Una persona solida

Qualche giorno fa mia sorella parlando della figlioletta ha detto che una bambina molto solida. Mi è sembrato un’espressione davvero efficace; mia sorella con le parola ci sa fare, ma è totalmente priva del dono della sintesi, ragion per cui non scrive libri (ma fa un sacco di altre cose che le riescono alla grande ), per dire se avesse scritto lei Le affinità affettive a pagina 245 Natallia non sarebbe ancora arrivata 😀

Ci ho ragionato su un po’ su questa solidità non tanto di Cecilia, ma in generale. Qual è il contrario di solido? In realtà sono due: liquido e fragile.

Essere una persona liquida credo significhi essere adattabile, come l’acqua e tutti i liquidi che prendono la forma del contenitore. Un giorno quando papà era ricoverato all’hospice parlando con suo fratello dicemmo che si era adattato, mio zio disse che da sempre papà era una persona molto adattabile, con una faccia indefinibile, e credo disse qualcosa sui tempi del collegio, che papà detestava (mio padre era orfano di guerra) ma dove in qualche modo anche lì si era adattato, o forse proprio lì imparò l’arte di adattarsi. Essere liquidi quindi rappresenta un vantaggio.

Essere invece fragili no. Una colonna è solida, ti ci appoggi per controllare la suola delle scarpe, senza temere che si frantumi e tu ti ritrovi per terra. Una persona fragile ha continuamente bisogno di colonne, basta poco per farla crollare e andare in pezzi. Una persona fragile è in balia del vento della vita e vive perennemente sballottata. Essere fragili quindi rappresenta uno svantaggio.

Non mi ritengo una persona solida. Chi mi vede così non conosce il mio lato oscuro. Per fortuna. Mi chiedo però se io sia liquida o fragile. Sono liquida, ma talvolta anche fragile e questo non mi va. Prima di partire per le ferie stavo malissimo. Ne ho parlato poco anche con chi mi è vicino, ma ci sono state mattine in cui per alzarmi e andare al lavoro ho dovuto compiere uno sforzo tremendo, la frase ricorrente nella mia testa (parlo dei giorni in cui Emanuele è andato in ufficio prima di me, per cui ero sola in casa per quei 3 quarti d’ora tra la sveglia, lavarsi, colazione ecc.) era “adesso mi siedo sul letto e piango.” Avevo un groppone enorme ma le lacrime non venivano. La stanchezza che tutti proviamo all’inizio dell’estate è normale: un anno sulle spalle, fatiche, magari preoccupazioni, quotidianità, nessuno ne è esente, ma il mio stato era qualcosa di diverso. In qualche modo comunque uscivo di casa; un mattino trovando la scala mobile della metropolitana fuori uso ho pensato che non sarei mai riuscita a fare la rampa a piedi e sarei rimasta lì per tutta la vita al binario. Cose così, una sommatoria di motivi, nulla di davvero vitale a ripensarci.

Le vacanze sono arrivate al momento giusto, Anche se naturalmente facendo le valigie ero convinta che qualcosa sarebbe andato storto, appena ho messo piede in aereo (in aeroporto c’è stato un po’ di trambusto per il cavalletto di Emanuele che al controllo bagagli volevano farci mettere in stiva, così siamo tornati indietro e abbiamo comprato un trolley dove l’abbiamo infilato, ma hanno dovuto rompere i coglioni muovere nuove obiezioni circa il fatto che io a quel punto avevo 2 bagagli a mano, nonostante l’altro fosse la mia solita borsa Snoopy che avete visto in molto foto, al ché ho preso la borsa e l’ho infilata nel trolley e dicendo “occhei, adesso ne ho uno!” e abbiamo oltrepassato la barriera) mi sono rilassata sul serio.

Cos’è davvero successo nella mia testa in quei giorni di fragilità? Non lo so, ma so solo che non voglio si ripeta, se non per motivazioni serissime quali: lutti, malattie gravi, problemi economici veri. Il resto è vita. Sono sicura che ci riuscirò, che sarò sempre una persona liquida, non proprio solida, ma neppure fragile. Con questo post partecipo al contest “racconta i fatti tuoi in rete, così chi viene qua non per amicizia ma per curiosità meschina sa dove colpirti” che ovviamente non esiste, ma portarsi avanti è sempre una buona idea 😀

PS. Weekend corto ma molto piacevole in Valtellina, corto nel senso che siamo partiti da Milano sabato pomeriggio perché la mattina era necessaria qui per sistemare un po’ la casa, stirare ecc, smaltito quindi tutto l’arretrato vacanziero greco, è al via la seconda parte dell’estate. Siamo appena rincasati, h. 22, il post era in bozza e lo pubblico.

