Ghiaccio

Cercherò di lasciare fuori da questo post l’emotività che mi contraddistingue. Eravamo rimasti che toccava prima o poi dare una risposta all’agente. Ho ragionato parecchio e mi sono confrontata con Gaia, che di editoria ne sa. Due elementi importanti non sono ancora stati trattati qui. Il primo è la mia dignità di autrice, quindi di persona. Fino a che punto posso scendere a patti per pubblicare? Da tempo vado parlando di un romanzo dove ci sarà collegafigo, dove parlerò di rogne burocratiche, di immigrate senegalesi (ricorderete forse la magnifica illustrazione di Cinzia) e tutto questo non ci sarà, se non in minimissima parte. Scherzavo, ecco, ho promesso certi temi ai miei lettori, e adesso niet, facciamo un altro libro. Il romanzo senza tutto ciò non riesco a sentirlo, e arriviamo quindi al secondo punto: dovrei lavorare di brutto per portare il testo alla soluzione finale e dico soluzione finale non a caso, ma io ho voglia di fare questo lavoro? No. Viene meno la primissima cosa dello scrivere: il piacere di farlo. Che se manca quello, ma di cosa stiamo parlando?

Per cui ho scritto quanto segue:

Cara XXX, ho studiato con attenzione la Vostra proposta e ho deciso di rifiutarla. Non riesco a condividere gli interventi sul testo che mi sembrano unicamente finalizzati a contenere “Le affinità affettive” in un genere ben definito, il rosa. Tra l’altro Amazon come editore non ha per me alcuna attrattiva. Mancare l’appuntamento con il trentesimo anniversario di Chernobyl trovo sia davvero un’occasione sprecata a livello di marketing, peccato, tuttavia il compromesso per uscire in tempo è sproporzionato con l’aggravante di non arrivare neppure in libreria. Grazie, mi tengo il manoscritto. Un caro saluto Sandra

La risposta era ricoperta di ghiaccio:

Nessun problema, Sandra. Un saluto XXX

I saluti hanno smesso di essere cari, e io pure. Solo Sandra, solo saluti. 😦

Che tristezza!

Però la mia dignità è salva e di questo mi congratulo con me stessa 🙂

Ora, cosa faremo? In pratica ho un’agente, sono ancora sotto contratto, ma è come se ne fossi sprovvista. Ho inviato il romanzo ad alcuni editori noti, con i piccoli si sa come va a finire, che dicono chiaramente di accettare proposte. Lo so, inizierà la tiri-tera dei tempi di attesa, ma amen. L’ho pure mandato a Giulio Mozzi, almeno lui in 2 mesi risponde. E ho iniziato a prendere informazioni circa il self. O meglio, ho trovato chi farebbe tutto per me, ahaha, che se lo faccio io, ciao, anzi adieu!

Ho già una copertina professionale e un romanzo passato sotto il tritacarne di Chiara Beretta Mazzotta, lo ripeto Chiara Beretta Mazzotta! Non sono proprio a zero.

Vi dico la botta è stata di una portata tale da avermi ricordato Olga: quando le migliori intenzioni si trasformano in un boomerang e ti ritrovi su un’altra galassia, ecco, due eventi così lontani eppure così simili nella percezione di disfatta non sono facili da mandare giù. Dov’è l’impegno? Dov’è la meritocrazia e pure magari una piccola botta di chiul che ti fa arrivare un bambino che perlomeno non ti ringhia dietro e un’agente che perlomeno ha voglia di trattare e non scrive, nella prima mail: “ma è una condizione indispensabile la revisione del testo e un alleggerimento, secondo quanto ti indichiamo in questa mail” che capirete non lascia margini al venirsi incontro.

E’ andata così, non me l’aspettavo proprio.

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33 thoughts on “Ghiaccio

  1. Mi spiace molto.
    Mi spiace per te come blog amica e mi spiace come lettrice. Tu sai mescolare ironia e temi tosti e questo è un gran valore aggiunto. Come lettrice il rosa non mi affascina, ma i tuoi libri, proprio per questa mescolanza, sanno intrigarmi.
    Mi spiace perché, dando retta all’agente, di fatto il libro che tu hai scritto non arriverebbe mai a un editore. Mi spiace perché un agente servirebbe proprio ad arrivare agli editori, non ad Amazon, se non in casi moooolto particolari e con una strategia dietro. Mi spiace perché so com’è la caccia all’editore da “cane sciolto”. Mi spiace perché so che, come me, non credi al 100% al self e se in una cosa non ci credi al 100%, insomma…

    Non so. Mi sa che anche gli agenti sono un po’ in crisi. Forse c’è più calore nella mia agente che mi dice “piuttosto che snaturarlo non lo pubblichiamo” (lo scorso progetto…), anche se poi il risultato in pratica è lo stesso.

