Se pesco chi un giorno ha detto che il tempo è un gran dottore lo lego a un sasso stretto stretto e poi lo butto in fondo al mare (cit.)

Forse varrà per gli amori finiti, ma non per le radici.
Non per la malattia, non per chi la famiglia l’ha vissuta tanto e a lungo, il bene non si misura certo in quantità, ne convengo, ma si cesella ogni giorno col quotidiano, con la presenza, con la costanza. E allora non passa, non ci sono tempi, dottori, cure o medicine. Non è che non si viva, non è che non si vada avanti, non è che non si facciano risate. La vita prende il sopravvento, è ovvio, perchè devi lavorare e questo fa scaturire tante cose, ci pensate? Alzarsi, rispettare capi e orari, arrabbiarsi coi clienti lobotomizzati, scegliere dove pranzare. C’è la casa, e quella è un grosso impegno per chi ha il mio carattere (colf inside). C’è l’orso marito e tanti altri affetti. C’è che scrivo emmenomale, ma ciò che pensavo i primi giorni è ancora intatto, senza frammenti di pensieri ridimensionati e un pelino meno di sofferenza. Io non sono più quella di prima, non c’è nulla da spiegare, da capire, da psicanalizzare, da correre ai ripari, da superare, da elaborare. Potrei, potrò da oggi in poi vivere la più meravigliosa delle esistenze, ma una parte di me sarà sempre ancorata a quel letto, non è questione di volontà, è così e basta. E’ come essere obiqui, a volte mi sintonizzo su quella stanza, altre su ciò che sto facendo in quel momento.

Ma soprattutto per me non è un problema stare così e mi auguro che non lo sia per chi mi circonda. “Il dolore va attraversato” mi ha detto la psicologa dell’hospice, nel dolore ci si bagna ogni giorno, lo si attraversa sì, ma la sponda che si raggiunge non è quella dalla quale si è partiti, ed è questo che fa la differenza.

Questo post rimembranza in realtà l’ho scritto prima delle vacanze, e le vacanze sono state molto più benefiche di ogni previsione, però avendolo pensato e messo in bozza non voglio cestinarlo, nè tenerlo per me. Perchè tutti prima o poi affrontiamo la morte dei genitori, è l’ordine naturale delle cose, la tristezza estrema è il contrario: perdere un figlio, tuttavia rimango convinta che accompagnare alla morte un genitore in scadenza, sia diverso. C’è la consapevolezza e il temere che lui sappia/capisca non è un carico da poco, anzi, e questo per fortuna non tutti lo vivono. Senza classifiche, ma mi pare un piglio realistico alla malattia e al vissuto.
E questo mi è rimasto molto addosso, i mesi dell’hospice, le sue ultime settimane a casa, l’illusione di avere ancora un’estate abbastanza buona per noi in Valtellina.
Rabboccare le energie in Puglia mi ha aiutata tanto, ero davvero sfinita anche fisicamente, papà mi manca da matti, ma è così e sono orgogliosa di come ho affrontato tutto.

Tre mesi che mi guardi dal cielo papà, il tuo sorriso è il mio faro.

Annunci

7 thoughts on “Se pesco chi un giorno ha detto che il tempo è un gran dottore lo lego a un sasso stretto stretto e poi lo butto in fondo al mare (cit.)

  1. “La sponda che si raggiunge non è quella dalla quale si è partiti, ed è questo che fa la differenza”. Esattamente… e mentre lo si attraversa, il viaggio sembra (ed è) lungo e faticoso, l’altra sponda lontana e in ombra. Eppure, lentamente, inesorabilmente, si fanno piccoli, lenti passetti che ci trasformano.
    Il tempo trascorso è ancora così poco e tu hai alle spalle non mesi, ma anni colmi di eventi che ti (vi) hanno messo a dura prova… Sii indulgente con te stessa. Ti mando un abbraccio grande e forte.

  2. Sandra… datti tempo… sono solo 3 mesi dopo anni di sofferenza!
    Andrà meglio… anche se ognuno la vive come vuole… quindi è soggettivo questo “meglio”. In ogni caso…si… la vita continua… inesorabilmente! (e con le differenze)
    Un abbraccio

  3. Sante parole Sandra e questo fa davvero pensare che tu stia facendo un ottimo lavoro con te stessa. Non si torna indietro e un evento del genere segna la vita; un dolore del genere non passa, credo, si impara a conviverci.
    Un abbraccio, Francesca

  4. Sandra, darling, ti abbraccio forte e terro’ presente questa tua riflessione sulla sponda che non e’ mai la stessa. Ha ragione Simona: datti tempo, sono stati anni duri…Bacini

  5. E’ dura affrontare la morte di un genitore; con loro se ne va una parte importante di noi.Il dolore dell’assenza cambia con il tempo, diventa meno intenso. Come dici anche tu, la vita prende il sopravvento. Ma spesso riaffora la voglia di risentire quella voce, di ritrovare quel sorriso. Io chiudo gli occhi e mentalmente rivivo tutto. Ti abbraccio forte Sandra, sono convinta che tuo padre ti guardi sorridendo ogni giorno e che sia veramente molto orgoglioso di te.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...