Polemica!

Quando qualcuno a me vicino mi ha fatto notare che ora col part time ho tantissimo tempo libero, mi sono un po’ risentita, anche se in effetti il tempo, almeno nei giorni in cui non lavoro, ce l’ho e mi serve a portarmi avanti per quando tornerò in ufficio.

Forse la malizia è nelle orecchie di chi ascolta ♠ nel senso il tono non era niente di che e io ho travisato. Le mie obiezioni sono che, riassumo, se ho tempo perché non ho figli, be’ grazie, io però li avrei tanto voluti; non lavoro mezzo mese (come mi è stato detto) ma il 60%, se fossimo in un paese serio con 28 anni di contributi full time la pensione non sarebbe un’utopia e di gente che con 28 anni in pensione è andata ce n’è a iosa (anche 15, via!); nessuno ci ha regalato nulla, se la richiesta di part time è la conseguenza dell’estinzione del mutuo, be’ ci siamo comprati l’appartamento senza aiuti e quanti ne conosco con la casa pagata dai genitori, tutta o in parte.

Alla fine però il punto cruciale è non aver menzionato il tempo che uso per scrivere, proprio come se non esistesse.

Io attualmente considero la scrittura e ciò che le ruota intorno un vero lavoro, ho un approccio serio non da “ritagli di tempo”, non da vabbe’ dai scrivo un raccontino, non da hobby tanto per non annoiarmi. Scusate, io non mi annoio mai.

La scorsa primavera ho ricevuto da goWare il modello CU, (ex CUD) per la dichiarazione dei redditi e averlo trovarlo nella casella della posta ha dato una gran concretezza al mio operato, al di là della cifra. Per questo mi definisco 60% impiegata, 40% scrittrice, casalinga e zia sitter. Sono cose importanti, lo ribadisco e non mi sento sminuita perché amo stare dietro ai mestieri e alla spesa (una volta era normale avere scritto sulla carta d’identità professione: casalinga, ma se non si hanno figli diventa un disonore?), sono felice di poter dare una mano a mia sorella che viaggia per lavoro e ha una famiglia complessa, anzi mi sono sentita proprio orgogliosa quando ho preparato il ragù, gliel’ho portato e tutti hanno detto che era ottimo, io: quella tra le due che non sapeva cucinare (il ragù di zia Sandra sta diventando una specie di marchio®); infine la scrittura è il mio secondo lavoro.

Qualche giorno fa una persona mi ha chiesto se le procuravo tutti i romanzi che ho pubblicato dopo Frollini a colazione, che aveva letto; non ho scorte, tranne poche copie di Novelle nel vento, ho ordinato quindi Ragione e pentimento e Le affinità affettive e glieli ho dati senza fare creste, ovvio, ci guadagnerò poi i diritti, ergo forse non è chiaro che in questi casi, occupandomi dell’ordine, io tutto sommato faccio un favore, anche se va a vantaggio mio. Una settimana per avere i soldi, alla fine per mancanza di moneta, al posto dei 2 euro voleva offrirmi un caffè alla macchinetta (40 centesimi), in quel momento non avevo voglia di un caffè e poi perché? E’ tanto difficile rispettare quello che faccio? 

Il mio amore per CBM passa anche per questo piccolo aneddoto: siamo insieme e lei riceve un messaggio, mi chiede scusa e le dico di non preoccuparsi, di rispondere pure, e lei scrive “scusa, ci sentiamo dopo, ora sono con un’autrice.”

In Italia una percentuale altissima di autori non pubblicherà mai il secondo libro, tipo l’80%; ora certo, si può passare alla storia anche con un’unica stratosferica pubblicazione, ma più facilmente si può cadere nell’oblio grazie sempre a un’unica pubblicazione che, altra percentuale inquietante, non venderà più di 500 copie (se ben ricordo anche quei siamo nell’ordine dell’80%). Ho parlato spesso di riconoscimento sociale, quello che arriva solo dai nomi big, dalle vetrine delle librerie di catena, dalle classifiche (lo sapete che le librerie che concorrono a fornire i dati di vendita per la classifica sono una minor parte e soprattutto segrete? Quindi se si comprano 10 milioni di copie di un libro nella libreria sbagliata in classifica probabilmente non ci finirà mai?) ma qui siamo al piccolo riconoscimento dei risultati e della fatica nella cerchia delle mie frequentazioni… (sto enfatizzando, non sono tutti così!) Pazienza eh, nel senso

meno male che ci siete voi! (Con l’Orso, Melina e i miei nipotini!)  GRAZIE!

25 pensieri su “Polemica!

