Scrivere da Nobel

Partiamo con un po’ di nozionismo. In questa pagina trovate l’elenco completo dei vincitori del Premio Nobel per la letteratura con le relative motivazioni che credo siano la cosa più interessante. Di sicuro però ci piace scoprire quali abbiamo letto e magari amato e quanti addirittura sono degli sconosciuti per noi.

Curioso vedere nomi più popolari, intendo largamente conosciuti come Marquez ed Hemingway accanto a es. Heaney che, scusate, non so chi sia. L’Italia è ben rappresentata e pure la poesia, e anche l’unione tra le due categorie: Montale e Quasimodo. In questo bellissimo elenco di riconoscimenti spiccano due autori che amo moltissimo: John Steinbeck e Alice Munro. Di Steinbeck ho letto tutto e di entrambi ho molti libri a casa, di Alice Munro sto leggendo proprio ora la raccolta Il sogno di mia madre; ero in auto con l’Orso quando è stata insignita del premio, ho sentito la notizia in radio e mi sono messa a urlare, felice.

Mi chiedo se questi geni abbiano un comune denominatore, se esista un elemento che li contraddistingua tutti, penso all’originalità, all’universalità di una produzione letteraria non “per tutti” che, grazie alla forza e all’intensità delle loro parole diventa accessibile anche a chi vive lontanissimo dai temi trattati.

Se le opere di molti propongono situazioni a noi estranee come la sofferenza dei diseredati, delle vittime di oppressioni e conflitti, Alice Munro – maestra del racconto breve contemporaneo, questa è la motivazione di Stoccolma – parla tutto sommato di un mondo che ci appartiene, anche quando ci racconta di suicidi, furti, bugie e crudeltà trovo che sia comunque sempre una realtà quotidiana, vicina, nostra.

E allora come fa? Ho spulciato le 4 antologie: Il sogno di mia madre, Nemico amico amante, Troppa felicità e In fuga, rileggendo tutti gli incipit, perché l’efficacia dei suoi racconti arriva subito, è ricerca linguistica sì, ma senza fronzoli, è come uno sparo che colpisce sempre il bersaglio, senza distrazioni.

Ho scelto Buche profonde, tratto da Troppa felicità. Eccolo:

Sally preparò delle uova ripiene, anche se detestava portarle ai pic nic perché sporcavano ovunque. Tramezzini al prosciutto, insalata di granchio, tartine al limone, anche queste difficili da impacchettare.

Trovo efficacissimo l’uso del passato remoto. Mentre confrontandolo con la mia scrittura, non che ci sia gara, ovvio, sono certa che io mi sarei persa in preamboli inutili sul perché fosse stato organizzato un pic nic, dove, quando e molto altro.

Forse, si scrive da Nobel quando non ci si perde, quando si punta dritti all’essenza delle cose, che sia un cestino da pic nic o un dramma sociale. Così ho poi pensato di scrivere una frase senza avere idea del seguito, cercando quell’essenza, insomma di imparare. Poi però è successa una cosa piuttosto buffa. Ieri sera ho sfogliato i libri della Munro con l’idea di scrivere il post oggi, come sto facendo, senza aver messo giù nulla dell’incipit che mi proponevo, non mi era venuto, erano pure le 23 e la testa era ingombra di altro.

E sta notte l’ho sognata. Va detto che io ho un’attività onirica molto vivace, ricordo i sogni, li racconto la mattina dopo. Ed ecco la frase chiarissima:

La casa si trovava in una zona impraticabile, “praticamente impraticabile” diceva sempre mia madre, sulla strada per Carmagnola, ma era su un terreno perfetto per la coltivazione dei peperoni.

Mai stata a Carmagnola. Ma forse ho letto qualcosa di recente sui celebri peperoni di Carmagnola, in un volantino pubblicitario di qualche supermercato e mi è rimasto nella testa, o forse era MasterChef 😀

Comunque il racconto lo voglio scrivere, anche se non sarà da Nobel, questo è certo, desidero tentare una scrittura asciutta e più consapevole. Vorrei da qui iniziare un nuovo percorso, lavorando sul piccolo, come un orafo, per trasferire poi i miglioramenti stilistici in fase di editing sui due romanzi in cerca di pubblicazione.

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10 thoughts on “Scrivere da Nobel

  1. Magnifico: non sono la sola a cercare consapevolezza.
    È anch’io sto ripartendo dal piccolo dei racconti brevi, magari si diventa come la Munro e magari come lei un giorno si arriva a vincere il Nobel, a meno che non ci si veda superate in carriera da Emma Marrone. 🙂

  2. Anch’io tendo a perdermi in preamboli, tipicamente ambientali, mentre -non ricordo dove- suggeriscono di buttare dentro il lettore già nell’azione. Però poi quando io vado a leggere cose altrui trovo stili contrastanti: ci sono racconti, di successo, che non la finiscono più in lunghe descrizioni, in arzigogolati sali e scendi fonetici (e mi vien da esclamare “ma quanto se la tira questo!”), che sono ugualmente ben valutati. Quindi non capisco. A volte mi sembra che ci siano due pesi e due misure… :/

  3. @ Cristina Bia, Marina ma sì, ho bisogno di una consapevolezza diversa, non di dirmi “posso scrivere un romanzo” quello l’ho scritto e neppure “posso scriverne 10” se anche mi fermassi ora sarebbero comunque 6 senza contare i primi 2 chiamiamoli di prova. Devo lavorare di più su una qualità nel dettaglio.
    @ Barbara, guarda a confrontarsi con chi è arrivato si trova una gran confusione di stili, a sto punto confrontiamoci con i Nobel!

  4. Non credo ci sia un minimo comun denominatore per la scrittura da Nobel, come abbiamo visto si spazia da racconti, romanzi, teatro, poesia e pure canzone. C’è sempre un occhio al sociale e all’influenza esercitata dall’autore, a volte il gusto di stupire con il premio.
    Detto questo la Munro è un’autrice imprescindibile per tutti noi che amiamo scrivere e ogni suo racconto è una piccola scuola di scrittura. Anch’io volevo scrivere qualcosa di breve, perché non ho né testa né tempo per andare avanti sul progetto lungo. Vedremo. Di sicuro dai sogni spesso escono ottimi racconti.

    • Tu poi sei molto affine con i racconti, io ora non ho voglia di pensare in lungo, scriverò di questi peperoni, poi vediamo se sarà da 3000, 18000 o 70000 battute impossibile dirlo ora.

    • A me quella dei peperoni inquieta un po’, sempre cibo! Però il racconto è finito, almeno la prima stesura, mi serve da esercitazione più che da vero racconto da usare per pubblicazioni/concorsi. Bacio

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