La signora T.

Come ogni venerdì conta le ore che la separano dal weekend, ma un esame più attento rivelerebbe che inizia a farlo già il lunedì sera. Odia vivere per il fine settimana e in effetti non è neppure così perché le cose belle ci sono pure di mercoledì ad esempio, ma la fatica è tale per cui ogni scampolo di bellezza infrasettimanale comporta acrobazie che non sempre è in grado di affrontare. In pausa pranzo s’imbambola davanti a un post in un blog che legge abitualmente e si ritrova con le lacrime in libera uscita. Poi chiama la madre e le dice: “sai, oggi sono quarant’anni dal terremoto del Friuli!” La mamma le risponde con un commento sul clima: era molto più caldo allora. Mi ricordo benissimo che tu dovevi andare in gita e ti affidai alla signora T., chiedendole di sorvegliarti affinché tu non bevessi troppo, col rischio di vomitare sul pullman, e lei al ritorno mi disse che ti aveva concesso di bere a un fontanella perché stavi morendo di sete!”

Non può proprio essere che il giorno dopo la tragedia lei fosse in gita scolastica, visto che era in classe a scrivere i pensierini circa nonni morti e padre in viaggio per verificarlo, per non dire che in gita l’accompagnava papà, per cui, no i conti non tornano. Infine la signora T. era mamma di un compagno di classe di sua sorella, ragion per cui in gita di sicuro ci era andata lei. Muove le obiezioni e sua madre si ricrede su quale delle gemelle fosse in gita in Piemonte. E lei si mette a pensare alla signora T. che abitava al quarto piano dello stesso palazzo, un appartamento pressoché identico se non per il fatto di avere un locale in più: la tanto agognata cameretta che lei non aveva ed era costretta a dormire in stanza con i suoi, nel letto a castello. Chi beneficiava della cameretta era il figlio: un vero discolo che poi sarebbe capitato in classe con lei alle medie. Saputo che erano inquilini dello stesso stabile, la prof. d’inglese un giorno le chiese di dargli lezioni supplementari, visto che lei era tanto brava. Così nel pomeriggio lei saliva i due piani che separavano gli appartamenti, ripassava inglese con il ragazzino, per cinque minuti del tutto inutili all’apprendimento, ma utilissimi a capire che a lui non gliene importava nulla e poi via, a giocare con le macchinine. Qualche anno prima successe che la signora T. rimase incinta, e quel secondogenito proprio non era in programma, pare che le cose col marito non andassero neppure tanto bene, si vociferava addirittura che lui avesse un’altra. Negli anni ’70 era uno scandalo serio. La signora T. disse di esserci rimasta il primo giorno delle mestruazioni, e lei davvero non sa perché quel dettaglio le rimase impresso, assieme all’immagine della donna con un porta enfant a due manici, un modello scomodissimo del tutto superato oggi, che torna dall’ospedale con la neonata. Sa solo che anni e anni dopo, quando al contrario della signora T. le toccò fare i conti per cercarla quella gravidanza che la signora T. non era riuscita a evitare, si ritrovò a pensare a quel “primo giorno di mestruazioni” che faceva a pugni con tutte le indicazioni circa i giorni fertili, e se il matrimonio è la tomba dell’amore, quel calendario è il funerale del sesso, ma pare sia prevista una resurrezione e lei ora può confermarlo. Insomma lei sorride al ricordo della signora T., e si ricorda persino che la donna le prestava i libri, romanzi d’amore come Uccelli di rovo, e pensa che la signora T. avesse uno sguardo sempre un po’ triste, perché quella diceria sul marito era proprio vera.

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7 thoughts on “La signora T.

  1. Non ho memoria di quel giorno, bene o male che sia. Dispiace molto per la signora T. Io penso sempre che il mondo è spartito male. Si da a chi non vuole, si toglie a chi ne ha bisogno. Penso anche che le dicerie son peggio di una malattia, ti si attaccano addosso peggio di un virus. La verità la sanno solo due persone. 😉

    • Grazie di cuore per questo commento che arriva davvero in un momento importante in cui mi sembrava di non essere più capace di scrivere racconti brevi, perché con la testa calibrata ad altri passi narrativi. Invece a quanto pare no.

  2. tranquilla, mai farti venire questo dubbio, a te i racconti vengono bene brevi, medi, lunghi, corti con sorpresa, insomma sai scrivere!
    lettrice ripetitiva affezionata 😀

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