Il dolore addosso, il dolore adesso

Il dolore addosso, il dolore adesso

Per 20 anni quello che vedete nell’immagine, cioè il Cimitero Maggiore di Milano, altrimenti chiamato Musocco, è stato il panorama dalle mie finestre. La strada da casa verso quel piazzale è costeggiata da lapidi, perchè piena di negozi di marmisti. Per me non era strano, molti rimanevano impressionati, io no: è stato il mio quartiere, l’ho lasciato a 20 anni appunto con grande dispiacere, e rimane “la mia zona del cuore e della nostalgia” e qui dal 22 aprile riposa mio papà.
Oggi abito in un quartiere limitrofo, un solo autobus mi porta da papà e sono certa che andrò a trovarlo spesso. Oggi ci sono stata con un’amica, in auto, il Cimitero è talmente vasto che ha diverse entrate, e da quella laterale si accede in fretta al campo di papà, mentre entrando dal grande arco principale (quello qui sopra) si può prendere un autobus interno. Perchè racconto tutto questo? Forse perchè oggi ho trovato una nuova dimensione dopo giorni di dolore molto difficile, di “ma Sandra piangi sempre!” di “stai cadendo nella depressione!” di vuoto. Qualcuno mi aveva avvisata “Sandra, dopo sarà peggio!” Ora forse trovo una risposta al mio stare veramente malissimo: cioè che anche nella malattia mi è stato fatto il grande dono di avere la possibilità di stargli accanto, di volersi bene, con le difficoltà che dare affetto all’uomo più solitario del mondo comporta.
Abbiamo scoperto che c’erano un paio di bimbetti nel palazzo dei miei che chiamavano mio papà “il signore della cantina” (papà in ogni casa dove abbiamo abitato ha arredato cantina e/o solaio come un’ulteriore stanza) e avevano stretto un legame di cui papà non ha mai parlato, ma un giorno mentre mamma era in cantina, due bambini si sono avvicinati vedendo la luce accesa, mamma ha chiesto se cercassero qualcuno e hanno risposto “il signore della cantina…” lei allora gli ha detto che era in ospedale, molto malato e la femminuccia ha detto di essere davvero spiaciuta ed è diventata triste. Questa cosa mi ha commossa molto, ed è stata un’ulteriore prova della grande riservatezza di papà.
Forse esser cresciuta in un quartiere sorto intorno a un Cimitero tanto enorme mi ha messa in contatto da subito con la morte. Ora io voglio che la gente mi lasci piangere in pace, in ogni momento, anche se giudica questi momenti troppo frequenti. Questa mattina dopo la visita, la mia amica (che ha entrambi i genitori nel cinerario, si tratta della ragazza che venne per il pranzo di Natale da noi) e io ci siamo concesse una colazione tardiva nel mio vecchio quartiere e mi è sembrato che un cerchio si chiudesse, perchè quelle sono le vie del mio tempo migliore con papà, quello della mia infanzia, prima della sua malattia, prima dello sfratto. Sono i luoghi narrati in “Cene tempestose”.

Un cerchio si chiude ma in realtà lascia mille spiragli di luce col dolore che va e viene in me e fa germogliare ogni attimo amore nuovo e rinnovato per mio padre, che sta trasformando molto lentamente le lacrime in malinconia e ricordo buono.
Le persone si allontanano, dopo la sepoltura; pochi mi sono rimasti accanto, davvero molto pochi, non sto parlando della blog sfera: lo schermo che c’è tra noi a volte è sottile, ma purtroppo esiste, intendo gente vera che potrebbe alzare il telefono e non lo fa, che potrebbe tentare di consolarmi, ma si limita a dire in giro “ho visto Sandra distrutta!”

Va bene, sono distrutta, e mi spiace se i miei familiari si preoccupano per me, trovo che nessuna elaborazione seria possa avvenire in meno di due settimane, con un bagaglio di fatica fisica e sofferenza emotiva di anni. Ma trovo molta serenità in queste visite con una cara amica che c’è sempre stata e ha il mio stesso sentire riguardo la morte, che non si nasconde non parlandone, che poi magari ci scappa pure una risata!

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21 thoughts on “Il dolore addosso, il dolore adesso

  1. C’è un episodio legato alla sepoltura di mio papà (di cui ti racconterò in privato) che mi è venuto subito alla memoria leggendo questo tuo scritto.
    E mi ha fatto sorridere, nonostante tutto.
    So che ora tu lo capisci bene.
    Un abbraccio da questa parte dello schermo.

