DDD – Difficili decisioni definitive

Avevo in mente di scrivere questo post molto più avanti a giochi più definiti, ecco, ma ho cambiato idea. Una decisione tanto difficile da prendere è diventata facile nel momento in cui mi sono focalizzata su un ragionamento davvero basic.

Da tempo il conflitto soddisfazione Vs. frustrazione ha visto quest’ultima vincere di molte lunghezze. Non importano gli apprezzamenti a Le affinità affettive – di cui certo vi ringrazio, lo sapete – ormai è un patimento dal quale devo uscire. Da Michele ho definito il mio percorso di autrice una corsa campestre rispetto a chi arriva alle olimpiadi, per cui ora preferisco la panchina a queste sfide minori. E veniamo quindi all’estrema semplicità della soluzione. Se si sta male in un luogo e/o in una situazione e si ha la possibilità di andarsene, cosa si fa? Si resta o si va? Si va, è talmente ovvio.

Quando tutto sarà ufficiale, non prima di novembre, approfondiremo insieme gli aspetti della questione. Nel frattempo tutto è nelle mani di quella decina di editori a cui ho mandato Figlia dei fiordi, soffro molto anche per i tempi di attesa che trovo assurdi, ed è un altro motivo di abbandono della partita. Spedire un testo è un lavoraccio perché ogni destinatario ha esigenze diverse: chi vuole un estratto, chi il pdf, chi l’intero manoscritto, chi la sinossi, chi sì la sinossi ma di 1500 battute e la mia supera le 3000, chi vuole la mail con un solo allegato, chi niente mail compila il form, chi riceve solo i primi 7 giorni del mese, chi soltanto gennaio, febbraio, luglio e agosto. Così a furia di copia incolla ho allegato un manoscritto completo (come richiesto) ma nel corpo della mail ho scritto:

Allego quindi una sinossi e un estratto della mia opera, mentre spero di risentirVi-

Che cogliona! Sbadata! Sarà penalizzante? Non lo so. Ma so che basta. Se uno di quei 10 mi vuole e troviamo un accordo, bene, altrimenti, amen.

Sarebbe bello affermare di chiudere una porta per, come si dice, aprire un portone, ma ora penso semplicemente che questo non riguarda affatto la scrittura, ma il pubblicare (sulla scrittura ci torneremo) e che sto facendo spazio per altro e che quest’altro potrebbe anche essere qualcosa di completamente diverso, come cucinare meglio, passeggiare di più, trombare di più, tornare a scrappare come un tempo, di sicuro fare la zia sitter, e molto altro.

Non dico questo sull’onda della stanchezza: sarei pazza a definirmi stanca ora, dopo questa lunga estate ferie-part time che mi ha vista spaparanzata per un numero considerevole di ore! Non scherziamo! 😀

Poi magari lunedì mi risponde Fazi e giuro che dirò che è stato un colpo di fortuna planetario e tutto ricomincerà.

PS. Mentre linkavo il sito di Fazi mi sono resa conto che è del tutto sparita la pagina “invio manoscritti” ben visibile e organizzata almeno fino a luglio quando ho mandato il mio romanzo, questo conferma le difficoltà  che si incontrano nel selezionare gli editori appetibili e la gestione della cosa. E’ impossibile farsi un prontuario perché le modalità cambiano di continuo e sono sempre meno gli editori noti che accettano proposte spontanee, nonché gli agenti che non chiedano tasse di letture, sulle quali non discuto, ma che non intendo pagare. Il tempo dell’investimento per me si è concluso.

Aggiornamento: la cara Barbara, sempre molto attiva, un vero segugio, ha ritrovato la pagina invio manoscritti, a tendina sotto “contatti”, per cui ero io in errore, ne sono sinceramente contenta. Grazie Barbara, continua così!

