I luoghi della memoria: 8 settembre 2015 ricordando la più grande tragedia dell’umanità

logo2[1]

La serata straordinaria al Memoriale della Shoah dell’8 settembre, data dell’armistizio che diede il via alla resistenza partigiana, è stata un pugno nello stomaco anche per me, che essendo già stata ad Auschwitz Birkenau, ero piuttosto preparata e sono informata credo un po’ più della media, grazie a letture costanti di narrativa ebraica. Una Milano composta si mette in fila in Piazza J. Safra, uno spiazzo a lato della stazione Centrale. Attacco discorso con la signora ebrea dietro di noi, che sta parlando di Giuntina, le dico che siamo quasi azionisti di quell’editore: andiamo al Salone di Torino con budget illimitato, lei risponde “allora, non siete proprio ebrei!” Ride, fa un sacco di battute sugli ebrei, molto sagaci e mi piace un sacco. Entriamo a gruppi scaglionati, la visita durerà molto più del previsto (non abbiamo cenato, è il nostro anniversario e ho passato più di un’ora a casa di mia mamma che ha appena ritirato la tac ed è in panico) e sarà fisicamente stancante. Emotivamente sconvolgente.

Una guida introduce il percorso ricordando le leggi raziali sottoscritte in Italia e parlando del Memoriale aperto il 27 gennaio 2013, dove all’ingresso Liliana Segre ha voluto un’enorme scritta INDIFFERENZA, perché questa fu la principale causa dell’olocausto. E lei Liliana, una tredicenne tra gli oltre 600 deportati che partirono dal binario 21 tra il 1943 e il 1945, fu una delle poche ad aver fatto ritorno. Oltrepassando l’insegna il visitatore non sa cosa troverà, un’architettura precisa richiama infatti proprio all’ignoto verso cui porta la svolta. Lo spettacolo, ideato da Stefania Consenti, è la perfetta fusione tra Il Piccolo Teatro, il Conservatorio e il Memoriale stesso. Milano a volte sa essere davvero generosa, l’entrata è gratuita. Verrà addirittura suonato un violino superstite da un campo di sterminio. I racconti, tratti dalle testimonianze dei sopravvissuti ci accompagnano in diverse tappe, fino alla più suggestiva: i convogli dell’epoca, sì, proprio quelli che, con un viaggio di 7 giorni, portarono gli ebrei ad Auschwitz. Saliamo, siamo strettini, io in particolare sono in un angolo ed essendo notoriamente bassa, la sensazione di essere schiacciata (gli altri sono tutti o quasi più alti di me) è forte, un giovane studente del conservatorio suona il clarinetto, un attore recita qualche passo che parla di quel viaggio, la tragedia, fino a quando alle stazione lungo il percorso, i deportati non chiedevano più neppure aiuto. Ho caldo, dopo un secondo vorrei uscire. Io, che sono lì per una visita, io che mi è stato chiesto se me la sentissi di salirci. Sono patetica, anche se parlando con altri, tutti hanno avuto la stessa sensazione di oppressione: un assaggio davvero insignificante di ciò che possono avere provato gli ebrei. La recita finale di alcune pagine dell’orrore dei campi è magistralmente interpretata da un’anziana donna: Franca Nuti, eccezionale nella mimica, nelle espressioni e nei cambi di intonazione dei diversi personaggi tratti dalle pagine di Primo Levi.

Una vetrata separa il Memoriale dalla strada, è quindi visibile, proprio per dare giustizia a un luogo che, all’epoca, fu celato. Dai sotterranei infatti, originariamente nati e concepiti per separare la posta e il trasporto delle merci dalla zona passeggeri al piano superiore, partivano i treni speciali per Auschwitz, ma ben nascosti da un muro, quindi addirittura dai balconi di fronte non se ne sapeva nulla.
Due particolarità finali: all’interno del Memoriale una tenda delimita un’area adibita all’accoglienza dei profughi, abbiamo potuto sentire le voci dei bambini, questo è molto significativo. La prima pietra della stazione Centrale fu posta proprio in occasione dell’Expo del 1906, dedicato ai trasporti. Quindi la storia si intreccia in diversi punti, a noi il compito di non soffermarci solo sulle attrattive di svago come l’Esposizione universale, ma di promuovere anche quelle più impegnative.
Lascio quindi volentieri il link con le informazioni per visitare il Memoriale:
http://www.memorialeshoah.it/italiano/orari-contatti.html

Annunci

13 thoughts on “I luoghi della memoria: 8 settembre 2015 ricordando la più grande tragedia dell’umanità

  1. Grazie, Sandra… sai che volevo andarci il 31 agosto (lunedì) e avevo già organizzato, ma purtroppo erano ancora chiusi per il periodo estivo? Me lo ero appuntato dopo aver letto l’inchiesta e visto il film “Il rumore della memoria” di Marco Bechis su Vera Vigevano Jarach, lei ebbe il nonno morto ad Auschwitz e la figlia diciottenne uccisa in Argentina. E ora questa anziana signora gira per l’Europa per dare testimonianza della sua doppia tragedia nelle scuole.

    • Come puoi vedere le possibilità di una visita libera o con la guida ci sono, e di sicuro ne vale la pena, non c’è solo il giorno della Memoria, deve essere ogni giorno. Grazie a te per aver apprezzato il post e segnalato il film.

    • Sei di Milano, caro Helgaldo, pensa a una visita, se ancora non l’hai fatta, e comunque non ringraziarmi, sai, la tragedia non può essere cancellata e dimenticarla sarebbe un oltraggio.

  2. Hai assolutamente ragione.
    Dimenticare sarebbe un oltraggio!
    Quando mi capita di vedere certi articoli che negano questi fatti manipolando la storia mi vengono i brividi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...