I fiori di Natale

Mi sento abbastanza compressa, stanca a tratti, malinconica a spizzichi, spesso molto grata, talvolta del tutto scoglionata demotivata, quasi sempre su di giri. Farò la cronaca di questi giorni la settimana prossima, intanto voglio almeno raccontarvi uno dei tanti brindisi del periodo: quello con CBM ieri sera, che è stato:

Alle persone non testa di cazzo!” Insolito, ma credo molto condivisibile. Lei ha detto una cosa, io ho ribadito “eh, certo che ce n’è di teste di cazzo in giro”, gli spritz erano sul tavolino e allora lei ha proposto quanto sopra e io ho accettato di buon grado.

Ancora una volta tocca ringraziare con gioia la biblioteca Scarparo fonte inesauribile di idee e spunti felici.

Un racconto per voi è il mio modo farvi gli auguri. Eccolo:

Niente da fare: le poinsettie al supermercato erano terminate. Michele scarpinò fino alla Boutique del fiore, dove sperava ce ne fossero ancora, maledicendo il suo scarso tempismo e immaginando il sovrapprezzo.

“Stelle di Natale?” Chiese, infilandosi nel negozio e portando dentro fiocchi di neve e profumo di pan pepato.

“Finite.” Rispose la creatura più meravigliosa che avesse mai visto in questo mondo. No, probabilmente anche negli altri mondi e in tutte le galassie non aveva rivali.

Michele indugiò allargando lo sguardo sulle piante e la giovane donna interpretò quel gesto come una ricerca di qualcosa che sostituisse il più celebre fiore di Natale.

“Un ciclamino rosso?” Propose. Ma a Michele i ciclamini erano sempre sembrati piante cimiteriali e scrollò la testa, lasciando cadere gocce di acqua ghiacciata sul montgomery di panno, poco adatto al clima umido. In realtà gli occhi di Michele saltavano tra la flora per non indugiare troppo sul sorrido della fioraia: essere timido era un grosso guaio in un mondo di leoni arrivisti. Così, si trovò a raccontarle tutto di quel progetto strampalato di addobbare il Condominio Rocchetta, un palazzone costruito senza alcun criterio edilizio che sorgeva ai confini cittadini, con un unico bus che passava di lì, senza soluzione di continuità decente per offrire un vero servizio agli abitanti, o, in alternativa, tre chilometri a piedi costeggiando la discarica fino alla fermata della metropolitana. Uno schifo che nessuna amministrazione municipale era riuscita a riqualificare: i fondi erano pochi e puntualmente il Casermone, come tutti lo chiamavano, rimaneva escluso.

“Si era pensato di mettere una stella di Natale vicino a ogni montacarichi, che lì manco l’ascensore hanno, con qualche festone, e poi offrire panettone e spumante agli abitanti.”

“Oh, che progetto fantastico. Con chi stai facendo tutto questo?” Si era interessata la ragazza mentre con passo svelto era sparita tra i rami di un grosso abete, in cerca di chissà cosa.

“Siamo io e mia nonna.”

“Tua nonna?” Aveva piuttosto pensato a un’associazione no-profit, un gruppo di volontari, non a un’arzilla vecchietta con un nipote distratto che si risvegliava la vigilia di Natale.

“Mia nonna, sì, mia nonna. Ha abitato lì dentro per molti anni, si è trasferita da noi a giugno, siamo un po’ strettini, ma non era più in grado di vivere da sola e non c’erano alternative, se non la casa di riposo comunale, ma la lista d’attesa è davvero infinita e l’ambiente l’avrebbe uccisa nel giro di ventiquattr’ore. Fatica a muoversi, ma la testa, quella è migliore della mia, che arrivo all’ultimo minuto con i fiori. Adesso cosa le dirò? Odio deludere la nonna! Ora lei starà preparando qualcosa, già lo so, un dolce magari, ha detto chiaramente che i suoi ex compagni al Casermone meritano qualcosa di più di una fetta di panettone del supermercato.”

“Questi?” Il viso della fiorista era del tutto coperto da frasche di agrifoglio puntinato di rosse bacche scintillanti.

“Ma è vero o finto?” Michele aveva allungato il braccio per toccare una fogliolina.

“Certo che è vero! Quello finto sta laggiù nelle brocche, c’è anche la versione dorata e quella spruzzata di neve artificiale. Ti occorreranno dei vasi, lascia fare a me. Ritorna tra un’ora.”

Michele era perplesso e arrabbiato con se stesso per non essere stato capace di chiedere il prezzo ed essere rimasto imbambolato con gli occhi sciolti in sguardi di cioccolato in quelli di lei.