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24 thoughts on “DDD – Difficili decisioni definitive

  1. Ti capisco. Eh, se ti capisco. Poi penso che tu, almeno, un curriculum di pubblicazione ce l’hai e io non ho neppure quello: se nella lettera di presentazione non c’è scritto che hai uno-due-tre libri all’attivo con qualcuno, temo (anche se spero di sbagliarmi) non facciano nemmeno la fatica di aprire l’allegato. Li capisco: c’è troppo rumore di fondo.
    Mi domando se davvero l’unico modo di scardinare il sistema sia piacere a uno di quei pochi capaci di sparigliare il tavolo, come può essere un premio importante oppure una delle agenzie top. Entrambe le soluzioni costano (e stroncano) e questo non aiuta.
    D’altronde, partire dal basso e puntare sul passaparola mi sembra ancora più aleatorio (pur se molto meno costoso). L’unica alternativa vera mi sembra quella che stanno seguendo, a modo loro, Salvatore e Tenar; ma non è la mia strada e non credo che la percorrerò. 🙂

    • Parto dal fondo, carissimo Michele. Salvatore pubblica finte storie vere su una celebre rivista, viene pagato bene e regolarmente e credo che la sua voglia di scrittura sia appagata, ma è quel nome Salvatore in cima all’articolo, presentato come se fosse solo il curatore della storia, un giornalista che ha raccolto la testimonianza, mentre in realtà la protagonista non esiste (dubito che ci siano ancora lettrici tanto credulone) risulta, alla lunga, fastidioso. Qualche racconto per racimolare esperienza e qualche soldo va benone, ma non come modus operandi. Ho pubblicato anch’io con Delos, come Tenar, e non mi ci sono trovata bene, lei hai il suo Sherlock e questo è davvero molto bello, perché offre una sicurezza di lettori affezionati e forti.
      Io sono davvero partita dal basso, ci stava la gavetta, tutto curriculum. esperienza, storie, ma se tocca ancora cantare alle sagre di paese e poi vedi degli incapaci a Sanremo se non sei sufficientemente distaccato dalla faccenda e io non lo sono, è troppo deprimente.

  2. Mi dispiace leggerti così sfiduciata, ma immagino che dopo tante difficoltà e tentativi a vuoto, la delusione si appiccichi addosso come puzza di fumo. Vorrei trovare un modo per incoraggiarti, ma temo che la realtà e l’esperienza metterebbero subito a tacere qualunque dire. Trova la tua strada, Sandra. Da Barbara si parlava di cambiare prospettiva. Forse, serve anche nel tuo caso vedere la situazione da un altro punto di vista.
    Ti abbraccio.

    • Sono meno avvilita di qualche mese fa, perché odio il limbo del “cosa faccio, ora?” Adesso lo so, e non vedo altre prospettive, forse sbaglio io, come dico sopra, non ho l’equilibrio sufficiente per dare il giusto peso all’insoddisfazione.

  3. Nel tuo caso, con diverse pubblicazioni alle spalle, penso sia maggiore il senso di insoddisfazione di fronte alle poche certezze che, purtroppo, chi scrive vive, ma almeno hai qualcosa di concreto su cui poggiare le speranze.
    Non dare peso ai tentativi, magari giusto quando stai pensando a tutt’altro… la stella ti cade in testa! 🙂

  4. Capisco la sfiducia Sandra, si investe tempo e tanta energia nella scrittura che non vedere i risultati sperati avvilisce molto (soprattutto quando tu continui a cantare nelle sagre di paese, mentre gli stonati vanno a Sanremo…paragone azzeccatissimo), spero che, tra gli editori interpellati, qualcuno risponda in senso positivo e ti restituisca l’entusiasmo. A proposito ho parlato del tuo libro nel mio post di oggi “Letture di agosto”

