Boulevard of broken dreams (cit.)

Ho scritto quanto segue ieri sera sul tardi, rincasata da una serata molto piacevole con l’Orso, che quando c’è da fare squadra non ci si tira indietro. In radio hanno passato la canzone che dà il titolo al post e mi è sembrata perfetta. Pubblico comunque quanto avevo in bozza, tuttavia, proprio come aveva previsto Grazia nei commenti, sta notte papà è venuto ad abbracciarmi, ho sentito tutta la magrezza dovuta alla malattia, gli ho detto “oh, papà, come sei magro!” e mi sono svegliata in lacrime, però poi ho capito che la sua condizione era per farmi capire quali sono le reali sofferenze della vita, diventare triste per la mail di ieri è un insulto. Il post è lungo, scusate, ma c’è tanto da dire e alla fine tornerò sul segno/sogno di papà.

Ridimensionare e di parecchio la seconda linea narrativa è il succo della questione, eliminare interi capitoli, questioni importanti per meglio poterlo inserire in un genere e, cosa già detta ridurne le pagine.

Un chiaro esempio:

“Ehi, Claudietta, problemi?” Bello quando la gente si interessa al tuo stato d’animo dopo che hai appena subito un piccolo assalto alla tua personale fortezza impilando mattoni di “non ci penso più”.

Circa… sai la prima cosa che si impara dell’adozione è che si tratta di un percorso Stop & Go. Non capirò mai quale dei due momenti sia il migliore. Il periodo Go è frenetico, uffici da girare, burocrazia, medici. Tanto per iniziare con il piede sbagliato a noi il tribunale invece di consegnare i moduli per la domanda di adozione nazionale e internazionale ha dato quelli per la nazionale e il caso tipo se io ho avuto un figlio da un altro uomo e lo voglio fare adottare da mio marito. Non capivo come compilarlo, ma non avevo immaginato l’errore. La psicologa che teneva il corso ASL mi ha cacciata via in malo modo quando le ho chiesto spiegazioni a riguardo, poi l’operatrice sociale ha svelato l’arcano e mi ha detto ‘be’, vai in tribunale a farti dare un altro modulo, tanto è aperto anche il sabato.’ Ma il tribunale NON è aperto al sabato è mi sembrò assurdo che chi ha a che fare col tribunale ogni giorno non lo sapesse.” sospiro e continuo “questo la dice lunga sul periodo GO e sulla stronzaggine delle SS ed è solo un esempio dei tanti che potrei farti, perché la vita intanto va avanti e tu devi incastrare tutto questo nelle normali giornate. E perché la vita non ti risparmia dispiaceri solo perché hai già questo fardello da portare avanti. Ricordo il corso e il mio fiondarmi sul cellulare durante la pausa, quando mia nonna stava morendo.” 

Commento dell’agente:

–  Evitiamo queste denunce del sistema, troppo attuali e giornalistiche per il genere di romanzo: il rischio, come più volte già detto, è di non collocare il testo in un genere specifico.

Volete sapere cos’ho pensato? Ok, ve lo dico, “col cazzo, col cazzo che tolgo ‘sto pezzo, e tutte le disquisizioni burocratiche, questa è l’Italia, bellezza (cit.)”

Genovesi lo collochi in un genere? Non direi. Parliamo di adozione negata e non diciamo la merda che mi sono trovata ad affrontare? Che sia io, Claudia o un qualunque lettore… io voglio onestà, non voglio il romanzo edulcorato, il compromesso per ficcarlo in un genere!

Una nota positiva sull’incipit, la riporto volentieri soprattutto perché partecipò alla gara di incipit di Michele qualche mese fa e trovo che questa opinione possa tornare utile.

“Tiro giù la tapparella e un cielo arancione mi dà il buongiorno. Guardo la mia immagine riflessa nel vetro e tento di ricambiare l’entusiasmo con scarsi risultati. Accendo il gas sotto la moka, rabbocco i frollini nella biscottiera, invocando un gesto che faccia altrettanto con la mia energia. Di là riconosco i suoni mattutini di chi divide con me vita, letto e mutuo. Flap flap, prima le ciabatte, poi sciuuuuuuum lo sciacquone, zzzzzzzzz il rasoio e infine il getto potente della doccia.”

Commento dell’agente:

  • Ottimo incipit, ci porta dentro il genere di personaggio e romanzo al femminile che funziona.

