26 aprile 1986 – 26 aprile 2016 – 30 anni fa la tragedia nucleare di Chernobyl

Trent’anni. Chi ne ha diciamo almeno 35/36 forse lo ricorda. Io ero alle scuole superiori e ho perfettamente in testa un’immagine: sono in metropolitana con i compagni e non si parla d’altro, c’è l’allarme per il latte e le verdure, soprattutto alcuni tipi, è un evento le cui conseguenze non sono quantificabili, ma si è capito subito che sarebbero state immense.

Lo furono, lo sono ancora oggi, se consideriamo che la radioattività in quell’area è ancora altissima, e in seguito all’esplosione i casi di tumore, in particolare alla tiroide, subirono un’impennata persino qui in Italia. Oggi, in un raggio di trenta km, non abita più nessuno, o quasi, c’è infatti chi è ancora addetto alla sorveglianza del reattore, ogni settimana lavora 3 giorni per poi trascorrere gli altri 4 all’aria aperta per decontaminarsi; possiamo immaginare a quante radiazioni sia sottoposto.

Al di là della nostra, mia e di Emanuele, esperienza con Natallia e Olga, si è trattato dell’esplosione nucleare più tremenda di sempre, un disastro ambientale senza paragoni, un dramma umano enorme, avvenuto nella vecchia Unione Sovietica che ebbe interessi a evitare che la nube tossica giungesse fino a Kiev e arrivò a impiegare corpi speciali dell’Armata Rossa affinché sparassero alla nube allontanandola. Ma da qualche parte doveva pur dirigersi, e così, nonostante Chernobyl si trovi in Ucraina, la zona più colpita è stata la confinante Bielorussia, il che ha reso più complicato lo stanziamento dei fondi umanitari.

Da giorni se ne parla, come avevo previsto molti mesi fa, proponendo il mio romanzo agli editori. Ci sono diversi piani di lettura, è una storia corposa, racconto in parte anche la tragedia di vivere sotto l’attuale regime che crea difficoltà a chi vuole uscire dal paese a scopo terapeutico, e nega i permessi per effettuare controlli sui bambini ospitati, al fine di avere dati concreti sui reali benefici del soggiorno in Italia.

Nel frattempo è uscito anche il cartaceo, lo trovate su Amazon copertina flessibile.

Le tragedie dell’umanità appartengono a tutti.

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14 thoughts on “26 aprile 1986 – 26 aprile 2016 – 30 anni fa la tragedia nucleare di Chernobyl

  1. Stamattina ti ho rilanciato su tutti i social (e vedo che GoWare se n’è accorta 😛 )
    Finalmente il cartaceo. In settimana vedo di ordinarne un paio per me e qualcuno da regalare! 🙂

  2. Gli endocrinologi che mi tengono in cura affermano sottovoce che l’aumento di malattie della tiroide è aumentata in Italia in maniera esponenziale dal disastro di Chernobyl. Io sono una di quelle. Ho dei noduli che sono sotto controllo, prendo l’eutirox da più di dieci anni.
    Il tuo libro, l’ho scaricato ieri e ho iniziato a leggerlo stamani 🙂
    Un abbraccio

  3. Bel post Sandra, fa riflettere un sacco. Io ero troppo piccola ma i miei mi hanno sempre raccontato quanto fosse problematica la questione del latte. Anche da noi vengono dei ragazzi della Bielorussia e fa effetto l’idea che abbiamo bisogno di “cambiare aria”.

  4. Oggi mi aspettavo di trovare in prima pagina il ricordo di quel giorno, invece, almeno su La Stampa, niente (immagino che qualche trafiletto da qualche parte ci sarà stato, ma immaginavo ben di più). Questo dimostra quanto è breve la nostra memoria, che già dimentichiamo qualcosa che ha ancora (purtroppo) un effetto tangibile.
    Passato il concorso leggerò con gioia il tuo libro, un tassello per questo nostra così labile memoria.

  5. “Come pioggia invisibile che cade dal cielo.”
    Ecco io avevo 10 anni quando è accaduto il fattaccio.
    Quindi ho assorbito come un bambino l’evento. Ai tempi senza web e sola tv si era un po’ più tonti.
    Però ricordo bene la paura e l’allarme. Dalle nostre parti in Sicilia si diceva che eravamo fortunati perché più distanti e perché il vento non spirava verso sud.
    Però comunque c’era un po’ di paura.
    Ricordo l’episodio di mio fratello. Lui tre anni più grande di me. Dovevo andare a scuola calcio e lui mi disse di non cadere sullo sterrato del campo. Perché la polvere che si alzava e che avrei respirato poteva essere radioattiva per Chernobyl.
    Io ricordo che alzai lo sguardo alle nuvole e dissi “come pioggia invisibile che cade dal cielo.”
    Ecco, questo non l’ho mai scordato.

  6. Certo che me lo ricordo bene, ero al liceo anch’io. E anche a me, come a Marco, capitava di sentire dire che noi eravamo troppo lontani per essere raggiunti. Allora pregavo per tutte le vittime di quella disgrazia da un a parte e ringraziavo di essere nella mia isola così distante dall’altra.
    È importante che la tua esperienza sia in qualche modo finita dentro la storia che hai scritto. 🙂

  7. Ora che sono più tranquilla….
    Ricordo bene quel periodo. Primavera, voglia di giocare nel prato…ed il prato all’improvviso sembrava un nemico. Appena compariva una nuvola all’orizzonte, avevo paura che fosse quella nuvola! Mia sorella era piccola e per il latte avevamo concordato il rifornimento da parenti che avevano mucche proprie ed il fieno dell’anno precedente. E gli anni successivi? Ho sentito più di qualcuno che lavora lateralmente all’industria alimentare che probabilmente ci siamo bevuti tutto il latte contaminato dell’epoca e lo stesso grano di Chernobyl. Del resto, non occorre andare nemmeno tanto distante. Come stanno i mari dopo Fukushima? Quanti gamberetti ci becchiamo arricchiti in Becquerel? Passa tutto sotto silenzio, perchè ancora sperano di vendercela, quell’energia lì…

  8. @ Tenar, al TG de La 7, quello che guardiamo noi, neppure un cenno, qualche special ahimè trasmesso in tarda serata, sì mi aspettavo di più.
    @ Marco, Marina, Barbara, abbiamo un ricordo preciso perché E’ stato uno degli eventi più importanti della nostra giovinezza, c’era un po’ di psicosi come è normale che avvenga quando non si sanno bene le cose, poi chiaramente al nord tutto fu percepito con un po’ di ansia in più
    Grazie per essere qui, per me oggi è un giorno importante e non per il libro.

  9. Ciao Sandra, ho scritto un post sul trentennale e mi hanno segnalato il tuo blog. Ho ospitato bambini dal 1995 al 2006 e ho vissuto in Bielorussia, oltre ad averla visitata tante volte. Adesso mi compro il tuo libro, così mi ributto un po’ in quella che era la mia vita prima che diventassi mamma e che mi spostassi (troppo) per il mondo. Grazie!

    • Grazie per questa testimonianza, il tuo commento era finito in spam, adesso vengo da te, caspita 11 anni di accoglienza e addirittura hai abitato là, ne avrai da raccontare! Spero che il libro ti piaccia e tu possa ritrovarti. Grazie di cuore.

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