Brexit!

Volevo scrivere un lungo post sulla Brexit, perché io nel 1993 al crollo delle frontiere, lavoravo all’ufficio dogana di una grande casa di spedizioni, dove sono impiegata tutt’ora, e quel momento storico l’ho vissuto in prima linea.

C’è chi ci ha rimesso il posto di lavoro e a fronte di un grande progetto europeo, io ho ricordi sofferti: scioperi e picchetti, e tanta paura.

Il sogno s’infrange, perché in una comunità quando c’è un’emergenza si affronta stando uniti, l’Europa ha ignorato il problema dei migranti e la crisi economica importante in cui versano molti stati membri. E ora ci si chiama fuori. Come il bambino che lascia il campetto di calcio, portandosi via il pallone. Come un marito che abbandona la moglie perché la notte non è pronta e pimpante, stremata da giornate troppo lunghe, tra casa, lavoro e figli.

Il Regno Unito non ha scelto di uscire, ha scelto di non far entrare.

Potevo raccontarvi di più, di quel 1993, ma preferisco, è anche l’ora giusta, il solito spritz!

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23 thoughts on “Brexit!

  1. Purtroppo i popoli non hanno la lucidità e la conoscenza della storia.
    Ciascuno di noi è quel che è perché nel continuum del tempo chi ci ha preceduto ha vissuto e compiuto scelte. Anche se possiamo sorriderci siamo fortemente connessi a Giulio Cesare e Carlo Magno.
    Ad esempio molti non sanno che L’Inghilterra, ma sarebbe corretto dire Regno Unito, sono in un grande declino. Non si direbbe perché sono più evoluti di noi italiani. Eppure nelle ragioni storiche è così.
    Sul finire dell’Ottocento il dominio inglese si estendeva dall’Australia all’India. Erano la prima potenza mondiale. E così come è accaduto nella storia ad altri popoli, dalla grande Atene, all’impero romano, anche il Regno Unito è in declino. Altre nazioni l’hanno soppiantata.
    In declino lo siamo anche noi, anche l’Italia. E purtroppo la storia ci ha insegnato che quando si parla di sospirata ripresa economica si guarda con lo sguardo corto.
    L’Atene di Pericle non è più tornata alla ribalta della storia, sia spenta e basta. Così come la grande Spagna di Filippo II.
    Quel che voglio dire è che noi italiani siamo in declino e difficilmente ci riprenderemo, perché nel mondo ci sono nazioni più dinamiche, più pronte, che crescono più rapidamente di noi e ci soppianteranno il posto.
    Con questo voglio semplicemente dire che l’Europa, per quanto imperfetta, è la nostra nuova casa, la nostra salvezza, la nostra opportunità per far fronte al declino. Solo unendoci di più possiamo scamparla. Se la conseguenza dell’uscita del Regno Unito sarà la disgregazione, i folli che giubilano per essersi liberati dal cappio al collo, nelle prossime generazioni, potranno far conto delle rovine indotte dai padri.
    E dopo tanto detto…
    Vado anch’io a prendermi uno spritz. 😀

  2. Solo dei pazzi picconerebbero le fondamenta perché non gradiscono il colore dell’intonaco. Ma tant’è: a quanto pare i vecchi hanno deciso per i giovani, lasciandoli in balia del nulla. Verranno giorni molto bui per la perfida Albione; io spero solo che questo serva di lezione a chi rimane, in primis ai tedeschi, e che spinga per una integrazione vera. Altrimenti domani, e lo dico nella più stretta accezione temporale, passerà il primo cinese pieno di grana a comperarci per pochi spicci.

  3. @ Grazie Marco e anche Michele per le vostre osservazioni. Come sempre ben argomentate e lucide. Io sono presa dalla questione emotiva, occupandomi di adempimenti fiscali NATI grazie all’abbattimento delle barriere doganali, avendo gestito negli anni l’entrata dei diversi paesi, pochi ricordano ad esempio che nel 93 l’Austria era fuori, insomma lavorando di questo e avendo visto e talvolta subito il cambiamento epocale, mi trovo per la prima volta di fronte a un dietro front. Siamo però tutti coinvolti in quello che è un passo falso che spero diventi almeno un monito. Un abbraccio

  4. Mi sono addormentata ieri sera pensando che non sarebbe cambiato niente. Mi sono svegliata stamattina e ho scoperto che era cambiato tutto. Fa uno strano effetto.

  5. Stamattina, prima della sveglia, hai sentito un “Oh, la Gran Bretagna è uscita! Ha vinto il Brexit!”
    No, non avrei creduto tanto, magari una forte partecipazione al referendum, un grosso fronte dell’uscita ma non la maggioranza. Vedere poi i numeri divisi per età e regione geografica da ancora da pensare: i giovanissimi (fino ai 24 anni) e gli anziani (over 70) hanno votato per rimanere; la fascia di mezzo (gli attivi lavorativamente diciamo) hanno votato per uscire (forse l’impatto UE si è sentito sul lavoro più come nemico che come amico). A livello geografico: Londra, Scozia e Irlanda del Nord han votato per rimanere (la capitale quale centro nevralgico degli affari sa bene che sarà una disfatta finanziaria, mentre quelli che votano sempre per andarsene dal Regno Unito han votato per rimanere in Europa, curioso!); tutto il resto, le altre regioni ma soprattutto le periferie han votato per andarsene.
    E quindi Brexit sia.
    Il terrorismo mediatico sull’uscita mi ha fatto pensare che forse – come lezione di un popolo e della sua sovranità – è giusto che escano, e che l’Europa faccia un grosso esame di coscienza.
    (Angelina??)
    Per il resto…adesso potranno decidersi da soli la curvatura ottimale delle banane (Regolamento n. 2257/94). :/

    • Ero convinta che seppure di poco avrebbe vinto il REMAIN. Ora come ha detto stamane Vittorio Zucconi giornalista che apprezzo assai, si naviga senza mappa perché è un mondo dove non si è mai navigato questo dell’uscita. Se l’EUROPA rivede buona parte dei suoi fondamenti che hanno sgretolato l’Europa anziché unirla, potrà arrivare del bene, altrimenti temo un effetto domino e la disfatta.

