La bussola dello scrittore (e altro)

Non andrò al corso. Mi pare imprudente uscire di sera, con i mezzi di superficie oltretutto che non sai mai quanto li aspetti. Fortuna vuole che la morsa del mal di testa sia stata la prima ad abbandonarmi, così oltre a dormire uno numero spropositato di ore e a sentirmi comunque uno straccio, sono riuscita a scrivere. Contrariamente a quanto deciso, essendomi trovata spiazzata dal virus, non avevo stampato il manoscritto, per cui ho cominciato a lavorarci a video, non è stato malaccio, perchè così la prima stampa sarà già migliore. Sono contenta, mi pare di essere a buon punto, c’è ancora tanto da lavorare, ma pensavo di essere messa peggio sul problema principale: la fusione di due storie che temevo non fossero amalgamate. Ho agito sulle macro-magagne quali: frasi zoppicanti, buchi inaccettabili, coerenza generale.

Ho ragionato molto anche sul fatto che questo probabilmente sarà il mio ultimo romanzo. Chiaramente non posso prevedere il futuro, magari tra un mese mi viene una folgorazione/ispirazione galattica, ma il prezzo da pagare è piuttosto alto: attese, gente orribile, tempo, tanto tempo da dedicare non alla scrittura in sè, ma al contorno. “Un figlio da lontano” che in tre giorni ha ricevuto due rifiuti e grazie davvero agli editori che rispondono, e pure in tempi rapidi, ma è un lavoro che merita sul serio, e non so più dove sbattere la testa. Certo, ho incontrato anche persone meravigliose, che restano, che sono certezze nella mia vita non solo di scrittrice, e chi lo nega? 😀  Se così non fosse avrei smesso da un pezzo, anche solo di provarci. Proprio in virtù di ciò, questo romanzo deve essere perfetto. Allora visto che oggi niente lezione, possiamo ripassare insieme quanto imparato fino a ora. Si tratta della bussola, divisa in 12 elementi, che deve sempre essere tenuta presente quando si scrive un romanzo, senza però che questo strumento ci paralizzi. Li ho elencati, con una piccola spiegazione e li ho individuati all’interno del testo, che per semplicità, ma è una definizione estremamente riduttiva, d’ora in poi chiameremo “il romanzo di Natallia”.

Eccolo:

Committente: colui che dà l’incarico di scrivere la storia (più spesso sarà l’autore a doversi cercare un committente-editore). La mia agenzia letteraria.

Narratore: colui che narra la storia. Claudia quarantenne milanese, sposata con Gabriele.

Patto fiduciario: accordo morale tra scrittore e lettore, non deve mai essere spezzato, pena l’interruzione della lettura. Scriverò sempre commedie in bilico tra dramma e ironia, attuali, verosimili, con gente “normale.”

Narratario: a chi si rivolge il narratore. Per intenderci basta pensare, di una casa: locatore/locatario. Le mie utentesse di Montegalda, penso sempre se sarebbero soddisfatte di questa nuova storia.

Fabula: cronologia degli eventi. Preferirei non rivelarla ma è chiara in me.

Intreccio: lo sviluppo della fabula, con flash back, salti, omissioni di alcuni passaggi.

Sistema di segni: un linguaggio comune, la lingua, la scelta di vocaboli. Raro uso di parolacce, stile molto diretto.

Tecniche di rappresentazione: molto sottile il confine con la voce precedente. Scelte stilistiche quali la divisione in capitoli. Romanzo in tre parti, no capitoli.

Conflitto: alla base di ogni storia, lo scontro tra due o più forze, personaggi, ambienti. Conflitto interiore e con le fatiche della vita.

Contendenti: le parti del conflitto. Claudia e la mancanza di figli, Claudia e la gestione di Natallia, Virginia e l’immigrazione, la fame.

Media: romanzo, cinema, serie Tv, fumetto. In qualche ambito lavoriamo? Concreto richiamo alla realtà, se stiamo scrivendo un romanzo è inutile fare voli pensando a quanto sarebbe figo Argentero come protagonista, restiamo sul libro! Il film probabilmente non lo faranno mai.

Cornice: perimetro invisibile di coerenza entro quale muoversi, va dichiarato nelle prime righe. E’ una commedia agrodolce, non è che a un certo punto possono arrivare gli UFO.

Questo schema rimane a disposizione dei mie lettori/scrittori: se vorranno potranno copiarlo e diffonderlo, le parole di descrizione sono infatti mie, non dell’insegnante.

