Quello che non lascerò fare alla mia scrittura

Una quindicina di anni fa, una persona a me molto vicina è stata fidanzata per quasi 4 anni con un fumettista; era bravo ma a mio avviso gli mancava un’idea forte per potersi affermare, disegnava molto bene, aveva uno stile preciso, ma non aveva inventato un personaggio nuovo, creato una storia, solo illustrazioni con un paio di nuvolette in testa e/o una didascalia. La sua capacità era adattabile a copertine di libri, pubblicità, biglietti d’auguri, forse troppo vago. Nonostante fosse laureato, aveva sempre cercato lavoretti di poche ore, in modo da avere più tempo per disegnare, ma, aveva più di trent’anni, l’obiettivo continuava a sfuggirgli e la frustrazione lo stava trasformando in un giovane uomo incattivito. Viveva con i genitori, tra continui conflitti, perché la sua situazione economica non gli permetteva l’indipendenza. Il mondo del lavoro non era ancora così in crisi, avrebbe trovato di sicuro un’occupazione più redditizia, ma significava sottrarre ore al sogno di affermarsi come fumettista …

Finalmente la ragazza apre gli occhi e lo lascia, scansando un futuro di infelicità o forse un divorzio.

Non ho mai permesso alla mia scrittura, neppure nei momenti più cupi, di accecarmi, di prendere il sopravvento sugli affetti, ho promesso a me stessa che non sarei diventata come lui. Non ho mai pensato che chi arriva al successo vero è necessariamente un raccomandato, forse è semplicemente più bravo di me. Non ho mai neanche pensato che più tempo significasse “farcela”: recentemente ho rifiutato un lavoro, e dire che non sto affatto bene nel mio ufficio, di sei ore perché davvero sottopagato, avrei avuto un po’ più di tempo per scrivere (non tantissimo in realtà, meno cioè delle due ore in meno che avrei lavorato, a causa degli orari e della distanza dell’azienda, direi un’ora e un quarto al giorno) ma ho valutato molte cose, per esempio il fatto che il tenore di vita attuale, conquistato ingoiando molti rospi, ci consente di regalarci molti extra. Nulla garantisce la felicità, ma magari qualche cena in ottimi ristoranti, io e l’orso senza dover fare mille conti, è qualcosa che si avvicina molto, e anche potersi permettere cicli di fisioterapia a pagamento, e molto molto altro.

I sogni sono una gran cosa, ma credo che stare con i piedi per terra rimanga fondamentale, anche e soprattutto, quando si comincia a respirare l’aria fresca delle prime colline e la vetta inizia a mostrarsi oltre molte nubi.

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20 thoughts on “Quello che non lascerò fare alla mia scrittura

  1. Sì sognare è bello, ma bisogna fare i conti con la realtà. Che poi se la osservi meglio, cambiando prospettiva, non è affatto male! Poi è normale ambire a qualcosa di più, ma non deve peggiorare la percezione di quello che già si ha.

  2. Ti capisco molto bene. Nemmeno io sto bene nel posto in cui lavoro, ma ora che anche il mio compagno si sta sistemando noto che non solo riesco a vivere bene con quello che guadagno, ma anche a tenere qualcosina da parte. Non sono una persona che ama i ristoranti di lusso, però mi piacciono i bei vestiti firmati (sono a caccia del pavesino fashion! :-D) e, soprattutto, non sono mai stata abituata a contarmi le monetine in tasca. Quindi lo lascerò solo se e quando riuscirò a trovare un’alternativa altrettanto valida.

  3. ah qui sfondi una porta aperta…..qualche rospo a fronte di qualche piacere…..
    comunque fritti sono buoni, eh (i rospetti!) 😉

  4. @ Il concetto che care Kinsy, Speranzah, Chiara e Claudia avete colto perfettamente è quello di non confondere i sogni con le illusioni e, immolarsi a quelli, dimenticando una giusta concretezza anche se, infarcita di rospi (che tanto la vita ideale non ce l’ha nessuno, allargando il discorso i suicidi di tanti vip o morti dovute a eccessi la dicono lunga!)

