Scrivere una sceneggiatura

In tanti anni ho frequentato numerossissimissimi corsi a sfondo scrittura. Partendo dalla scrittura creativa a impianto classico: Vladimir Propp, figure retoriche, fino alle tecniche narrative più sofisticate. Un paio di deviazioni: un corso di criminologia, che comunque ho vissuto non solo per appagare una mia curiosità circa serial killer e affini, ma proprio declinandolo alla scrittura dei gialli, che, un tempo, pensavo fossero il mio pane, poi sono passata al rosa, you know. Meglio l’amore dell’omicidio? Può essere.

E il corso di sceneggiatura, forse quello che mi ha appassionata meno. Va detto che era gratuito con un centinaio di iscritti, in una biblioteca alla sera, quando stanchi dal lavoro si mischiavano persone davvero interessate (io) ad altre lì per i più disparati motivi (un ragazzo si era iscritto perché lo frequentava una tipa a cui faceva il filo, tanto per dirne una). La divisione in gruppi fu la logico conseguenza del sovrannumero, del resto basta guardare i titoli di coda di un film per rendersi conto che le sceneggiature sono spesso (sempre) scritte da una squadra. Dei miei compagni ne ricordo alcuni, una mamma che passava il tempo a preparare disegni per i suoi bambini, confermando la mia teoria: detesto lavorare in gruppo c’è chi si dà da fare e chi, be’ va a ruota, poi si dividono equamente i meriti. Come no.

Ricordo pochino del tema: c’era una casa da affittare. Ogni lezione si andava avanti nel comporre la sceneggiatura, partendo dalla base che è la divisione di un foglio così:

Le cose che si vedono                                      Le cose che si sentono

Ambienti                                                               Dialoghi

Personaggi                                                           Suoni

Tutto il linguaggio non verbale                              Rumori

Scendiamo nel dettaglio: ipotizziamo una scena piuttosto sfruttata nel cinema: un addio straziante alla stazione ferroviaria.

Avremo per le cose che si vedono:

La stazione (piccola, grande)

L’area dei binari (di testa come Milano o dell’altro tipo)

Lui (tutta la fisicità, età, apparente estrazione sociale, abbigliamento)

Lei (vedi sopra)

La gestualità di lui

La gestualità di lei

Le espressioni facciali di lui

Le espressioni facciali di lei

I personaggi intorno

E per quelle che si sentono:

Tipici annunci di treni in arrivo e partenza

Sbuffi di locomotive

Vociare dei passeggeri

La conversazione tra lui e lei

Per quanto riguarda i dialoghi può entrare in gioco una figura meno conosciuta: il dialoghista, colui che è particolarmente esperto di un certo ambiente: la malavita, la mafia, i marinai del porto di Marsiglia, i bassifondi, i quartieri alti, i pariolini, i ragazzini delle medie del sud, le donne al mercato di Luino, e via per infinite situazioni dove, capirete chi scrive una sceneggiatura rischia di inciampare mettendo in bocca a qualcuno frasi poco credibili.

Chiaramente poi in una gran confusione non si arrivò a una sceneggiatura completa. Un elemento per ogni gruppo, del nostro fui io (te pareva!) espose quanto prodotto all’intera classe, nel casino generale. Ciò che ho portato a casa di questo corso fu proprio la l’affascinante professione del dialoghista, che trovo molto utile anche per chi, come me, ha capito che scrivere sceneggiature non fa per sé.

Quanto affrontiamo un dialogo in un nostro romanzo o racconto, siamo certi che i nostri personaggi stiano davvero parlando in maniera adeguata? Come affrontiamo la questione?

Personalmente non mi discosto mai tanto dalla realtà che mi circonda, l’unico personaggio fuori dai miei schemi è Cesare, ex tossicodipendente, e ehm devo ammettere che averne frequentato uno, in passato (diciamo pure in una vita precedente) mi è stato molto utile.

E voi, siete interessati alla scrittura per il cinema? E come la mettete coi dialoghi di chi appartiene a un mondo a voi estraneo?

Questo è un post on demand, chiesto dalla gentilissima Tiziana che ringrazio e spero sia soddisfatta!

Si svolge sull’Isola di S. Giulio che ovviamente abbiamo visitato durante il nostro soggiorno sul Lago d’Orta, il film di cui vi metto il trailer in un trait d’union con la vacanzina e il tema del post!

 

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19 thoughts on “Scrivere una sceneggiatura

  1. Un corso di criminologia piacerebbe anche a me, che una delle mie serie tv preferite è The Closer (forse perchè c’è una bionda che li mette in riga tutti? 😛 )
    Sulla sceneggiatura: spesso mi chiedo se non dovrei scrivere sceneggiature anzichè racconti, ma mentre i racconti sono usufruibili da tutti, semplicemente, le sceneggiature sono solo per un probabile regista. E lì il mondo si stringe ancora di più, rispetto al mercato editoriale.

    • Il mercato delle sceneggiature credo sia strettissimo. Che poi ci sono quelle originali e quelle tratte da romanzi, due mondi molto diversi. La prima lezione del corso, mi viene in mente ora, venne Carmen Covitto fresca del successo de La bruttina stagionata, ora a parte che era antipatica come non so cosa, ma disse chiaramente che il libro si svolge a Milano ma per abbattere i costi il film fu girato a Padova e questo già stravolse la storia: città contro provincia, ambienti, modi di vivere e pensare diversi.

