Smontare e rimontare un testo, meglio se dopo uno spritz alla Open

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Martedì sera ho incontrato Chiara Beretta Mazzotta alla Open di Milano, una libreria di nuovissima concezione che fa sembrare le varie Feltrinelli e Mondadori comunque belline, provinciali e desuete. Un posto pazzesco dove ero già stata e dove sembra sia obbligatorio essere almeno un po’ felici, è che lì viene facile, ecco. Se ami i libri. Era stata una giornata spettacolare di primavera-vera e quando sono uscita dalla metropolitana in Piazza Medaglie D’oro con l’arco da una parte, Corso di Porta Romana e una luce meravigliosa, ho pensato Dio, non vorrei abitare altrove se non a Milano, quando capita è bellissimo. Un giro alla Open vale un viaggio a Milano. Ci siamo bevute uno spritz, perché lì si mangia e beve pure, toccando 4595407 argomenti. La informo circa i report di vendita di “Ragione e pentimento” e rimane letteralmente a bocca spalancata. Si gasa un sacco. Parliamo di noi, di mariti, di libri, ancora di libri, (mi ha rivelato retroscena editoriali assai gustosi) di cose, della sua bimba, di posti e del romanzo di Natallia, certo.

imagesFN4Q72QNImmaginate che un testo sia come una fila di mattoncini lego di svariati colori e dopo averli messi in un ordine cromatico che vi piace, qualcuno di esperto vi dica di inserirne di nuovi, altre tinte, altre sfumature che sballeranno tutta la sequenza, e di smontare quella lunga riga colorata e provare a cercare nuove soluzioni, sicuramente migliori. Come primo passo occorreva anticipare di molte pagine l’entrata in scena di un personaggio; sposto il primo mattoncino e iniziano i guai. Se Virginia arriva a pagina 40 è giugno, se arriva a pag. 16 è aprile. Inserisco diversi mattoni che mi piacciono molto, anche il risultato mi piace, ma la cronologia inizia a fare acqua. Virginia trasloca, è un elemento fondante, per il quale ci sono pagine di preparazione a monte, a un certo punto mi serve che sia nella casa vecchia, allora va messo prima, e poi ho bisogno che sia in quella nuova, occhei, scrivo il pezzo (un nuovo mattoncino) e non mi torna, ovvio: in quel punto della fila non si era ancora trasferita. Ma a me serve che in quel momento, il 23 dicembre, sia nella nuova abitazione, tocca anticipare il trasloco. Sposto un sacco di mattoncini, copio, incollo, cancello e perdo il filo.

Troppi interventi di smontaggio riducono il testo in una serie di mattoni slegati, come a mucchietti. Unito poi all’inserimento di molti nuovi mattoni significa pasticciare l’intreccio sul quale stiamo lavorando da mesi. La trama c’è, la seconda linea narrativa (ricordate?) sta uscendo bene, sono soddisfatta di aver scelto il collega per portarla avanti: si sta rivelando un personaggio che ha molto da dire e da dare e alternarlo a Natallia alleggerisce il testo, insomma questa cosa funziona, ma non riesco a comporre la fila.

Mi fermo. Ragiono molto sulla storia. Mi chiedo se siano necessari nuovi mattoncini. No, in realtà no. Ho già inserito davvero molte nuove scene, avvenimenti che interrompono la narrazione creando attesa; ho inventato 4 personaggi nuovi che danno aria al racconto. Ho dimenticato quante battute era all’inizio, ma l’ho allungato tantissimo e ora siamo quasi a 400 mila. Non sono poche per niente. Intanto mi si rompono gli occhiali e sto con la bacchetta attaccata con lo scotch (già crollata almeno 4 volte) in attesa del pezzo di ricambio come se fosse un’automobile, ed è l’elemento handicap per il mio lego. Occhei, basta mattoni. Proseguirò con quelli che ho. Qui non stiamo parlando di una revisione testuale nelle frasi, che chiaramente subiranno ancora una bella ripassata, ma della conseguenza drammaturgica.

Prendo un foglio e scrivo a mano i numeri di pagina dove avvengono i diversi fatti interessati all’opera di smontaggio e quando sposto un mattone, riscrivo il numero della pagina, in modo che non ci siano incongruenze temporali. E’ la prima volta che agisco in questo modo, che ho bisogno di uscire dal testo con uno schema. Faccio parecchie volte su e giù all’interno del manoscritto nei punti maggiormente interessati agli spostamenti. Viene prima l’addio al celibato, o la gita in montagna? E quel trasloco della malora, lo vogliamo collocare dove è giusto che stia? Faccio, sposto, spunto. Finisco. Gli occhiali sono ancora sul naso.

Sto cambiando ora tutti i titoli dei capitoli, poi riposerà per due settimane, Chiara mi ha tirato quasi un cuscino, alla Open ci sono dei divani enormi, dicendomi di non guardarlo per almeno 12 giorni. “Ho capito!” L’ho ripetuto più volte. Intanto leggiti il libro di Genovesi. Mi ha suggerito. Bella idea. Ah Genovesi sarà alla Open il giorno dopo la mia asportazione neo, quando sarò costretta al riposo. Non sapete quanto mi ha fatto imbestialire la cosa!

Le immagini della Open sono prese dal web, il mio sogno – sognare è gratis – è presentare il romanzo di Natallia, indovinate dove? Alla Open.

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16 thoughts on “Smontare e rimontare un testo, meglio se dopo uno spritz alla Open

  1. Ho letto in internet di questa “libreria”e vorrei farci un salto anche se non abito lì vicino (sono fuori mi), potremmo vederci una volta cosa ne dici?

  2. Wow che lavorone! La bacchetta con lo scotch è fichissima. Sandra sei inarrestabile, super mega tosta! !
    Magari c’è pure un Princi vicino a Open? Paradisoooo 😉

    • Un Princi vicino alla Open, sai che in realtà la zona della Open la frequento poco, sbagliando perché merita un sacco, guarderò la Princi-cartina. Però carissima Sfolli, i dolcetti al bancone della Open non li ho provati ma non sembravano male, per niente. Un bacione alla Sfolli gang

  3. Tutto ultimamente mi spinge a venire in visita a Milano! Dovrò cedere, mi sa.
    Hai ragione, smontaggio e rimontaggio creano un bel caos, perché c’è una sorta di effetto domino: se cambio questo, allora non sta più in piedi quello; ma allora devo cambiare anche quell’altro, e poi quell’altro ancora… non si finisce più. Ma poi si finisce.

    • Infatti, a un certo punto c’è una situazione di caos che ti induce a pensare che mai ne uscirai, poi, quasi magicamente ma in realtà è solo il frutto di un lavoro ordinato, come dici tu, si finisce. Io tra i vari spostamenti poi dimenticavo di cancellare il pezzo anticipato e rileggendo me lo ritrovavo. Be’ sai Milano è un avamposto per le librerie, come per la moda. Si capisce l’aria che tira.

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