Amabili testi

Ringrazio la biblioteca Scarparo per l’ispirazione! Buona lettura!

Il cestino dei rifiuti oscillò sotto il lieve peso di una pallottola di carta, la quindicesima di quel torrido pomeriggio agostano, non centrò il buco e finì sul pavimento assieme a due compagne. Giacomo si diresse alla finestra in cerca di refrigerio, il padre Monaldo, nonostante non gli difettassero i soldi, era contrario all’installazione di un condizionatore, così al tramonto l’aria era ancora pregna di umidità e anche Silvia, come ogni giorno, sedeva lì sul poggiolo dirimpetto, in quel mortorio di cittadina che era Recanati d’estate. Solo uno sguardo alla ragazza e il giovane scrittore tornò al computer, in preda a una rinnovata ispirazione unita a una cupa malinconia. Era sabato, tutti a divertirsi nella vicine località balneari del Conero, mentre lui, chino sulle sudate carte, ancora s’illudeva di sfondare con i suoi testi, arrivare all’editore Big, da Fazio, al Premio Strega e ci credeva al punto di sacrificare le vacanze. Ancora un’occhiata alla via, dove gruppi di giovani schiamazzavano con le birre in mano. Considerò che in fondo non c’erano grandi differenze con le aspettative del sabato del villaggio dell’800, infine scrisse il primo pezzo buono della giornata:

“La donzelletta vien dalla campagna, in sul calar del sole, col suo fascio dell’erba; e reca in mano.”

Imbruniva quando la domestica salì ad avvisarlo che la cena era pronta, Giacomo le disse che avrebbe mangiato in camera, come spesso faceva quando era troppo preso dalla parole per pensare ad altro. Poco dopo quindi apparve un vassoio con insalata di riso e una fetta d’anguria, era certo che per i commensali del piano di sotto ci fosse qualcosa di più sostanzioso ma non se ne curò: sapeva bene che quello era il modo di suo padre per punirlo per le sue assenze a tavola. Giacomo voleva finire di scrivere la poesia prima di coricarsi, l’indomani l’avrebbe riletta a mente sgombra e di sicuro avrebbe apportato qualche importante modifica. Fu così. Trascorse l’intera domenica a revisionare le strofe, le uniche pause che si concesse furono quelle per affacciarsi alla finestra: Silvia era sempre lì, troppo debole, così si diceva in giro, per unirsi alle coetanee che ora abbrustolivano in spiaggia.

Il poeta si ripromise di avvisare per tempo in cucina che non avrebbe cenato a casa, il risultato ottenuto con il poema, che gli pareva decisamente buono, gli aveva dato un’insolita botta di autostima: basta commiserarsi per non essere un figo, le sue doti erano altrove, occorreva festeggiare! Stampò una copia de “Il sabato del villaggio” e ne fece un aeroplanino di carta, sperava di non dover sprecare troppi fogli a causa di rotte sbilenche. Il primo volo planò tra i gerani del davanzale della biblioteca sottostante, niente. Tornò alla stampante. Il secondo aereo però, dopo una virata magistrale grazie a uno sbuffo di vento alleato, atterrò sul poggiolo di Silvia, proprio accanto ai piedi che Giacomo sognava di baciare. Scrutò la sorpresa sul volto della ragazza, la vide chinarsi a raccogliere la missiva e poi sorridere e fare un “mi piace” col pollice nella sua direzione. Al termine della poesia aveva aggiunto un invito a cena: se il sabato è andato male, la domenica i ristoranti di Sirolo sono pure meno affollati e Giacomo aveva una gran voglia di fritto misto in compagnia.

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18 thoughts on “Amabili testi

  1. Mi piace questo genere. A Giacomo leggevo come fosse un normale racconto, a Monaldo ho sorriso, a Silvia ho avuto la conferma e volevo andare avanti a leggere per scoprire le altre “citazioni”.

    Raccontare in questo modo trovo sia anche un ottimo metodo di insegnamento, rende gli argomenti interessanti e non solo un insieme di nozioni.

    • Sì, secondo me può funzionare questa versione moderna a patto poi di leggera anche l’originale. Grazie mille Viola Emi di essere qui tra noi, spero tornerai ancora.

  2. Io già avevo letto l’inizio, il finale mi piace ancora di più.
    Che poi c’ero l’anno scorso al Conero…e no, la domenica i ristoranti, ma soprattutto i parcheggi sono affollatissimi!! 😛

  3. Ahahah… Splendida. L’invito a cena con l’aeroplanino di carta e’ mitico. E pure la genesi del sabato del villaggio… Povero Giacomi’, lasciato a insalata di riso e anguria…

  4. Che bello Sandra, mi hai fatto sognare. Oggi, al massimo, qualche giro di messaggi su WhatsApp. Lo dico io che sono dell’epoca sbagliata! ^_^

    • …ho paura di scoprire che eravamo pure vicine di casa!
      Se trovo quello che ha detto che il mondo è piccolo, lo prendo a sprangate…che a me a volte pare davvero troppo grande! 😦

      • Rileggendolo, questo commento suona male… Intendevo: perchè non abbiamo avuto al fortuna di beccarci in giro? Mannaggia! Ecco, il mondo non è piccolo, ci si perde anche dietro l’angolo!! 🙂

  5. Che bello, un Leopardi sfigato ma moderno. Ha ragione Viola, sai?
    Immaginati che idea rivoluzionaria reinterpretare in chiave moderna i percorsi che hanno fatto grandi certi scrittori! 🙂

    • Amo molto Leopardi e la sua vita rende bene in questa situazione, in questo momento non mi viene in mente nessun’altro con cui cimentarmi, ma chissà la celebre Biblioteca Scarparo magari mi fornirà altro materiale. Grazie!

  6. già il titolo del post che riprende quello di un libro che ho molto amato….
    poi Giacomino che porterà a cena Silvia, in una delle riviere più belle d’Italia (io sono stata a Marcelli di Numana, purtroppo non l’anno scorso…sigh…..devo assolutamente tornare da quelle parti!!), insomma il racconto perfetto per iniziare bene la giornata, grazie! ❤

    • Non ho letto l’originale Amabili Resti. Noi a Marcelli andiamo in spiaggia quando siamo a Sirolo, perchè io amo la spiaggia super organizzata modello Romagna ::D Ma grazie a te!

  7. Ma… grande! Leopardi è sempre stato tra i miei poeti preferiti. Questa versione moderna con cena finale lo riabilita dalla sfiga secolare 🙂
    Se mi capita la faccio leggere ai ragazzi… con il tuo consenso naturalmente!

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