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22 thoughts on “La bussola dello scrittore (e altro)

  1. Mi piacciono tanto questi dettagli tecnici… anche se l’arrivo degli ufo secondo me è un bell’espediente da non sottovalutare 🙂
    Sul prossimo libro.
    Ci sarà, non ci sarà? E chi lo sa.
    Secondo me è un pochetto l’influenza che ti sta influenzando (hahaha)
    Credo che quando una storia vorrà uscire fuori tu non potrai far altro che aprire la porta.

    • Sono particolarmente contenta quando non addetti ai lavori si interessano a posto molto di scrittura. Sugli UFO vedremo e pure sul 5^ romanzo, c’è da dire che ho compresso molte storie in pochi mesi ultimamente, e che buona parte di ciò che mi accade come scrittrice non lo riporto qui, ecco è un prezzo un po’ altino quello che sto pagando. Tante suole di scarpe consumate, voglio dare le “chance” migliori al romanzo di Natallia, e poi farmi almeno una luuuunga vacanza, mettiamola così, vacanza che potrebbe durare per sempre. Vado a bermi almeno un the. Zero fame in questi giorni, gran vantaggio, sia detto.

  2. pensa che io la fabula e l’intreccio li ho “conosciuti” grazie al mio prof di Italiano al biennio del linguistico… il primo anno abbiamo “sezionato” I promessi sposi… non solo con fabula e intreccio… ma con tutto quello che si può immaginare (dalla divisione in capitoli alle figure retoriche etc)… credo di essere stata fortunatissima ad avere quel prof… e anche altri… non tutti… ma non mi lamento… e li è nato l’amore per la scrittura… dopo quello per le lingue e la storia dell’arte e disegno… che poi mi ha fatto fare giornalismo e la giornalista…. bei tempi! grazie per avermeli fatti ricordare! riguardati 🙂

    • Fabula e intreccio infatti e il tuo commento lo conferma, sono di sicuro gli elementi più conosciuti. Anch’io li avevo già studiati, gli altri invece no, grande novità. Adoro le figure retoriche poi. Bei tempi, sì, ma anche questa tua nuova strada non è male, no?
      😀

  3. Mi sembra di leggere molta stanchezza tra le righe, forse neanche tanto tra le righe. Sarà che si vede che tieni tanto a questo romanzo. A volte me lo dico anche io, questa sarà l’ultima storia che scrivo, mi sono stufata di combattere. Ma sono sicura che continuerai, così come continuerò io… Superata la stanchezza, scrivere resta un bisogno interiore, qualcosa che ci fa star bene. Il contorno è la parte peggiore!
    Interessante il tuo elenco, alcuni termini non li conoscevo.

    • In effetti sì c’è molta stanchezza fisica proprio, la scrittura è stata molto consolatoria in questo anno davvero drammatico, ma certe fatiche si pagano.
      Sono successe cose per cui davvero mi chiedo se non sia peggio perseverare, affossando l’appagamento che sto avendo con “Ragione e pentimento” che rimane grande, in cerca di qualcosa di ancora migliore. Sono contenta che l’elenco ti piaccia e spero ti torni in qualche modo utile.

  4. Finché ci sono cose che premono per uscire sarai costretta a scrivere, e poi, scusa, le nostre utentesse me le vuoi abbandonare, me le vuoi? Non si fa, o come diceva una delle mie nipotine “no, gnente, no!” Tanto per capire quanto e’ malleabile.
    Un bacio e stammi bene in fretta
    Chiara

    • Mi auto aggiungo che l’elenco che hai postato è molto goloso per chiunque ami scrivere. Dovrei riguardare il “romanzo” che ho nel cassetto alla luce di quanto hai scritto, ma del resto è finito e fermo da almeno una decina di anni, dovrei essere, ora, abbastanza distaccata da riscriverlo da capo risolvendo un sacco di pasticci che già conosco ;).

      • 10 anni? Sì direi che lo stacco c’è! Allora cosa aspetti?
        PS. sì, per le utentesse mi spiacerebbe eh, mica per niente le ho elette a narratari ufficiali.

  5. Interessante la tua bussola. La terrò presente se mi pungesse vaghezza di scrivere un romanzo. Cosa di cui dubito molto, credo sia più possibile che raggiunga l’altra sponda dell’oceano, a nuoto ovviamente!

  6. Imparo sempre termini nuovi, anche dopo tanto tempo passato a bazzicare tra i manuali di scrittura. Credo che sia giusto, ogni tanto, fare il punto della situazione e non sentirsi tenuti a continuare sulla stessa via solo perché la si è percorsa per tanto tempo. Dopo, magari, salta fuori il motivo centrale per cui la si è percorsa, e allora finisce che si torna a scrivere… 😉 Auguri per la salute!

    • Figurati io, dopo 7 corsi di scrittura ancora lì con la bocca spalancata per la sorpresa di fronte a molti termini e concetti. Grazie, mi sento guarita, solo un robino in gola. Bacione

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