Quando la scrittura reclama un tempo migliore

Giornata pressoché pessima, a conclusione della quale apprendo troppo tardi questa cosa, dopo aver controllato nei giorni scorsi senza trovare nulla. Ieri non mi è venuto in mente! 😦 noooo disperazione, sarei riuscita ad andarci comodamente dall’ufficio. Una telefonata lamentosa di mia mamma circa il raddoppio del costo della fornitura della acqua in montagna, sa il diavolo perché. Persiste la graticola, e le novità in merito non sono confortanti. Non era di questo che volevo parlarvi, ma quando ho messo il post in bozza è suonato il telefono (la mamma) e poi ho avuto l’idea geniale ma tardiva di informarmi circa Coe.

Mercoledì scorso, cotta a puntino, ho pensato che la richiesta dell’agente di rileggere il testo, rispondere alle domande e confermare o meno quanto mi proponeva, prestando la massima attenzione a eseguire qualsiasi intervento sul file word con un colore diverso dal nero, non potesse essere portata  a termine la sera dopo il lavoro, né tanto meno volevo aspettare il weekend anche considerato che il sabato era già in previsione la gita nel Monferrato (che abbiamo fatto ed è stata come al solito molto ok!). La parte finale di questo lavoro, per me immenso, meritava qualcosa di più di scampoli risicati di tempo compresso tra incombenze e stanchezza cronica. Così, scocciata oltremisura per un botto di cose aziendali che proprio non funzionano, incurante per una volta della mole di lavoro da fare, sono andata dal mio responsabile e gli ho chiesto due giorni di ferie, peraltro ancora residuo del 2015.

Quanto da fare sul romanzo non era poco, in realtà l’editing è stato sì leggero, ma in diversi punti molto significativo, al punto che ho dovuto inventarmi un nuovo capitolo per parlare più diffusamente della mamma di collegafigo perché per 60 pagine non compariva se non solo accennata. C’erano dei refusi, il terrore di noi tutti, e molte note da valutare. Sono sicuramente soddisfatta, è un ottimo editing che non stravolge nulla. Questo mi ha molto colpita:

“Eh allora…” ALLORA COSA? Vorrei urlare. Sì, la legge sulla Santa Privacy, sì non sono un parente diretto, ma se uno i figli non li ha, cosa diavolo deve fare?”

Stiamo forse parlando di qualcuno che non è la zia, ma piuttosto la sottoscritta? Senti, tu, vocetta petulante, bada: non ora!

La editor mi ha detto di modificare la parte della vocetta, perché, siamo quasi a metà romanzo, prima non avevo mai usato questo registro narrativo e a quel punto è tardi.

E’ diventato:

Penso  che forse non mi sto riferendo solo alla zia, o perlomeno non solo a lei, ma piuttosto alla sottoscritta e a chiunque non abbia figli che possano intervenire in situazioni come questa. Ingoio il livore e con un tono non proprio gentilissimo proseguo:

Cerco di non farmi avvelenare il momento con certe domande tipo: perché diavolo questa revisione non è stata fatta fin da subito e si è invece puntato a una drastica riduzione del romanzo? E ancora: perché dopo tanto entusiasmo non lo si propone a editori big, con i quali anche solo l’anno scorso, hanno fatto esordire ad esempio questa autrice?

Ho dovuto preparare una mia biografia aggiornata in max 400 caratteri e visto che i titoli dei miei romanzi sono lunghissimi, non li ho citati tutti, non sarebbe rimasto spazio manco per il mio nome o quasi. La quarta è stata un massacro: 800 caratteri, alla fine questo il risultato:

Trent’anni dopo la tragedia di Chernobyl, una coppia senza figli per infertilità e per la mancata idoneità all’adozione ospita una scatenata bimba proveniente da quell’area.

Con l’accoglienza di Natallia, alla quale è impossibile non affezionarsi e struggersi alla partenza, tutto va a rotoli: in ufficio il sodalizio di Claudia con collegafigo è rotto dall’arrivo di una collaboratrice irritante; il negozio dei suoi genitori è in crisi e l’aiuto di una giovane pasticcera senegalese porterà nuovi guai. Intoppi burocratici, un marito nervoso e una famiglia ingombrante completano il terremoto emotivo di Claudia.

La maternità negata è il tema portante; alternando umorismo a momenti più empatici racconta l’animo femminile fino a commuovere, grazie all’umanità di personaggi indimenticabili.

Manca la copertina, ci stiamo lavorando muniti di Matrioska, magneti, modellini di aerei e fantasia. Questa è la parte che separa l’autore dal testo definitivamente, c’è da gestire lo strappo, il sapere che poi il romanzo sarà là fuori e verrà giudicato senza che possa più intervenire per proteggerlo.