  5. “Se si sta male in un luogo e/o in una situazione e si ha la possibilità di andarsene, cosa si fa?”
    Dipende. Se siamo in quel luogo e in quella situazione, qualcosa ci ha portato lì. Se fino a poco tempo fa ci stavamo bene, forse bisognerebbe capire cosa è cambiato in noi, perchè l’atteggiamento è diverso. Si ha possibilità di andarsene, ma a che prezzo? Cosa lasciamo?
    Credo che con la scrittura valgano gli stessi ragionamenti di un matrimonio. A volte, lasciare non è meno doloroso del restare.
    Però io non ho pubblicazioni alle spalle, quindi non faccio nemmeno molto testo.
    Per quanto riguarda l’invio del manoscritto, sono le stesse difficoltà di cercare lavoro oggi. Non basta mettere una fotocopia di un curriculum dentro una busta e spedirla. Anche qui, ci sono diversi curriculum a seconda del settore, le lettere di presentazione vanno riscritte ad hoc per ogni candidatura e bisogna prima studiare l’azienda dove ci si presenta. Oltre ai miliardi di siti di job online dove barcamenarsi.
    E’ la globalizzazione. Più occasioni, più concorrenza. Toccherà riscrivere pure Darwin.

    • Ho cercato di personalizzare le lettere, ma mi è sfuggito quel dettaglio. Tutto sommato vorrei che parlasse il manoscritto al posto mio, come mi pare giusto. Diciamo che le premesse erano diverse, ci sono dettagli che non voglio rendere pubblici, che rendono il mio percorso pieno di promesse (oltre che premesse) non mantenute. Magari è colpa mia, eh. Però magari anche no.

  6. Pazienza, Sandra cara, non è un erroraccio… capisco la tua frustrazione generale.
    Per la prossima volta, sai che gmail ti permette di ritirare la posta inviata per qualche decina di secondi… a quanto pare capita a tutti una svista, e per qualche motivo si nota solo dopo aver cliccato invia!

    • Oddio cara, Grazie, io me ne sono accorta tipo 1 mese dopo… facendo un po’ la spunta degli invii nella cartella “libri”. Direi che è il minore dei problemi, un editore che scarta una proposta per un motivo simile, be’ apri l’allegato e vedi che il manoscritto è intero, e sii indulgente. Il mondo ha bisogno di indulgenza. E io di uno spritz! 😀

  7. Cara Sandra, non ho ancora avuto modo di leggere i tuoi scritti ma prometto mi rifarò appena possibile, però ti capisco. O come ti capisco. Ho scelto il crowdfunding anche per questo. Però è ovvio che sto per trovarmi, come tantissimi, nella tua spinosa situazione. Mi è stato soffiato all’orecchio che chi la dura la vince, e chi è bravo alla fine la merita l’occasione, non so perché, ma sono pronta a credere che dovrai solo pazientare e magari tutte quelle cose che farai nel frattempo ti porteranno molta soddisfazione.

  8. non potendo darti consigli in merito, ti dimostro solo il mio apprezzamento per il richiamo del titolo al GGG (sperando che il grande gigante gentile ti aiuti presso “i 10” 😀 ) e sottoscrivo pienamente la tua frase “IL MONDO HA BISOGNO DI INDULGENZA. E IO DI UNO SPRITZ”, per il lunedì è perfetta!

  9. Pingback: Di soddisfazioni e di frustrazioni editoriali | da dove sto scrivendo

  10. Io non spedisco più niente a nessuno. Quando ho qualcosa che considero valido, lo pubblico tramite l’autopubblicazione. Tanto so che alla mia veneranda età nessun editore, o quasi, investirebbe su di me; quindi faccio da solo.
    Se e quando smetterò di scrivere, lo farò perché non avrò più storie (e al momento ne ho ancora).

    • Caro Marco, grazie di essere qui, so che sei un selfista e che le tue storie sono molto apprezzate. Io ci ho provato ma il self non fa per me. Non ho mai visto la mia età, ho 47 anni, come un limite, ma non si può mai sapere cosa ci sia nella testa di un editore.

  11. Ah, Sandra, sento serpeggiare tra le tue parole sentimenti che conosco molto bene! Hai ragione a dividere lo scrivere dalla pubblicazione, e anche a immaginare altre attività gratificanti. Ecchè, mo’ scrivere è diventato una condanna? Tanto la voglia di farlo, se c’è, tornerà a dire la sua quando sarà il momento.

  12. Pingback: Dopo DDD | ilibridisandra

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