Selfisti si nasce, scrittori si diventa # 4 Che selfista sono

Ho detto spesso che i propri libri sono come i figli, be’ se è vero arriveranno presto i servizi sociali a portarmi via Villeggiatura per due e Novelle nel vento, da tanto li sto trascurando.

I pensieri che ho elaborato questo mese sul self riguardano le tipologie di selfisti, partendo appunto da quella a cui appartengo io

Io sono una selfista in prova, l’esperimento non è né finito né fallito, ma ho idea che rimarrà l’unico, fondamentalmente perché trovato un accordo per Le affinità affettive con goWare, continuare a pubblicare con questo editore mi pare la soluzione migliore per me, unita alla voglia di provare l’esperienza Bookabook. Non si tratta dell’eterna lotta self vs. tradizionale, ma confrontarsi con un editore serio e capace è veramente tutta un’altra faccenda rispetto a fare da sé. Professionalmente goWare ha dato al mio romanzo qualcosa che io da sola non avrei saputo dare, nonostante il precedente editing esterno, goWare ha fatto squadra, amalgamandosi.

Ci sono però i selfisti duri e puri, loro sono i migliori, quelli più informati e attenti, credono nel marketing personale, non vogliono che la propria opera venga gestita da terzi, e vanno dritto alla meta. Bravi, io non sono così.

Ci sono anche ahimè i selfisti tutta fretta. Perché attendere le risposte di un editore? Loro manco ci provano, pubblicano e basta, e sono ahimè i peggiori, sono le piante infestanti che hanno rovinato quello che poteva essere uno splendido giardino. Oppure, peggio ancora, dopo tanti rifiuti sono approdati al self. A volte il testo è davvero brutto e il rifiuto motivato. Se fai notare loro questa cosa: negano, perché inconsapevoli, le rare volte in cui si riconoscono in questa categoria hanno mille scusanti. Ciao, anzi come direbbero loro, Ciaone.

Ci sono poi i selfisti di ritorno, scottati dall’editoria tradizionale, sono passati o tornati al self. Hanno buoni motivi, anche se forse avrebbero potuto dare una seconda possibilità a un editore, certo non a quello con il quale si sono trovati male, ma a un altro.

Capisco le ragioni di chi vuole stabilire da sé il prezzo del proprio libro e punta al ribasso per vendere di più, ma è una procedura che non farei mai. Se penso di mettere in vendita Le affinità affettive a 99 cent. mi scappa una sonora pernacchia, a meno che si tratti di un’offerta speciale della durata di un giorno! Continuo a pensare che poter vendere la propria opera senza un editore sia una grande opportunità, il contenuto del testo è l’elemento più importante (insomma la storia è buona oppure no? E come è scritta?) ma rimango con l’idea di fondo che self e tradizionale siano due attività diverse.

Concludo con i dati di vendita di marzo, che rasentano lo zero: o meglio zero cartaceo e 2 copie digitali. Direi che si commentano da sé. Chiaramente ho davvero altro per la testa in questo momento, per farci un ragionamento serio sopra e anche per rammaricarmene.

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26 thoughts on “Selfisti si nasce, scrittori si diventa # 4 Che selfista sono

  1. Mi piace la tua panoramica, dimostra come la realtà di oggi sia variegata rispetto ai tempi in cui esistevano soltanto gli autori che insistevano con le case editrici e quelli che pubblicavano a pagamento. C’è spazio per approcci diversi, anche se il grosso botto non si è di certo avvicinato, e credo sia meglio così, tutto sommato.

      • Oddio, il successone non è che mi farebbe schifo eh, però sì adesso ci sono tante realtà e giusto domenica parlando con diversi editori le ho viste da vicino e ho potuto constatare ad esempio come qualità e grosse vendite non vadano sempre a braccetto. Questo continuo sperimentare poi alimenta molto la fase principale, cioè la scrittura, la più bella!

  2. A me l’esperienza con Bookabook è servita molto soprattutto per tirare fuori il mio romanzo dal cassetto e per mettermi il gioco. Però alla luce di ciò che ho imparato in questo ultimo anno, anche in virtù degli studi e delle letture che ho fatto e che sto facendo, la pubblicazione è diventata il mio obiettivo più lontano. Nel senso che ho capito quanta strada c’è ancora di mezzo prima di poter pensare di arrivare là davvero e, come ti ho già detto in privato, sono quasi un po’ pentita di pubblicare questo romanzo (che sto praticamente riscrivendo).
    Del resto mi rendo anche conto che per ogni viaggiatore la gioia del viaggio non sta nell’arrivo, quanto nel viaggio stesso.
    Forse per tanti che si autopubblicano manca questo percorso. E’ un po’ come se si prendesse la scorciatoia senza sapere che il panorama migliore lo si osserva dalla strada più lunga.
    Cosa diversa è per chi come te lo fa o l’ha fatto a ragion veduta e con solide esperienze alle spalle, anche se, secondo me, è impensabile riuscire a vendere senza investire tanto tempo e/o denaro in una campagna di marketing.