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17 thoughts on “Una persona solida

  1. Quando scrivi di queste riflessioni, molto sandrigne, chi può resisterti? Sei fragile, si coglie. Sei liquida, si intuisce. Sei trasparente, si vede. Sei tante cose, tutte molto femminili. Fortunato Orso…

  2. non male il contest 😀
    beh, essere più di un elemento è un bene, ti permette di cogliere anche gli altri “stati”….
    la tua scrittura per esempio è un bell’insieme di tutti i tuoi passaggi!
    oggi per esempio io invece mi sento sbriciolata….ma non in senso brutto…più come se fossi un dolce….
    bah

    • e a proposito di dolci sbriciolati e vasi (vedi sopra da Helgaldo) la mattina è cominciato che ho rotto un vasetto di vetro pieno di amarene greche sotto spirito fatto dalla suocera, UN DISASTRO DI VETRI E ZUCCHERO PER TERRAAAAAAAAAAAAAA ohhhhmmmm fammi riprendere!

      • nooooooooo………..non si riesce a recuperare nemmeno un’amarena????? sob…….
        menomale che la suocera ne può fare altri 😀

  3. Non so quanto la fragilità sia in effetti un difetto o quanto sia stigmatizzata da una società che ci vuole tutti felici, sorridenti, vincenti e pronti all’acquisto e al consumo. La fragilità è sensibilità, anche eccessiva a volta, è avere crepe nella propria solidità da cui, però il nostro animo può uscire e avvicinarsi a quello degli altri. È difficile che una persona empatica, pronta ad ascoltare e aiutare gli altri sia solidissima. Bisogna essere consapevoli delle proprie fragilità per cogliere e perdonare quelle degli altri.
    O, forse, da donna incline a momenti non tanto di tristezza quanto di immotivata malinconia, mi sento solo più affine al te.

    • Ti ringrazio, sì questa è indubbiamente una malinconia che arriva e spazza un po’ tutto, come un uragano, finchè rimane una pioggierellina è ok, ma così ha fatto danni. Un abbraccione

  4. Uh mi piace questo contest, potrei commentare da psicologa e dire che la fragilità è un valore sottovalutato nelle donne del nuovo millennio e che è importante saperla riconoscere o accettare. Oppure potrei commentare da donna e dire quanto è bello sapere che non si è soli a pensare che per quanto ci sia di peggio certi giorni proprio si sta da m….
    Oppure potrei commentare da amica e dire che noi ti prendiamo come sei, Sandra, pure in stato gassoso se ti tira, perché è proprio la tua complessità a renderti insostituibile.
    L’altro giorno parlavo con un’amica di quelle persone che riescono a emanare luce e positività anche in punto di morte dopo un’atroce malattia. La mia amica vorrebbe tanto essere una di loro, io invece, pur apprezzandole enormemente, non sento di voler essere “bright and shiny” a tutti i costi. Se lo diventassi, perderei una fetta della mia anima, magari non una con cui convivo sempre facilmente ma non per questo ci rinuncerei.

    PS: se “solido” è nel senso di “concreto” o “pratico” allora l’opposto potrebbe anche essere “astratto” o “sognatore”.

  5. Sandra cara, abbracciamo le nostre fragilità, poi lasciamole andare senza “crogiolarcisi”… Dopo aver passato un’estate 2015 infernale, quest’anno mi sono ripromessa di fare così e per adesso funziona abbastanza, mi sembra che quest’anno vada meglio. Belli i tuoi post sulla Grecia (scusami per questo commento riassuntivo)!

  6. Capita di essere fragili anche se liquidi è meglio. Sono poi particolarmente fragili quelle persone che viste dall’esterno sembrano terribilmente solide. Io per esempio a detta di tutti sono molto solida ma questi “tutti” non conoscono il mio lato oscuro, quello in cui mi sento a terra, più o meno come te all’inizio dell’estate. A me capita di sentirmi così almeno due volte l’anno, dura qualche giorno e poi mi riprendo, ma è dura.

  7. @ Lisa, Dovehovistote e Giulia grazie per aver capito ed esservi soffermati sulle mie pene anche con parole così belle come “insostituibile”! Non siamo sole, è vero e secondo me proprio tra i valori più alti dell’avere un blog c’è questo ritrovarsi nelle parole altrui, come uno specchio dove ci si può riconoscere. Ps. per Giulia leggo sempre il tuo blog anche se, come oggi, capita che mi sbatta fuori il commento e quindi non resta traccia del mio pensiero e forse manco del passaggio. Ps. per Doveecc. non ti scusare.