La vicenda principale è affiancata da troppe digressioni che confondono il lettore. Scusate, in “Cent’anni di solitudine” si chiamano tutti con lo stesso nome, lì sì che ci si confonde, qui se ti confondi sei un cretino, o hai problemi seri o leggi con la testa infilata nel cesso 🙂 e francamente un lettore così, chiamatemi snob, non m’interessa.

Non riesco a condividere le opinioni dell’agente, tuttavia non ho ancora risposto perchè aspetto di confrontarmi con Chiara, ora però mi sento molto serena nella mia posizione. Gli interventi di Chiara, che in pratica sono giusto la parte da ridurre drasticamente, li ho pagati con un tesoretto che avevo lì da un anno: il rimborso per la parte di assicurazione dell’auto di papà quando la macchina è stata venduta (il trapasso dell’auto di un trapassato era stata una rogna post mortem molto triste, perchè papà faceva l’autista). Avevo conservato la piccola cifra per comprarmi qualcosa che, in qualche modo, fosse legata a papà, ed è quindi stata in un cassetto a lungo, poi casualmente, ma il caso non esiste, la parcella di Chiara era la stessa cifra del rimborso e ho pensato che fosse un modo perfetto per utilizzarlo.

Mi ero illusa di poter fare il grande salto con quest’opera, non è così, amen, ma io non elimino parti di romanzo finanziate da papà! Punto.

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21 thoughts on “Boulevard of broken dreams (cit.)

  1. Il mio è un commento da profana ma da lettrice affezionata, sia dei tuoi libri che dei tuoi post: tu devi credere in quello che scrivi e devi esserne convinta, e devi amarlo. Punto.
    …e poi il grande salto secondo me è sopravvalutato 😀 (e bisogna sempre stare attenti che l’elastico non si sia smollato!)

    • perfetto, sono la tua scrittrice preferita? Sì, la tua mollettina con questa scritta è qui sulla scrivania a ricordarmelo ogni giorno, per cui ho a cuore il tuo commento, da profana, ma da lettrice forte.

  2. Sandra, torno dal mio silenzio per un abbraccio, immagino come ti possa sentire.
    Anch’io ho le mie perplessità, sull’agente intendo.
    Il romanzo è passato da Chiara e lei non elargisce sorrisi e benevoli pacche sulle spalle. Il suo lavoro di editor lo fa bene e affonda il coltello come nel burro per far emergere tutte le magagne di struttura e stile.
    Che poi un testo sia sempre perfettibile è evidente. Però si può intraprendere un secondo leggero editing con l’editore stesso.
    Da quel che intuisco invece, l’agente, dopo aver aspettato mesi per leggere il manoscritto, non ha intenzione di proporlo a nessuno se non l’accomodo di GoWare e Amazon editore; e quest’ultimo difficilmente andrà a pescare a zonzo.
    Sarebbe facile elargire consigli, ma immagino che la testa al momento ti rimbombi.
    Effettivamente è meglio vedere cosa ti suggerisce Chiara.
    Un abbraccio.

    • A dirla tutta la mia agente ha portato in Einaudi una trilogia dove c’è scritto che a Firenze c’è la stazione Centrale, mentre, come ha detto Pippo Russo in un esilarante pezzo, lo sanno anche i turaccioli che si chiama Santa Maria Novella. Dettaglio non da poco: la mia agenzia sta a Firenze. E allora di cosa stiamo parlando? La testa non rimbomba più, carissimo, bocce ferme e si percorrono nuove strade.

      • Conosco il pezzo di Pippo Russo e la trilogia alla quale ti riferisci. Boh, forse la tua agente (e gli editori) ormai cercano robe facili commerciali. Prodotti fotocopia trasmutati da altri romanzi che hanno avuto successo o timidi riscontri.
        Allora in bocca al lupo per le nuove strade. Io sono con te!

  3. Ciao Sandra, ho letto ora l’altro post e questo… mi dispiace, posso immaginare come ti senti. Da quello che capisco, tu sei convinta di quello che hai scritto e hai il benestare di una persona di cui ti fidi in toto (Chiara). Al tuo posto quindi non avrei dubbi e terrei il testo così com’è. Anche perché mi sembra che piegandoti ai dettami commerciali, poi non è che si aprano chissà quali porte. Oppure ho capito male?
    E’ un bel punto di svolta questo, non tanto esteriore quanto interiore. E il sogno la dice lunga, a mio modesto parere.

