Mailand – Nicola Pezzoli

Quando mi capita di non apprezzare un autore, magari un esordio, italiano uscito con un certo clamore, avverto sempre una fastidiosa sensazione: qualcuno potrebbe dirmi che sto rosicando. In realtà si sa che io oscillo tra vette di gioia per l’entusiasmo che i lettori dimostrano per le mie opere e la cupa afflizione per la mancanza del salto, tuttavia ho mantenuto la lucidità giusta per giudicare gli altri. Un libro che mi delude non è una festa, non è “sono meglio io!”sono soldi e tempo spesi male e un’aspettativa disattesa. Così mi ha emozionato molto la lettura di Mailand del caro blog amico Nicola Pezzoli.

Siamo di fronte a un libro intenso, dove ho ritrovato la mia Milano degli anni dei paninari, così ben descritta, gli universitari che hanno lezione nei cinema, gli studenti fuori sede, una città ostile al protagonista Corradino che la ribattezza appunto Milano in tedesco per sottolineare il senso di estraneità e non appartenenza, lui arriva da un paesino in provincia di Varese e aspetta di rincasare ogni fine settimana, non solo per farsi lavare la biancheria, ma, soprattutto per ossigenarsi dalle fatiche di un corso di studi sbagliato, dalle angherie di un’affittacamere indisponente, dalle nottate con interminabili partite a Risiko, con Marco e Beniamino, con i quali divide l’appartamento. E poi c’è lui, Duprè, il datore di lavoro, istrionico personaggio destinato a forgiare Corradino che cercando un’occupazione, troverà un padre. E in cosa consiste il lavoro non ve lo dico, è la chicca del romanzo! Ci sono poi le lettere anonime che Corradino riceve: altro non sono che pagine del suo diario smarrite all’epoca della gita scolastica di fine anno e riapparse per ricordargli posizioni scomode: la scoperta di una bisessualità che ora a Mailand esige maggiore attenzione.

Quello che ho amato di questo romanzo, oltre alla storia in sé e ai personaggi, è vedere che ogni parola è una ricerca; immagino Nicola chino sulla tastiera a cancellare e riscrivere, a provare e a riprovare la costruzione giusta della frase, senza scorciatoie, senza strizzare l’occhio a facili suggestioni. Senza censure, senza volgarità, come un panino al salame, che dici “che buono!” non c’è niente di particolarmente lussuoso, ma c’è un lavoro preciso per arrivare a quel salame, a quel risultato, a questo libro. Leggetelo.

Mailand – Nicola Pezzoli – Editore NEO. Non linko nulla, ci vuole un attimo a googlare e trovarlo, è ben distribuito nelle librerie intelligenti.

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18 thoughts on “Mailand – Nicola Pezzoli

  1. oh finalmente una recensione….era tanto che non ci deliziavi!
    e poi bisognerà che ti impegni un pochino per consigliarci un po’ di titoli per l’estate 😀 !
    vado a curiosare questo Pezzoli, grazie!

    • il problema, cara Claudia, è che a parte LA COLLINA di cui ho parlato che è bellissimo ma non per tutti e comunque ci ho messo un mese e mezzo a leggerlo, continuo a incappare in libri così cosà e non ho voglia di farci un post. Arriveranno i libri per l’estate, promesso!

      • attendiamo fiduciosi 😀
        anch’io ultimamente ho trovato tanti così cosa….per fortuna anche qualche pollice alzato!
        hai letto qualcosa di Lorenzo Marone?

    • Io ho letto “La tentazione di essere felici” e mi è piaciuto, ma come sai ormai mi sono votata circa al 90% alla biblioteca…..
      Ha una vena ironica/triste/realistica che mi ha catturato.

  2. @ Eh, insomma cara Tenar, chi meglio di noi può capire la faccenda? 😀 E’ un vero piacere parlare di ciò che ci ha regalato bei momenti, potrebbe regalarli anche ad altri.

  3. Grazie per la segnalazione! Io sto leggendo un libro tremendo… Diciamo che non è di un esordiente, visto che è al terzo romanzo. Gli ho dato ben tre chance, dato che mi capita di conoscerlo di persona, ma proprio non sa scrivere.

    • Non dici se si tratti di editoria o di self, nel caso fosse stato pubblicato da una casa editrice, be’ 3 possibilità non sono poche! Oddio, no, non lo sono neppure per un lettore, che il tempo sprecato così lo si rimpiange un sacco!

      • E’ sempre stato pubblicato, è quello il bello. Di solito trovo sempre qualcosa di buono da salvare nelle persone che scrivono (nessuno è perfetto), ma in questo caso non ce la faccio proprio. La sua scrittura è il trionfo del “tell”, piena di luoghi comuni, e banalità trite e ritrite.

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