Uccidi collegafigo e vai in pace

Scrivo a caldo, anzi a rovente, esce un post lagna come non mai.

Ero in attesa di una risposta dall’agente, è arrivata ora. Non la copioincollo, è piuttosto articolata, ma sintetizzo:

il testo ha una grossa potenzialità, ma tutta la vicenda di collegafigo, e altre situazioni secondarie non funzionano e vanno quindi tagliate. Cito testualmente: alleggerire il testo avrà anche il vantaggio di limitare il numero di pagine, migliorando la collocazione dell’opera. Certo, indorano la pillola con “ottimo sviluppo del romanzo femminile, genere accattivante e originale.”

Tutto questo cozza alla grande con le direttive che a suo tempo mi diede Chiara B.M., cioè inserire tanti conflitti e creare la seconda linea narrativa. Se penso al tempo speso in tal senso sto male, anzi no, sto male e basta.

L’agente conclude con: potremmo proporti ad Amazon – saprete che di recente è diventato un editore a tutti gli effetti – o in seconda battuta pubblicare con goWare (l’editore di Ragione e pentimento) ma è una condizione indispensabile la revisione del testo e un alleggerimento, secondo quanto ti indichiamo in questa mail.

Fermi tutti: io tolgo una parte che ho costruito con una cura estrema, e seguendo non fantasie mie, ma Chiara, e forse arrivo in Amazon?

Forse sarei disposta a farlo per arrivare a Mondazzoli o a pochi altri ma per Amazon che la massa manco capirà che i libri editi da loro sono diversi da quelli venduti da Amazon e autopubblicati… E una valutazione di questo tipo non mette l’autore all’angolo?

E soprattutto assecondare “limitare il numero di pagine, migliorando la collocazione” non è un tristissimo scivolone nel fango commerciale?

Per me lo è, sì; è chiaro che come ho anticipato, la botta è calda, forse a freddo ragionerò diversamente, ma in questo momento sto pensando che è no. Se poi considero dove la mia agenzia è riuscita a far pubblicare opere tremende rivaluto seriamente il self.

 

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19 thoughts on “Uccidi collegafigo e vai in pace

  1. il numero di pagine come elemento di valutazione di un libro è una cosa che fa mia figlia. Che ha 9 anni.
    sono senza parole
    coraggio!

  2. Terribile quando arrivano due valutazioni autorevoli in contrasto. Finché si tratta di lettori beta, va be’, ma quando sono professionisti.
    Se ti può consolare, la mia agente ha cercato per un anno di piazzare un romanzo (arrivandoci mooooolto vicina) in tutte le case editrici il mio lavoro ha superato la prima lettura ed è stato bocciato in appello. L’agente, diligente, mi ha girato le risposte. Prima casa editrici: ottima prosa, ma la trama non ci convince. Seconda: ottima trama, adattissima a noi, ma prosa sciatta. Poi a ruota: troppa importanza a questa sottotrama/troppo poca. Ottimo il protagonista. No, sembra un perdente. Ce ne fossero state due a dire la stessa cosa. All’inizio lei aveva scritto che me le girava perché sono giovane, così magari ne traevo spunto, alla fine ci siamo dette che con la crisi che c’è adesso nessuna casa editrice sa che pesci pigliare e se arriva qualcosa di appena fuori dagli schemi si tirano indietro e non rischiano… Almeno dessero una ricetta da seguire!

    • A me dà anche fastidio che non pensino neppure a proporlo ad altri se non Amazon e goWare, goWare è consociata per cui anche se non pubblica tutto indiscriminatamente, sta diventando un po’ l’opzione a sbattimento zero per l’agente. E comunque sì, due pareri autorevoli tanto in contrasto mi mandano davvero a male, ci sono scene con collegafigo che non posso proprio pensare di sopprimere. Ora l’agente, alla mia risposta dove mi sono dichiarata sotto shock, dice che nooo, che loro hanno puntato l’attenzione sul valore dell’opera, l’ottima Claudia protagonista, insomma ritrattano, ma in realtà è solo un modo per mettere un materasso sotto, dopo che il tonfo mi ha fatto male. Deprescion.

    • Aspetto di parlarne con Chiara, però propendo per il no. Perchè sono motivazioni che non condivido, e perchè tutto sommato come ho detto non mi va di cedere i diritti di quest’opera a Amazon, certo c’è il serio problema dell’anniversario di Chernobyl imminente, che ormai stiamo perdendo, ma più ci penso e meno sono convinta della proposta.

