La vita non ammette condoni!

Un commento di Grazia circa il numero di copie vendute dai propri romanzi e una mail di un’amica sulla sua crisi coniugale (due fatti quindi con un nesso logico piuttosto irrilevante) mi hanno dato da pensare; ho individuato il comune denominatore tra le due cose: l’aspettativa.

“Ragione e pentimento” ha venduto 562 copie. I dati sono leggermente sfasati quindi magari si arriva a 570, che è tantissimo per un e-book. Ma è una miseria se confrontato non col mercato americano, che non considero, ma magari con un’autrice italiana partita come me dalla fiera di Belgioioso nello stesso anno e arrivata più lontano. Ho in mente il nome ma non lo farò. Mi confronto con lei perché siamo coetanee e secondo me abbiamo uno stile molto simile. Tanto, poco; bello, brutto? Sì, ma rapportato a cosa? Questo è il punto.

Un buon matrimonio funziona quando hai voglia di tornare a casa. La ricordate? E’ la frase che sta sulla quarta di copertina di “Ragione e pentimento” parla di un matrimonio in forte crisi, e dell’impegno per non mandare tutto a ramengo, quando a ramengo è già andato in realtà da un pezzo. Ma quando un matrimonio non funziona? Quando si tromba poco? Sì, ma quant’è poco? Anche qui, quali sono i parametri? E badate bene, io odio la frase “chi si accontenta gode”. Non è accontentarsi; forse è guardare il bicchiere mezzo pieno, quello sì.

Sono stata single per un tempo sufficientemente lungo da sapere cosa sia sul serio quella solitudine che è un gorgo. Se potessi scrivere alla me trentenne, mi direi “sarai molto amata, non crucciarti più”, ma mentre vivi il futuro, sai che scoperta, non lo conosci e quando annaspi, annaspi e basta. Stare soli in due forse è peggio, forse no, so solo che costruire una quotidianità non è facile neppure quando non si è in crisi, come non è facile vendere 562 copie e andarne fieri e non vedere solo chi di copie ne vende 20 mila. Non è facile scrivere un buon romanzo e riuscire a pubblicarlo con un editore che non ti deluda. Non è facile vivere una relazione abbastanza bella, seria e sicura da essere definita stabile e comunque vada, domani l’uragano potrebbe colpire anche me, il mio matrimonio, i miei libri futuri, perché nessuno può dire con certezza neppure cosa accadrà tra un minuto, alla faccia dell’impegno.

Però, il però era quasi logico, mentre si vive occorrerebbe salvare il buono: 562 persone hanno dato una chance al mio romanzo, ci sarà pure del buono nel matrimonio della mia amica, penso di sì, anzi ne sono sicura, perché li conosco.

E allora non si molla il colpo, perché col prossimo romanzo il venduto sia maggiore, perché il margine di miglioramento in ogni cosa deve essere l’obiettivo; miglioramento, non perfezione. 1000 copie, non il Bancarella, litigare ogni tanto, scannarsi mai. Bisogna averne voglia e dedicarcisi. Ricordare che la vita non prevede condoni: quando il tempo è passato “ciao”, ci si può solo voltare indietro e dire “porca troia” (magari voi non lo dite, ché siete più fini di me!) come ho giocato male le mie carte.

Anch’io avrei voluto carte migliori in diverse partite, abbandonare il tavolo verde mi pare una vaccata, ma anche pensare di sbancarlo!

E ora scusate: le sveglia è suonata alle 5.15 per rientrare dalla Valtellina, dove si è rotto lo scaldabagno, il che ha provocato un certo scompenso (trovare un idraulico col 1^ maggio di mezzo non è stato facile e l’alternativa era – come abbiamo fatto – chiudere l’acqua fino a quando non è arrivato, comunque siamo rimasti senza acqua calda) di riposo se n’è parlato quindi pochino, per cui andrei a dormire.

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15 thoughts on “La vita non ammette condoni!

  1. Tutto giusto, sono d’accordissimo: inseguire il miglioramento dà risultati, inseguire la perfezione solo frustrazione. C’è una frase che ho letto di recente (e che metterò mercoledì nel post conclusivo) che recita: “ci sono molti modi di fallire; il primo è non provarci”.

