Cosa posso ancora chiedere alla mia scrittura # 3 Perché diavolo non mi rassegno al fatto che “Un figlio da lontano” non sia pubblicato?

Ho scritto i testi dell’albo “Un figlio da lontano” mentre stavamo sostenendo i colloqui con la Asl, atti a verificare la nostra idoneità alla genitorialità adottiva. Sappiamo come è andata. Conosco persone che hanno talmente paura a confrontarsi con il loro passato, da aver resettato tutto, persino le amicizie che ricordano i loro fallimenti, anche se poi ne sono uscite. Io non sono così. “Un figlio da lontano” è uno dei risultati della mia esperienza cognitiva dell’adozione, è parte di un percorso che non posso, né voglio dimenticare, anche se a pensarci non è che divento proprio Miss Allegria 😀

Voglio pubblicarlo perché lui è me!

Voglio pubblicarlo perché è un buon prodotto. Certo, nessuno ammetterebbe mai il contrario, ma il manoscritto, ancora senza illustrazioni, è stato molto apprezzato da due editori con un catalogo stupendo, al punto che uno mi contattò il giorno dopo averlo ricevuto; il-giorno-dopo, li conosciamo i tempi dell’editoria! E volle vedermi, fortuna che era di Milano, occhei, non se ne fece un tubo, le solite menate di mercato. Non ci rimasi tanto bene, però voglio prendere il bello di questa esperienza. Durante l’incontro fu sollevato il problema che forse non avrei gradito le immagini che i loro illustratori avrebbero creato. Alla fine decisi di farmi fare pure quelle,  per proporre un albo completo. Cinzia secondo me ha fatto un capolavoro, in perfetta sintonia con le mie parole. Ma non va lo stesso.

Questo albo mi fa stare bene, lo guardo e sorrido, penso “caspita, che bello!” Penso a mio nipotino che quando ha conosciuto LeLe, il bambino adottato da una coppia di amici di mia sorella, non si capacitava da dove fosse arrivato, e perché mai non era un neonato. E il mio albo avrebbe potuto dargli le risposte giuste, perché io, grazie al mio percorso, conosco la verità narrabile.

L’altro dei due editori citati prima non lo pubblicò per limitate risorse economiche, anche se si occupa proprio di famiglie fuori dall’ordinario, è infatti una casa editrice fondata da due donne, lesbiche, compagne di vita e madri di una o più bambini (non ricordo). Hanno ispirato il personaggio di Giorgia, in “Cene tempestose”. Nel frattempo il loro catalogo si è espanso, e io ho pensato di proporre di nuovo il lavoro, ora che ha anche le figure e non sarebbe necessario pagare un illustratore a parte. Ho un po’ cassato l’orgoglio, va detto, ma i loro libri sono davvero belli, e c’ho provato. Rispondono in un paio di mesi, che non è tantissimo. Non è detto che vada, no, proprio per niente. E se non andasse?

Mi sto facendo fare un preventivo per stamparlo, una versione con carta patinata, copertina rigida, una roba figa. Sull’ISBN ci sto pensando, costa 80 euro, senza non si può commercializzare (a meno di ehm venderlo di straforo a gente che non corre a denunciarti!) Per la distribuzione non ho voglia di imbarcarmi in spedizioni, ammesso che qualcuno desideri acquistarlo, perché a quanto pare la posta appena legge il mio nome, trac perde qualcosa; certo esiste la raccomandata, ma alla fine quanto verrebbe a costare? Insomma, la distribuzione sarebbe un problema. Ma qualche idea me la farò venire: lavoro da uno spedizioniere con filiali in tutta Italia, per cui potrei fare un pacco a costo zero da mandare es. all’ufficio di Altavilla Vicentina e poi le blog amiche venete lo vanno a prendere lì. Fattibile dai.

In qualche modo “Un figlio da lontano” arriverà a chi vorrà leggerlo ai propri bimbi o a se stesso. Perdersi d’animo no, no, no. Alla mia scrittura chiedo un po’ di pazienza e ce la faremo.

Ci rivediamo su questi schermi giovedì, per una nuova puntata.

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19 thoughts on “Cosa posso ancora chiedere alla mia scrittura # 3 Perché diavolo non mi rassegno al fatto che “Un figlio da lontano” non sia pubblicato?

  1. Dai che le editrici magari ti rispondono e lo pubblicano! Così lo regalo al mio nipotino venuto “da lontanino” (adozione nazionale).
    E il nuovo fantastico postino si è perso anche il numero della rivista cui sono abbonata con il mio racconto! Non so se fare gli occhi dolci all’editore e implorare un secondo invio o comprarla almeno in digitale che così almeno ne ho una copia…

      • Guarda, il postino 1 ha avuto gravi problemi di salute, il postino 2 era bravo, ma l’hanno spostato, la postina 3 quando ha imparato dove abitava chi l’hanno spostata lei pure, ora c’è postino 4. Chi dovrei menare? Magari il povero 5 al primo giorno di lavoro?