  3. Premessa: non ho mai pubblicato nulla, né presentato nulla a nessuno e nemmeno lavorato con un editor. Sono al massimo uno scrittHobby, come direbbe Gaia su Giramenti.
    La questione commerciale non è un ragionamento sbagliato a priori: se si vuol vendere un prodotto, anche uno artistico, quell’aspetto deve essere considerato – ma non so se questo riguardi l’autore non self, in questo caso tu, Sandra.
    Si può discutere sul perché la riduzione delle pagine lo renderebbe più vendibile: conosco gente che i libri con meno di 300 pagine nemmeno li guarda, specialmente in rapporto al prezzo… 😛

    Per il fatto che due diversi professionisti affermati valutino diversamente un prodotto artistico, nulla di strano: la narrativa ha una forte componente soggettiva su cui ha poco senso discutere, finché non si tirino in ballo le motivazioni dei propri gusti, perciò bisogna discutere sugli elementi oggettivi, come sintassi e grammatica (e mi sa che non si parla di questo, o agenti ed editor te lo avrebbero tirato in testa, il libro 😉 ), coerenza della trama, tecnica…

    Hai scritto che l’analisi del passaggio “incriminato” era molto dettagliata: a parte la storia opinabile delle pagine da ridurre, c’era qualche elemento di critica più interessante?
    Tipo che il collegafigo fosse caratterizzato in modo poco coerente, o che la sua sottotrama avesse delle falle logiche o fosse poco collegata alla storia principale, o… di “problemi” che potrebbe o meno avere uno scritto se ne possono pensare mille, il punto è se, a freddo, sembrino o meno dei problemi a te.

    Che tu ci abbia lavorato molto temo che non conti – anche se i libri so’ piezz’e core – se non funziona va levato, ma puoi rimetterlo nel cassetto perché può sempre funzionare in un’altra storia (comunque uno scrittore non butta via nulla, mai!) ma se il problema è invece che tu e l’agenzia avete aspettative diverse sulla forma finale del libro o su chi pensate ne saranno i lettori, vedo solo due possibilità: o uno dei due cede o riesci a rielaborare il libro per trovarvi entrambi a metà strada.

    Ti consiglio di fare altro che non riguardi la scrittura per raggiungere uno stato mentale più freddo, quindi riprendere le osservazioni e chiederti: quel passaggio serve, per far funzionare il libro? Se sì, prova a lasciarlo, ma migliorandolo usando le osservazioni che condividi, quindi riproponilo – e preparati a difendere le tue idee 😉
    Se invece non funziona, va levato, temo – anche se dietro c’è stato molto lavoro.

    • Ci sono, caro Daniele, interi capitoli da togliere, quelli che secondo me e Chiara alleggerivano la linea principale, e molto altro. Di sicuro tornerò sull’argomento con un altro post che approfondirà l’argomento. Intanto ti ringrazio per le tue osservazioni precise credo che l’elemento di critica interessante che citi sia solo uno: il romanzo così com’è non è collocabile in alcun genere, ahahh, la solita vecchia storia, peccato che le librerie siano piene di libri non di genere. Se togliamo quindi le parti che non riguardano espressamente Natallia, evitiamo divagazioni e torniamo al genere femminile interessante. Un bacione

      • Quindi il problema sarebbe che il libro è difficile da inquadrare secondo schemi commerciali già consolidati? Questa potrebbe essere anche un’opportunità per farlo emergere e, magari, creare nuovi lettori 🙂
        Bene, intanto ti auguro una buona riflessione e buon lavoro, in attesa di novità – spero piacevoli 😉
        Buona notte 🙂

  4. Fai bene a valutare con calma, non solo per via della negatività che ti pesa addosso, ma anche perché forse prossimamente ti arriverà un indizio utile su cosa fare. Spesso a me succede, nei momenti no. Vicinanza!

    • In teoria sì, e ci ho anche riflettuto, ma non è solo lui, ci sono le considerazioni burocratiche, il tema dell’immigrazione (un personaggio è senegalese), la crisi del negozio dei genitori della protagonista da eliminare in toto. E una serie di agganci, sarebbe da stravolgere, riscalettare, tipo che se avessi ancora la prima stesura andrebbe meglio, il che è semplicemente kafkiano 😦

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