    • Esatto! 😀 mercoledì: lo aspettiamo tutti con una certa trepidazione, ancora grazie Michele per la cura con la quale hai portato avanti l’iniziativa.

  2. io sono una dei 562..e sai una cosa? quella frase mi è piaciuta un sacco!ci penso spesso mentre torno a casa dal lavoro, è una frase che grazie a te sento un po mia

    • Quella frase piacque molto alla mia editor che la scelse infatti come linea significativa. E ciò che mi dici mi fa un sacco piacere davvero, è l’essenza dell’essere scrittore. Grazie di cuore

  3. 562 copie per un ebook è un ottimo risultato!!! Non fidarti di chi dice di vendere 20000 copie e dei dati sulle fascette, sono spesso sfalsati. Oggi giorno per una grande casa editrici 5000 copie vendute davvero sono un buon risultato, 10000 sono un evento (se non sei un calciatore, una velina, un tradotto molto pompato o un nome già noto). I racconti in ebook Delos, ad esempio, in sei mesi vendono in media 80-100 copie anche se, come ai visto, finiscono abitualmente nella graduatoria Amazon dei più venduti. Il mercato italiano purtroppo è questo. Quindi giusto guardare sempre avanti e puntare a grandi obiettivi che di sicuro hai le risorse per raggiungere, ma non svilire gli ottimi traguardi raggiunti!

    • Proprio a Grazia ieri dicevo lo stesso, cioè di non fidarsi delle fascette, e neppure delle classifiche sui giornali (libri comprati dall’editore stesso per farlo schizzare in alto) e ahimè neppure di certe vetrine, comprate sempre dagli editori e contingentate con un titolo esposto in 5 copie (che spreco di spazio!) Insomma fidiamoci delle nostre capacità, con i piedi per terra, ma guardando lontano. Bacione

  4. Beh, caspita, con il mercato di oggi quasi 700 copie sono un bel numero, tieni conto anche della mia biblioteca, che se non incrementa i numeri però ti fa conoscere e permette a più persone di leggerti. In bocca al lupo per la prosecuzione 😉

    • Infatti il venduto e il letto non sono la stessa cifra, un libro passa di mano in mano, la mia copia è stata letta da 3 persone, per cui i lettori sono di sicuro molti di più, ricordi parlammo giusto da te del grande valore delle biblioteche. Bacione

  5. Amica mia, devi essere fiera delle tue copie vendute, molto fiera, in fondo il libro è uscito da poco, e io l’ho trovato molto godibile, ben scritto. Se avrò un po’ di tempo lo recensirò sul mio blog. Ciao cara!

    • Oh Sonia, dovevo scriverti, poi il tempo va be’. Poche sere fa ho sfiorato Tiziano Ferro, una mia collega era allo stesso ristorante, io casualmente in un ristorante vicino nello stesso momento e sono passata davanti a quello dove era appunto il tuo idolo, e siccome è un locale dove sono stata ho detto “ah già qua eravamo venuti e ci era piaciuto, dobbiamo tornare ecc.” e intanto Tiziano cenava 😀 Grazie di cuore!

      • NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!
        PERCHEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE’???
        SE LO VEDI GLI FARESTI UN VIDEO IN CUI MI SALUTA??? STANOTTE L’HO PURE SOGNATOOOOOOOOOOOOOO. MA CHE DEVO FARE PER CONOSCERLO???

  6. Condivido in parte ciò che dici, ma credo sia più facile dirlo partendo da cinquecento copie che da venti. Venti, trenta, cinquanta copie sono quasi un nulla di fatto. Quando dico che miro alto, non intendo che cerco il successo facile e rapido, tanto è vero che scrivo da dieci anni. Mi piacerebbe però trovare un editore che almeno mi affianchi nella promozione. Per ora non è successo, perciò proseguo e vedo cosa succede con il mio agente o chi per lui. Come dici tu, chiunque vorrebbe una buona mano, ma deve gestirsi quella che si trova. Poi la fortuna gira… 😉

    • Oh Grazia, i miei primi due romanzi non sono andati altrettanto bene per una serie di motivi, per cui c’è bisogno davvero di tempo, tenacia, e sì fortuna anche.
      Eh sì, deve girare, intanto giovedì ho trovato un quadrifoglio. Bacione

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