  5. Credo che sia un post pieno di buon senso. Il problema è che c’è gente davvero in gamba della mia generazione, o più giovani, che anche a ingoiare rospi sembra che non ottengano niente. Io stessa sto tranquilla solo perché ho un marito con un lavoro fisso e retribuito e una famiglia solida, se no, con la prospettiva della disoccupazione l’anno prossimo causa riforma scuola… Insomma, non vorrei andare OT, comunque sì, avere i piedi per terra, ma quando il terreno frana a volte sono proprio i sogni a salvarci, perché ci danno la forza di ingoiare un rospo dopo l’altro e avanzare. Credo che in questi anni quelle quattro soddisfazioni che mi ha dato la scrittura mi abbiano permesso di sopravvivere alle folli di quello che in teoria sarebbe il lavoro solido da persona ben centrata nella realtà…

    • Non è OT cara (e poi qui l’OT è ampiamente ammesso anzi gradito) ma credo guardare alla faccenda da un’altra prospettiva, quella appunto del precariato e dei sogni (non illusioni) che quando danno soddisfazioni (il fumettista quelle poche soddisfazioni non riusciva a godersele perchè troppo preso dalla negatività!) ci vogliono eccome! Sono la prima a dirlo.

  6. al di là del caso limite (che poi non è di certo il solo) di colui che inseguiva i sogni di gloria senza avere l’impellenza del mutuo (e forse proprio perchè stava a casa con i suoi, altrimenti penso che un lavoro se lo sarebbe trovato, eccome!) io preferisco una entrata più modesta che però non mi faccia ingoiare i rospi.

    E in questo senso sto lavorando proprio in questi giorni, sperando che il mio desiderio si realizzi. Quelo che ci “rimetterei” economicamente è parecchio, ma mi auguro che succeda!

    Perchè comunque quando i rospi sono troppi non c’è serata o ristorante che tenga per come sono fatta io; riesco a portarmi le rogne dietro per un intero fine settimana e rovinare quindi la festa a tutti per il mio stato d’animo.

    Invidio chi invece riesce a staccare.

    Spero di aver spiegato bene quello che intendo.

    • Sabrina, ti sei spiegata benissimo. Io, salvo rare eccezioni, ho imparato a lasciare l’ufficio in ufficio e non rovino la festa a nessuno, soprattutto a me! 😀 ma la mia altra amica Sabrina (che nel giorno in cui tu ti ritrovasti senza lievito, lei pure!) ha mollato tutto quando lo stress era diventato troppo. Per cui è assolutamente ok e comprensibilissima la tua scelta.

  7. Ma no..sai, non credo che il mondo si divida così semplicemente tra quelli che hanno i piedi per terra e gli illusi alla ricerca di sogni irrealizzabili (a discapito della vita reale).
    Che poi..hai visto quante persone dalla vita ordinata perdono improvvisamente il controllo e sbroccano? 😉
    Io credo che si possa salvare capra e cavoli (affetti e sogni). Evidentemente quei due avevano anche altri problemi…..

  8. @ credo sia difficile confrontarsi con gli artisti del passato. Ho visto a una mostra la lettera autografa di Monet, amo molto gli impressionisti, in cui chiedeva soldi a un parente ed è una cosa che mi impressionò molto, come del resto certe opere moderne super valutate mi lasciano alquanto perplessa.

  9. Grazia Gironella, non si tratta di invidia, né di sospirare per una presunta vita affascinante… Chi vive l’arte come un tormento non lo fa per la gloria o i soldi. O almeno io mi riferivo a coloro i quali vivono come priorità “l’atto creativo in sé” ma hanno, a volte, difficoltà di integrazione nella realtà quotidiana.
    Il mio intento era solo quello di porre l’attenzione su queste differenti personalità, mostrare più comprensione per chi sente la necessità di preservare il proprio cammino artististico, sacrificare alcuni aspetti della vita, in favore di una realizzazione personale. Non possiamo conoscere in profondità le motivazioni che portano una persona a compiere delle scelte… o a non compierle

    • Forse non mi sono espressa bene: per me l’equilibrio è un pilastro, ma per un’altra persona può non essere nemmeno un valore. Credo però che oggettivamente gli squilibri causino sofferenza, perciò lungi da me voler giudicare gli artisti più disadattati e tormentati. Non deve essere facile convivere con una sensibilità esasperata in un mondo che segue tutt’altre leggi. Non è nemmeno una vera scelta, forse, quanto piuttosto un modo di essere di cui si godono (talvolta) i frutti e per cui si paga un prezzo alto. Sanata l’incomprensione, vado giusto a dare un’occhiata a “Lettere a Theo”, che Amazon mi ha consegnato oggi (sono le lettere di Van Gogh a suo fratello, che magari tutti conoscono, ma io ho scoperto di recente). 🙂 .

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