La tensione narrativa # 1 Nei libri altrui

La tensione narrativa è quel meccanismo per cui il lettore rimane incollato al testo e a parer mio dovrebbe essere uno degli obiettivi primari dell’autore. Sto ragionando su questa faccenda in relazione al libro che sto leggendo Io prima di te di Jojo Moyes, un romanzo che ha avuto un certo successo che però io trovo meritevole al massimo, sono oltre la metà, di un 6 e mezzo.

I cali di tensione infatti sono troppi. Non basta quindi, e questa è una prima analisi, un’idea forte – una ragazzetta viene assunta per occuparsi di un giovane tetraplegico che, ma questo lei lo scoprirà solo in seguito, intende mettere fine alla propria vita con il benestare dei suoi genitori –se il tutto non è supportato da una scrittura efficace. Molti personaggi sono ridotti a macchiette e troppe parti risultano noiose, trascinate.

Allargando il discorso a diversi romanzi, mi rendo conto di come la difficoltà di mantenere alta la tensione narrativa sia direttamente proporzionale al numero delle pagine. Dopo le 250/300 tutto si complica, se è pur vero che qualche pagina meno riuscita si camuffa meglio quando le pagine sono tante, e anche vero che troppi vuoti e su e giù mi disturbano oltre misura e mi fanno perdere la voglia di proseguire la lettura.

Negli ultimi tempi, come ho detto, non volendo fare acquisti, mi sono fatta prestare tre romanzi e oltre al peso che hanno i gusti personali (evidentemente diversi da quelli della mia amica) ho avvertito molto questa problematica e si è sempre trattato di libri di 400 pagine che appunto ho faticato a terminare.

Basta! Mi sono detta. Leggere è un’occasione di essere felice, (chi l’ha detto?) non sprechiamola, l’unico problema deve essere quello di non avere tempo per leggere tutto ciò che vorrei. Così ho fatto scorta di sicurezze.

Attesissimo ovviamente Purity di Franzen, tradotto dalla sempre mitica Silvia Pareschi, confesso di averlo ordinato su Amazon insieme a Morte dei marmi di Fabio Genovesi, mi sono infatti resa conto di avere ancora da leggere un romanzo di Genovesi.

Ieri ho comprato Le correzioni sempre di Franzen, sempre tradotto da Silvia Pareschi, naturalmente l’ho già letto e amato in una maniera che non credo sia quantificabile, mi era stato prestato, tuttavia ritengo che non possa mancare nella mia libreria. Ho preso anche Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace traduzione Francesco Piccolo e Gabriella D’Angelo, ecco da tempo volevo leggerlo e soprattutto approcciarmi con questo autore molto prolifico, ho idea che possa essere nelle mie corde, vedremo.

Ho appreso con gioia dell’uscita a breve del nuovo romanzo di Jonathan Coe, uno dei miei scrittori preferiti, si intitola 11 e pare che torni alla grandezza dei suoi primi lavori. A me sono piaciuti anche gli ultimi, però molti lettori ne erano rimasti delusi.

A parte Foster Wallace, le opere degli scrittori che cito le compro a scatola chiusa, senza avere idea della trama, perché sono avvincenti, sanno tenere alta la tensione narrativa con trovate originali e spesso emotivamente forti, l’intreccio funziona sempre, lo stile è molto curato. Godimento è la parola giusta per descriverli, per me hanno un talento innato, supportato da un grande lavoro e grazie a questo mi hanno fidelizzata! Il massimo del rapporto scrittore-lettore, credo. Non sono molti, lo riconosco, forse aggiungo Muzzopappa, però ha al suo attivo soltanto due romanzi, per cui è presto per dirlo. E sì, ci sono anche David Nicholls e Nick Hornby. E Alice Munro logico. E Jennifer Egan.

Forse devo ritrattare la convinzione che non siano molti 😀

Ma oltre al piacere della lettura, sono riusciti a trasmettermi qualcosa della loro arte? Non so, ma cercheremo di scoprirlo insieme nel prossimo post. Stay tuned.

