Scrittori si nasce, selfisti si diventa # 6 Conclusioni

La scorsa puntata di questa rubrica ha scatenato un polverone, seguito poi anche in un altro blog, tanto che alla fine ho rimosso il post.

Non ho più molto da dire, la discesa in campo di Marco,  vero esperto di self, offre una fantastica opportunità di approfondire l’argomento molto meglio di quanto farei io. Oggi quindi tiro le conclusioni di questi miei 5 mesi da selfista, e poi, approfittando del fatto che il 5 luglio il blog sarà chiuso per ferie, sospendo gli appuntamenti. Abbiamo parlato di self per 6 mesi, pensavo di farlo per un anno, ma  pazienza.

Credo che il self rimanga un’ottima possibilità buttata un po’ in vacca da chi l’ha visto solo come un modo per pubblicare senza selezione, filtri, testa.

Non fa per me, perché io i libri li concepisco ben costruiti e non ho le competenze per occuparmi di tutto, ne consegue che la spesa sarebbe alta, e dalle vendite di Villeggiatura per due e Novelle nel vento, davvero non ne vale la pena.

Vorrei ma non posso, semplicemente. Vorrei perché credo nel contenuto di un libro non nel “come si pubblica” (e questo era il fulcro del post del 5 maggio, non un attacco all’autrice citata), vorrei perché l’editoria tradizionale sta diventando un circolo privato, dove al massimo io posso stare nello scantinato e mi sono stancata di sentire la baldoria di chi fa festa al piano di sopra, perché ha il pass. Il lasciapassare dovrebbe essere una buona storia scritta bene, ma non sempre è così.

Ecco, il self è più democratico, questo ho imparato ed è il messaggio che mi sento di lasciarvi come saluto. Grazie per avermi seguita fino qui.

PS. Per chi ha letto Le affinità affettive, se potete lasciare una recensione su Amazon ne guadagnerei in visibilità, non serve nulla di articolato, le stellette e due righe, grazie infinite, chiarisco inoltre che Gabriele del romanzo non è l’Orso (la gente mi sta fermando per dirmi “ohhhh, ma com’è tuo marito!”)

PS. Per tutti, buona domenica e buon voto!

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11 thoughts on “Scrittori si nasce, selfisti si diventa # 6 Conclusioni

  1. Grazie Sandra per le parole troppo generose che spendi sempre per me.
    Ma tu lo sai, se volessi compiere un’altra puntatina sul self, un mister X è sempre a tua disposizione. 😉

  2. Mi sono persa il tuo post rimosso, quindi non so cosa hai scritto. Credo che nel self ci sia un po’ di tutto e i libri scritti male e poco curati danneggiano coloro che scrivono bene e che, lavorando sodo, cercano di mettere on line un prodotto curato e ben fatto. Vero è che le case editrici grandi non considerano i comuni mortali come me e che le piccole case editrici spesso propongono contratti capestro in cambio di poco o niente: non fanno promozione, non fanno editing e neanche un minimo di correzione bozze, ma poi impongono prezzo e copertina e allora, se devo fare tutto da sola, perchè mai dovrei firmare un contratto che mi toglie l’esclusiva sulla mia fatica? Mi è capitato di leggere libri self ben scritti (ho letto anche libri scadenti per carità) e libri di grandi case editrici discreti ma che non mi hanno del tutto entusiasmato. Non so, alla fine credo che il self sia una buona opportunità da sfruttare cercando però di offrire un testo curato e una storia valida (anche se chi può dire quanto valida sia una storia per il pubblico, i gusti sono moltissimi e tutti validi e opinabili). Io conosco personalmente un autore che al suo quarto romanzo da self ha poi firmato un contratto con la Newton Compton, quindi le due cose non si escludono.
    E concludo con un abbraccio

  3. Mi ritrovo molto in quello che scrivi. Il self offre molte opportunità, ma solo a chi ha più tempo e più soldi di me. Avendo risorse limitate, mi limito a scrivere, il resto deve farlo qualcun altro. Di guadagnare con la scrittura mi importa poco, ma non posso permettermi di andare in rosso, ecco.

