Dimmi come ti senti amico, amico fragile (cit.)

Quattro giorni dentro un pozzo di cattivi pensieri e domande, senza avere idea su come risalire alla luce. Quattro giorni in cui: mercoledì sera la mia amica che ospita Nastia aveva un impegno importante per cui ho “ritirato” la sua bimba assieme a Olga e le due alleate in una squadra perfetta, sono risultate ingestibili. Nessun genitore civile avrebbe giudicato accettabile il loro comportamento a tavola. La sfida a noi grandi è durata anche dopo che Nastia se ne era andata. Sgridata e castigata (ieri niet coca cola, niet patatine, niet computer) Olga è passata alla fase “musona” e io mi sono resa conto di non avere, dopo il funerale, alcuna risorsa per instaurare con lei una relazione decente. Mi sono pure accorta che il suo essere una bimba poco, diciamo per niente, affettuosa, mi pesa. Non esistono coccole, baci della buonanotte, abbracci, e se le diciamo “ti voglio bene” le risposte possibili sono due: un grugnito, oppure “io no.” Va bene, mica è obbligata.

Poi c’è Sandra, sarebbe Aleksandra, in russo spesso il diminutivo è Sasha, usato sia al maschile che femminile, e io al mattino sono felice di portare Olga a scuola perché la vedrò. L’ho amata subito quando ho visto che indossava il piumino d’argento di Hello Kitty che era di mia nipote e che ho portato all’associazione, non appena ho appurato che a Olga era piccolo. L’ho amata il doppio quando ho saputo che si chiama Sandra. Ha una faccina tenera, è minuscola, mi parla sempre e si fa fare le coccole. Ho saputo che a casa è bravissima, alle 21 va a dormire senza fare storie.

“Sandra” mi dice la voce quella lì che ti parla e ti sbatte le cose in faccia senza troppi complimenti “se avessi ospitato l’altra Sandra-Sasha, saresti stata super male quando sarebbe poi partita! Non hai ancora capito che non esistono figli in prestito, ma solo bimbi ospitati?”

Vado a prendere Olga sperando che il suo umore sia migliore del mio: lo è, mi corre incontro, prima volta, mi lancia lo zaino per giocare, lo afferro al volo, chiacchieriamo circa le cose che faremo nel weekend, lei salta i tombini ed è occhei: non penso a Sandra-Sasha (alla sera non c’è mai, vanno a prenderla prima) e sto quasi bene, anche se ho mal di testa, anche se ieri mio marito è stato in ufficio 13 ore e oggi sarà peggio, anche se Ilaria sperava di tornare a casa, e ci è tornata sì, ma in una bara, anche se ho una faccia orrenda, anche se di editori interessati a “Le affinità affettive” manco mezzo, anche se per l’ambiente pestifero dell’ufficio una collega, messa un po’ alle corde, ha chiesto il trasferimento, l’ha ottenuto e sta sera mi ha salutato piangendo, dicendomi che con me si è sempre trovata benissimo 😦

Sto quasi bene al punto che dal panettiere prendo una tortina di frutta per Olga e una fetta di castagnaccio per me. In casa Olga mi chiede se debba fare il bagno – lavarsi non è un’attività che le aggrada – le rispondo di no e lei dice “urrah!” poi commetto l’errore fatale di dirle che domani toccherà vestirsi eleganti per una festa, abbiamo infatti una Cresima. Olga ha portato un abito nero, le dico che indosserà quello, mi supplica di non farglielo mettere (sa il diavolo perché l’abbia messo in valigia, allora) propongo due alternative, niet. Le chiedo cosa vorrebbe mettere e prende un paio di leggins sotto il ginocchio estivi  e una maglietta a maniche corte: due fantasie che insieme fanno a pugni e soprattutto, fuori stagione. Impossibile. Le ripeto di scegliere fra i miei tre abbinamenti e si mette a piangere, lacrimoni grossi, tragedia. Occhei (cioè no, non è occhei per niente!) “vuoi parlare con la mamma?” “Niet!” “telefoniamo alla maestra?” “Niet.”

Chissà se Sandra-Sasha farebbe altrettanto? Lo soooooooooooo, niet confronti!

Il mal di testa diventa una tenaglia, i pioli del pozzo dal quale sto risalendo a fatica mi scivolano sotto i piedi e precipito di nuovo sul fondo.

Poi in qualche modo, dopo cena, la crisi viene tamponata, capisco che non è passata del tutto, ma tra cartoni animati, giochi al pc, Skype mama e qualche patatina, tiro l’ora di mandarla a letto. Le dico “Buonanotte” e lei si gira verso il muro, senza rispondere.

