Davanti al caminetto

No, non ho il caminetto, chiarisco subito. Settimana pestifera: mia mamma con influenza feroce, febbre che sfiora i 40 e diversi annessi. Io che tento di fare qualcosa per lei. Altre rogne, quali il balletto dei rendiconto Delos, e sarebbe giusto se ora chi si è sperticato a difendere la propria opera, ammettesse pure pubblicamente quanto mi ha scritto oggi lo staff:

Salve Sandra, in realtà pare che diverse persone non avessero ricevuto la mail dei rendiconti, dev’esserci stato un problema con il mailing. Vari ce l’hanno segnalato…

ecco, sarebbe bello se rispondesse alla mia mail, e si scusasse: una falla nel sistema non è una tragedia, ma sentirsi attaccata quando avevo ragione (mettere in dubbio quanto affermavo significa darmi implicitamente della bugiarda!) è stato fastidioso, e stare dietro alla cosa una gran perdita di tempo. Ci sono giorni in cui i grattacapi della scrittura pare superino le soddisfazioni e il piacere.

Ora, dubito di riuscire a postare qualcosa che per ora sta solo nella mia testa prima di lunedì – domani e sabato toccherà recuperare ciò che è rimasto indietro in settimana, e fare la spesa per mia mamma, domenica se Dio ci assiste è prevista una gita al lago con cari amici – 😀

Faccio pace con la parte bella dello scrivere che al solito è appunto scrivere e farsi leggere, postando quindi un racconto extra.

Alcuni di voi l’avranno già letto nelle rubrica di Michele. Quanto vi propongo oggi è il risultato finale dopo i dovuti accorgimenti suggeriti dai lettori, che ringrazio.

La discussione cominciò davanti al caminetto. Roberto era appena rientrato da una scarpinata al rifugio assieme a Franco, l’amico donnaiolo. Grazia, la moglie di Roberto, oltre a ritenere che Franco avesse una pessima influenza sul marito, non lo sopportava proprio da quando i due uomini erano rientrati mezzi ubriachi, be’ un po’ più di mezzi, a notte fonda, dopo quella che doveva essere un’arrampicata e, secondo lei, era stata piuttosto una sdraiata con qualche valligiana. Era preoccupata per il forte ritardo e se li era visti arrivare stropicciati e allegri, senza che si fossero presi il disturbo di avvisarla. Questo era accaduto l’autunno scorso, e da allora Grazia era sempre guardinga e vagamente paranoica.

La casetta di Roberto e Grazia si trovava a soli 600 m. ma era un ottimo punto di partenza per escursioni e sciate ad alta quota. Grazia in realtà si limitava a passeggiare nel bosco fino a quando la neve non scendeva a coprire la vallata, poi si chiudeva in casa per due giorni a leggere e infornare torte e Roberto era costretto a ripiegare su Franco, che non aspettava altro. Roberto si chiedeva per quali oscuri motivi femminili Grazia adorasse trascorrere il fine settimana in montagna e insistesse per partire ogni venerdì sera, quando avrebbe potuto stare con un libro in mano e cucinare dolci anche in città.

Forse quella volta le impronte fangose lasciate dall’ingresso al soggiorno furono più cospicue o forse l’irritazione per lo strudel bruciato aveva reso Grazia più sensibile alla cosa. In situazioni normali avrebbe preso lo straccio borbottando qualche maledizione dietro a Franco, responsabile di tutto, anche delle pozzanghere, annunciando poi al marito che la torta lo aspettava. Ma lo strudel era finito nella pattumiera, perché il pallido sole di fine febbraio era finalmente arrivato a lambire il piccolo prato davanti a casa e lei, ben avvolta in una grossa coperta, aveva pensato di leggere all’aperto, e quel romanzo – Dio mio – era talmente avvincente da non aver sentito il suono del timer, e quando finalmente era rincasata la puzza di bruciato l’aveva colpita e non c’era più stato nulla da fare. Aveva quindi spalancato la finestra, e si era rimessa a leggere. Le mancava soltanto un capitolo quando aveva scorto Roberto in fondo al vialetto. Erano rientrati insieme e insieme erano sprofondati nel divano.

“Com’erano i sentieri? Pieni di neve fangosa, suppongo.” Roberto fece finta di non cogliere la nota sarcastica e mugugnò che sì, in effetti, le strade non erano molto pulite. Lui e Franco avevano camminato a lungo con le ciaspole per poi mettersi a tavola al Rifugio Stella Alpina dove polenta e salsicce non li avevano delusi. Così dicendo si massaggiò la pancia. Un dessert a quel punto ci stava benone.

“Niente strudel?” Chiese.

“Bruciato!” Franco portava Roberto su sentieri lerci e soprattutto sulla via della perdizione; Grazia temeva andassero a donne, ecco, toccava ammetterlo, guardare in faccia la realtà. Il sospetto non l’abbandonava mai e così s’immergeva nei romanzi d’amore al punto di bruciare i dolci.