  4. Dunque.
    Non ho ben capito perchè hai deciso di rimuovere il precedente post. Non ho rilevato nulla di offensivo o diffamatorio, ognuno aveva espresso le sue opinioni e riserve sul tema.
    Interessante il seguito nel blog di Helgaldo con l’intervista a Marco, anche se temo che, finché ognuno non ne farà esperienza diretta, molti rimarranno arroccati alle proprie idee (sia dell’una che dell’altra).
    Concordo invece con la tua conclusione: la scelta è personale. Non credo ci sia un migliore o peggiore, quanto piuttosto si debbano vagliare entrambe e poi scegliere in base alle proprie esigenze.
    Ps. Recensione su IBS lasciata dalla signora a dondolo (per mio tramite…che ieri l’ho lasciata perplessa di fronte all’uso del mouse con rotellina…)
    Quando lo finisco io (sono a pagina 286 che fremo per sapere che combinerà collegafigo…e se ritardo col post questa settimana sarà colpa sua!), ti lascerò subito recensione su Amazon! 😀
    E sui social…
    Ps2: MaDatoSiChè pure Marco ha ceduto al blog, non è che tu mi cedi ai social? per dire…. 😉

  5. @ Marco, Mr X è prezioso e potrà capitare di richiamarlo :D, Giulia, anch’io credo che self e tradizionale possano convivere nello stesso autore e di casi in tal senso ce ne sono un sacco, io ad esempio :D, grazie per il tuo lungo e articolato commento, Tenar, allineate (come spesso accade, a parte che per i gusti di lettura/scrittura ahhaha), Barbara, mi linki la recensione, non la vedo? Ok, sono rinco, momento di grandi cambiamenti dunque, pc per la signora con la sedia a dondolo, blog per Marco, e per me chissà. Ho ritenuto di rimuovere il post nonostante non ci fosse assolutamente nulla di offensivo verso l’autrice, ma qualche critica a una sua frase ma considerato che altrove è stato visto come un attacco personale a lei, be’ non si mai che arriva, mi legge e boh succede un patatrac, su ste cose sono fifona. Mi è spiaciuto, ma la piega presa dalla cosa si era allontanata dall’idea originale del post, con tanti bei commenti ecco.

  6. E’ stato un viaggio interessante, da cui esco più possibilista e sicuramente con le idee più chiare, perciò grazie! 🙂 Non credo che il self-publishing sia la soluzione giusta per me, ma lo prendo comunque in considerazione. Di sicuro mi fa piacere che il self-publishing si stia liberando dalla fama di scorciatoia di poco superiore alla pubblicazione a pagamento.

    • ma grazie a te di aver fatto questo viaggio con me, l’intento infatti era quello di chiarirmi le idee stando sul vagone del treno, e non più giù al binario! 😀

  7. Sai che per la faccenda del post precedente volevo scriverti in privato? nulla di segreto, posso scriverlo anche qui: per me non dovevi cancellare quell’articolo, era ben fatto e non aveva dato il via ad alcuna polemica, perché ritengo che quando il confronto sia sano si possa venirne fuori solo con un arricchimento. E l’arricchimento c’è stato: la bella intervista fatta a Marco da Helgaldo.
    Io, sul self, ho capito solo una cosa fondamentale: devi esserci portato. Cioè ad autopubblicare siamo capaci tutti, ma il vero “self” comincia dopo e lì ti devi sbracciare e devi lavorare sodo. Una fatica che non sempre premia e può frustrare al pari di altre strade intraprese.

    • Grazie del supporto cara Marina, ero un po’ sfiancata da certe posizioni, però il post sta lì nella mia bacheca riesumarlo potrebbe essere lavoro di un attimo, vedremo. Intanto abbiamo tutti imparato qualcosa dal confronto e forse, non dico grazie a me, ci mancherebbe, siamo un po’ tutti più convinti che non ci sia nulla di male nel self, ma tanto da fare se lo si vuole fare bene. Un bacione

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