Con il bisturi al posto della penna

Scrivo appena posso, talvolta fino a tardi, come ieri sera, che poi era già oggi, visto che ho chiuso verso mezzanotte e un quarto.
Ho affrontato subito il discorso di dare il cuore alle lettrici, per non perdere l’energia positiva e spenderla su qualcosa di emotivamente difficile. Ho attinto da alcune cose già scritte e conservate, tra me e me le chiamo “piatti pronti” come le lasagne del negozio di pasta fresca, perchè sono pronte all’uso e molto utili. In realtà il paragone non è calzante: si tratta comunque infatti di pezzi scritti da me, per cui sarebbe più indicato pensare sì alle lasagne, ma quelle che cucino io in abbondanza e congelo. Ho tenuto ben presente il monito di Chiara di non sprecare le scene ma di mostrarle, di farla finita con i riassuntini dei sentimenti, magari piuttosto di completarle con qualche dialogo. Alla fine, parlando di affido – perchè mai accogliere Natallia, dopo avere già tanto sofferto, sapendo di doverla salutare? – mi è uscito un pezzo ispirato a un racconto di sabato dei miei nipotini, sulla festa di fine scuola. Ho pianto. E tutto si basa sui vuoti, vuoti che non pensavo di avere quando ero in cerca, fino a quando non è mancato papà.
E finalmente sono passata al punto due: arricchire la breve parte quando la protagonista e il marito (che non è per niente protagonista, per non ricreare la coppia di Ragione e pentimento) sono al mare, poco dopo la partenza di Natallia e decidono di ospitarla di nuovo a Natale. Mi ha detto di allungarla, arrivando a 5 pagine, ne ho scritte almeno il doppio.
Questo il grosso, poi ci sono pezzetti qua e là.
Mi tengo per ultimo il ritocco su Natallia, perchè è su più pagine per cui occorre rileggere giustamente l’intero manoscritto e siamo a oltre 450 mila battute. Non, come ho fatto ora, prendere il bisturi e scavare in pochi punti, ma molto precisi.
Mentre rileggo, controllo l’ortografia, il testo in generale e cerco di farmi venire nuove idee più efficaci e uniformi per i titoli: alcuni funzionano, altri decisamente no.
Questo è il mio modo di operare, e non uso questo termine ambivalente a caso. Pochi strumenti: il solito pc, un blocco e una penna a 4 colori per appunti volanti, l’ultima scheda di Chiara, ormai tutta pasticciata, google per verificare in caso qualche dato, e il bisturi.
Mi sembra stia andando tutto alla grande, sanguinamento compreso.

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17 thoughts on “Con il bisturi al posto della penna

  1. eccerto che andrà alla grande, con una penna a 4 colori non può che essere così 😀 !
    ma è la versione-vintage rosso/verde/blu/nero o quella nuova che si trova adesso azzurro/verdino/violetto/nonricordoilquarto ??? anzi, no, mi è venuto in mente, è fuxia! io adoro le cartolerie, ci vivrei…ma non i supermercati eh, proprio le cartolerie di una volta, con centomila tipi di penne, tutti i pezzetti di carta per provarle, i quaderni, i quadernini, i fogli protocollo, i bigliettini, le gomme, i temperini….ah un po’ invidio la tua gemella!

    • E’ quella nuova che citi, il verdino si vede pochino, diciamo che il verde è migliore in quella storica. Ma soprattutto l’ho comprata a DEAUVILLE dove la vidi la prima volta, in estasi, in una cartoleria dove comprai anche dei biglietti augurali davvero incredibili. Infatti sì, adesso la mia gemella ce l’ha in negozio. E me ne ha regalata un’altra, così ne ho due. E ciùgustismeglcheuan, come insegna quel gran figo di Accorsi 😀

  2. Il bisturi serve eccome e anche il sangue da far sgorgare sui fogli. Ieri ho aggiunto due righe a un capitolo, due righe, mica due pagine. Due righe di un mio dolore reale, superato (un brutto momento che però si è risolto per il meglio). Una cosa che il lettore, se mai ci sarà, leggerà in dieci secondi netti. Sono state una sofferenza immane. Ed erano solo due righe su una cosa, ribadisco, finita bene. Non riesco neanche a immaginare come fai tu a parlare di affido con tutto quello che hai passato. O forse, suppongo, lo fai proprio per quello…

    • Anni fa un editore arrivò al mio blog precedente e mi scrisse per chiedermi di mandargli qualcosa, all’epoca avevo in ballo la prima stesura di Ragione e pentimento, che manco si chiamava così, la trattativa – ci incontrammo a

      Torino – andò per le lunghe, promise di darmi una risposta entro una settimana e lo sto ancora aspettando. Alla fine, che ci metto del tempo, ma poi ci arrivo, mi resi conto che VOLEVA la storia della mia adozione mancata, che all’epoca non avevo assolutamente voglia di scrivere e pensavo che mai mi sarebbe venuta. Poi Natallia ha scompaginato tutto. E’ un po’ come per te che ora stai affrontando qualcosa di diverso, ecco, l’esigenza di parlare di qualcosa di molto intimo non può essere forzata, quando arriva arriva, ma a quel punto il bisturi è necessario.

  3. Hai proprio ragione su queste due cose, una intima (e triste) e una culturale (e allegra):
    – la mancanza di un genitore amplifica le altre mancanze. L’ho vissuto nel profondo e so bene a cosa ti riferisci.
    – Accorsi è un gran figo! (… e ho scoperto una serie carina che conduce, su artisti che propongono testi importanti, letti in parte da lui).

    Ovviamente: non vedo l’ora che esca questo tuo lavoro 🙂
    Ah! anche io ho la penna a 4 colori, ma prediligo il viola 🙂

  4. Sento parlare di storie del tuo passato di cui conosco solo qualche pezzettino, perché non ti seguo dall’inizio, ma capisco che c’è tanto dolore nel tuo passato e tanta speranza nel tuo futuro. La storia certo sarà un successo, tu lasciala sanguinare che poi si coagula per bene!

    • Piastrine attivate 😀 abbiamo tutti i nostri dolori, magari di diversa natura, io ho trovata una via d’uscita anche nella scrittura. Un bacione e buon volo!

  5. Quando si attinge a qualcosa di vissuto è tutta un’altra cosa. E poco importa se quello che scriviamo è letteralmente ciò che si è vissuto, contano i sentimenti, le emozioni che riusciamo a tirare fuori e a trasmettere. Hai ragione sul bisturi, come su tutto il resto. Bella anche la metafora delle lasagne 🙂

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