        In compenso i cognati super fortuna, hanno finito l’iter valutativo a luglio e sono stati chiamati a novembre dello stesso anno (2013). Prima di Natale il piccolo (neppure 3 anni) era a casa. Tutti (giudice, assistenti, etc, etc) hanno detto loro che sono un caso su mille.Oltre tutto hanno evitato anche il rischio giuridico, l’anno di affido pre adozione è fino a gennaio e domani vanno a sistemare gli ultimi documenti definitivi!

  2. A me piacerebbe molto leggerlo, continua ad inviarlo ad altre case editrici. Alcuni testi hanno bisogno di tempo per vedere la luce ma se è davvero un bel racconto come dici prima o poi qualcuno lo capirà! La mia amica scrittrice ha aspettato tantissimi anni prima di veder pubblicato un suo libro che io ritengo uno dei più belli e toccanti tra tutti quelli che ha scritto, tanto bello che quest’anno è entrato a far parte della bibliografia IBBY dedicata alla disabilità. Eppure nessuno all’inizio voleva pubblicarlo… Non ti arrendere 🙂

    • Gli editori ai quali l’ho mandato sono davvero tanti, ho perso il conto, e molti editori per l’infanzia non accettano proposte spontanee, purtroppo. Intanto complimenti alla tua amica e un abbraccio a te.

      • Se vuoi ti do il nome della casa editrice con cui ha pubblicato il libro la mia amica scrittrice, (in privato :-)). Mandare una mail in più non ti costa nulla

  3. Ciao Sandra, ti seguo da un po’, anche se male, perché nonostante l’iscrizione al tuo blog sia corretta non mi arrivano notifiche sui nuovi post. Boh, robe tecniche insondabili di wordpress.
    Ora però volevo cogliere l’occasione per dissentire con te. E quando dissento sono molto tosto…

    Scherzo, non mi permetterei mai con una signora elegante come te. Vedi, mi scappa pure il complimento.
    Però e siamo al però, io non concordo sulla tua visione del self-publishing. Secondo me è una strada che puoi percorrere benissimo. Ho letto il precedente post e i punti per cui non ti garba.

    In realtà nessuno di quei punti è fondamentale. Men che meno il terzo. Perché tu sei tu e gli altri self sono fattacci loro. Non è che su Amazon esiste lo scaffale degli sfigati self?
    Ogni autore indipendente compete nelle classifiche, nelle categorie con tutti gli altri. Se riesci a vendere Amazon ti premia mettendoti accanto a un King, a un Baricco, come se facessi parte della congrega dei grandi.

    Tutt’al più il fatto che in Italia i self siano scarsi è anche un bene. Perché se arriva un prodotto buono, di qualità, travolgente, ha più possibilità di emergere. È più facile farsi notare fra gli scarsi che fra i campioni. Leggevo che negli Stati Uniti in questo momento gli “indie” soffrono. Perché gli standard qualitativi sono ormai talmente alti, che la visibilità per i buoni è molto diminuita.

    Il problema del self in Italia è che ancora non siamo maturi. Come mercato e come qualità di scrittura. Ogni self dovrebbe passare per quei processi che sono un editing professionale, la correzione di bozze, e una copertina creata da un grafico esperto del settore. L’Abc che si ignora. Mettono punto e via, tasto pubblica.
    Alcuni dicono che sobbarcarsi dei costi è una follia, ché con l’editoria classica non si hanno. È superficiale ragionare così. Perché gli editori non sono filantropi. Se pubblicano un libro al giorno d’oggi sanno quasi certi che almeno i costi verranno recuperati. E se tali costi riescono a recuperarli gli editori, perché non può riuscirci l’autore indipendente, che tra l’altro ha margini di guadagno molto alti?
    Perché il punto è questo, il self publishing non è una via di comodo, gli sfigati che non hanno trovato editore, ma una scelta precisa e determinata.

    Io il mio romanzo lo pubblicherò in self. Perché voglio autodeterminarmi. Nel bene o nel male. Non voglio affidare o delegare il destino della mia scrittura all’esito di un sì o di un no di un editore. Il sì e il no della mia scrittura lo devono determinare i lettori. Sono loro i veri giudici.

    Il self-publishing da questo punto di vista, nella versione attuale, (perché anche Joyce si autopubblicò), per lo scrittore è l’innovazione tecnologica più straordinaria. Perché ti permette di dialogare direttamente col tuo pubblico.
    Mi si dirà che l’editore ha competenze specifiche che l’autore non può supplire. È vero senza dubbio, ma se ci riflettiamo sono tutte necessarie?