  2. Due settimane sono veramente poche, cara Sandra. Non capisco come la gente possa sorprendersi se piangi la morte di tuo padre. Come dovresti sentirti? Mi sembra una cosa naturale che tu ti senta triste e hai ragione quando dici che la morte non si affronta certo evitando di parlarne. Parla più che puoi con le persone che ti sono vicine, prenditi tutto il tempo che ti serve per piangere, buttare fuori il dolore che hai dentro. Piano piano sarà più “semplice”, anche se la sua mancanza la sentirai. Ma ci saranno anche tanti, tanti momenti in cui sentirai prepotentemente la sua presenza. Ti penso, cara.

  3. mi hai davvero commosa..emozionata. Mi sentivo vicino a te. Poi non chiedermi perchè ..e perdonami la banalità ma ho pensato che tutto qs dolore ti porterà qualcosa. Di davvero bello e nuovo. L’ho sentito tanto. se posso darti un consiglio non preoccuparti di quelli che non chiamano. A volte si sbaglia per pudore, si pensa che tu abbia giustamente bisogno di tempo. Se senti il bisogno di piangere fallo…così come se hai voglia di chiamare. Ho sempre pensato che qs grandi dolori dovessero insegnarci a non arrabbiarci. A vivere il meglio possibile la vita. Anche per rispetto a chi non c’è più…La storia del signore della cantina e dei due bambini mi ha toccato. ti abbraccio

  4. Cara Sandra, purtroppo la maggior parte delle persone sente questo spasmodico bisogno di giudicare. Io ho pianto molto poco, quasi nulla, ed anche questo non andava bene.
    Non esistono metri di giudizio, se non quello che ciascuno prova. La morte di un genitore tocca corde molto particolari per ciascuno di noi, corde a volte scoperte, a volte insospettate. È un dolore che va elaborato e vissuto in maniera adeguata e nessuno può dirti come devi farlo. Poi ė normale ci sia chi si preoccupa, chi ti vuole bene e tema tu non riesca a superarlo, ma nel contempo circondati come stai facendo di persone che ti lasciano soffrire, un gran bel dono.
    Quanto a chi non si fa sentire, a volte molti non sanno che dire e dimenticano la magica opzione di star vicini senza per forza dover dire, non tutti ci riescono, queste esperienze ci allenano anche alla pazienza.
    Un abbraccio

  5. Credo che tu abbia tutto il diritto a vivere il tuo dolore non modo che ritieni giusto. Meglio apparire distrutta che tenersi tutto dentro e implodere poi nello stupore generale. Piangi tutte le volte che ne senti la necessità, il tuo papà è l’unico a cui devi rendere conto e di certo lui da Lassù ti sorride.
    Non preoccuparti troppo neppure delle persone. Alcune semplicemente, non sapranno trovare le parole o pensano che tu abbia bisogno di stare con la tua famiglia.

    Un abbraccio forte forte

  6. in questo caso è difficile capire come comportarsi… c’è chi pensa che è meglio starti vicina e chi epnsa di disturbare… io non so mai cosa fare epr esempio… e alla fine penso di disturbare!
    perchè ognuna vive il dolore a modo suo… ci sono troppe variabili… posso dirti è giusto o sbagliato ma non sarebbe vero… sarebbe solo la mia idea…
    io per esempio ho pianto pochissimo… ho ripreso ad andare a scuola il giorno dopo il funerale… ho ripreso a fare tutto… perchè come ha detto mia mamma “dovete continuare la vostra vita papà vorrebbe così… avete 18 anni!!!”
    passerà sandra… quando sarà il TUO momento.
    un abbraccio

  7. So bene di che tipo di persone parli purtroppo. Con il tempo ti auguro di riuscire a concentrarti solo sul tuo mondo, sul tuo dolore, sulle tue sensazioni, e non lasciare che estranei (e anche io ho imparato proprio nel frangente uguale al tuo che a volte estranei lo si è più tra chi è legato in qualche modo a noi, o dovrebbe esserlo, che non amici colleghi o conoscenti) turbino i tuoi spazi. Ma ti avverto il giorno che ti accadrà sarà quando davvero non ti interesserà più nulla di loro: non sentirti in colpa o ferita quindi, perché ora forse ancora ti importa qualcosa e speri…tutto sommato questa fiammella, per quanto debole, è mille volte meglio del nulla. Perché quando scende il gelo nel proprio cuore, per gli altri è chiusa la partita ed è un processo irreversibile. Chiediti solo se tuo Padre sarebbe contento di vederti così e cosa direbbe per consolarti, impara ad ascoltarlo lo stesso, anche se comunica in maniera diversa ora. Ti stupirà la sua risposta. Un abbraccio! Daniela

