Il barbone rampante o anche Una panchina per due

Un clima invernale mite permetteva la coltivazione della fresia nel giardino della villa, Villa Fresia, appunto.

Un clima invernale mite permetteva a Teodoro di non morire assiderato nelle notti di gennaio, il mese più freddo. Oltre il cancello di Villa Fresia il lungo mare di ponente offriva una passeggiata piacevole più o meno tutto l’anno, ma nascosto agli occhi dei turisti, nell’angolo più riparato del parco, Teodoro, il barbone più simpatico della cittadina dormiva in un cartone, eppure si svegliava sempre col sorriso. E se in molti gli offrivano generi di conforto e spesso persino ospitalità Ted, come si faceva chiamare, rifiutava sempre: amava la sua vita randagia e se soffriva un po’ il freddo, la cioccolata calda che ogni mattina Gloria gli portava era sempre in grado di rimetterlo in moto.

Gloria, la figlia dell’industriale più potente della città, il proprietario di Villa Fresia, dormiva in una stanza lussuosa e si svegliava sempre di pessimo umore, attendeva il momento migliore della giornata quando, di buon ora, riusciva a sfuggire alle rigide regole di casa e ad andare nel parco col thermos bollente per Ted.

Fu così che il padre di Gloria, stanco delle chiacchiere che circolavano circa una strana relazione tra la figlia e il barbone, decise di verificare di persona. Si ritagliò un raro momento di libertà, sottraendolo dalla frenetica vita da navigatore nelle acque agitate dell’industria del celebre olio di tradizione familiare esportato in tutto il mondo, e seguì la figliola. L’aria frizzante di un marzo che prometteva e scoppiettava di salute, in realtà non era affatto caldo ancora, aveva tratto in inganno Gloria, che aveva sostituito la cioccolata con un succo di frutta e una fetta di cheesecake trafugati dalle quasi regali cucine di Villa Fresia. Giunta alla panchina mezza intirizzita si era resa conto dell’errore, ma ormai era troppo tardi. Consegnata la colazione a Ted, che non ebbe da ridire e trovò anzi la torta di suo gradimento, si ritrovò con gli occhi duri e sgranati del padre piantati dritti sul suo viso.

“Allora è vera la faccenda che tu verresti qui ogni giorno a parlare con questo, questo…” Disse l’uomo interrompendosi in cerca di parole.

“Non si scomponga” gli rispose con un sorriso Ted “mi chiami pure come fanno tutti: barbone. Sono un barbone. Forse lei gradirà la parola homeless, come se l’inglese fosse in grado di ingentilire la sostanza delle cose. Sì, sua figlia, perché è sua figlia questa deliziosa creatura che mi rifocilla la mattina, viene qui da me. Io sono solo un senza tetto dall’età indefinita e una ricca rampolla di sicuro giovane e bella che mi dà il buongiorno è una favola per me. Non pretendo di insegnarle nulla, ma le mostro la vita per quello che dovrebbe essere: un immenso inno alla gioia fuori dalle convenzioni sociali con gratitudine al creato anche nelle maggiori difficoltà e di queste, mi creda, io ne so qualcosa. Già. Ero un uomo per bene, lavoravo sodo, come molti, poi la nuova proprietà aziendale ha pensato bene di ricollocarmi fuori dalla porta, ho fatto qualche lavoretto così in nero, ma la casa quella no, non sono riuscito più a pagarla, le rate del mutuo si accumulavano e la banca si è ripresa il mio appartamento, chissenefrega della fetta di debito già saldato. Ho venduto i mobili al mercatino e mi sono trasferito in un dormitorio, Dio, che postaccio! Sono scappato dopo pochi giorni e sono venuto qui. Vado al centro diurno per lavarmi dove ricevo biancheria pulita; ho la tessera della biblioteca e mi ricordo persino come si usa il computer. A quanto pare non ero così da buttare, nonostante ciò che hanno pensato i miei capi. Dalle due alle quattro non ci sono per nessuno: ho il mio posto fisso nella sala di lettura e guai a chi mi porta via la postazione al pc. Sto scrivendo una storia bellissima.”

Così dicendo Ted aveva estratto una cartella posizionata in maniera strategica e invisibile nell’incavo di un pino.

Gloria non era a conoscenza dell’esistenza del manoscritto e l’aveva guardato sorpresa, sicura che dalla mente di Ted non potesse che scaturire qualcosa di straordinario, come lo erano le ore trascorse insieme, quando lui la istruiva circa le piante presenti nel parco, le raccontava come vivevano gli insetti, la invitava a seguire il volo degli uccelli migratori e a osservare i nidi di quelli che rimanevano lì per l’intero inverno. L’autunno era la stagione preferita da entrambi: gli alberi si tingevano di ocra e vinaccia, in un mutare continuo che induceva Ted a esclamare “presto, presto di qui, guarda! Domani sarà già tutto diverso!” Le foglie si ammucchiavano sotto i tronchi e Ted sapeva che a breve sarebbe arrivato il tempo più duro, anche in riviera talvolta la temperatura la notte scendeva sotto lo zero e nonostante Gloria gli avesse detto più volte che se avesse voluto dormire nella rimessa delle barche a Villa Fresia nessuno se ne sarebbe accorto, lui no, non abbandonava la panchina e resisteva.

