Cosa posso ancora chiedere alla mia scrittura # 2 Self publishing? No, grazie

E’ venuto il momento di prendere una decisione definitiva circa l’auto pubblicazione dell’albo “Un figlio da lontano”. Ho valutato ogni singolo dettaglio e deciso che non m’interessa perché:

– non ho le competenze informatiche necessarie

– non ho voglia di imbarcarmi in questioni amministrative sulla rendicontazione dei diritti

– non ho soprattutto intenzione di mettere il mio lavoro in un pentolone dove, ahimè ogni giorno, grazie alla possibilità di leggere le prime pagine gratuitamente, trovo roba immonda.

Sull’aspetto della promozione, considerato quanto ho fatto da sola con “Frollini a colazione” nonostante avessi un editore, non sarebbe un grosso problema rifarlo per un nuovo libro, ma i tre punti precedenti hanno avuto la meglio sulla decisione. Soprattutto il terzo. A tal proposito vi racconterò un curioso aneddoto, mai rivelato prima. Nel periodo di circa un anno e mezzo (quasi due) tra l’ottima valutazione di “Ragione e pentimento” da parte di Chiara Beretta Mazzotta, e la pubblicazione con goWare, brancolammo entrambe alla ricerca di un editore. Di sicuro scrissi qualche post lagna, tanto che una mia lettrice mi scrisse in privato per dirmi di avere la persona giusta per me. Non era una vera blog amica, non si era creato alcuno scambio, pochi commenti, non ricordo neppure il suo nome. Immaginai volesse propormi il nome di un/una agente; mi mise in contatto con una persona che mi chiese 50 euro per farmi da tramite con diversi editori, sicura che una pubblicazione sarebbe arrivata. Senza aver letto il mio romanzo. Raccolsi qualche informazione su di lei. Non era un’agente, 50 euro non rappresentavano il prezzo per la lettura del manoscritto, non aveva né una P. Iva, né un tariffario per i diversi servizi. Rifiutai. Le sue mail divennero più insistenti e aggressive, arrivò a offendere Chiara: smisi di risponderle e l’accaduto divenne una simpatica storia per intrattenere gli amici: “quella dei 50 euro!”. Mi dimenticai della cosa. Qualche giorno fa, pattinando in rete, trac. un suo romanzo. Self pubblicato. Ma come? Non conosceva un sacco di editori? Possibile che nessuno tra questi le abbia proposto un contratto a 5 stelle? Leggo una parte dell’estratto, la trama non mi piace, ma va a gusti; subito un grave errore di grammatica: soggetto singolare, verbo plurale. Cominciamo alla grande. Poco più avanti scade quasi nella pornografia. Chiudo.

E penso che il self publishing purtroppo è anche questo. Probabilmente non solo questo, ma fondamentalmente un’occasione perduta: in nome di una maggior libertà, caratteristica stupenda dell’autopubblicazione (cedere i diritti significa affidare il proprio materiale a chi poi lo gestirà, vuol dire in definitiva che il libro è un po’ meno dell’autore), ci si mischia a prodotti come questo. Manco morta 😀 Pubblicare è la moda del momento, perché non farlo? Col self publishing tutti scrittori. Circa.

E allora cosa facciamo con “Un figlio da lontano”?

Lo scopriremo alla prossima puntata, stay tuned.

9 pensieri su “Cosa posso ancora chiedere alla mia scrittura # 2 Self publishing? No, grazie

  1. Se penso alla quantità di lavori che ho nel cassetto e che, probabilmente, lì rimarranno, mi sale l’angoscia. Però il self, almeno per il momento, non fa per me, proprio per i motivi che hai descritto.
    Un grande in bocca al lupo per “Un figlio da lontano”.

  2. Il problema del calderone che contiene roba immonda non credo sia risolvibile, purtroppo. Hai un bel da dire che tra i tanti autori autopubblicati alcuni sono validissimi. Sì, ma come li distingui dagli altri? Non mi meraviglio che i lettori si tengano alla larga. Io stessa lo faccio.

  3. 50 sfumature di Euro? My god, che mondo di disperati!
    Hai fatto la scelta giusta anche per me che non conosco il mondo dell’editoria (se non attraverso le tue parole)… così a intuito.

      • Magari le potevi “riciclare” per costruire un personaggio in un nuovo romanzo. Non buttare via niente! 😉

  4. I primi due problemi non li vedo insormontabili, anche se per fare le cose fatte bene occorre lavorarci (parlo dell’epub soprattutto). Il terzo invece lo capisco, infatti è attualmente la questione che più mi frena. Non ho ancora preso una decisione radicale, anzi sono fortemente tentata.
    Però ti dico una cosa fuori dal coro: è vero che finisci in un calderone dove c’è di tutto, ma ormai le persone ti conoscono, sanno come scrive Sandra Faé. Chi ha letto gli altri libri, ti leggerebbe anche ora, a prescindere dall’editore o dal non-editore.

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