      • Ammetto: non ho letto La bruttina stagionata, pur avendone una copia in vendita tra i libri usati. Era stato regalato usando il titolo come “offensivo” verso il ricevente (ma non ero io, non avevo ancora l’età di stagionatura all’epoca).
        Ecco un pessimo modo di regalare i libri… 😦
        Il tuo commento mi ha spinto a cercare il film, che non si trova in giro facilmente (non trovo il dvd in vendita e su youtube solo un breve spezzone). Quindi per essere stato un successo letterario, il film è stato un disastro. E temo che sì, il cambio d’ambientazione sia stato fatale. Ancor più triste a leggere su comingsoon.it la recensione di un critico che ha scambiato Padova per Verona. Davvero, non so come abbia fatto :/

  2. Trovassi un corso a costo zero lo farei anche in piena notte, mannaggia. Credo siano necessari per scrivere dialoghi e sceneggiature ben fatte, quindi per ora mi astengo onde evitare di combinare disastri, comunque è un argomento assai interessante.

    • A Milano di corsi a costo zero ne ho fatti 2, e gli altri tutti a prezzi contenuti, uno dei motivi per cui amo la mia città e ci resto nonostante le tante pecche è proprio l’offerta incredibile di tutto.

    • Corsi a costo zero non ne trovo nemmeno io. Ed è difficile valutare la qualità di quelli a pagamento. Una volta ho chiesto a CBM di Bookblister quale metro di giudizio dovrei utilizzare prima di spendere dai 300 euro in su. Mi ha risposto “Be’ i corsi non promettono di pubblicare. Quindi il giudizio si complica. Ma un corso che non produce autori pubblicati dovrebbe farsi delle domande, modificare le modalità di ingresso, lavorare sulla formazione.”
      Quindi, Scuola Holden a parte, quali sono gli altri corsi che vantano autori pubblicati? E siamo sicuri che questi autori ne hanno tratto un vantaggio dal corso o che in realtà non fossero già pronti per la pubblicazione?

      • Orrore… non prendere un libro, in regalo poi, perché si è offesi? Magari me ne regalassero. Non mi offendo mica, anche se ci fosse scritto ” Quella vecchia donna zoppicante”.. (che titolo 😂😂😂😂😁😁😁)

    • Nadia, credo che prendere un po’ dell’esperienza e degli esercizi, scritti, giochi di scrittura, siano utili quanto un corso. Prendi il buono di ogni insegnamento, come tu, involotariamente lo dai.
      Non stiamo forse scrivendo e leggendo l’un altro? O non ci stiamo consigliando?
      Cose più tecniche ne abbiamo tra i vari blog, alcuni specializzati nel spiegarti come si fa a scrivere.

      • hai ragione, su questo non ci piove! Ed infatti mi sento a scuola quando varco la soglia dei blog altrui, imparo sempre qualche cosa di interessante!

  3. Mi incuriosisce la scrittura per il cinema ma non è un argomento che conosco. Spesso mi rendo conto che è un linguaggio che non capisco fino in fondo, forse perché potendo scegliere tra un film e un libro alla fine ho sempre scelto un libro.

  4. Sandra, ma sei un mito. Devo comprare un quadernone per appuntare tutto. Il quadernino non basta. Beh, direi che qualche lezione privata potresti darla benissimo. Grazie ancora.

  5. @ Tiziana, grazie mi lusinghi molto. @ Elena, abito alla fermata del Metrò rossa Bonola.
    @ Tutti, ecco ho mantenuto diversi contatti con gli altri frequentatori dei corsi, ebbene di pubblicati ce ne sono diversi, nessuno con una big va detto, e comunque la percentuale rimane irrisoria.

  6. ecco, delle sceneggiature non ho mai letto nulla….anche se al momento mi sembra di aver capito che per esempio è uscito in questa forma il nuovo Harry Potter (ma magari ho preso una cantonata…..)…però non so, mi sembra una cosa lontana e astratta!
    invece ricordo qualcosa di tuo sul genere giallesco che mi era proprio piaciuto, secondo me ogni tanto dovresti far sfogare qualche “rimuginamento” alla penna (o alla tastiera) invece che allo stomaco! e poi dai, con l’indirizzo mail che ti ritrovi…..su su su!!!

    • Sì, il nuovo HP è la sceneggiatura diventata romanzo (di solito è il contrario) della piece teatrale, penso di prenderlo, alla fine dai Harry io l’ho tanto amato. Ok, prendo nota per lo stomaco 😀 bacione

  7. Un corso di criminologia mi servirebbe, soprattutto adesso che sto cercando di scrivere un giallo…
    Una sceneggiatura potrei forse scriverla se il mondo del cinema mi pagasse per farlo (quindi impossibile) ultimamente mi devo frenare perché tendo a esagerare con i dialoghi. Domanda di curiosità ma il Cesare ex tossicodipendente è lo stesso delle Affinità Affettive ? (che poi ricompare in figlia dei fiordi ? se non sbaglio l’ho letto in un commento a un post), no perché era un bel personaggio e mi piacerebbe leggere il seguito *_*

    • Sì, bravissima è lui. Felice che sia piaciuto anche a te, io lo amo molto per questo ha meritato un libro tutto suo, già nelle Affinità volevo dargli più spazio ma poi il romanzo era già abbastanza pieno di suo. Grazie!

  8. Ho fatto un’esperienza di scrittura di una sceneggiatura in una quinta elementare per un progetto presentato da me e due mie amiche alla Dirigente della scuola. Abbiamo recitato (nel vero senso della parola con tanto di soggetto, sceneggiatura, copione, telecamere, Ciak si gira, attori, costumi di scena, riprese in esterna, che esperienza meravigliosa!) uno scorcio di quotidianità di due bambini, Paolo e Giovanni, che poi sarebbero diventato da grandi gli indimenticabili giudici antimafia Borsellino e Falcone.
    (Ne ho tanto parlato anche nel blog, un paio di anni fa, tanto mi è rimasta nel cuore!)

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