La prima stesura, l’impianto narrativo ideale e l’esperienza

Quasi al termine della prima stesura di “Sul lago argentato” posso tirare le prime somme e condividerle qui. Ho scritto “quasi al termine” perché è sì finita, ma avendo deciso di utilizzare una lettrice beta, ho preferito stamparlo e fare una lettura sul cartaceo con rilevamento errori, prima di inoltrarlo. Di solito durante la prima lettura su carta non mi limito, come sto facendo in questi giorni, a individuare problematiche su:
– punteggiatura (spesso claudicante)
– sintassi (frasi non concluse o contorte)
– errori di genere (incontro Maddalena e gli dico, al posto di le dico ecc.)
– refusi
– verbi (qualche verbo al passato mentre sto scrivendo al presente)
ma anche sulla trama da rimpolpare, tagliare, modificare. Queste cose infatti verranno dopo, coadiuvata dal parere della lettrice beta.
“Sul lago argentato” è di 236 mila battute, circa quanto “Ragione e pentimento”, la lunghezza ideale per me, per il mio tipo di romanzi (commedie) e trame. Mi trovo a mio agio, lunghi abbastanza per essere romanzi pieni, ma senza che io impazzisca. Come per “Ragione e pentimento”, la mia opera che trovo più simile, la stesura è stata fluida, partita da un’idea precisa di base, un buon programma di massima, ma molto work in progress. Confrontiamoli:
In Ragione ecc. una donna scopre un biglietto del treno nella tasca dei pantaloni del marito e teme che lui la tradisca. Domanda di partenza, credo spontanea in ogni lettore: è vero che lui la tradisce?
Ne Sul lago ecc. una donna eredita una villa sulle rive del Trasimeno e ne prende possesso, nonostante ami molto il posto, non ci era più tornata per quasi vent’anni. Domanda di partenza, forse meno spontanea in ogni lettore: perché non è più tornata a Passignano, pur avendone la possibilità?

Eppure, nonostante l’impianto narrativo simile che, non a caso, ha prodotto un romanzo della medesima lunghezza, la prima stesura di quest’ultimo mi ha portato via molto meno tempo. Perché? Perché “Sul lago argentato” è stato scritto quasi sei anni dopo “Ragione e pentimento”. Sei anni in cui, lo sapete, ho scritto tantissimo, ho affinato la tecnica, ho trovato il mio stile, ho fatto, in una sola parola: esperienza. E se paragoniamo spesso la scrittura a una navigazione in mare aperto e a una scalata ad alta quota, be’ l’allenamento, lo capirete, è fondamentale.

Un romanzo come quello di Natallia, lungo il doppio, esula da qualsiasi pratica io possa aver fatto nel frattempo, perché, ne abbiamo parlato, è entrata in gioco una storia autobiografica importante, da rendere narrativa. Il romanzo di Natallia è il mio lavoro della vita, quello che, in questo momento, mi pare insuperabile in ogni suo aspetto. Ma i miei libri rimangono questi: 220/250 mila battute, in equilibrio tra dramma e ironia. Scrivere il libro di Natallia mi ha ammazzata, scrivere “Ragione e pentimento” e “Sul lago argentato” non mi ha creato alcun problema. Ci sono stati blocchi e ripensamenti per entrambi, certo, ma nulla di paragonabile al delirio di Natallia.
Francesca e Stefano ci raccontano di tradimento e di sopravvivere ad esso e ad altri mille casini familiari. Anna e Cesare ci parlano di errori di gioventù, del rapporto con i genitori e di redenzione. Tutti temi forti, ma trattati con leggerezza. Nulla del vissuto di Francesca e Anna è sovrapponibile alla mia vita, e prendere quindi le distanze dalle loro vicende è stato facile e ovvio. E soprattutto confortante, una passeggiata in confronto al precedente. E’ stato godersi il panorama, senza dover pensare troppo alla strada.

Una prima stesura almeno discreta, ma m’illudo sia buona, mette al riparo l’autore da troppe rogne nelle revisioni che verranno. E’ partire con il piede giusto e sì, magari anche le scarpe.

Annunci

19 thoughts on “La prima stesura, l’impianto narrativo ideale e l’esperienza

  1. Ma sei stata un fulmine!!! Complimentissimissimi!
    Il romanzo di cui ho appena terminato la prima stesura mi sa che è più vicino, per impatto emotivo, al tuo di Natallia. Non ho proprio la forza al momento di pesare a scriverne un altro (non che non ci stia pensando, certo…). Di certo ho bisogno di qualcosa di più leggero.
    Le mie lunghezze sono tra i 300000 e 400000 caratteri spazi inclusi, ma ammetto che vorrei allungare la distanza. Il mio sogno inconfessabile è vedere esposto uno di quei tomazzi da 1000 pagine con su il mio nome…

    • Questo romanzo è arrivato proprio all’improvviso e mi ha salvato la vita in questo agosto schifoso. Insomma scrittura terapia ancora una volta. Natallia e Cene tempestose siamo a oltre 500 mila, che per me sono già tante, certo anche a me piacerebbe molto aver scritto Via col vento, sai scrivo rosa 😀 grazie

  2. Sandra Complimenti. Il titolo è già definitivo? Lo so che se il romanzo passerà dall’editore vorranno dire la loro…
    Io comunque son curioso dell’innesco nella trama del meccanico. 😉
    Sul numero di battute non riesco a fare il conto, io sono abituato come gli americani a conteggiare in parole.

    • Ti prego di affrancarti dal conteggio delle parole, che le parole sono ingannevoli assai. Una mela è una mela, ma una renetta è una parola una granny Smith due. Il meccanico si inserisce in maniera assai banale, ma poi si sviluppa alla grande. Bacione
      PS. no, titolo non definitivo, diciamo che mi fa abbastanza pietà ma non mi viene in mente altro per ora

  3. Anche io sono curiosa di vedere “l’importanza di essere un meccanico” in questa storia! Hai creato molta “suspense” attorno a lui 🙂
    Buon lavoro! Ma mi pare tu sia già a buon punto.

    • Se il meccanico dovesse diventare il mio personaggio meglio riuscito sarebbe davvero buffo, per una che non guida! Della serie “scrivi di ciò che conosci!” Vado a finire le correzioni su carta, che poi riportarle sul file è di gran lunga il lavoro più tedioso.

    • Ho paura che darlo a due lettrici se una dice una cosa e l’altra l’esatto contrario potrei andare in crisi. Mannaggia, io vorrei farti contenta a mandartelo. Cosa facciamo? L’altra si chiama pure lei Francesca, pensa un po’…

      • Ma molto inside. Ahah
        P.s. Due donne (magnifiche) vanno a pranzo e nemmeno fanno un resoconto di cosa hanno mangiato e di chi hanno sparlato. Non vorrei dirlo, ma è cattiveria pura (non raccontarmi nulla). 😀

  4. @ Marco, ieri è stata una giornata allucinante, che dopo il fantastico pranzo, è precipitata. Non è cattiveria, giuro, anzi volevo mandarti una mail, ma, non ne ho davvero avuto la forza, il resoconto arriverà di certo. Un abbraccione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...