L’immortalità non è (solo) questione di fama

Qualche giorno fa, ispirata da questa sfida, (assai soddisfatta del mio componimento) ho pensato all’immortalità dei personaggi. Con una serie di associazioni mentali ho messo insieme un po’ di considerazioni. Personaggi capaci di sopravvivere ai propri autori ce ne sono a bizzeffe. Senza alcuno sforzo possiamo mettere giù un lungo elenco, procedo di puro istinto: Pippi Calzelunghe, Renzo e Lucia, Zorro, Jo March, Mr Darcy, Emma Bovary…

Non credo che i miei saranno tra questi. Però c’è un però, come per gli epitaffi di Spoon River, uniti da un unico grido di riscatto dopo la morte, come se la vita non avesse reso giustizia alle loro reali capacità, anche figure di minor fama possono in qualche modo vivere dopo di me. Non ho figli. Ma i miei nipotini, anche pungolati da me 🙂 si stanno rivelando due buoni lettori, il maschietto direi ottimo, Cecilia sta decisamente migliorando (di recente mi ha addirittura chiesto consigli per alcuni racconti che sta scrivendo ♥) ebbene hanno in casa i miei romanzi, forse da adulti vorranno leggerli e se a loro volta avranno dei figli, anche solo per curiosità può darsi che un’occhiata alle pagine scritte da una prozia la daranno. Qualcosa di me sarà con loro, forse per sempre, e la discendenza si realizzerà comunque attraverso le mie storie.

Magari, col valore aggiunto dell’affetto, l’interesse per i miei Francesca, Carolina, Stefano, Collegafigo, Ilaria ecc.  sarà maggiore e potranno così fare breccia e scavarsi una piccola nicchia nella memoria. Ho poi pensato molto a quali personaggi siano immortali per me. Dovendo sceglierne solo uno, due, usando un filtro diverso dal “libro più bello” ma piuttosto quello della formazione, non ho avuto dubbi, nella loro incredibile semplicità, nel loro non essere né eroi, né avventurieri, sono Sandra e Nicoletta Ratti de Le ragazze della villa accanto di Brunella Gasperini e il seguito (oh, come fui felice quando appresi che esisteva un seguito!) Ero io quella. Io ero Sandra, pare ovvio, la maggiore, ma Nicoletta forse m’intrigava di più, scriveva novelle, si scoprì poi in quel capitolo conclusivo “Dopo dieci anni di silenzio”. I mondi opposti a cui appartengono da una parte le due modeste sorelle e dall’altra i vicini della ben più aristocratica villa sul Lago Maggiore fanno da sfondo all’adolescenza con le tipiche problematiche enfatizzate appunto dal contrasto delle due realtà. Con i suoi 16 anni nel primo romanzo e 19 nel secondo Nicoletta, la voce narrante, rappresenta la spensieratezza, Sandra, di nove anni più grande è invece l’età già matura anche a causa di un amore infelice e precoce per il vicino di casa, l’erede di quella famiglia senza conti da far quadrare, fatica e disarmonia. Ero Sandra, sicuro, ma un po’ avrei voluto essere Nicoletta, perché Sandra era seria a vagamente paranoica con quel suo modo rassicurante di affrontare la vita, macerandosi senza farlo vedere.

Per me Nicoletta e Sandra sono immortali, mi emoziono ancora in questo momento mentre ho i due volumi consumati tra le mani, per raccontarveli.  Mentre li leggevo arrivai quasi a credere che non fossero personaggi, ma persone che avrei potuto sul serio incontrare per strada. L’immedesimazione è stata importante: ho chiacchierato spesso tra me e me, pensando che fosse tra me e loro.

Chiamatela follia, per me è il senso più alto della magia dei libri.

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7 pensieri su “L’immortalità non è (solo) questione di fama

  1. Sandra sento questo post come un’emozione struggente.
    Il tempo che scorre e quel che resta. I personaggi amati da bambino e che ancora nell’età adulta mi accompagnano in questo strano viaggio. Sono la nostra compagnia, parte di noi, qualcosa di irrinunciabile. E ogni tanto capita sì, di incontrare nuovi amici di percorso. E ciò è meraviglioso.

  2. beh ma ci sono due chiavi di lettura qui: quelli che resterano immortali per il mondo e quelli che resteranno immortali per me. per la prima categoria il primo che mi è venuto in mente è harry potter, per la seconda anna e cesare! ♥

  3. Più che personaggi, ci sono sensazioni immortali che so non mi abbandoneranno mai ogni volta che avrò sotto gli occhi il titolo di quel dato libro: so che l’ansia de “il processo” di Kafka non cambierà mai natura, che la vita “vinta” dei Malavoglia ritornerà ciclicamente nei miei pensieri (e mi sto muovendo solo nel territorio dei classici, che mi sembra quello ideale in cui parlare di immortalità)

  4. Io penso che una delle cose più belle dei libri (così come forse delle canzoni) è quando ti immedesimi in un personaggio e senti che quella storia in fondo è la tua storia. Magari non tanto per i fatti che si svolgono, quanto per le caratteristiche dei personaggi e per il modo di agire che essi adottano. A me sovente è capitato di pensare “io, in quella determinata storia o circostanza, vorrei essere (o sarei) quel personaggio”.
    Credo che questo sia un modo di far maturare se stessi attraverso la narrativa. E che sia molto costruttivo anche nella vita reale.

  5. @ Marco caro, sì scrivere questo post mi ha emozionata e sono felice che tu l’abbia percepito. Giusto, sono compagni di viaggio i nostri personaggi immortali
    @ Uh Francesca Bianca, che bella cosa mi dici dei miei Anna e Cesare, spero che ci sia tanta fortuna per loro quando qualcuno finalmente si deciderà a pubblicarli
    @ Marina, be’ i classici sono i super immortali – Ps. ho letto che torni a Milano, bellissimo!
    @ Silvia, l’immedesimazione per me è importante, i libri es avventurosi sono belli, certo, ma amo ritrovarmi nelle situazioni.

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