L’Opera Cardinal Ferrari La mia Milano # 9

Questa mattina abbiamo portato 5 borsoni pieni di abiti dismessi in ottimo stato (maglioni che mi hanno stancato, gonne troppe strette, sciarpe in esubero, vestiti un po’ fuori moda dell’Orso), 3 pacchi di pasta di Gragnano (spaghetti, paccheri e tortiglioni) e un panettone marca Tre Marie all’Opera Cardinal Ferrari dove, da anni devolviamo il nostro 5 x mille e facciamo un po’ di beneficienza in denaro, se si può, o in cose come queste.

La prima volta andai di persona con in mezzi (non è vicinissima a casa, proprio no) a portare il ricavato di una vendita di biglietti d’auguri fatti da me e mia sorella, in quell’occasioni feci il giro della casa, accompagnata dalla Signora Sarati che la dirige e ha speso la sua vita per gli ospiti, che lei chiama “i carissimi.”  In seguito ho spesso dato il salmone intero che il capo regala a ogni dipendente per Natale, ho comprato le loro colombe pasquali, ma era parecchio che non ci tornavo, anche se sono costantemente informata sulle attività del centro diurno che offre assistenza, pasti, docce, visite mediche non solo a chi vive in strada, ma anche a chi è ai margini perché la vita ha preso una direzione in discesa e magari ha una casa ma è in forte difficoltà e all’Opera riceve quindi i pacchi di viveri e trova la possibilità di trascorrere del tempo con attività ricreative importanti per non perdere la propria dignità.

Frequentando la casa mi sono resa conto davvero di come sia facile passare dall’altra parte della barricata, senza aver commesso chissà cosa. Si perde il lavoro, non si riesce più a pagare l’affitto o il mutuo e la banca ti porta via la casa, la generosità dei parenti viene meno, magari fanno fatica anche loro, una nuova occupazione pare un miraggio; oppure si arriva a fine mesi strangolati dai debiti. Immaginate un operaio separato che deve dare una cifra alta di alimenti all’ex moglie e non dico che non sia giusto, ma accade che alla famosa quarta settimana i soldi per mettere insieme i pasti non ci siano più.

L’opera interviene anche in questi casi, ed è stato bello oggi constatare in concreto dove finisce il mio contributo: l’edificio è stato ristrutturata e ora l’entrata sembra quella di un residence accogliente: spaziosa, pulita, luminosa. Il cancello è sempre aperto, non occorrono complicate richieste burocratiche per portare quel che uno può e si ha la sicurezza sul dove finisca. Questo per me è importante: troppe volte abbiamo letto di ruberie e progetti fumosi in nome di una beneficienza poco trasparente.

Per Milano l’Opera è una realtà fondamentale, perché ha come obiettivo il progetto “uomo”. Questa mattina quando siamo entrati, un anziano malconcio ma sorridente ci ha tenuta aperta la porta e io ho riconosciuto un grande valore in quel gesto, fatto da una persona che spesso consideriamo ultima nelle gerarchia di una società che le porte no, non le sa più tenere aperte.

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14 thoughts on “L’Opera Cardinal Ferrari La mia Milano # 9

    • Sì, è proprio questo il punto: la trasparenza del progetto e i risultati concreti. Con un approccio empatico che spesso enti molto noti purtroppo non hanno, sono invadenti nella loro insistenza, come a volerti far sentire in colpa se non fai un’offerta.

  1. Basta avvicinarsi come hai fatto tu, ma anche seguire qualche trasmissione sull’argomento, per capire che è davvero troppo facile passare dall’altra parte della barricata, quella dove anche il minimo è a rischio. Se penso a quanto va ancora sprecato… 😦

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