La tensione narrativa # 2 Nei libri miei

Ci eravamo lasciati chiedendoci se l’arte di sapere tenere alta la tensione narrativa riscontrata nei miei scrittori preferiti fosse, in qualche modo, arrivata ai miei testi, oltre che al mio cuore.

Esaminando le opere degli autori di cui vi ho parlato ho notato alcuni metodi che rendono, almeno per me, la narrazione avvincente, soprattutto se siamo di fronte a romanzi lunghi: avere più linee narrative è tra questi. Si tratta quindi di portare avanti diverse storie che si intersecano; il punto di incontro può non essere subito evidente, se arriva tardi, come nel caso de La fortezza di Jennifer Egan, ed è ben congegnato l’effetto è notevole. Ora a questi livelli sono certa che non arriverò mai. Tuttavia credo di aver ottenuto qualche risultato grazie a tanta ma tanta palestra.

La prima volta che mi sono confrontata con più linee è stato con Cene tempestose, lì una decina di vecchi amici, ognuno con una trama definita, si incontrano una volta al mese a cena. Il romanzo ha circa 300 pagine e l’obiettivo credo sia stato raggiunto solo in parte, la trama funziona ma non in maniera omogenea. Il motivo? Una programmazione inesistente e esigenze editoriali che non condividevo.

Il mio lavoro più consistente è a oggi Le affinità affettive, qui le due linee narrative portate avanti in parallelo sono estremamente funzionali alla trama, anche se qualcuno ha proposto di ridurne una, rimango dell’idea che l’obiettivo è stato perfettamente centrato, e non sono la sola a pensarla così.

Quando lo stavo scrivendo la mia editor mi suggerì di prendere spunto da Chi manda le onde di Fabio Genovesi, non so bene come ma leggerlo mi ha aiutata a uscire da certi momenti di stallo.

Per mantenere alta la tensione narrativa un altro sistema è avere un’idea di base molto potente: di getto mi viene in mente il capolavoro Fatherland: il nazismo ha trionfato e ha stravolto la geografia del dopoguerra. Ma tornando a Io prima di te, un buon punto di partenza non sempre è sufficiente. E soprattutto la scintilla di una trovata che rasenti il genio non si sa come arrivi all’autore.

In ultima analisi aiuta saper scrivere proprio bene bene e non avere alcuna fretta, come Franzen, che non per niente esce con un romanzo ogni quattro anni almeno e dedicarsi solo a questo, Silvia Pareschi può illuminarci circa una seconda occupazione di Franzen, ma non credo che ne abbia una 😀

Al di là della trama, ci sono romanzi che ci tengono incollati alle pagine anche per la struttura narrativa, i dialoghi indovinati e l’uso della lingua. Non sono aspetti che si improvvisano.

Oggi ho ricevuto una mail molto bella, quasi commovente direi, da una lettrice che ha apprezzato Villeggiatura per due e Ragione e pentimento, vivo un periodo positivo per la scrittura, per cui il confronto con i Big non mi butta giù (non sarò mai come loro!) ma mi sprona a migliorare. Scrivere con una patina di depressione addosso temo non sia d’aiuto a nessuno, né chi ha i venticinque lettori manzoniani, né chi ne ha venticinque milioni.

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9 thoughts on “La tensione narrativa # 2 Nei libri miei

  1. E perchè dovresti confrontarti con i big, scusa? Tu scrivi nel tuo modo, ai tuoi lettori piace, si ritrovano nelle tue trame, sono curiosi di sapere il seguito, non devi mica fare una gara secondo me, o per lo meno non mi sembra il tuo intento! A me la tua scrittura piace, la trovo “familiare”, nel senso che quello che scrivi è un mondo reale, un posto dove potrei essere anch’io, un divano dove accoccolarmi quando sono stanca, un bel paesaggio che so che mi darà conforto, e non sempre è una cosa che mi succede con tutti gli autori! (per esempio recentemente mi è successo con la Bignardi, cosa che non avrei mai creduto perchè tante volte io sono moooooolto prevenuta 😀 , e non volevo fare confronti, eh! invece pollice verso per Fabio Volo, l’ho trovato assolutamente finto, vai te a sapere………)
    dopo l’insostenibile leggerezza dell’essere, l’insondabile incomprensione del lettore 0__0

  2. Sì, le mie tematiche sono le classiche cose che potrebbero accadere a chiunque e ciò che al lettore piace è proprio l’immedesimazione. Con me tu poi sei prevenuta al contrario 😀 ahahha. Bacione

  3. “non sarò mai come loro!”
    Mai dire mai! Anche i big hanno fatto gavetta! 🙂
    Ps. A proposito di newsletter, Animadicarta oggi ha fatto un ottimo riassunto. La tua newsletter mi arriva troppo completa, per cui il lettore non è costretto a passare a leggere al tuo sito, dandoti la visibilità che meriti. Prendi il martello, da qualche parte ci dev’essere l’impostazione di mandare la mail con solo tot caratteri e poi la scritta “Continua a leggere…” 😀

    • Fa tutto wordpress, però certo io posso dirgli, se lo capisco, come fare 😀 vediamo se riesco, ieri il pc di casa non era dalla mia, grazie del suggerimento molto utile. Un bacione

  4. Non lo so! Come tengo alta la tensione narrativa, intendo! Immagino che l’autore voglia sapere chi è l’assassino o veder sciolti gli altri nodi della trama. In generale mi piacciono trame abbastanza lineari in cui il lettore sa cosa è in gioco e in cui il finale dia le risposte cercate…

    • Be’ con un giallo è tutto un po’ diverso perché il fulcro è sempre la ricerca dell’assassino e gli annessi del caso e la tensione è alta con i colpi di scene, gli indizi labili ecc.

    • Grazie Silvia, questo nulla toglie al suo talento immenso, però scrivere dopo aver passato 10 ore fuori casa a occuparsi di adempimenti fiscali non è il massimo…

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