Il tempo è un bastardo – Come non essere d’accordo con te, Jennifer?

Volevo un romanzo da bollino blu senza sapere di averne uno sul tavolo della sala, da dicembre, quando andai alla libreria di fiducia per cambiare i due che mi erano arrivati doppi per il compleanno, in una giornata di super casino (suocera con prime avvisaglie di ciò che l’avrebbe poi condotta all’intervento d’urgenza, Milano immersa nel turbinio natalizio sotto la pioggia, giri vari e pestaggio di una cacca di cane ben occultata sotto un manto di foglie, con conseguente tanfo mortale in auto e risciacquo della scarpa in una pozzanghera – che culo, piove, le pozze abbondano!) Non ebbi dunque troppo tempo per spulciare bene e scelsi: “Il tempo è un bastardo” Jennifer Egan Ediz. Minimum fax perché ne avevo un vago ricordo di parole ben spese in suo favore non so dove.

Definiamolo sto bollino blu: un libro dal quale non ti staccheresti mai. Stop. Sia quel che sia e ti rimane addosso anche dopo. Talvolta a vita. Traduzione affidata a Matteo Colombo che ho avuto la fortuna di conoscere: tenne una lezione sul mestiere del traduttore a uno dei tanti corsi di scrittura che ho frequentato. Bravissimo, bello e simpatico. Questo romanzo ha vinto il prestigioso Pulitzer nel 2011 e non sfigura accanto ad altri premiati, che stanno pure nel mio personale olimpo, quali Franzen ed Eugenides. Particolare la struttura narrativa: sono 13 racconti collegati dal ricorrere degli stessi personaggi, un incastro insolito e molto ben congeniato che poteva rivelarsi un disastro. Nel dettaglio: fugaci comparse di un racconto diventano protagonisti di un altro, in un continuo ondeggiare nel tempo che avrebbe potuto procurare il mal di mare al lettore se non condotto magistralmente dall’autrice. Per cui c’è sempre la sorpresa di scoprire chi meriterà di elevarsi a protagonista nei racconti successivi, ed è un bell’invito a non mollare la lettura. Sopra tutti la figura di Bennie Salazar un musicista di scarso talento che diventerà poi, facendosi il culo come dice lui, un ricco produttore musicale. Nel primo racconto non c’è, nel secondo è nel gruppo (è un racconto corale), nel terzo è un uomo separato e un po’ sconfitto dalla vita, più avanti lo ritroviamo più giovane, sposato e felice. Ora, è evidente una sorta di consapevole spoiler interno da parte della scrittrice, eppure sapere in partenza che il matrimonio di Bennie non durerà, non mi ha fatto urlare “nooo, non me lo dovevi dire!” anzi, ho apprezzato il salto all’indietro, il genio della trovata narrativa diversa, il coraggio di provare. Perché basta, basta con gli autori che pattinano senza mai lasciare il bordo della pista! Che si abbia, e la Egan ce l’ha, l’impavida penna che sbaraglia, volteggia e strappa applausi e commozione, effetti impossibili, lo capirete, se ci si limita a fare gneeeek gneeek strusciando le lame sul ghiaccio. Il primo racconto già appare magistralmente scritto (e tradotto) linguaggio forbito ma non da “ti faccio vedere come scrivo bene”, frasi argute, metafore convincenti, costruzioni insolite, ma alla trama do un sei, poi un crescendo che esplode nel quarto: “Safari”, sono stata solo il Marocco ma l’Africa, madò, pare di esserci. Le notti sotto la tenda, la savana, gli animali feroci e infine il resort dove lo sgangherato gruppo, composto da un padre ricco, la sua nuova fidanzata sgallettata e i due arguti figlioli, finalmente approda assieme alla guida e ad altri curiosi turisti. Questo già vale l’intero romanzo. Poi si arriva a “Vendere il generale” qua, per me, è arte pura. L’idea: una giornalista in disgrazia al collasso economico per aver fatto una grossa cazzata, dorme 3 ore per notte ed è in serie difficoltà a pagare la retta della prestigiosa scuola della figlioletta, accetta per cui di ricostruire l’immagine di un dittatore accusato di genocidio con una serie di trovate giornalistiche che lo riabilitino agli occhi del mondo. Non una trama pazzesca? Per me sì, voglio dire, quando affermiamo che tutto è già stato scritto, a me sta cosa pare davvero originale. Stupefacente lo sviluppo.

Aleggia il tempo bastardo su ogni racconto: si invecchia, ci si ammala di roba brutta talvolta, e i progetti di Rolph bambino su un treno per Mombasa, si sono realizzati? La vita non è in fondo una disillusione di emozioni collettive?

Sono molto felice di questo libro, spero che qualcuno tra voi voglia leggerlo e dirmi cosa ne pensa, anche tra un po’ di tempo, commentando in un post che non sia questo, per comodità. Oggi è il mio ultimo giorno di malattia. Vado a farmi una tazza di the, che poi mi toccherà la macchinetta dell’area ristoro. Il tempo è proprio un bastardo, mi sono lagnata (poco poco a dire il vero) per la clausura, ma ora, chi ha voglia di tornare al lavoro? Comunque, ve lo devo dire, a me questa recensione sembra scritta proprio bene.

Un bacione.

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18 thoughts on “Il tempo è un bastardo – Come non essere d’accordo con te, Jennifer?

  1. con una recensione così, scritta con questa enfasi, vien voglia di uscire e sfidare gli elementi (sta diluviando con secchiate ventose…..proprio per parlare di tempo bastardo!) per andare a prendere subito questo libro! …ma non posso distogliermi dai buoni propositi, e lo prenoto subito in biblioteca! grazie!!! (e buon rientro, anche se la prospettiva della macchinetta per la pausa è un po’ sconsolante…..la nostra fa schifo!)

  2. Ho letto il libro e mi è piaciuto molto. Non ho altro da aggiungere rispetto a quanto hai già detto. La genialità è proprio nell’incastro, oltre che nel linguaggio, sempre diverso a seconda del personaggio protagonista. 🙂

  3. @ lLisa, grazie! Allora aspetto anche il tuo parere. @ Claudia, consolazione con colazione al bar che ci concediamo 1 volta a settimana e eccezionalmente oggi, con cafè e mini saccottino al cioccolato. @ Chiara, felice che ti sia piaciuto, e sì, il tuo commento sul linguaggio lo trovo molto arguto e vero.

  4. L’ho letto e, se non ricordo male, ne ho parlato nel mio blog. Temevo di non averlo capito e la tua recensione me l’ha confermato. Chissà, un giorno, una rilettura…
    Buon ritorno al lavoro. Baci, Francesca

    • No, ti prego non prenderlo come un libro di racconti perché non lo è, l’impatto e la visione di insieme sono quelle di un romanzo, davvero se questo è un limite che potrebbe farti dire no, non considerarlo tale. E’ una roba circolare, non spezzettata. Sulla trama va a gusti.

  5. Anche io sto leggendo una raccolta di 13 racconti, ma di un altro autore. Ti saprò dire. Intanto mi segno questo tuo titolo. Bacio

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