Un’ora: poco per tornare a casa, troppo per girovagare in quel gelo, si rifugiò in un bar, caffè e lettura, portava sempre con sé un libro. Il tempo passò in fretta e quando guardò l’orologio si rese conto che mancavano solo pochi minuti all’appuntamento, ma arrivato al negozio una brutta sorpresa lo attendeva appesa alla vetrina.

“Torno subito!” Diceva un cartello sbilenco. Subito? Si ghiacciava lì fuori! Scrollò la maniglia della porta inutilmente mentre la neve cominciava a vorticare con maggiore intensità nel cielo e le luminarie esplodevano in trionfo di stelle comete e coccarde al crepuscolo.

Chiamò casa, sua mamma lo rassicurò che la nonna era in perfetta forma e stava sorvegliando la cottura dello strudel di mele nel forno, però, certo, non era il caso di tardare: il traffico della vigilia e le strade sdrucciolevoli avrebbero reso il viaggio verso il Casermone un’odissea. Non era neppure il caso di arrivare con il buio, quando gli inquilini sarebbero di sicuro stati tappati negli appartamenti, timorosi di furti e atti di vandalismo che non si placavano neppure nella notte più magica dell’anno.

Ma della fiorista manco l’ombra. Niente fiori, non poteva più aspettarla. Michele con un colpo di fortuna salì sul vagone della metropolitana al volo e in venti minuti fu in casa, dove la nonna lo attendeva sulla soglia con lo strudel affettato in piccoli quadretti invitanti, nella teglia.

“Andiamo?” Era felice, quel donnino dai capelli tanto simili alla barba di Babbo Natale, e il cappotto rosso che davvero facevano il paio con l’abito del panciuto omone, che lei i colori scuri proprio non li sopportava. Con i piedi instabili negli stivaletti col pelo, attenta a non cadere, una mano sul corrimano e l’altra in quella del nipote, sorrideva beata andando incontro al suo piccolo sogno natalizio che prendeva forma.

“Hai già messo le stelle di Natale in macchina?” Gli chiese. Michele non poteva più rimandare la confessione: non c’erano stelle, non c’era nulla, solo una delusione brutta che gli graffiava il cuore e lo faceva sentire sciocco e incapace di portare a termine anche un compito tanto facile.

Così la nonna rimase zitta lungo l’intero tragitto. La teglia sulle ginocchia, i canti natalizi che si diffondevano nell’abitacolo e il buon umore entrato in sciopero a causa di un nipote sbadato. “Ma tanto caro!” Gli suggerì la vocina interiore indulgente, quella che entrava a sirene spiegate nei conflitti della sua anima, intenzionata a rimettere le cose in ordine.

“Michelino, non fa niente per le piante. Vedrai, andrà bene lo stesso.” Gli disse allora.

No, che non andava bene! Ma ormai erano lì a citofonare alla Signora Carla del settimo piano che come al solito non avrebbe risposto ma si sarebbe affacciata dalla finestrella del bagno. Fu così ed entrarono in quel posto dimenticato da Dio e dal sindaco e già nell’androne grigio, con i mattoni che in alcuni punti sbucavano dal muro crepato, videro qualcosa di diverso. Decine di rami di agrifoglio posizionati in semplici bottiglie d’acqua a cui era stata tolta l’etichetta, con allegri nastri rossi intorno al collo segnavano il percorso dall’ingresso alle scale.

Salirono ed era così a ogni piano. Quando furono di nuovo all’entrata, dopo aver scampanellato a ogni porta per annunciare la festa, la fioraia spuntò da dietro una colonna con l’intonaco a pezzi.

“Cucù! Buon Natale!” Urlò andando incontro a Michele!

“Ma cos’hai fatto?” Le chiese lui, mentre la nonna si preoccupava di strudel e panettone, che lei i giovani d’oggi mica li capiva.

“Ho fatto tutto in fretta, ho il furgone delle consegne e conservo sempre diverse bottiglie per costruire un impianto d’irrigazione casalingo, per cui è stato abbastanza facile.”

“Pensavo che fossi sparita.”

“Ma non dirne più!” E quella creatura incantevole sorrise mentre le persone arrivavano a frotte dagli appartamenti, alcuni addirittura in vestaglia e pantofole, tutti felici di ritrovare Nonna Bice.

“Buon Natale!” Disse allora la nonna, porgendo la prima fetta di strudel alla ragazza apparsa dal nulla come nelle favole a rallegrare un posto grigio come il Casermone e forse anche la vita del suo adorato, ma sbadato, nipote!

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Che sia un fantastico Natale, amici! (E pure i giorni che lo precedono)

Ci leggiamo comunque il 25 per gli auguri in greco!