Il barbone rampante recitava il titolo in mezzo alla pagina.

Ma il padre di Gloria non mostrò alcun entusiasmo per quel mucchio di fogli ordinati che Ted gli metteva sotto il naso. Davvero pretestuosa poi la moda di storpiare i titoli celebri pensando di emularne la fama, pur posizionandosi in un altro sistema solare, in quanto a talento. C’era tanta di quella gente convinta di essere il nuovo Calvino che un pezzente non avrebbe fatto alcuna differenza: un altro illuso, forse con qualche possibilità in meno di altri di mettere alla prova le proprie presunte capacità facendosi leggere da qualcuno che contasse nell’editoria. Non aveva neppure tempo da perdere lì: aveva avuto la conferma che le dicerie erano fondate e poteva andarsene. L’indomani avrebbe promosso Gloria ad amministratore delegato della ditta, con importanti mansioni che l’avrebbero spedita all’estero di frequente e, soprattutto, subito.

“Tokio? Hong Kong? Il far East?” Gloria era sotto shock. Lavorava con impegno da anni ma suo padre non aveva mai creduto in lei, preferendole, guarda un po’, il figlio maschio. E ora, tutto d’un tratto, una carriera incredibile spalancava le braccia pronta ad accoglierla e a condurla lungo strade lontane, troppo lontane.

Come avrebbe fatto Ted senza la cioccolata? Ma soprattutto come avrebbe potuto sopravvivere lei, senza la sua compagnia? Le toccava indirizzare il navigatore del cuore su una rotta piena di insidie e priva di ciò che l’aveva confortata nel grigio di Villa Fresia dove le etichette l’avevano soffocata come catene; ricordò quando l’ambasciatore del Pakistan l’aveva chiesta in moglie e lei, minacciando il suicidio, aveva scatenato un incidente diplomatico col suo rifiuto.

Le briglie paterne, la passività materna, la spocchia fraterna erano accettabili solo pensando a Ted, ai prati bianchi di margheritine, talmente fitti da sembrare neve, dove lui la conduceva per dirle: “Guarda, che meraviglia, nessun cuore può essere triste di fronte a uno spettacolo simile, pensa che hai gambe per venire fino qui e occhi per ammirare il candore, pensa a chi è chiuso in un ospedale e non può farlo!”

Insopportabile era l’unica parola che le veniva in mente, mentre sorrideva con garbo al brindisi in sala mensa con l’intero organico aziendale che si complimentava con la new Ceo.

Cosa diceva Ted dell’inglese usato a sproposito? Oh, Ted! ♥ 

Fu un attimo raccattare quella notte le poche cose care racchiuse a Villa Fresia: la Barbie Super Star, i maglioni più pesanti e le scarpe più comode e decidere poi che una panchina per due sembrava la parodia di “una poltrona per due” ma forse era pure meglio.

Con questo racconto partecipo ben volentieri al Contest per il primo compleanno di Webnauta che pensa te che coincidenza (vedi post di ieri) cade nel giorno del

mio compleanno!  

Speriamo almeno in un premietto di consolazione, dunque!

 

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16 thoughts on “Il barbone rampante o anche Una panchina per due

  1. Qua la gara inizia a farsi tosta sul serio eh! Adesso i giudici capiranno che non è mica semplice, voglio proprio vederli in difficoltà! (e costretti a leggere come non mai 😀 )
    Rilancio su tutti i social, subito.

    • Grazie e te davvero che mi hai dato l’opportunità di scriverlo, non mi sarebbe mai venuto in mente senza il concorso (e grazie anche a Michele con le sue copertine, ma anche nella Biblioteca Scarparo c’è il tuo zampino!) Bacione

  2. Pingback: Biblioteca Scarparo #19 – Scrivere per caso

  3. Pingback: Un compleanno, un contest, un premio! Pronti per il viaggio? - webnauta

  4. @ Tenar, che belle parole hai per me!
    @ Nadia, grazie! Ieri sera non pensavo proprio che sarei riuscita a metterlo insieme, invece. Dio, che bellezza quando la scrittura riesce ancora a sorprendermi!

    • Sei la seconda che mi fa gli auguri, quindi ho idea di non essermi spiegata: il mio compleanno sarà lo stesso giorno del compleanno di webnauta che ha organizzato il concorso. Per il resto grazie! Puoi stamparlo per le utentesse!

  5. Mi è piaciuto proprio questo barbone su panchina :-D!
    Quindi in bocca al lupo perchè la “sporta” di libri è un bel premio!
    Sai che poco tempo fa ho conosciuto una ragazza che si chiama Fresia di cognome?
    Ha una piccola azienda agricola bio sull’appennino modenese e fa degli estratti di lavanda fantastici! Per non parlare del miele e dei succhi! Vedi le coincidenze?
    (e digitando Fresia e succhi di frutta su “immagini google” …. è uscita la tua foto con il libro di Elisa Borciani….)

    • Uh nome omen quindi per la signora Fresia, che spero non si chiami Rosa di nome. Io con i fiori insomma: giusto quelli che non puoi non conoscere come rosa, margherita, geranio, faccio pena, ecco. La Borciani è emiliana.

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