Cosa posso ancora chiedere alla mia scrittura # 1 Prequel

L’importanza del mio lamento per i blog in stallo trova conferma quando invece molti blog pubblicano post interessanti, che stimolano idee, non solo per questo spazio, ma per farmi riflettere. E questa settimana è andata proprio così, al punto che parto oggi col presentarvi questa carrellata di post “coming soon” dal titolo appunto “cosa posso ancora chiedere alla mia scrittura.” Badate bene, ho detto “scrittura”, non “editoria”, proprio perché siamo tutti un po’ stanchi di parlarne male, tanto lo sappiamo, come non vanno le cose. All’editoria non chiedo nulla, perché, salvo rare eccezioni, è morta, e quindi con un cadavere è difficile avere uno scambio.

Ringrazio chi mi ha ispirata, non linko i post, ma sono a disposizione per farlo se qualcuno nei commenti mi chiederà informazioni. E sono: Bookblister con un post sul “fare”, Appunti a margine che ha parlato di energia, Lucy che invece ha riflettuto sul suo umore sotto i piedi a causa di comportamenti poco belli in rete, Tenar per diversi post a tema scrittura, Sara F. infine con la sua esperienza col self publishing.

Il mio primo pensiero è stato che la scrittura è troppo parte integrante della mia vita, per poterla abbandonare a causa di un sistema editoria al tracollo. Ricordo il giornalino delle elementari “Il telegrafo” tutti scrivevano pensieri di mezza paginetta: qualcuno racconta una gita, Laura M. va al cinema a vedere King Kong, Marco S. invece va a giocare a bowling. Io creai una lunga storia a fumetti (non disegno particolarmente bene ma all’epoca mi piaceva tantissimo!) con Pisellino (il bimbo di Braccio di Ferro, credo sia scomparso!) che va al Luna park. Un successo pazzesco. A nessuno era venuto in mente di inventare delle tavole a fumetti! Facevamo poi giornalini a tema per diverse ricerche, o esperienze, chi voleva proponeva la propria copertina, altri il titolo e si votavano democraticamente. I titoli che vincevano erano sempre i miei. “I funghi e la loro vita.” “12 giorni ad Andora” due esempi. Alle medie studiammo la mitologia e in particolare approfondimmo la storia di Teseo a Arianna, l’insegnante di educazione artistica chiese di disegnarne una scena, io disegnai l’intero dramma in chiave moderna. Arianna vede Teseo per la prima volta: le misi in testa un fumetto che diceva “che carino!” E ancora la spasmodica attesa di andare in una certa cartolibreria a Morbegno con papà, a scoprire quali nuovi romanzi della collana “ragazze oggi” fossero usciti. Risparmiare per comprarli tutti.

Tutto questo fa troppo parte di me. Mi contraddico dicendo quasi ogni giorno “basta, smetto di scrivere.” Ma che cavolo dico? 😀

Alla mia scrittura posso quindi chiedere di farmi stare bene, come ha sempre fatto da quando ne ho memoria.

In questi post che pubblicherò da lunedì, vedremo insieme come. Spero possiate anche voi trovare spunti.

Buona domenica!

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20 thoughts on “Cosa posso ancora chiedere alla mia scrittura # 1 Prequel

      • Se ti interessano ancora quei fumetti, un editore specializzato nel circuito delle fumetterie sta ripubblicando quelle vecchie storie (qualche mese fa, Geppo, credo che nei prossimi mesi salterà fuori qualcosa di nonna Abelarda). Un po’ più costosi di allora, ma anche in volumi più grossi dei vecchi albi e con carta migliore, almeno presumo!

  1. Che bel post.
    L’editoria, lo sappiamo, sta messa maluccio. Ma noi non scriviamo per l’editoria in quanto tale, scriviamo per comunicare.
    Da molto tempo, ormai, mi sono liberata dell’idea di vivere di scrittura e pure di guadagnarci. L’obbiettivo economico è non andare in perdita e già, se si fanno i conti della serva con la benzina per andare alle presentazioni, cene e pranzi fuori, si fa fatica a stare in pari.
    Eppure, da quando ho abbandonato gli obiettivi economici sto meglio. Racconto le storie che voglio raccontare. Se vengono pubblicate al primo colpo bene, in caso contrario qualcun altro prima o poi le adotterà. Se non le adotterà nessuno si vedrà, insomma, non ho neppure 35 anni, qualcosa mi inventerò.
    Alla mia scrittura chiedo in primis, per me, un viaggio interiore e poi una restituzione sotto forma narrativa di quel viaggio da dare agli altri. Che siano dieci o mille i lettori che si emozionano per le mie storie alla fine poco importa. L’importante è che ci siano. Ieri ho visto su Amazon una recensione nuova al mio romanzo. Il nikname non mi dice nulla, quindi non dovrebbe essere un amico o un parente, ma un lettore che ha letto e ha apprezzato al punto da volerlo far sapere agli altri. Alla mia scrittura non posso chiedere di più.