  1. – se fossimo in un paese serio io sarei già in pensione (e se non più felice, sicuramente molto più rilassata!);
    – se fossimo in un paese serio, il part time sarebbe considerato una delle tante possibilità lavorative (come per esempio il telelavoro) e non “una situazione di favore (?) per cui lavori di meno” o baggianate simili…..
    – se fossimo in un paese serio anche la scrittura sarebbe considerata un lavoro….
    – w il ragù delle zie!!!!

  2. Sottoscrivo tutto! (ma io e te conosciamo lo stesso tipo di personcine a modo, eh?)
    Aggiungo sulla questione di aver tempo libro perchè non si hanno figli: a parte il caso in cui non arrivino, anche avere figli è una scelta, nessuno gli punta la pistola addosso per averli, conosco tantissime persone che scelgono di non averne. E dovrebbero sentirsi in colpa di avere maggior tempo libero? Avere figli è una scelta, un figlio ti toglie tempo libero, dicono però che sia compensato da grandi gioie, e allora com’è che molti di quelli che hanno figli poi guardano gli altri additandoli “si però tu hai tanto tempo libero perchè non hai figli”? Chi ha il pane, non ha i denti, diceva mia nonna.
    Sul fatto che la scrittura non sia considerata con rispetto…cosa vuoi aspettarti da un paese che non legge ma che è arrivato alla quattordicesima edizione del Grande Fratello?! :/

    • L’ultima crisi devastante per la mancanza di figli l’ho avuta circa 2 mesi fa, sono stata malissimo e ho pensato “ora basta sul serio, Sandra” e ho iniziato a attivare il processo stile Einstein: trasformare la crisi in opportunità, l’opportunità di avere più tempo, e di questo ne godo. Se sono più rilassata ne beneficia tutto il mio entourage, credo.
      Gente poi che nulla sa di editoria e ti guarda schifato perchè il mio libro non è in Mondadori. Fuck

      • Giragli il link della mia rubrica Navigare informati: il primo articolo parla proprio di come si muove l’editoria, dovrebbero farcela a capire…. se l’ho capito io! 😉

  3. La gente che inventa rimostranze per la vita altrui, credo proprio che abbia gravi mancanze nella propria di vita.
    Per quanto mi impegni a ignorarla, continuo a stupirmi della meschinità umana.

  4. Grazie a te Sandra!!! Grazie per la tua effervescente, stimolante e affettuosa amicizia… Ci vediamo stasera a cena, al miglio verde. ❤️

  5. Come ti capisco! Quando ho lasciato il mio lavoro per stare a casa ad allevare mio figlio me ne sono sentite d’ogni. (Ma come, perché non lo porti al nido? E non ci possono pensare i tuoi genitori? Ah, certo tu puoi permettertelo, fortunata!)
    Poi è nato il secondo, è la storia è stata la stessa.( Certo, hai potuto farne un altro, tu non lavori!)
    Poi ho iniziato a lavorare da casa, e la solfa sempre uguale. (Ma che lavoro farai mai da casa? Sarà un hobby!)
    Per carità, ho fatto scelte strane (anni prima mi ero pure licenziata dal posto fisso in Comune, per dire. Quindi dopo tutti a dirmi: eh, adesso con un figlio ti farebbe comodo lavorare ancora là, invece ti sei licenziata. No, grazie, là non ci tornerei proprio).
    Il fatto è che le scelte non convenzionali non sono capite. Ed è più facile criticare che capire.
    Però a me la vita è cambiata quando ho smesso di pormi il problema e ho capito che ciò che mi dava fastidio era il senso di colpa che, sotto sotto, covavo. Perché in effetti mi sentivo in colpa a vedere le mie amiche barcamenarsi tra asilo, lavoro, nonni etc etc., mentre io potevo gestirmi la mia quotidianità anche se a volte era molto più faticosa di quando lavoravo e soprattutto mi richiedeva il sacrificio di tutto il mio tempo libero. A volte le mamme che lavorano (certo non sempre e non tutte) sono talmente abituate a incastrare gli impegni che poi riescono perfino a concedersi una volta alla settimana la palestra o un aperitivo con le amiche. Io, per mille motivi, non ce l’ho mai fatta.
    Ecco quando io ho accettato la mia scelta, con tutti i pregi e i difetti che essa aveva, anche gli altri hanno smesso di porsi il problema. Oppure, semplicemente, a me non è più importato per nulla che cosa pensassero. 🙂

    • grande Silvia! non ci conosciamo, ma tanto di cappello!
      è proprio vero, bisogna prima di tutto accettare le proprie scelte, il resto viene in automatico!

    • Grazie Silvia per questa tua testimonianza. Una frasetta ci sta, tutti “giudichiamo” tutti e va bene, è nella natura umana, non ne sono del tutto immune, ma quando diventa insistenza, quando è voler far aderire la mia vita a modelli che non riconosco validi per me, lo trovo estremamente inopportuno, soprattutto se come contropartita si assolve chi ha di continuo tutto pagato dai genitori, o viene ben visto perchè al marito che può mantenerla a casa, passatemi il termine mantenerla (salvo poi cercare disperatamente un posto in un call center perchè il marito non era così imprenditore come sembrava).