E voi avete autori che considerate talmente affidabili nelle prestazioni da poterli comprare a occhi chiusi?
 

 

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16 thoughts on “La tensione narrativa # 1 Nei libri altrui

  1. Isabel Allende e Paulo Coelho, con loro vado sul sicuro. Un po’ chick lit Sophie Kinsella, più impegnata il suo alter ego Madeleine Wickham. Non sono più in vena, ma Agata Christie of course. Dan Brown rientra nella categoria divertimento rilassante. Se scrivesse ancora, Stephenie Meyer. Attualmente Diana Gabaldon. Non sono molto italianizzata, chissà perchè…

  2. Io non penso che la difficoltà di mantenere alta la tensione narrativa sia direttamente proporzionale al numero delle pagine. Ci sono librini di 120 pagine che alla terza sono già annoiato, altri tomoni invece non mi annoiano nemmeno a pagina 400. Per i primi, citerei un Baricco a caso, tra i secondi invece John Grisham o Stephen King. E comunque tenere alta la tensione non sempre è sinonimo di qualità, anzi: spesso capita che uno scrittore bravo (inteso come un bravo artigiano) utilizzi tutti quegli artifici che ti fanno andare avanti per vedere cosa succede, ma il libro in sé poi non lascia grandi tracce (Pilgrim, un Costantini a caso).

    • Ciao Stefano, grazie di essere qui. Allora, non intendevo affatto dire che i libri lunghi non mi piacciono,anzi. I librini di 120 pgg, magari scritti pure larghi, che a pag 3 mi annoiano sono terrificanti ma esistono. Di solito i libri che non riesco a mollare, poi mi rimangono dentro.

  3. A scatola chiusa non prendo più nulla.
    E sto selezionando moltissimo anche “i suggeriti” (l’anno scorso mi sono fatta un elenco di tutto ciò che ho letto e a fianco un mini-commento, e ci sono state varie delusioni!), per fortuna nell’ultimo anno e mezzo ho sfruttato quasi al 100% la biblioteca, almeno posso dire di non avere speso soldi invano. Sono infatti per esempio rimasta delusissima da un paio di Stephen King (cosa che 20/25 anni fa, quando ho iniziato a leggere, non credevo potesse succedere!) e intristita da un Nick Hornby poco convincente, ma a questo punto mi viene anche il dubbio che il cambiamento sia avvenuto nei miei gusti. Amo ancora alla follia Jeffery Deaver, ma alla cieca davvero niente più, nemmeno le mie amate saghe scritte dalle varie Kathy Reichs e Patricia Cornwell…che invecchiando si peggiori?
    (Non ho parlato ovviamente dell’autrice/scrittrice di questo blog, perchè mi sembrerebbe – come si dice da queste parti – un leggero tentativo di sruffianamento 😀 )

  4. SRUFFIANA PURE!!! La Cornwell non è più lei, si sospetta che ci sia un ghost writer dietro, i primi li ho divorati. L’ultimo Nick Hornby in effetti era un po’ strano, ma se esce qualcosa di nuovo lo prendo sicuro lo stesso. Jeffery Deaver sì sì sì rimane un gran figo!

  5. Anche i miei autori di culto hanno sbagliato almeno un romanzo (della Le Guin non ne ho finito uno, “L’isola del giorno prima” di Eco non mi ha convinto per niente, “La carta sferica” di Perez-Reverte non mi ha esaltato, l’ultimo della Vargas è così così…). Immagino che questo mi renda più indulgente con gli autori in generale e con me stessa, sopratutto quando la passione diventa professione azzeccare tutto è impossibile.
    Le pagine invece non credo siano un problema in sé, è che a volte non si adatta la lunghezza al respiro. Sul mio thriller storico che era e resterà inedito mi fu proposto di raddoppiarlo di volume, ma era una follia narrativa, immagino che altri ci avrebbero tentato…

  6. cara Sandra, convengo, e giusto ieri ho scaricato Purity! Ho qualche Coen indietro, un kindle pieno di libri che vorrei leggere, pochissimo tempo per farlo – sono impegnata a leggere ad altri, più spesso, e la sera crollo -… Confido nelle vacanze di Pasqua per una full immersion! Buona serata!