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27 thoughts on “I fiori di Natale

  1. Condivido anch’io quel brindisi lì. Considerato che ne ho appena appena incrociata una. Ma forse il peggio sono le persone teste di cazzo egoiste, la summa di tutti i mali!
    Ma no, sorrido, perchè so che la legge del tre gli tornerà indietro anche gli interessi 😉

    • Dai kataifi dove? Mia suocera l’altra sera ha fatto Moussakà e Tzatziki per la cena di Natale del circolo fotografico, successone! Io ho contribuito perché mi ha dato Moussakà diciamo cruda e l’ho infornata io, potevo bruciarla o non cuocerla abbastanza invece era perfetta! 😀

      • Io stasera moussakà e gyros (lo so, è proprio da turisti: ma a me piace). Da bere Retsina e per finire kataifi. 🙂
        Una telefonata a un “greco da asporto” e mi si gira la serata 🙂 (certo tocca un po’ accontentarsi, ma non è neppure malvagio)

  2. Vedi come fruttano le idee quando si fanno girare? Pensa che qualcuno mi ha apostrofato dicendomi: “Ma tu pubblicheresti una tua trama sul blog?” Certo, lo faccio tutte le settimane: ho seminato libri e racconti in altri autori, e me ne vanto. E se qualcuno crede che la trama sia la cosa più preziosa che possa avere uno scrittore, ebbene quel qualcuno si sbaglia di grosso. La trama sta alla scrittura come la stoffa alla confezione di abiti di gala: è materia prima e senza non si fa niente, ma la cosa che fa la differenza è il sarto, mica la lana.

    • La paranoia della trama rubata è abbastanza da principianti/dilettanti/gente che nulla sa. Vantati che da me hai prolificato un sacco, come sai. Butti un’idea, noi ti siamo grati, e la facciamo germogliare. Cosa c’è di più bello? E ogni tanto qualcuno chiama Michele il protagonista per chiarire bene la paternità.
      Il greco d’asporto per voltare la serata è bellissimo! A Milano ce n’è uno da asporto molto ma molto valido.

  3. Bello, Sandra, tu sei l’unica a fare fruttare alla grande le idee nate da Michele. Anzi no, c’è anche Antonella che coglie spunti e produce ottimi risultati.
    Un augurio speciale, allora, va alla fantasia, alle idee, ai progetti presenti, futuri.
    W la scrittura, W le belle storie.
    E viva lo strudel di mele! 😉

  4. il racconto mi è piaciuto tantissimo, vivendo in condominio mi piacerebbe trovare tutti i pianerottoli addobbati e un po’ di sorrisi quando torno a casa, invece che i soliti mugugni e spesso gente che per non salutarti si gira dall’altra parte…..
    condivido 100% il brindisi e pure la cena greca, io amo particolarmente i dolmadakia, grazie!

    • Uh, quest’anno a Salonicco ho mangiato i dolmadakia (o dolmades, in suffisso akia equivale al nostro “ino” come piccolo, piccolino, gatto, gattino) quindi di solito i dolmadakia sono involtinini, dicevo ho mangiato i più buoni del mondo! Da me c’è gente che mette la cacca di cane nella caselle della posta altrui! Giuro! Grazie a te!

      • non ho parole…..ancora non siamo arrivati a questo….ma siamo solo 7 famiglie….si farebbe presto a scoprire di chi è il cane 😀
        grazie per la precisazione greca, non lo sapevo! infatti mi chiedevo che differenza ci fosse, comunque gli ultimi che ho mangiato erano proprio piccolini!

    • Grazie, che poi è nato domenica pomeriggio per un’iniziativa poi sfumata, dopo aver scritto l’incipit da Michele e mi è tornato utile su più fronti: qui e stampato per alcuni auguri.

  5. @ Darius, Bridigala, Iara il brindisi è ancora in corso, qui non si smette mai, grazie di essere passati, mi fa tanto piacere, auguri auguri da una Sandra di nuovo raffreddata ma se è solo raffreddore allo va bene, se non peggiora in influenza ecco.

  6. Michele getta i semi ovunque, ma i fiori di Natale crescono solo dove il terreno è fertile e pronto ad accoglierli.

    Psss! Non dirglielo, resti tra noi. Dovresti sostituire “Michele” con “Helgaldo”: l’unica pecca che ho trovato del racconto…

    Auguri Sandra!

    • C’è davvero bisogno di stringersi tra gil affetti cari in questo momento, anche tra noi amici di questa mia pagina a me tanto cara. Grazie, Francesca, passo da te di sicuro tra oggi e domani.

  7. Grazia, Giulia sono stata colpita da un’influenza tremenda, che sfiga. Grazie per essere passate da me per questa vigilia e grazie per i complimenti e le teste di c… non vinceranno!

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