Domani andrà meglio, o forse no. La parte di me che ancora annaspa nel pozzo dice “Sandra, domani il giorno della partenza sarà un pelino più vicino!” Tocca fare i conti con la prospettiva di salutare anche Sandra-Sasha col piumino di Cecilia che volerà in Bielorussia!

Annunci

10 thoughts on “Dimmi come ti senti amico, amico fragile (cit.)

  1. Che giornate dure!!!
    Un super abbraccio!

    Ma non cadere nel vortice dei confronti. Vedo che male fa ai cognati. Tornano dagli incontri post adozione o dalle feste all’asilo con l’idea che tutti gli altri bimbi siano più dolci, più affettuosi, più… Poi magari a casa sono delle belve assassine mangiatori di genitori! L’affetto ci sono tanti modi per provarlo e dimostrarlo. Io, ad esempio mi affeziono molto alle persone, ma ci metto una vita a dimostrarlo e magari sembra che non provi niente, ma è solo che i gesti d’affetto non mi vengono spontanei dopo tanto, tantissimo tempo.

    Olga è Olga, è arrivata in un momento complicato, anche se di riflesso vive un lutto che non le appartiene, ma che in qualche modo coglie. Vi sta entrando nel cuore in modo diverso da Natallia, ma magari nella sua scontrosità c’è una schiettezza e una dolcezza che verranno fuori pian piano.

  2. Sandra, mi dispiace tanto, per tutto.
    E capisco la difficoltà, a volte neanche io riesco a prendere D per il verso giusto… Figurati voi due, avete l’ostacolo della lingua e anche un vissuto che non conoscete. Fai bene a non transigere sull’educazione, è una fatica immane ma ne vale la pena.
    Un abbraccio e buon fine settimana!

  3. @ la serata si è conclusa con i vicini di sopra, quelli del bagno per intenderci, che fanno una festa e un casino epocale, salgo a chiedere di abbassare i toni che la bimba dorme e mi urlano dietro “è il mio compleanno!” ripetuto all’infinito nonostante la mia risposta “non mi pare un buon motivo per far venir giù il condominio!”. E’ già capitato e abbiamo sopportato, ma sta volta, proprio pensando ad Olga sono salita, col risultato che un’invitata ha detto “adesso mettiamo i tacchi!” e i delirio è aumentato, poi devo dire non è durato molto, era comunque passata mezzanotte e ho sentito chiaramente qualcuno che ha rotto qualcosa, lei si è inca@@ata e ne sono stata assai felice! Sta mattina Olga si è alzata allegrissima e mi ha trascinata davanti allo specchio per farmi vedere che capelli tutti in piedi, ridicoli ho!!!

  4. Non è mai facile il rapporto con i bambini! Devi sapere entrare nei loro meccanismi, devi essere paziente,tollerante, doti messe sempre duramente alla prova. È così con i figli propri, pensa quanta difficoltà in più si ha a provare a comprendere una persona che non conosciamo. Spesso i sentimenti, quelli veri, non vengono fuori, ma sono sicura che Olga, lontana da voi, maturerà la mancanza e l’affetto che ora non sa dimostrare.

  5. Mi dispiace Sandra. A volte è difficile gestire i propri figli, figurati quelli degli altri. Aggiungi le difficoltà della lingua e i giorni difficili che state attraversando (e i bambini avvertono le tensioni), tutto è amplificato al negativo. Tocca tenere duro e magari ogni tanto cedere, altrimenti diventa una guerra a chi è più forte che finisce al massacro. E sappi che quando i bambini fanno così è per metterci alla prova, dobbiamo con i nostri no dimostrargli quanto gli vogliamo bene, loro hanno bisogno di limiti! Sono sicura che in futuro, sia Olga che voi, ricorderete comunque con effetto questo periodo, per quanto difficile.
    Ti abbraccio, Francesca

  6. Sei un essere umano! Non chiedere troppo a te stessa. In fondo la parte di te che è attirata da Sasha è la stessa che ti ha spinta a questo gesto bello, che in Olga lascerà un segno al di là della sua stessa coscienza. 🙂

  7. Ogni bimbo ha il proprio carattere, la propria maniera di dimostrare affettività, ed è vero quello che hanno scritto altre: non transigere mai sull’educazione! i bimbi hanno bisogno di paletti e regole per sentirsi amati, considerati, per avere qualcuno con cui fare il muso ( ! ), altrimenti si sentono allo sbando e molto più trascurati!
    Tenete botta ragazzi, è un’esperienza impegnativa ma appagante, e poi sinceramente non credo che al momento dei saluti sarà meno straziante, eh…quando si è arrabbiati e tristi per tanti motivi le cose si travisano, ma poi davanti alla quotidianità cambiano un bel po’! Bacioni a tutti!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...