  8. Cara amica mia, le persone hanno un grande problema. Hanno il terrore della depressione e cercano di evitarla in tutti i modi – ovviamente peggiorando le cose e magari sviluppando attacchi di panico. Per fortuna qualcuna te l’ha gia’ scritto, due settimane, un mese, sei mesi, sono tempi normali per un lutto. Quando mori’ mio padre – e non il gatto – quell’idiota che avevo sposato mi disse Si’ ma ora basta piangere, stai cadendo in depressione!
    Erano passate appena due settimane.
    Cara amica mia, prenditi i tuoi tempi, crogiolati pure nel dolore, che quando papa’ era in vita hai dovuto mostrarti forte. Non accade nulla, non vai in pezzi. Se gli altri hanno un problema, fatti loro.

  9. Nessuno può permettersi di dire ad una persona che soffre, come soffrire. Ci sono tempi, fasi, elaborazioni ed ognuno ha i suoi. L’elaborazione del lutto è una delle cose più difficili al mondo che plasma e ci trasforma. Non sentire Sandra le cose sciocche e senti solo quello che ti fa bene. Le visite al tuo papà, una preghiera o buttarti a capofitto in qualcosa che ti renda serena. Fosse anche fare torte. Qualunque cosa va bene purché tu lo senta vicino e riesca a trovare la strada per convivere con questa assenza che assenza non è. Un abbraccio.
    Raffaella

  10. Sono con te, vicina a te, nel cuore, nella mente, nell’anima lacerata. Ho subito anche io un lutto il 29 Aprile….e’ triste, dura, difficile, straziante. Una mia amica virtuale mi ha girato uno scritto di S.Agostino…..e’ lungo e commovente . Un passaggio recita cosi: “Sono solamente passato dall’altra parte…..e’come fossi nascosto nella stanza accanto” …piango ogni volta leggendolo ma mi aiuta molto a riappacificarmi con la vita, che continua fortunatamente ed inesorabilmente ad andare avanti e a travolgermi. Ti abbraccio forte, forte.
    MaryA

    • Un abbraccio forte anche a te cara MaryA. Conosco il pezzo credo, è quello della stanza di sopra, quella più vicina a Dio. Sono lì ora, ma anche qui, anche nelle cose belle che continueremo a fare per noi e per onorare la loro vita. Però è triste.

      • Si, e’ triste, ma adesso, in questa tristezza mi ci ritrovo, mi riscalda e mi tiene vivo il ricordo, ma quando tutto sarà sopito, allora troverò qualcosa di più positivo e lo condividerò con te. Siamo anime delicate e sensibili, e i sentimenti che ci pervadono, sono per noi devastanti, nella gioia e nel dolore e non possiamo far altro che aspettare che tutto passi…..
        Bacio.

  11. Conosco perfettamente questo dolore e due settimane non bastano per lenirlo. Il tempo è di aiuto certo, ma ho imparato che anche dopo anni quella stessa sofferenza si riaffaccia, forte e chiara, anche quando siamo convinte di aver imparato a conviverci.
    Come per l’amore, esistono tante forme di dolore. Lo sai tu, lo so io.
    Cara, carissima Sandra. Prenditi il tempo che ti serve e non badare agli altri.
    Ti abbraccio con tanto affetto.

  12. ognuno ha i propri tempi e le proprie reazioni, non c’è un codice di comportamento, tu secondo me sei molto “consapevole” di quello che stai provando, e credo sia l’approccio (anche se approccio non è il termine che esprime questa cosa….uff…i sinonimi…..) che ti lascerà comunque più serena e che ti consentirà di avere sempre nel cuore tuo papà, senza però più soffrire…….
    non so mica se si capisce cosa volevo dire….
    in ogni caso ti mando un abbraccio affettuosissimo e…..sono già entrata nel cortile di via Sapri mia scrittrice preferita

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