La faccenda dei coccodrilli

Sarebbe fantastico se il successo di un romanzo fosse direttamente proporzionale all’impegno e la cura nel scriverlo.
Adesso scrivo anche in pausa pranzo, sebbene non abbia scadenze, ho tuttavia come paura di esaurire questa grande ondata di energia prima di aver finito la revisione. Apro quindi una pagina word, poi me la mando a casa allegandola a una mail, e la copioincollo nel manoscritto; immagino esistano metodi più efficaci, ma io faccio così.
Due serate mondane mi hanno sottratta dalla tastiera martedì e mercoledì sera: due cene fuori con due gruppi di amici differenti; martedì alla festa privata a inviti per l’apertura di un nuovo ristorante, e ieri uscita solo donne. Entrambe piacevolissime, con nuove conoscenze e vecchie conferme, in entrambi i casi direttamente dall’ufficio, per cui neppure prima di cena è stato possibile scrivere. Ma la vita sociale è importante e le amicizie anche per cui sia chiaro che non mi sto lamentando! Anzi! 😀 Mi lamento piuttosto del fatto che prima di mettermi al pc, mi occupo della casa, dei pasti! Mi assicuro che mia mamma non abbia bisogno di me, anche solo per una chiacchierata e non mi dimentico di mio marito.
Ma un tronco d’albero anche se rimane in acqua a per tanto tempo, non diventa un coccodrillo. Questo è un proverbio senegalese! Io sono fatta così e no, non divento un coccodrillo.
Sto andando a dormire tardissimo. Alla fine non è più stato possibile non fare ciò che ho tentato di evitare a lungo: anticipare una scena di parecchie pagine, 58 per l’esattezza, chiaramente ha scatenato una serie di nuove piccole magagne, che forse ho sistemato un attimo fa. Solo la rilettura filata dell’intero testo mostrerà eventuali imprecisioni temporali.

Se c’è una cosa che ho imparato nella scrittura è che se scantoni da un lavoro rognoso il danno che provochi sarà una rogna molto più grande.

Scusatemi per questi post monotematici, che forse interessano a pochi 😀 Mi capita di rado, sempre per quella faccenda dei coccodrilli, di sentirmi all’altezza di ciò che sto facendo, questo è uno di quei rari momenti e mi va di condividerlo con voi, che mi seguite sempre e credete in me, per quella che sono.

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13 thoughts on “La faccenda dei coccodrilli

  1. L’onda, quando arriva, è benvenuta! Questa settimana tra scrutini, concerti della scuola, incontri con amici ho fatto tardissimo anch’io per sfruttare non dico un’onda di energia, ma almeno un reflusso di marea. Oggi mattinata libera, però, e non c’è stato verso di alzarmi prima delle 10 (cosa, per me, rarissima)…
    Comunque sono sicura che il tuo romanzo, proprio per tutta la cura che ci stai mettendo, verrà benissimo.

  2. Purtroppo il binomio cura-successo stenta a realizzarsi in molti campi … ma non bisogna perdersi d’animo che talvolta succede proprio così!
    E’ bello vedere quanto una passione/talento riesca ad illuminare, si sente la gioia – oltre ad ogni fatica – in tutti questi tuoi racconti di scrittura, una meraviglia di tronco d’albero (ma chi lo vuole un coccodrillo poi :D)!

  3. @ Tenar: temo che la mattinata libera mi vedrebbe a letto ben oltre le 10, ma ultimamente di libero c’è poco pure nel weekend. Comunque sempre grazie per il tuo supporto
    @ Marzia: è vero, demoralizzarsi pensando che il binomio cura successo sia una illusione non va bene, magari il successo non arriverà in senso stretto (uscire con un grosso editore) ma di sicuro il romanzo verrà pubblicato e ai miei lettori storici piacerà, è inevitabile.

  4. Credo nella saggezza popolare, e il proverbio senegalese me lo conferma! 🙂

    Ultimamente riesco a scrivere poco alla sera, causa occhi gonfi perché sto tutto il giorno al computer a lavorare, e cervello ridotto in poltiglia, così prendo degli appunti su carta quando capita. Secondo me la cura che si mette nelle cose si coglie sempre; magari non a livello razionale, ma si coglie.

  5. Non scusarti, a me piace moltissimo sentirti raccontare! 🙂 “Se scantoni da un lavoro rognoso il danno che provochi sarà una rogna molto più grande.” Pura verità, da incorniciare, magari prima di cascarci.

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