Scrivere è un viaggio nei boschi senza una vera meta

Attenzione: post lungo, si conclude quattro righe sotto la seconda foto!

Piano piano riaprono i blog e questa settimana da Serena Bianca ci siamo confrontati sulle mappe mentali e i diversi metodi/approcci alla scrittura. C’è chi si serve di sofisticati programmi e chi manca poco che scolpisca le lettere nella pietra, questo per parlare di strumenti, mentre sul modo in cui le idee prendono forma le realtà sono davvero tante, a volte se ne è parlato anche qui. Io credo che ci siamo un paio di assunti fondamentali:

– La scrittura è crescita: spesso leggo di autori che non si ritrovano nei loro primi testi, è successo anche a me, ma capita sempre meno quando si raggiunge una certa maturazione. E’ infatti fisiologico, se si continua a scrivere e, possibilmente a pubblicare, perché pubblicare dà concretezza, che si arrivi a una svolta. La mia di sicuro è stata con Ragione e Pentimento, il terzo libro pubblicato, ma secondo in ordine di scrittura. Ora il mio stile è definito e se non arrivano paletti dall’esterno (l’editore di Cene tempestose voleva un certo linguaggio e una determinata lunghezza, mentre l’agenzia che ha selezionato La matassa esigeva uno stile molto frizzante, tutte cose che mi hanno un po’ allontanata dalla mia vera voce) vado via liscia. Sono la prima a riconoscerlo e quando una pagina non la sento “mia” la butto.

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– Per scrivere ci vuole tempo: tralasciamo il fatto di come la gente sto tempo lo butti via in mille modi salvo poi lamentarsene, c’è di buono che, il pc in casa è sempre acceso, mi siedo, il file è sul desk top e scrivo, tempo stimato di preparazione: 1 istante, a differenza di altre arti, prediamo la scultura, è evidente quanto più difficile sia avere un luogo adatto per praticarla. Però una volta seduti il tempo vola e va gestito. A qualcosa occorre rinunciare, sono rinunce che faccio volentieri, sia detto, ma ci sono! (Magari mezz’ora di sonno ogni notte ad esempio) E il tempo va a braccetto con la concentrazione, se la testa è per aria, fino a un certo punto magari la scrittura è distrazione (ricordate i miei discorsi circa la magnifica produzione sotto stress?), ma oltre davvero è impossibile mettere giù qualcosa di decente. Tocca farsene una ragione e agire di conseguenza.

– Non importa quante bussole hai in dotazione, non puoi sapere dopo quanto tempo scorgerai la terra ferma, e potresti non arrivarci mai: l’esperienza fa tanto, ad esempio gli strumenti forniti al recente corso di narratologia ora li padroneggio e rendono meno difficile la navigazione, ma quando si è in alto mare, annaspare è abbastanza la regola. Prendiamone atto e andiamo avanti.

– La vera scrittura è sorpresa continua: mi ritrovo a oltre 140 mila battute di un romanzo cominciato il 28 luglio, mentre lungi da me era l’idea di mettermi a scrivere qualcosa di nuovo ora: ho troppi altri progetti in ballo. La sorpresa quindi sta nell’averlo cominciato, ma anche in ogni pagina. Sono rimasta bloccata qualche giorno, senza preoccuparmene, ho aspettato, è arrivata una buona traccia per continuare, la sto seguendo e a mano a mano vedo dove mi porta, è come cercare i segni dei sentieri sugli alberi nei boschi: hai una vaga idea del percorso ma a ogni svolta si apre un nuovo scenario.

sentiero_3

Questo è un po’ quello che ho imparato sulla scrittura, in tanti anni di gavetta vera, trovo che oggi sia per me difficile perdere la strada, ma non devo mai dimenticarmi di godermi il viaggio, che è la vera preziosa esperienza, anche nei giorni di tempesta!

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19 thoughts on “Scrivere è un viaggio nei boschi senza una vera meta

  1. Sandra che bel post. Ne ho letti tanti sulla scrittura ma questo è uno dei più sinceri.
    Invidio un po’ la padronanza che hai raggiunto, ma in fondo chi è più avanti serve anche a questo, a indicare la strada. Io come ti dicevo sto cercando la via per sfruttare appieno il potenziale che sento di possedere, tante storie che mi banchettano dentro e che ogni tanto fanno capolino di incompiutezza quando a volte stendo timidi bilanci.
    Ma i miei verbi sono perseverare e crescere.
    Grazie per questo post incoraggiante. 😉

    • Grazie Marco e non solo per questo commento. Quando ho cominciato questo post avevo una vaga idea di cosa volessi dire, desideravo fare il punto della situazione, anzi i punti senza spocchia, ma evitando anche egotismi e poi volevo evidenziare il piacere del viaggio, nonostante le incertezze. Un abbraccio

  2. Sandra sono d’accordo su tutto quello che dici, ma diciamo che sono daccordissimo sull’ultimo assunto: la scrittura è una sorpresa continua! Riesce a esserlo anche quando impari a programmarti tutto, ed è proprio questo il bello del viaggio 😉

    • Esatto. Io non lo so proprio dove e come andranno a finire Cesare e Anna di cui o scritto fino a un secondo fa. Ma il tuo romanzo in 10 mesi? Ci devi notizie! 😀

      • Era tutto programmato e procedeva tutto a gonfie vele. Ma dove starebbe la sorpresa? Ho deciso di ricominciare e ho trasformato tutti i capitoli scritti fino a questo momento (4) in prima persona. Mi entusiasma ogni giorno di più 🙂

  3. Mi sa che sulla scrittura hai imparato più di me.
    Io ho ancora seri problemi di autovalutazione (diciamo di autostima, ecco) e il mio stile è ancora, più che in definizione, duttile, da modellare volta per volta.
    Però, come dici tu, la scrittura è sorpresa e questo ripaga tutto.

    • Ciao e benvenuta, sei in blog di una blogger che non crede alle coincidenze, della montagna però ogni tanto parlo, ma più della scrittura, spero possa accontentare i tuoi gusti.

  4. Scrivere per me rimane un gesto misterioso, che posso solo ammirare a distanza e con reverenza e di cui, post di questo genere, sono uno squarcio di luce nel buio.
    Grazie per rendermi partecipe, Francesca

    • ma dai ma dai, come al solito sei troppo poco sicura di te. I tuoi post denotano dimestichezza con la scrittura, dovresti solo buttarti. Intanto prego, allora. Bacione

  5. Verissimo! In particolare il terzo punto. Me ne sono accorta quest’estate: si imparano le tecniche, se si vuole, ma poi si naviga a vista, e ogni esperienza è unica. Se cerchi di appioppare uno schema rigido a ciò che fai e come lo fai, ti fai lo sgambetto da solo. 🙂

    • Infatti, ogni opera è una storia a sé. Con questa mi sento sicura e poi mi dico, forse sono troppo sicura e ho scritto un mare di scemenze, perché sono andata davvero tanto veloce… mah.

  6. Infatti “il viaggio è la ricompensa” (Lao Tze), ma che fatica, però! Scrivere oggigiorno non è semplice. Non potrei mai! Sarà meglio che mi limiti a leggere 😉

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