di mio papà la sento tuitti i giorni, non è che se non leggo questo libro allora non c’è.
    Ma siamo in tanti, con modi diversi di “sentire” le cose ed è giusto così.

  5. Molto interessante questo libro, anche a me piace leggere storie narrate dalla parte dei ragazzi. L’ultimo che ho letto è stato “Diario di una trascurabile catastrofe” di Laura Moriarty (la protagonista però è più grandicella).

    Scusami se sono poco presente con i miei commenti… ma io ti seguo anche se non si vede. Un abbraccione forte forte!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...