  6. Beh, come non dire la stessa cosa di Silvia. Lavoravo e ho scelto di smettere perché volevo stare con i miei figli. Anch’io mi sono sentita fare paternali da chiunque dal “sei una matta, sei tagliata per fare l’avvocato (solo perché sono testarda e mi piace cadere sempre in piedi)” al “dai, appena i ragazzi crescono, con l’abilitazione un lavoro lo trovi”, un orribile frase che sa di commiserazione gratuita: nessuno accetta il fatto che nella vita si possano volere altre cose senza rimpiangere ciò che si è lasciato. La cosa più bella che possa essermi capitata nella vita me la sono goduta (e me la sto godendo) e non ho rimorsi di coscienza né rimpiango alcunché. Come dire :”sto bene, grazie, occupatevi delle vostre frustrazioni!”. 😀

    • Come non concordare? Non siamo tutti uguali, per fortuna, direi. Non sarebbe fantastico se tutti potessero vivere la situazione più appagante, come te, come me (se mi confermano il part time)?

  7. Coloro che giudicano di solito covano dentro una gran rabbia e una buona dose d’invida. Conosco persone con cui la vita è stata davvero dura che non muovono mai una critica anche a chi se la merita perché hanno trovato una forma di serenità interiore che fa loro capire come quello sia solo tempo perso. Un mio caro amico ha perso un figlio due anni fa eppure non l’ho mai sentito criticare o invidiare gli altri, anzi, spesso è lui per altri la spalla su cui piangere. Per assurdo le persone più solari che conosco sono quelle che hanno subito più batoste dalla vita. Quindi non lasciare che le critiche degli invidiosi rovinino i tuoi momenti, il tuo tempo zia e scrittura conquistato. Se avessi avuto 5 figli ti criticherebbero ugualmente. Ti criticherebbero ugualmente in ogni caso. Non valgono il tuo tempo, tutto qua.

    • Conquistato è la parola giusta, cara Tenar, mi sono sudata ogni attimo che ora posso godermi scrivendo o andando a prendere Nanni. Grazie anche a te per questo tuo commento sulla serenità interiore che vedo pochi hanno.

  8. Cara Sandra, leggere questo tuo post mi ha dato una gran “carica”, nonostante il titolo che preannuncia la “polemica”. Carica perché fa bene a chi scrive (e a chi legge) avere esempi come il tuo: entusiasmo deve essere la parola d’ordine!

  9. Non capisco il problema: hai scelto il part time per avere più tempo e vivere per vivere, non per lavorare. Hai faticato per ottenere questo traguardo. Te lo puoi permettere. Puoi rimanere anche tutto il giorno in casa a guardare il soffitto o i gerani nel balcone. Ah ah ah , non ti ci vedo, ma hai capito. Goditelo. Un abbraccio.

  10. @ Giulia, Elisa, Speranzah grazie, non pensavo che questo post che alla fine era giusto uno sfogo suscitasse tanti consensi e aprisse un dibattito sulla nostra gestione del tempo.
    Io quando vedo mamme in fabbrica che si ammazzano magari con i turni mi spiace tanto davvero, capisco che siano vite compresse in cui basta un niente a sparigliare tutto, ma non è che se io lavoro full time porto qualche giovamento a loro. Parole chiave dei vostri commenti: parenti, entusiasmo e… gerani (non li ho ma Speranzah hai assai bene spiegato il concetto e mi conosce da tempi non sospetti per cui sa bene come sono e vivo) un super abbraccione

  11. secondo me non devi dire che fai part-time, devi dire che fai due lavori. Mi pare più corretto.
    (se poi vogliamo parlare anche della gestione della casa allora sono tre, io lo dico sempre che faccio due lavori: l’impiegata e la massaia, e anche qui ci sono un saaaaaaaaacco di mie amiche/conoscenti che si lamentano di non avere tempo per fare niente e poi scopri che non solo lavorano solo 6 ore al giorno ma poi hanno pure la colf) E comunque dal momento che non mi pare tu ti sia lamentata di non avere abbastanza tempo, mi sembra che ti abbiano fatto una critica sterile, fondamentalmente dettata dall’invidia.

    • Sì infatti è una roba che nasce da una mancata condivisione della mia idea di vita, forse o più realisticamente da un’invidia ingiustificata. Ora che è passata una settimana posso dire che si tratta di mia madre, che alla fine proprio batte su sto tasto: non accetta la mia scelta. La colf poi non l’ho mai avuta ne ho parlato spesso nel blog, oggi come oggi pare indispensabile. Lasciamo stare va’, part time, colf, altri benefit vari e ancora si lamentano.

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