  6. Sicuramente è una lezione per chi pensa che una nazione inizi e finisca con registri contabili e finanza, mentre l’alfa e l’omega sono le persone – quelle reali e non certo i massimizzatori di guadagni, in barba agli ideali che hanno dato vita alla comunità europea, ma di cui i soliti noti si sono dimenticati molto presto.
    Spero che il contraccolpo non sia troppo disastroso, specialmente per chi conosco e si trova lì in questo momento, da anni. Ma anche per noi.
    Vedremo nei prossimi… mesi? Anni? Incrociamo le dita.

    • Sì, Daniele, il contraccolpo non è quantificabile e il popolo sovrano ha deciso. Questi sono i due fatti base, e sono d’accordo con te quando dici che gli ideali sono stati ben presto dimenticati dai padri della UE. Sto guardando i dibatti su La 7, il TG che seguiamo a casa e per gli europei che vivono in UK è qualcosa di enorme.

      • Anche io sto guardando quei programmi, proprio ora. E ho provato l’inquietante ebbrezza di trovare sensata un’uscita della Meloni sulla democrazia, una volta nella vita O_o
        Sarà quella storia degli orologi rotti che segnano l’ora giusta, due volte al giorno, ma non vorrei sembrare troppo arrogante 😛

  7. @ Daniele, mi fai ridere con le tue osservazioni sagaci sulla Meloni, mi sono persa la sua frase perché sto seguendo a bocconi.
    @ Elena, ciao! Bentornata qui – o forse non te ne eri mai andata 😀 – sai che è davvero triste, proprio ideali traditi.

    • La @meloni ha detto che va rispettata la democrazia perché non é detto che le grandi decisioni vadano sempre prese dall’intelligentia dei pochi a dispetto della maggioranza.
      Trovo tutto questo disarmante, ritengo che certe scelte il popolo non le può fare e che la scelta che queste persone hanno fatto, gente che tra 15 anni non ci sarà più, si ripercuoterà sui giovani. E questa non é democrazia

      • Il senso della democrazia è proprio che decide la maggioranza – altrimenti, bisognerebbe levare il diritto di voto ai pensionati perché potrebbero schiattare entro vent’anni? O_o
        Per me, il referendum è vera democrazia, i rappresentanti eletti non sono sempre in linea con la volontà dei loro elettori.
        Ammesso che a votare per il no siano stati tutti vecchietti, perché mi sa che il voto è segreto pure nel Regno unito, chi può e vuole votare ha diritto ad esprimersi e non è una verità autoevidente che le persone comuni non abbiano le conoscenze necessarie per decidere – specialmente quando i due schieramenti di un referendum si curano di spiegarti la rava e la fava delle presunte conseguenze della scelta.
        Quindi, per me, il popolo può fare tutte le scelte, nessuna esclusa.

  8. E’ ancora troppo presto per capire cosa succederà davvero. Fa tanto male però che un pezzo d’Europa se ne sia andato in una notte. Si fanno salti mortali per salvare la Grecia e poi se ne va la Gran Bretagna.

  9. Per il lavoro che faccio, conosco moltissimi autori, insegnanti e consulenti inglesi e sono tutti tristi e sotto shock. Non ti dico poi gli scozzesi, sono furibondi! Alcuni stanno pensando di chiedere la cittadinanza italiana… Io sono molto avvilita e preoccupata per le giovani generazioni, cui sono state sottratte possibilità di scambio, lavoro, amicizia, libera circolazione.

  10. @ Annina – allafinearrivamamma, in effetti mi chiedo con quale consapevolezza abbia votato il popolo inglese, già il fatto che lo chiamino Indipendece Day, ma indipendenza da cosa?
    @ Lisa, mi sa che non basta no lo spritz, neppure oggi, the day after
    @ Speranzah, già, cosa accadrà? Tu insegni inglese e conosci bene la cultura di quel paese che ieri se n’è andato
    @ Cristina, già anche tu lavori con l’inglese. La Scozia ha recentemente votato di restare nel Regno Unito. Non è fantascienza ipotizzare un nuovo referendum per poi rientrare da soli nella UE

  11. @ Grazie di cuore per questo confronto interessantissimo, grazie a chi si è speso in lunghi commenti portando il proprio contributo, continuate se vi va, io vi leggo molto volentieri.

  12. Be’ l’azienda ipotizzo un calo di lavoro e non confermò tutti i contratti di formazione in scadenza, molti giovani quindi a casa + un tot di persone in mobilità, tra cui mio padre. Il giorno delle telefonate fu tremendo: squillava il telefono e temevi fosse l’ufficio personale che ti dava la lettera. Tutto preceduto da assemblee, scioperi, blocco degli straordinari e se qualcuno si fermava in ufficio oltre l’orario i più accaniti passavano a buttare fuori i colleghi stakanovisti. Brutto, fu molto brutto, il mio ufficio il più colpito dal cambio di lavoro da lì nacque infatti l’adempimento fiscale di cui mi occupo tutt’ora al posto della vecchia bolla doganale che per i membri UE non si faceva più.

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