    Io posso capire se di editore parliamo da Mondadori a Fazi e giù di lì. Ma la maggior parte dei piccoli e medi editori non hanno maggiori sbocchi di un autore self.
    Se tu dovessi trovare un editore per il tuo nuovo gioiello, difficilmente finirà in uno scaffale di libreria. E se ci finisce per miracolo starà a fare la polvere in un cantuccio perché non verrà nemmeno esposto bene e dopo tre mesi rimandato indietro.
    Tutti stanno a parlare del calo dei lettori e nessuno cita il vero dramma dell’editoria. Leggevo che siamo arrivati a più del 60% di reso. E se da questo dato si tolgono i vari Volo e compagnia bella che vendono parecchio, significa che la quasi totalità dei piccoli autori non ha speranze.

    A questo punto mi chiedo. Che senso ha cercare un editore per la gioia d’essere pubblicati e poi avere visibilità e vendite prossime allo zero?

    In un racconto che scrissi da ragazzo, c’è il generale che ordina al soldato d’andare a destra. Ma il soldato preferì andare a morire a sinistra.

    Se proprio con l’editoria deve andare storto, tanto vale far da soli.
    Scusa per il commentone. Però mi piaceva dire la mia, perché credo che tu possa fare bene. Ti auguro il mio in bocca al lupo. Tieni duro e persevera sempre.

    • Caro Marco, felicissima di trovarti qui, dopo l’agorà comune da Chiara. Felice pure del lungo commento, ringrazio e apprezzo chi ha voglia di dedicare tempo a me, approfondendo con i propri pensieri. Bene, hai gettato nuova luce sul self, devo dartene atto e ringraziarti anche di questo. Facciamo un patto, se dovessi cambiare idea e affidarmi al self, be’ tu mi darai una mano fattiva per tutta la faccenda? 😀

      • Che proposta… Sul self publishing si potrebbe parlare parecchio, ma richiede tempo e qui in Italia siamo ancora i gitanti attorno al lago. Quando ne parlo nelle forme evolute e sulle potenzialità mi prendono per matto o alieno. Intanto negli Stati Uniti se ne discute come rendite e su come stimare il valore del proprio romanzo prima di cedere i diritti a un editore. Se vuoi darci un’occhiata tanto per capire in quale dimensione ci troviamo c’è questo fresco fresco: http://blog.smashwords.com/2015/02/the-ebook-as-annuity.html

        Riguardo al mio contributo, perché no. Io adoro il film A Beautiful Mind, voi donne adorate più Russell Crowe immagino, però è fantastica la parte finale della sua vita, quando riesce a contenere la malattia e a insegnare in biblioteca agli studenti che bramano della sua stessa passione.

        Certo io non sono schizofrenico, non ancora spero, e non adoro il self publishing, è un mezzo, ma amo la scrittura e chi la sogna. Un giorno nella mia vecchiaia mi piacerebbe far questo. Ma dato che è inutile affrettare il futuro, ché tanto si affretta da solo, posso cominciare quando vuoi.

        Se dovessi aver bisogno scrivimi pure, nel limite dei miei limiti e delle mie possibilità, con piacere. 😉

  4. Ne prenoto due copie, una per la mia nipotina (figlia della mia migliore amica), la principessina russa, una per la biblioteca, perché i begli albi illustrati sono la mia fissazione.
    In bocca al lupo cara!

  5. Per quanto può valere la mia opinione, l’idea del tuo libro è simpatica, originale e persino utile. Sarebbe un vero peccato lasciarla morire nel proverbiale cassetto. Ho letto il commento sopra di Marco e penso abbia proprio ragione. Sto cominciando a pensarla come lui.

  6. Ho letto le puntate a ritroso e ti auguro in bocca al lupo, perché secondo me la chiave, quella vera, è la tua determinazione. Io sul self la penso come te, forse perché ancora non sono maturi i tempi, non so, ma non riesco a farmene convincere.
    A ogni modo io so che, a forza di daje, il tuo libro troverà la SUA strada.
    Un abbraccio!

  7. comunque tu decida, in bocca al lupo!
    gli albi con le illustrazioni disegnate a mano sono bellissimi, sanno di “fatto con amore” 😀

  8. @ grazie a tutti per l’ondata di commenti, opinioni, risposte. Grazie a chi dice sì al self publishing e a chi dice no, perchè argomentare bene apre al confronto e non sempre si riesce. Grazie a Claudia P. (ti ho mandato una mail) grazie a chi comprerebbe l’albo. Scusatemi davvero per questa risposta collettiva, ma non sempre ci sto dietro, ma tutto leggo e ancor di più apprezzo, siete i miei supporter e senza di voi sarebbe un bel macello. Bacioni vado a pranzo

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