    Adesso, però c’è da guardare avanti. GoWare ha comunque fatto un buon lavoro con te, in fatto di promozione e di vendite. Questo, il riscontro di vendite e il pubblico fidelizzato è una cosa che puoi servire su un piatto d’argento a un editore. Il tuo romanzo può ancora trovare la casa perfetta, migliore di quella che avrebbe trovato l’agente. Non so se ce la si possa fare per il 2016, conoscendo con realismo i tempi tecnici, ma un buon libro e un buon libro sempre.
    Per te, per come sei fatta, per i rapporti che sai intessere e per il genere che scrivi il self può essere un’opzione di successo. A leggere in e-book paiono essere sopratutto donne, quindi è il tuo target. Quello che devi considerare è, oltre ai costi, i tempi per la promozione, stare dietro da sola a una pubblicazione non è cosa da poco per chi, come noi, deve gestire casa e lavoro. Se prendi questa strada la devi pianificare bene. Però non è detto che non sia una buona strada. La editor che consiglia?

    • Grazie Tenar, per aver scritto un commento così lungo e articolato pensieri profondi che riguardano me e l’editoria. Il valore aggiunto che tu hai notato purtroppo credo non sia stato preso in considerazione, non c’è stata neanche l’idea di proporre il testo a qualcuno che avrebbe potuto apprezzarlo. Forse vedo Chiara domani, sarà avvilita, lo so già.

  2. Hai fatto bene a rifiutare. Non dover campare di scrittura è un’ottima posizione di forza: tu il 27 hai uno stipendio, e la editor non saprà mai se e quanto abbia perso a non rappresentarti. 😉
    E poi gli anniversari tornano: tra cinque anni sarà il trentacinquesimo dalla tragedia e tu hai il tempo di lavorare ancora sul testo, se pensi che sia giusto farlo, e di trovare la strada giusta per pubblicare, quale che sia. 🙂

    • spesso sul lavoro tocca dire sì quando vorresti dire “manco morta” e lo si fa in virtù di un benessere che di sti tempi è prezioso, almeno con la scrittura voglio permettermi di banalmente essere me stessa. Sono felice che tu sia dalla mia, tengo molto al tuo giudizio, secondo me davvero tentando di guardare da fuori la situazione la mia agenzia ci ha perso a non tentare di piazzare il testo così com’è da qualcuno che non gli mettesse un’etichetta rosa, ma pensasse a un mainsteam. Grazie

  3. Da profana, anche secondo me hai fatto bene, quando è possibile non scendere a compromessi è una soddisfazione che ci si può prendere (anche se soddisfazione, in questo caso, non è un bel termine). Il libro lo senti tuo così com’è, non è giusto cambiarlo per far piacere a qualcun altro che ci vede solo un guadagno e che vuole globalizzare ogni testo per renderlo appetibile a tutti….ma per favore….

  4. Ogni tanto un no bisogna dirlo, anche se genera ghiaccio intorno. Per il resto non posso che essere triste nel constatare questa tendenza ad appiattire tutti i romanzi verso ciò che si pensa voglia il mercato, in questo caso il rosa puro, disimpegnato, adatto a chi non pensa né vuole pensare. Hai fatto bene Sandra, ne va del tipo di scrittrice che vuoi essere.

  5. Ciao,
    ti seguo da tempo, quasi sempre in silenzio.
    Grazie per aver detto di no, perché le poche volte che possiamo ancora farlo è bene farlo.
    Dopo i suggerimenti dell’agente, dopo che temi interi – proprio quelli che mi attiravano – hanno sfiorato per un soffio l’eliminazione e grazie al tuo no l’hanno scampata direi che a questo punto sono davvero curiosa di leggere questo romanzo. Lo vorrei per Natale, per quei pochi giorni che mi sto impegnando con tutta me stessa a tenere libera per poter leggere qualcosa di appassionante. E così mio hai fatto un regalo dell’avvento senza saperlo… il desiderio. Grazie!

    • Uh signur che bel commento Rebecca silenziosa. Mi piace da matti quando vi palesate voi lettori nell’ombra. Però per Natale 2015 non ce la faremo. Ci saranno altri Natali, intanto sono davvero felice che tu consideri la mia decisione un regalo. Gongolo!

  6. Anche secondo me hai fatto proprio bene a dire di no. L’unica cosa che mi dispiace è che ero curiosa di leggere il romanzo e adesso dovrò aspettare un altro po’, ma aspetto con piacere per una causa così buona! In bocca al lupo!