    • Guarda cona la tua solita e apprezzabile pacatezza hai centrato il punto.
      Di Chiara mi fido e non si aprono chissà quali porte e il sogno è la ciliegina. Io che ho sempre, anche con te, caldeggiato l’opzione agente, ora so che non funziona come pensavo. Peccato. Un abbraccio

  4. Purtroppo nella scrittura ogni faro si rivela una lampadina da 10 watt… toh, 40. Le considerazioni di un professionista sono molto utili, ma non sono la Bibbia, e comunque uno scrittore può anche prendersi il rischio di dire “no, questo non lo faccio”, se questa è la sua convinzione. Tanto non si tratta di scegliere tra diventare ricchi e famosi e restare frustrati e ignoti. Ricchi e famosi lo si diventa solo quando si verificano certi incontri di capacità-incontri-momento-“fortuna”, che non sono affatto probabili. Possibili, sì! Ma credo che l’ultima parola resti all’autore, perché le conseguenze sono sue. Se poi la Mondazzoli ci offre un contratto, decideremo cosa fare. 🙂

    • esattamente, e se pensavo di arrivare in Mondazzoli con questo agente, e beh, scema io. Ma non dimentichiamo che accettare significa cedere i diritti e poi quando li cedi l’opera non è più tua…

  5. Ma lo sai che solo leggendo mi sono ricordata del tuo incipit nella gara? Strepitoooso!
    Anch’io leggo questo post insieme a quello che lo precede e ti dico: “mi dispiace” per il primo e “forza e coraggio” per questo: rifletti ancora, lo vedi che già dopo una notte la tua posizione si va definendo? Valuta con calma tutte le opzioni e trova un nuovo equilibrio.
    (I segnali dall’aldilà sono preziosi suggerimenti!)

  6. Brava Sandra, non arrenderti alle logiche commerciali. Io nei panni di una lettrice qualunque ( ma attenta) non vorrei un romanzo edulcorato e la parte sulle pecche del sistema la vorrei proprio leggere!
    Forza forza.

  7. A me sembra che gli editori (e gli agenti) cerchino opere perfettamente aderenti a uno standard, a costo di cacciare dentro lo stampo a forza romanzi che avrebbero tutt’altro respiro e spessore. Lo stampo che hanno in mente per te è il rosa leggero, ironico e, sopratutto, disimpegnato. Quindi no calvario adozione, che è troppo vero e troppo poco disimpegnato. Che sia mai che il lettore pensi. Il problema è che le emozioni non si accendono tirando sempre la stessa levetta e le opere che fanno notare sono proprio quelle che mescolano stili e temi.
    Ti capisco benissimo. I miei perenni secondi posti ai concorsi sono dovuti proprio a questo mio mescolare le carte. Mi è stato detto chiaro, ma anch’io non posso tagliare delle parti di me. Alla fine spero ancora che chi di dovere si stanchi di questa mia perenne presenza in seconda linea e mi faccia passare in serie a, ma so che potrei aspettare tutta la vita…

    • PS: le follie dell’adozione devi raccontarle assolutamente! Come sai conosco la cosa da vicino. Qui siamo fortunati e ai SS ci sono persone squisite con un sacco di passione, ma basta spostarsi di pochi chilometri e brrrr…

  8. Le indicazioni sul testo, intendo i commenti con i fumetti, sono state fatte solo fino a una certa pagina, poi, basandomi su quelle, dovrei arrangiarmi, deduco quindi che anche la parte burocratica della seconda ospitalità di Natallia quando non riuscivamo ad avere il nulla osta andrebbe tolta. Certo, ci hai preso, vogliono piazzarmi nel rosa e buonanotte. Questa sera ho ricevuto una telefonata dal collegafigo original,cioè collegagiramondo che è appena rientrato in Italia, dopo un anno via, ci siamo scritti tante mail ma risentire la sua voce è stato un flash pazzesco, che ho valutato come un altro segno: collegafigo non può essere ridotto a una comparsa!

  9. Adottiamo collegafigo…
    Finché non sarà passato un po’ di tempo è meglio non prendere decisioni avventate. Prima valuterei a fondo con l’editore di fiducia la questione. Come per un’operazione, prima di tagliare ci penserei due volte.

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