  7. Ciao Sandra, ti leggo ogni tanto, ma mi sa che non avevo mai scritto un commento… le correzioni l’ho provato, ma non sono riuscita ad arrivare oltre la metà :-/ l’insegnante del modulo di scrittura creativa presente all’interno di un corso sulla comunicazione scientifica che ho frequentato l’anno scorso mi ha consigliato di dargli una seconda possibilità, ma ancora non me la sono sentita.
    Morte dei marmi invece mi è piaciuto molto, anche se il migliore di Genovesi, tra quelli che ho letto finora, resta sicuramente Esche vive: uno dei romanzi più belli tra quelli letti negli ultimi anni, l’ho davvero adorato.
    Lo scrittore che compro a scatola chiusa? Ovviamente Culicchia 🙂 con lui non riesco neanche ad essere obiettiva nel giudizio, sono una groopie sfegatata! E, restando nella narrativa italiana, dopo averlo snobbato per un decennio, devo dire che gli ultimi di Brizzi non mi sono affatto dispiaciuti; da ggggiovane avevo letto e adorato e imparato a memoria jack frusciante è uscito dal gruppo, ma dopo quello non ero più riuscita a leggere altro…

  8. Ci sono alcuni blog che seguo e che hanno gusti abbastanza in linea con i miei: pubblicano spesso degli stralci commentati e, quando leggo dieci righe che mi prendono, so già che mi prenderà tutto il libro.
    Dei libri che citi tu non ho letto nulla, ma della Pareschi leggo il blog 🙂

  9. @ Cari tutti, ieri sera mi è partito il pc, ho impiegato tutta la sera a rianimarlo, ahimè invano, quindi rispondo ora.
    Tenar: direi un libro che non piace di un autore che invece ci piace ci sta, anche due, al terzo inizio a credere che si sia esaurito il filone, forse funziona come quelli d’oro nelle miniere
    Ci, io niente vacanze di Pasqua, ma il tempo lo trovo se il libro piace
    Ciao Lucia, felice che tu esca allo scoperto, capitano anche a me libri osannati da altri che invece no, non mi entusiasmano per niente e Jack Frusciante che bello!
    Michele, a volte sì capita che quando ci si intende, bastino poche righe per capire già che ci piacerà l’intero romanzo e si ha una gran voglia di leggerlo
    Silvia, 😀 ti saprò dire, intanto grazie di essere qui e di averlo tradotto per tutti noi Franzen addicted

  10. ciao! devo dire che se da un lato mi mancano i tuoi post semi-giornalieri, da un lato apprezzo il fatto di avere più tempo per leggermi gli ultimi con calma, commenti compresi. specialmente questo, c’è così tanto dentro..!
    la mia autrice a scatola chiusa è cathleen schine. anche se ha un genere abbastanza vario e non tutti i suoi romanzi mi sono piaciuti, quelli che mi sono piaciuti mi sono piaciuti così tanto che la compro a scatola chiusa comunque!
    sono curiosa di sentire la tua opinione su foster wallace, quando l’avrai letto. io ho da più di un anno infinite jest sull’ebook reader e non riesco ad andare avanti…

  11. perdonami, ho chiuso il commento ma poi mi sono venute in mente altre cose!
    allora, compro abbastanza a scatola chiusa anche antonio manzini, banana yoshimoto, hakuri murakami e qualche sudamericano tipo jorge amado (che forse è il mio scrittore preferito in assoluto).
    la tensione per me non è necessaria. a me piacciono i libri in cui non succede niente! 🙂

  12. Interessante i libri dove non succede nulla, be’ lì l’autore deve avere una gran penna! La Shine ebbe notevole successo anni fa, con La lettera d’amore, lo comprai sull’onda dell’entusiasmo mediatico e mah ricordo che mi deluse abbastanza. Leggere i commenti secondo me fa parte del post, diversi punti di vista, il botta e risposta, però i post semi quotidiani torneranno presto: ho un botto di cose da dirvi. Abbraccione

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