  7. Non so in che modo ti avrebbero proposto ad Amazon, in che termini insomma. Ma tu ne parli come fosse una maledizione o un ripiego vergognoso. Non esiste al momento una macchina promozionale migliore di quella di Amazon per un autore poco conosciuto; se credono in un libro lo propongono e ripropongono e ripropongono ogni volta che un lettore potenzialmente interessato passa di lì, fino alla nausea. Lo segnalano nelle newsletter, nella loro home, nei “Consigliati per te”. Sarebbe stato automaticamente presentato, il tuo libro, a tutti quelli che hanno già acquistato qualcosa di tuo, qualsiasi cosa, anche vecchia. Ripeto, non conosco i termini e su quelli bisognerebbe andare a fondo. Ma se io avessi la possibilità di essere messa in evidenza su Amazon, l’unica cosa che chiederei è dove devo firmare.
    Sullo stravolgere il romanzo sono completamente dalla tua parte, non può che essere così. E le storie di romanzi di valore rifiutati più volte si sprecano. Nella scrittura c’è un fattore soggettivo troppo pesante per fidarsi ciecamente anche di un professionista.
    (“Ma a chi vuoi che interessi la storia di un maghetto con gli occhiali?”)

    • il problema comunque non si pone: se anche Amazon, che in questo caso sarebbe stato editore, non piattaforma, avesse pubblicato il romanzo lo avrebbe fatto SOLO alle loro condizioni, cioè tagli con la mannaia sul MIO testo, manco ci hanno provato a proporlo così, e questo per me è grave. Proponi all’editore e vedi cosa succede. Non demonizzo Amazon, grazie a lui Ragione e pentimento ha avuto quello che ha avuto, ma come editore fa un po’ acqua.

  8. Mi spiace per il ghiaccio, ma temo che ormai fosse da considerare – avevate aspettative troppo divergenti sul tuo libro
    Spero in un lieto fine per altre vie, sappilo! 😉

  9. Uffa! E’ però la soluzione migliore. Non ha senso buttarsi nel calderone delle vaccate senza fine, tutte uguali, pur di pubblicare ad ogni costo. Ogni tanto compro qualche libello del genere, visto che una porzione di utenti si appende al rosa disimpegnato più totale, e se spesso cerco disperatamente di comprare rosa più articolato, in alcuni casi cedo di schianto.
    Però ritengo che il mondo editoriale perda a pubblicare solamente banalità. Il mondo del sentimento e’ molto più articolato di “mi piace, ci scopo, ci litigo, ci piantiamo, facciamo pace, torniamo insieme ma nel frattempo devo mollare qualcun altro”. Sono tutti uguali, che diamine!
    In bocca al lupo cara!

  10. Mi dispiace per come sia finita, ma se si deve snaturare troppo un romanzo… non va bene. Un conto sono dei miglioramenti, un altro degli appiattimenti. Comunque, chi sa! Magari chiusa una porta se ne potrebbe aprire un’altra. La vita è imprevedibile. Un abbraccio.

  11. Uhm Sandra, vedi che affetto raccogli da chi ti vuol bene? Cosa vuoi che ne sappia un agente che passeggia fra i corridoi oscuri di signori editori che desiderano libri stereotipati e non cammina per le strade di blog e lettori.

    Comunque chi ti fa la pubblicazione self già ce l’hai, e a occhio, conoscendo il soggetto, non parti mica male. 😉

    E poi, vuoi proprio che te la dica tutta? Ma proprio tutta?
    Io per un romanzo come il tuo un editore l’ho sempre visto sprecato. L’editore non sa promuovere sul serio un libro. Lo so che pare una sparata, ma è la verità è vera.
    Se per promozione un editore intende comunicati stampa, recensioni pilotate dai giornali amici, qualche presentazione in libreria vattelapescà… clap clap, bravi. Hanno svolto il compitino. Poi però passati i tre mesi di promozione il tuo libro viene di già accantonato.
    Gli editori promuovono male semplicemente perché quando ti inseriscono in catalogo sei uno dei tanti, uno del mazzo che gira. Un romanzo come il tuo avrebbe bisogno, anzi si presta a promozioni anche diverse, sperimentali, con spunti di rilievo sui social. Ma queste sperimentazioni l’editore non le fa. Preferisce seguire i protocolli promozionali prestampati, procedure standard che devono andare bene dal tuo romanzo a quello di Pasquale il letterato. Certo, con Fabio Volo si spingono oltre con la promozione. Pompano parecchio. Ma senza spendere tempo sul valore del libro, per loro porta centinaia di migliaia di copie. Quindi per il buon Fabio, promozione a bizzeffe.