    • Economicamente ahaah figurati io che ho pagato il primo editing e sto ancora combattendo con rendiconto farlocchi! Ogni lettore non parente è davvero un dono, qualcosa al quale, in fondo, ho ambito ma non era mica detto che arrivasse, invece è arrivato, e si è moltiplicato, sì sono felice! Grazie per questo lungo commento e tutti gli spunti che sempre mi dai.

  2. Parlando per me… Scrivo, ad esempio, per capire me stessa, per dirmi quelle cose che non dico neanche nel silenzio della mia testolina bionda. (Che non è vuota, nonostante il colore ;-)). Scrivo per dire le cose, anche a quelle persone che non leggeranno mai (e poi ficco gli scritti nei libri, me li dimentico e li presto ai destinatari degli scritti, ma questo rientra nelle figure da cioccolatino, più che altro), scrivo per uccidere persone a cui voglio bene ma sono ingombranti, o per trasformare in assassini persone che mi hanno fatto sputare sangue e so che è servito a (troppo) poco. Se penso che in un racconto perduto avevo ucciso quella che ad oggi è mia cognata (all’epoca avevamo litigato), mi vien quasi da ridere. Comunque in questo periodo io blog funge da massimo della scrittura, e posso comunque dirmi soddisfatta. Prima o dopo potrei ambientare un bel giallo in biblioteca, e nei meandri del palazzo, ti pare Sandra? E la mia amatacollega potrebbe fungere da morto o da assassino, a seconda del mio umore.
    Quindi… Scrittura come terapia ;-). Bacio

    • “Morte in biblioteca” credo sia un romanzo di Agatha Christie,in ogni caso sì, il materiale c’è, mi raccomando alle utentesse, ho idea che come testimoni sarebbero utilissime! Scrittura come terapia? Oh, non sai quante volte l’ho sperimentata. Un bacione a tutta Montegalda.

  3. @ Daniele, commento un po’ sopra. GRAZIE! Io ho un Geppo uscito credo circa 5 anni fa, una riedizione speciale. Per il resto tutti perduti. Mi informo. Alcune storie le ricordo alla perfezione e sarebbe bello ritrovare proprio quelle.

  4. Mitico Pisellino, era uno dei personaggi più belli del fumetto!
    Hai menzionato Morbegno, la conosco benissimo perché ci vive una mia carissima amica, e in Valtellina ho trascorso varie estati.
    Per quanto riguarda l’editoria, che dire? Anch’io ormai calcolo che, quando vado in pari con le spese per le presentazioni e ho un buon riscontro, posso reputarmi più che soddisfatta!

    • I miei nonni erano di Delebio e io ho la casa delle vacanze ad Andalo Valtellina, 7 km prima di Morbegno. A Morbegno si va sempre, per un giro, un gelato, un aperitivo, il centro storico è incantevole. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda Cristina, alla fine siamo soddisfatte, anche senza essere ricche e famose.

      • Morbegno è un gioiellino, hai ragione, e ho fatto anche delle visite guidate ai palazzi. Poi non parliamo dello scenario con le montagne tutt’attorno e il lago a breve distanza. Per quanto riguarda l’editoria, rispolvero la saggezza popolare: “Cuor contento il ciel l’aiuta”. 🙂

  5. Non puoi smettere di scrivere! Se no devo smettere di vantarmi di avere un’amica scrittrice (che fa tanto figo!) 😉
    No, la motivazione per cui non puoi smettere è un’altra!
    Adoravo Pisellino 🙂

    • ‘sto Pisellino (anvedi cosa sono riuscita a tirare fuori!) era buffo perché vestiva solo con le tutine. Poi non si capiva bene il ruolo. Però a quanto vedo piaceva a tutti. Io credo che quando i tuoi interlocutori scoprono chi sia la tua amica scrittrice, diranno “ma chi è?” 😀

  6. beh una cosa di te (che scrivi benissimo e lo sai! in me riesci a “evocare” le immagini giuste, e per me è una dote fondamentale in uno scrittore) mi stupisce e mi provoca una puntina d’invidia (invidia buona, eh?)…..come fai a ricordarti tutte quelle cose che scrivevi o disegnavi (!) quando andavi a scuola???? io ho il buio assoluto della mia carriera scolastica….. quindi scrivere=allenare la memoria! devo studiare!

    • Io ho una memoria pazzesco in tutto, poi il tempo della scuola per me è stato un tempo davvero felice, ricordo molto altro. Però tipo sabato ho detto a mia sorella “quando sto per arrivare ti mano un sms” seeeeee mica mi sono ricordata. Ho citofonato e lei “non ho ricevuto il messagio” Dio bono, mica gliel’avevo mandato! Sempre grazie per i complimenti, Del resto la tua mollettina “alla mia scrittrice preferita” è qui sulla scrivania e mi ricorda ogni giorno che sei una grande fan! 😀

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