Intanto, non vi ho detto che lunedì scorso ho rivisto lui! Mi ha mandato un sms e poi è venuto a prendermi alla metropolitana e quando sono salita in macchina e gli ho dato un bacio, ho visto chiari sguardi di giovani donne con il dubbio “che cavolo ci fa sta babbiona con sto figo?”  Aperitivo assai ma proprio assai piacevole 😀

Concludo ringraziandovi per tutte le belle cose che mi scrivete sempre nei commenti, sono proprio contenta di voi, sapete?

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17 thoughts on “Quando la scrittura reclama un tempo migliore

  1. Ho già detto che per me questo testo ha i numeri per puntare ai big. Ma i big preferiscono “vincere facile”, pubblicando autori da “un libro e via” con pagine facebook da 200mila utenti. Autori che non sono un investimento (scommetto che non scriveranno il secondo), ma sono un unico incasso sicuro per i fans che già li seguono. Non sono rari però i casi in cui un autore viene ri-pubblicato da un big che aveva perso il primo colpo! 🙂

    • Sì, capitano casi così. Anch’io credo che questo romanzo farà la differenza, L’agente non ha avuto voglia di provarci, senza considerare il trentennale del disastro nucleare a breve, che potrebbe essere un gancio non da poco.
      Vedremo, io ho fatto e dato il massimo, mai come ora. Bacione

  2. Sono “inciampata” su “pasticcera”. Da lettrice.
    Essendo questo anche un blog di scrittura e, spesso, nei commenti si trovano confronti interessanti, vi chiedo: pasticcera o pasticciera? O forse è un (tanto temuto) refuso?

    • Il correttore automatico di word non segnala nessuno dei due, ho poi controllato sulla Treccani e sono ammesse entrambe le versioni, io la preferisco senza la I. Questa volta quindi nessun refuso.
      Un caro saluto a te!

      • Indipendentemente dalla correttezza e dalle varie scuole di pensiero che ammettono o meno le 2 forme, a me fa proprio strano senza la I. Grazie del gentile riscontro!

  3. Eheh, intanto ne ho approfittato per dare una nuova sbirciatina a collegafigo! 😀
    Invece, non conosco l’autrice della quale hanno pubblicato il libro.
    Se esiste anche un livellofigo di scrittura, tu ci sei arrivata.
    Ti tocca raccogliere i frutti! 🙂

  4. Uh, che oche, le tizie che ti fissavano! XD
    Spero che il romanzo ti butti bene, stai lottando come una leonessa: potresti scrivere un libro, sulla storia di te che scrivi questo libro ^_^

  5. @ Speriamo che questi frutti siano belli come la vostra martorana, cara Marina.
    @ Daniele, ti dico che un attimo fa alla radio hanno trasmesso Try walking in my shoes dei Depeche mode che dà il titolo al primo capitolo del romanzo, il mio cervello è entrato in loop e quando è suonato il telefono era un cliente ovvio, non riuscivo a seguirlo. E’ stata una scrittura totalizzante, davvero.
    @ Francesca, non so mettere i cuori ma te ne mando un vagone!

  6. Ah, quanto ti capisco!
    La scrittura ha bisogno di tempo e di attenzione. Il mio romanzo necessità ancora un giro di ripulitura. È un lavoro di fino, che va fatto con testa, con infinita tristezza ho dovuto rimandarlo a tempi migliori, perché in questi giorni è già tanto scrivere due righe sul blog.
    Sono felice che tu il tuo tempo l’abbia trovato. Sono sicura che ne uscirà un gran romanzo.

    • Mentre, cara Tenar, ero in mezzo alla revisione, seppure guidata diciamo, sai con le note a margine, ho pensato che dedicarmici alla sera magari con l’occhio all’arrosto e con la testa piena dei numeri della giornata, sarebbe davvero stato impossibile. L’agente mi ha dato un paio di settimane di tempo e ne è già trascorsa una, è chiaro che se non lo finisco nei termini non è che mi uccida però è interesse soprattutto mio evitare ritardi; senza quei due giorni di ferie, comunque necessari anche per riposarsi, (giovedì mi sono alzata alle 11.30 venerdì in compenso alle 7) chissà che schifezza avrei fatto. Hai fatto bene a rimandare, vedrai che con la testa più sgombra non ti perderai il gran piacere della limatura finale, oltre a raggiungere un miglior risultato, ti auguro davvero che ciò avvenga presto!

    • Quello in realtà è collegagiramondo (ha lasciato l’azienda più di un anno fa per girare appunto il mondo ed è rientrato in Italia da poco) che ha ispirato il personaggio di collegafigo e amo sguazzare nel confine inesistente tra i due! 😀 Grazie madò, spero di non deludervi!

      • Non è di noi che devi preoccuparti. Caso mai, il “pugno di amici”, cito Marina 🙂 , serve da ombrello contro le delusioni. 🙂 Buon pomeriggio.

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