    Tu pensi che l’agente abbia capito che con l’approssimarsi dell’anniversario di Chernobyl il tuo libro acquista più valore? Io credo di no. E secondo me l’avrebbero capito pochi editori. Perché l’argomento comunque è rognoso. Bambini malati, sofferenze. Meglio la commediola rosa che accenna il problema, ma senza troppo impegno.
    Ma secondo me sai, se fosse un mio libro e dovessi programmare una vera promozione, Chernobyl sarebbe interessante, ma non sarebbe il fulcro della promozione.
    Secondo me esiste una promozione molto più efficace. Chernobyl è generica come commemorazione. Il tuo potenziale pubblico tu in realtà lo conosci già. E sono tutte le associazioni che si occupano dei bambini Ucraini. Dalle adozioni momentanee, a quelle definitive. Io ho dei parenti che hanno adottato una bambina Ucraina. Mi hanno raccontato cose incredibili. Dal Trentino alla Sicilia sono migliaia, decine di migliaia le famiglia che adottano bambini, in attesa di adozione. Una buona promozione potrebbe svolgersi contattando le decine, forse anche un centinaio di associazioni, enti che si occupano di adozioni. Presentare discretamente il libro con delle mail.
    Da lì, proporre di organizzare incontri, dibattiti. Quante famiglie, e coppie, potrebbero trarre da un libro come il tuo comprensione, conforto, allegria, supporto, emozioni. Comprendere vicissitudini burocratiche, indignarsi, commuoversi e divertirsi.
    Ci si potrebbe muoversi facilmente fra i siti online a tema. Fra le pagine e i gruppi Facebook.
    La tua è un’opera fiction, ma vera, che sgorga dal cuore, nel quale hai racchiuso tanta della tua esperienza e consapevolezza di vita.
    Senza contare che comunque puoi intercettare il tuo pubblico che ti ha seguito nei precedenti romanzi. I potenziali nuovi che a prescindere da Chernobyl e le adozioni, troverebbero una bella opera di narrativa.
    Cioè pensare che un agente, o un editore faccia una promozione specifica di questo tipo sul tuo romanzo è impensabile. Non lo farebbero mai, non ne avrebbero il tempo, le idee e le risorse.
    Un autore indipendente invece questo può farlo. Può sperimentare nuove forme di comunicazione. Se vuole può farlo.
    Se avessi avuto il tempo te l’avrei seguita io una promozione del genere. Ma al momento il tempo è proprio quello che mi manca. Ma qualche dritta operativa possiamo studiarla assieme. Però quello che voglio dirti con questo lungo commento è di non demoralizzarti. Se gli editori e gli agenti hanno occhi da colibrì, non è poi così grave. Lo so, a te piace il prestigio dell’editore. Legittimo, io non lo discuto.
    Ma guarda che se il self non lo esegui come forma passiva: il pubblicare su Amazon e incrociare le braccia, può darti molte più possibilità anche del top editore.
    Conosco il tuo carattere, un po’. Il tuo fervore e l’indomabile grinta. Non pensare che a quella porta chiusa ne segua un ripiego. La storia del tuo romanzo giace fra le tue mani e dalle tue puoi abbracciare il mondo.
    Un mio abbraccio affettuoso.
    Marco

    • Oh, Marco, ti aspettavo. Il tuo lungo commento mi scalda il cuore, ora ha davvero sopra un cerottone. Tanto per dire, al di là di Chernobyl come giustamente fai notare tu, volevano farmi togliere il tema dell’immigrazione quando un cardine è l’accoglienza di Natallia sì, ma anche dei poveracci che arrivano sui barconi, è un argomento non caldo, non attuale, BOLLENTE e qui c’è la chiave sul potere restitutivo dell’apertura di porte e cuori. C’è l’immenso tema dell’infertilità, c’è la crisi economica che non è uno scherzo, e ci siamo immersi tutti, c’è collegafigo per tirare il fiato, con le sue rogne divertenti con la fidanzata. Si riparte Marco, ti abbraccio forte.

  12. Hai fatto bene a dire no. E, mi unisco al commento qui sopra, io prenderei davvero in considerazione l’autopubblicazione. Mi informerei anche sulla possibilità di stamparne alcune copie in formato cartaceo. I soldi che guadagni li ri-investi e così via.
    Last but not least, non dimenticarti che tu scrivi per il piacere di scrivere, e nient’altro.
    Un abbracio per scaldarti e sciogliere il ghiaccio. Francesca

  13. Non me ne intendo di editoria, di Amazon o di pubblicazioni indipendenti ecc, quindi prendi con le pinze il mio commento.
    Io cercherei di pubblicarlo in modo indipendente in e-book il più in fretta possibile, dato l’anniversario che sta per arrivare, senza tagli, ma così com’è. Se il libro piacerà, farà la sua strada e poi arriverai alla pubblicazione cartacea, che credo sia più costosa per te.

  14. @ grazie a chi si è unito ancora ai commenti, la nostra linea di confine è fine gennaio, passati i bagordi, poi se nessuno si è fatto vivo, si va di self. Un abbraccione

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