  8. Ho letto questo post questa notte, alle 4. Mi sono svegliata, non riuscivo a dormire e ho preso il cellulare. So che in questi giorni pubblichi ogni giorno, così ho cercato il post nuovo.
    Dopo averti letta ho riflettuto molto su quanto hai scritto e ho adorato la tua definizione di persona liquida.
    Del resto, sono d’accordo con Tenar e con Lisa. Credo che nella nostra mentalità (soprattutto femminile) sia stigmatizzata in modo esagerato la fragilità, così come capita per la rabbia o l’invidia o per altri sentimenti considerati negativi.
    Io (e con questo partecipo al tuo contest come commentatrice) sono una persona che ha sempre combattuto con le proprie fragilità, anzi ti dirò che sono una ex-solida. Non perché sia diventata fragile con gli anni, ma perché con gli anni ho capito che la mia durezza (o se vogliano solidità) in gran parte era una maschera. Un’armatura dentro la quale contenere i sentimenti e da cui non lasciarli trapelare neanche nei confronti di me stessa.
    È inevitabile: chi ha una certa sensibilità è molto più attaccabile dagli eventi della vita. Accettare di esserlo è un bene ed è anche liberatorio. Cioè per me sapere che mi è concesso di avere la sensazione di non farcela, che posso sentirmi fragile, che posso aver paura di non essere sempre al top, è, al di là di tutto, già il primo modo per sminuire. Poi, è chiaro, a nessuno fa piacere essere in crisi. Ma è innegabile che sono i momenti di crisi a farci crescere.
    Del resto l’eccessiva solidità, a fronte degli evidenti pregi, corre il rischio di mascherare situazioni altrettanto negative: può essere segno di un’autocostrizione (come capitava a me) o di scarsa sensibilità o, ancora, di eccessiva rigidità.
    Io credo che il tuo alzarti comunque la mattina e il fare quelle scale che tanto ti sembravano ripide siano l’indice della tua forza, la dimostrazione che le basi solide le hai, eccome. Un albero più ha le radici affondate nel terreno più ha la chioma folta: sarà forse maggiormente esposto e frustato dal vento, ma resterà comunque ben saldo a terra.

    • Nella mia fragilità non sono il tipo che dice “ok, sto male, mi metto in malattia!” Mai fatto, neppure quando prendevo a calci – non metaforicamente – i muri per la malattia di mio padre, di fronte a quella scala quella mattina mi sono detta “sei forse paralitica?” Conosco, come dici tu, persone molto solide perché rigide, che si controllano troppo e alla fine stanno peggio di me. Comunque l’idea che tu non riuscissi a dormire (e non per il caldo nel tuo boschetto) e abbia cercato il mio post mi fa davvero piacere. Grazie per esserti esposta qui da me, segno che ti senti accolta e questo è davvero bello, nonché corrispondente a verità.

  9. Riprendendo la tua parabola…
    Una colonna di marmo è solidissima, eppure sottoposta all’azione continua dell’acqua subisce erosione e si sbriciola. Succede questo. Occorre fermare l’acqua e ridarsi lo smalto, lasciare che solidifichi. E magari spostare la colonna al sole, non lasciarla all’umido.
    Dal momento poi che la soluzione di un problema nasce dal riconoscimento stesso del problema, ritengo molto più affidabili e solide le persone che si pongono il dubbio di essere fragili, che nè quelle che si sopravvalutano solide. Anche perchè è la fragilità a sviluppare l’empatia. E senza empatia…c’è poco da scrivere.
    Se vuoi ti racconto come si sta a non dormire da 36 ore, e non per divertimento, ma per lavoro obbligato oltre limiti umani.

  10. avevo letto questo post qualche giorno fa ma ancora non avevo commentato. mi è dispiaciuto leggere che sei stata male. e volevo dirti che la sensazione di cui parli la conosco purtroppo. io cerdo di combatterla alzandomi dal letto e facendo cose. non sempre funziona, ma di solito sì. è una sensazione brutta però, e se trovassi un modo di liberarmene sarei molto felice! contenta che le vacanze ti abbiano fatto bene, noi partiamo venerdì per 5 giorni in toscana e spero che servano, anche perché qui… estate non pervenuta! francesca con l’ombrello

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