“C’erano delle belle ragazze alla Stella Alpina?” Il nesso logico della domanda sfuggiva a Roberto, che chiuse quindi gli occhi, come se annullare la vista della moglie almeno per un attimo, potesse allontanare in via definitiva quelle insinuazioni che Grazia tirava in ballo sempre più spesso. Rispose quindi senza riaprirli.

“Mah, c’erano delle famiglie, credo. Però noi siamo andati a pranzo sul tardi, erano quasi le due. Ho visto un gruppo alla cassa, quando siamo arrivati. Non ci ho fatto caso.”

“Famiglie con mogli giovani? O forse figlie già grandine.”

“Famiglie con mogli vecchie e brutte e figli maschi. Tutti maschi.” Dicendo così Roberto aprì gli occhi e si alzò, guardò con un certo interesse l’attizzatoio.

“Figurati!” Continuò Grazia instancabile.

“Cosa dovrei figurarmi? Grazia, non ho guardato nessuno. Per non dire che con tute da sci e berretti non è che si possa proprio capire quanto avvenenti siano le donne.”

“Avevi detto che erano brutte e vecchie…”

Grazia si alzò a sua volta, era pensierosa: cercava di calcolare se ci fosse ancora abbastanza tempo per preparare almeno i biscotti. Si chiuse in cucina.

Roberto ripercorse il corridoio fino al bagno, le orme non erano state pulite e fece apposta a rimetterci dentro i piedi, spargendo l’acqua nera in giro, come se pennellasse. Dopo la doccia fece una piccola deviazione verso la cucina, dove scorse la luce accesa nel forno, segno che qualcosa era in cottura. Impossibile sentirne però il profumo, l’odore di bruciato, di cui si era accorto subito, lo ricopriva.

Si abbassò per curiosare all’interno: biscotti. Uh, sperava fossero alla cannella.

Nel frattempo Grazia era tornata in sala, riusciva a vedere la nuca del marito, con quei ciuffi di capelli ancora più arruffati del solito per essere stati sfregati a lungo con l’asciugamano. Aveva voglia di girarseli tra le dita, ma la gelosia l’attanagliava. Quante donne oltre a lei accarezzavano la chioma di Roberto? Deglutì e osservò il fuoco crepitare, si alzò, prese le molle e smosse la cenere, poi scelse un grosso ciocco di legno dalla cassetta.

“Ho fatto i biscotti!” Disse infine.

Cannella?”

“Sì.”

Cannella e arsenico. Un’antica ricetta tramandata da una prozia, appassionata, fra le altre cose, di merletti.  

 

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11 thoughts on “Davanti al caminetto

  1. Sono contenta che il problema sia sia risolto, per te e per gli altri coinvolti. Si sa che io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, ma mi sembra già una buona notizia.
    Trascorri un buon fine settimana.
    E su che lago vai?

    • No, non sono i tuoi laghi, anche se ne avrei molta voglia. Andiamo solo fino a Lecco, per incontrarci a metà strada circa con gli amici valtellinesi, che la scorsa estate abbiamo visto pochissimo causa nostro rientro forzato e anticipato a Milano. Quando siamo tornati in Valle in autunno, per svariati motivi non li abbiamo visti. Loro a Milano seeeeeeeeeeee, solo promesse, per cui ecco l’idea del lago. Grazie di tutto Tenar, davvero.

  2. eh eh alla parola attizzatoio mi sono subito rallegrata, è grave????
    e comunque uno strudel bruciato può essere solo portatore di istinti omicidi 😀
    ti/vi auguro un soleggiato weekend lacustre e grazie per il bel racconto!

  3. Ah, riconosco questo caminetto! 😉
    Quindi, difendiamo qui, difendiamo lì, e non erano andati a verificare se le mail erano effettivamente partite? L’errore ci sta, sono la prima come tecnico ad ammetterlo. Però poi ci stanno anche le scuse, doverose. Soprattutto alla terza segnalazione è già ora di muoversi.
    Beh, relax al lago e salutami Manzoni!
    “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno…” 🙂

  4. Claudia, Bridigala, Barbara. Grazie. Mattina al Pronto Soccorso per mamma, che sta mattina aveva ancora 39.5 e essendo iniziata domenica la cosa era sospetta. Fortunatamente PS zero attesa, lastra polmoni ok, prelievo ha evidenziato globuli bianchi bassissimi = infezione in corso. Cura antibiotico e tornare martedì. Sono cotta, meno male che ci sono i racconti e pure voi! Speriamo per la gita, oggi la giornata è splendidissima.

      • Non sono tantissime, ma ci sono ad esempio all’inizio la parola LITE è stata sostituita con DISCUSSIONE e ho aggiunto qualche info sul fatto che lei fosse già paranoica fin dalle prime righe, nonchè modificato i nomi in italiano. Vado a rileggermi il tuo commento. Io sono curiosa come una scimma, infatti nell’oroscopo cinese sono della scimmia, adoro gli esercizi di Michele ma odio l’anonimato! 😀

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