La seconda linea narrativa (Alla conquista del west)

Venerdì sera avevo la forte tentazione di buttare il romanzo di Natallia nel cestino, o comunque abbandonarlo per sempre, anche se magari non proprio eliminarlo fisicamente in maniera irrecuperabile.

Mai prendere decisioni di questa portata dopo una settimana pesante, giammai in via definitiva. Ho inviato a Chiara il lavoro che mi aveva chiesto di fare, dicendomi certa che si sarebbe aspettata qualcosa di più polposo, ma che io non ero sicura di volere andare avanti. Durante una lunga telefonata la mia editor mi ha detto che toccava lavorare ancora sull’intreccio, individuando una seconda linea narrativa, non una sottotrama, di quelle ce ne sono già diverse, ma scegliere uno tra i personaggi esistenti e farlo emergere, in modo da avere due linee narrative forti: quella di Natallia e questa nuova. Mi ha proposto marito, no, non mi andava bene, temevo diventasse troppo simile a “Ragione e pentimento” con le voci alternate moglie-marito. La gemella? Non esageriamo, non volevo proprio imbarcarmi in racconti su famiglie con bambini. La simpatica zia? Uhm. Io lo sapevo chi poteva essere la mia seconda linea: il collega. Va bene, ha risposto Chiara. Subito le ho proposto una serie di vicissitudini che lo riguardavano, benissimo, ha detto ancora lei. Abbiamo valutato un paio di modifiche alla trama nella parte sull’accoglienza di Natallia, e lei ha concluso dicendomi: “devi essere stronza! Il lettore si aspetta che se tu stai parlando di una cosa, continui con quella? Tu no, lo lasci in sospeso, in modo da accendere la curiosità e farlo proseguire con la lettura, passando quindi dalla prima alla seconda linea narrativa. Pensa ai film, a come le scene si interrompono sempre sul più bello e fai altrettanto!”

Al mercoledì sera noi (ri)guardiamo lo sceneggiato “Alla conquista del West”, chi è della mia generazione lo ricorderà. Io e l’orso siamo entrambi appassionati e abbiamo preso le due raccolte in dvd. Allora ho fatto molta attenzione alle linee narrative; quella sera c’erano tre storie: Jessy viene punta dalle api e rischia di lasciarci le penne, Luke cerca di evitare l’assalto a un carico d’oro proveniente dalla miniera, Zio Zeb salva una donna aggredita da tre balordi e ne ammazza due. E proprio come aveva sottolineato Chiara le scene cambiavano sempre in momenti cruciali: il medico che tarda ad arrivare al capezzale di Jessy, il messaggero che porta notizie circa l’oro viene rapito dai banditi, e la vittima dell’aggressione forse non racconta la verità. Questa operazione di suspense se è fatta bene, e nella serie televisiva lo è, non dà una fastidiosa sensazione di singhiozzo. Lo stesso dovrei fare io.

Mercoledì ho visto “Alla conquista del West” dicevo, e meditato molto sulle tecniche usate, ma venerdì ero ancora scoraggiata, quasi pronta a mollare.

Poi, come sapete al venerdì sera faccio i mestieri e quella sera ho anche stirato un po’ in aggiunta. 😀 Ho cenato con una tazzona di the nero e una montagna di chiacchiere (così noi milanesi chiamiamo le frittelle di carnevale), la stanchezza mi paralizzava, ma qualcosa nella testa cominciava a muoversi: arrendersi? Sentirsi incapace a mettere in pratica i suggerimenti di Chiara? Non scherziamo!untitledHo scritto qualcosina, rompendo il ghiaccio. Sabato non so quante ore ho trascorso al pc, non ho messo il naso fuori casa, ricordando un altro consiglio (abbastanza perentorio in realtà) di Chiara, cioè quello di non essere troppo conservativa con quanto già scritto; se non va, non va, lo si cancella. Ho cancellato, riscritto, copiaincollato per dare un ritmo diverso, spezzando le scene, inventato quattro nuovi personaggi e soprattutto scritto, scritto, scritto, divertendomi un sacco.

imagesE ora finalmente vedo la luce, proprio come i Macahan hanno trovato la terra promessa verso Ovest scappando dalla guerra di Secessione e faticando non poco, anch’io inizio a non essere più in mezzo a sterminate praterie, boschi e pericoli di varia natura, ma in un luogo dove mi sento abbastanza al sicuro. Certo, qualche insidia c’è ancora, ma spero che Chiara potrà condividere il mio entusiasmo per il risultato. Dal canto mio non posso che definirlo con la parola conquista!

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9 thoughts on “La seconda linea narrativa (Alla conquista del west)

  1. Ma quante cose riesci a fare?
    A parte questo (io sabato arenata sul divano a boccheggiare…) anch’io fatico sempre con le seconde linee narrative.
    Da lettrice se non mi prendono non mi prendono, al punto che non le leggo, saltando subito a quelle di cui mi importa, infatti non disdegno libri con un solo punto di vista cosa che limita le seconde linee narrative (che in realtà ci sono, ma riguardano sempre il protagonista e se lui mi piace va tutto bene).
    Da scrittrice secondo me pago un po’ la mia predilezione per il racconto e quindi quando mi allungo in romanzo fatico un po’ a staccarmi dalla trama principale. Alla fine quella secondaria mi sembra sempre un po’ debole…

    • A me cara non sembrava così indispensabile, ma con una sola rischiavo di cadere troppo nel diario che, come abbiamo già detto “non frega a nessuno!” E poi io di Chiara mi fido e lei dice che gli editori oggi chiedono molto la seconda linea narrativa, poi ovvio pubblicano un botto di libri che ne hanno una sola. E vabbe’. Oggi è arrivato il no per “La coppia che uccide”. Pazienza. Intanto vado avanti con la mia seconda linea sul collega, sai mi sto divertendo parecchio e non bisogna mai dimenticare che questo è l’essenziale. Un bacione

  2. Che bello! Dai che se conquisti il west, poi c’è anche l’east… :-). Al di la delle battute (molto) scontate, sono contenta che tu sia uscita dall’impasse.
    Buon lavoro.

    • Guarda sono ottimista, e generalmente non lo sono mai, più che un blocco mi pareva una fatica improba. Tipo un personaggio che arrivava a pagina 50 forse anche dopo andava spostato molto prima, ma capisci che non era sufficiente anticiparne l’entrata in scena, cambiavano un botto di cose, questo mi preoccupava molto, risolto questo poi ho dato sfogo alla fantasia. Certo se la editor dovesse dire uhm a tutti sto lavoro, allora sarei nei guai! Bacione a te Fioly, aspettiamo i tuoi romanzi eh.

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