    • Grazie Silvia, per questo tuo commento che praticamente è un post. Hai perfettamente centrato alcuni aspetti della cosa, scrivere con qualcuno di veramente valido accanto, come quando lo faccio con Chiara BM, dà un senso molto più profondo all’esperienza della scrittura. Quando ripenso a certi momenti di confronto con lei mi rendo conto che sono anni luce distanti dalla scrittura di Villeggiatura per due, è davvero un’altra cosa. Anche adesso con Serena, l’editor finale de Le affinità affettive alle ultimissime battute, ho ragionato un sacco per esempio sul fatto che ci dovesse per forza essere un pulsante per aprire un cancello dall’interno, cosa ovvia a cui prima non avevo pensato nonostante le 5 stesure, questo continuo su e giù nel testo con qualcuno che ti sorveglia è arricchente da matti. Quando c’è qualcuno che ti dice “ok, te lo rimando non hai ancora finito” da una parte non ne puoi più ma quando sei di nuovo dentro il testo ringrazi la possibilità che ti è stata data non solo di migliorarlo, ma di VIVERLO ANCORA! Da soli non si ha questa misura e, soprattutto in fase di revisione, manca del tutto il divertimento, è questo il punto.

  3. Hai fatto un’analisi del selfpublishing che condivido nella sua divisione in categorie. Mi imbatto più spesso nei selfisti poco pazienti e tutta fretta, ma non trascuro l’ipotesi che ci siano opere pregevoli anche in chi si autopubblica. È una chance che va utilizzata, ma nel giusto modo. Il tuo era un giusto modo, sebbene come te preferisca le vie tradizionali e sono più contenta se penso che il tuo romanzo sia stato preso in cura da una casa editrice.
    Un giorno, quando finirò di scrivere il mio nuovo libro, sarà a questo che punterò.

  4. Io spesso leggo le anteprima dei self e mediamente già nella prima mezza pagina c’è qualcosa che non va, spessissimo le ripetizioni che davvero non sopporto. Poi magari nel complesso la storia c’è, ma ha quell’aspetto casalingo non nel senso bello del termine. Il concetto per me non è “tanto vendo più di te” può anche essere, anche Anna Premoli ha sfondato così, ma la mia pietra di paragone non può certo essere una che scrive che la luna è un pianeta con un editore che non glielo fa notare.

  5. Mi piace molto tutto il percorso che stai facendo. Immagino la faccia quando ti senti dire per l’ennesima volta: non è finito, c’è qualcosa da rivedere. Però il lavoro paga. Penso sempre a Manzoni che per tutta la vita si è occupato dei Promessi Sposi. Aiuto!

    • La mia faccia è un mix tra: nooooooooooo e sììììììì.
      Il no perchè sono sfinita, il sì perchè si alza l’asticella della qualità. E trovo che le osservazioni siano state pertinenti fino all’ultimo e molto stimolanti.

  6. L’associazione di idee (devo ricordarmi di leggere il post di Silvia 😉 ) che ho fatto io per il mondo del self è “per colpa di qualcuno non si fa più credito a nessuno”. Quelli bravi ci sono, ma come fai a scovarli fuori in mezzo a tanta fuffa?!
    Per il momento, da molto lontano (che io potrei anche battere il record di Manzoni…sto quasi pensando di mettere a testamento agli eredi di finire loro quello che ho cominciato! altro che debiti!!) credo che prima andrò da un editor professionista; se mi dirà che ne varrà la pena, cercherò un agente a caccia di una casa editrice; se non troverà nulla, mi presenterò a bookabook (non che io li consideri di meno, ma il crowfunding richiede tempo secondo me più di un selfpublishing). Il self lo prendo in considerazione solo per attività promozionali laterali, tipo una raccolta di racconti brevi, ma ci conto pochino, visto anche quello che riporta Sandra in termini di numeri.

  7. Preferisco non intervenire su argomenti che non conosco bene, anche se dai discorsi che seguo mi sto facendo un’idea. Scrivo più che altro per rinnovare il tifo da stadio per il tuo nuovo libro. Leggendo il percorso che hai seguito, penso ancora di più che meriteresti il successo che speri. In oni caso, mai smettere di studiare, sudare, migliorare.
    Ciao 🙂

    • Uscire col self infatti mi è piaciuto proprio per parlarne from inside, che c’è troppa gente che argomenta senza avere argomenti 😀 Grazie ancora e comunque sì, studiare, sudare, migliorare e aggiungo sperimentare.
      Un bacione

  8. Fai bene a dirmelo e grazie che ti leggi tutti i commenti e le mie risposte, questi sono stati particolarmente articolati. Il blog è un pilastro per me, soprattutto ora. Buonissima giornata

  9. anche per me questo post è un pochetto difficile 🙂
    se posso dire una cosa semplice semplice, come andrà andrà, ma hai fatto benissimo a provarci col self publishing!
    anche perché grazie a quello io ho potuto leggere villeggiatura per due ^^

  10. Ho apprezzato molto questo post. Condivido la tua analisi del self e hai fatto bene, a mio avviso, a parlare anche di numeri. Credo che ci siano anche giovani autori che siano convinti che il self sia l’unica strada percorribile e che finiscono per pubblicare opere promettenti, ma acerbe, che si perdono nel mucchio. Penso che sia giusto dire loro che la via dell’editoria tradizionale è dura, ma ha anche i suoi lati positivi e che i numeri del self non sono quelli che sognano (purtroppo).

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